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Art. 1218 Codice Civile — Anno 2026

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258 provvedimenti

Altri anni per Art. 1218 Codice Civile

Sviluppo professionale nel pubblico impiego: carriere senza fondi
Un gruppo di ricercatori ha fatto causa a un Ente di Ricerca pubblico per ottenere la promozione o il risarcimento dei danni. I lavoratori sostenevano che l'ente avesse l'obbligo di promuoverli tramite lo scorrimento di una vecchia graduatoria o l'indizione di nuovi concorsi interni biennali, come previsto dal contratto collettivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non esiste un diritto automatico allo sviluppo professionale nel pubblico impiego. L'avanzamento di carriera è infatti subordinato all'effettiva disponibilità finanziaria dell'ente e alla pianificazione del fabbisogno di personale, elementi che richiedono una preventiva contrattazione integrativa e le necessarie autorizzazioni di spesa. Di conseguenza, i lavoratori hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese legali.
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Responsabilità del notaio: la banca perde se presenta il truffatore
Un malfattore ha rubato l'identità di un cittadino per acquistare un immobile e ottenere un mutuo bancario. Scoperto l'inganno, l'atto di compravendita e il mutuo sono stati dichiarati nulli. L'istituto di credito ha quindi chiesto il risarcimento dei danni, invocando la responsabilità del notaio per non aver identificato correttamente il truffatore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della banca, escludendo ogni responsabilità del notaio. I giudici hanno stabilito che il professionista ha agito con la dovuta diligenza: il truffatore era stato presentato dalla banca stessa come proprio cliente storico, i documenti coincidevano con quelli dell'istruttoria bancaria e le firme sono state apposte nei locali dell'istituto. Di conseguenza, la banca perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Clausola penale nel subappalto: niente risarcimento senza danno reale
L'Appaltatore principale ha chiesto la risoluzione del contratto e il pagamento della penale da ritardo nei confronti del Subappaltatore per lavori di carpenteria metallica. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, rilevando che il subappalto era collegato a un appalto pubblico principale. Di conseguenza, per attivare la clausola penale nel subappalto, era necessario dimostrare che il ritardo del Subappaltatore avesse effettivamente causato un danno o un ritardo contestato dalla stazione appaltante pubblica. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, respingendo il ricorso dell'Appaltatore. La Suprema Corte ha chiarito che la clausola penale esonera dalla prova del danno, ma non dalla prova dell'inadempimento legato da nesso causale con il ritardo complessivo, specialmente in presenza di contratti collegati. L'Appaltatore perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Consegna di documenti tramite decreto ingiuntivo: stop ai rifiuti
Un'azienda consorziata si è opposta alla richiesta del Consorzio Nazionale Imballaggi di consegnare alcuni documenti contabili, contestando il suo potere ispettivo e l'uso del decreto ingiuntivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda. I giudici hanno stabilito che l'adesione al consorzio comporta l'obbligo di sottoporsi ai controlli previsti dallo statuto. Inoltre, la richiesta di esibire la documentazione costituisce un'obbligazione di dare e non di fare. Di conseguenza, è pienamente legittima la consegna di documenti tramite decreto ingiuntivo per verificare il corretto pagamento dei contributi ambientali. L'azienda è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Mancanza del certificato di agibilità: pagano i venditori
Gli Acquirenti di una villetta hanno citato in giudizio i Venditori per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla mancanza del certificato di agibilità dell'immobile. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno condannato i Venditori al rimborso delle spese sostenute dagli Acquirenti per ottenere autonomamente il documento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei Venditori, confermando che la mancanza del certificato di agibilità costituisce un inadempimento contrattuale che diminuisce il valore commerciale del bene. Di conseguenza, i costi sopportati per sanare la situazione rappresentano un danno risarcibile. I Venditori sono stati condannati in via definitiva a rimborsare le spese e a pagare le spese legali.
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Onere della prova del danno: niente risarcimento senza prove
Una società commerciale ha richiesto l'ammissione al passivo di un ente in liquidazione per un risarcimento di oltre 170.000 euro, a seguito di un furto subito. La società sosteneva che l'ente avesse violato i doveri di vigilanza. Il Tribunale ha respinto la domanda per mancata prova del nesso causale e del danno. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che spetta al danneggiato l'onere della prova del danno e dell'inadempimento specifico. La Corte ha chiarito che l'ordine di esibizione dei documenti non può sanare le lacune probatorie della parte. Inoltre, avendo la ricorrente rifiutato la proposta di definizione accelerata, è stata condannata per abuso del processo al pagamento di sanzioni pecuniarie in favore della controparte e della Cassa delle ammende.
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Responsabilità professionale dell’avvocato: niente parcella
Due coniugi chiedono il risarcimento dei danni ai propri legali per la perdita dell'equo indennizzo dovuto alla durata irragionevole di un processo. I professionisti avevano infatti sbagliato l'ente contro cui promuovere il giudizio. La Corte d'appello nega il danno ritenendo che la causa sarebbe stata comunque persa per la mancata presentazione dell'istanza di prelievo nel processo amministrativo. La Cassazione accoglie il ricorso dei clienti, chiarendo che la mancata istanza non esclude la proponibilità della domanda ma incide solo sulla quantificazione dell'indennizzo. Di conseguenza, sussiste la responsabilità professionale dell'avvocato per aver precluso l'esame nel merito della causa. Viene inoltre confermata la perdita del diritto al compenso per i legali inadempienti.
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Uso esclusivo del bene comune: quando non si paga l’affitto
Una complessa vicenda di divisione ereditaria vede contrapposti diversi coeredi sul rendiconto della gestione di alcuni immobili. Alcuni comproprietari accusavano il coerede gestore di aver sfruttato i beni in via esclusiva, pretendendo il pagamento di un affitto figurativo anche per gli immobili rimasti improduttivi. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dei coeredi, confermando che l'uso esclusivo del bene comune da parte di un comproprietario non genera automaticamente un danno per gli altri se questi ultimi sono rimasti inerti. Il risarcimento o la restituzione dei frutti e dovuto solo se gli altri comproprietari hanno chiesto di usare direttamente il bene e cio e stato loro negato, oppure se il gestore ha effettivamente incassato degli affitti. Nel caso specifico, il gestore deve restituire solo i frutti effettivamente percepiti e documentati a partire dalla prima richiesta formale di rendiconto.
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Contratto violato ma nessun risarcimento: serve la prova del danno
Gli eredi del promissario acquirente di un immobile hanno chiesto il risarcimento danni da inadempimento dopo che il trasferimento del bene è risultato impossibile. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda poiché gli attori non avevano allegato né dimostrato alcun danno concreto, avendo peraltro goduto dell'immobile. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che il risarcimento danni da inadempimento richiede la prova di un pregiudizio effettivo e reale. Non basta il semplice inadempimento contrattuale per ottenere un indennizzo, né il giudice può ricorrere a una consulenza tecnica o a valutazioni equitative per rimediare alla totale mancanza di allegazioni da parte del danneggiato. Il ricorso è stato quindi rigettato con condanna alle spese.
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Ritardato pagamento dell’indennizzo: ko in Cassazione senza prove
I proprietari di un supermercato distrutto da un incendio hanno ottenuto l'indennizzo assicurativo solo dopo quattro anni a causa delle contestazioni infondate della compagnia. L'attività è fallita nel frattempo. I proprietari hanno chiesto il risarcimento dei danni derivanti dal ritardato pagamento dell'indennizzo. Il Tribunale ha riconosciuto solo il mancato guadagno, rigettando le richieste per perdita di chance e danni morali per mancanza di prove tempestive. La Corte d'appello ha confermato la decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei proprietari, confermando che le richieste risarcitorie devono essere dettagliate e provate sin dall'inizio del giudizio. Avendo rifiutato la definizione accelerata senza validi motivi, i ricorrenti sono stati condannati a una sanzione di 5.000 euro.
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Risarcimento danni per perdita di chance: colpa senza danno
La controversia nasce all'interno di un raggruppamento temporaneo di imprese per la costruzione di una funivia. La Società Mandante accusa la Società Mandataria di non aver presentato tempestivamente le riserve per lavori aggiuntivi di consolidamento, facendole perdere il relativo credito. La Corte d'Appello, pur accertando l'inadempimento della mandataria, rigetta la domanda di risarcimento per mancanza di prove sul danno. La Corte di Cassazione conferma questa decisione dichiarando il ricorso inammissibile. Gli Ermellini ribadiscono che, nei casi di risarcimento danni per perdita di chance, spetta al danneggiato dimostrare che, se l'azione omessa fosse stata compiuta, vi sarebbe stata un'elevata probabilità di accoglimento della richiesta da parte della pubblica amministrazione. Vince la Società Mandataria, mentre la Società Mandante perde e deve pagare le spese di giudizio.
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Responsabilità della banca per bonifico falso: quando non paga?
Una società correntista ha citato in giudizio la propria banca e un professionista per ottenere la restituzione di 50.000 euro, trasferiti tramite un bonifico con firma falsificata. La Corte d'Appello ha condannato il professionista alla restituzione, escludendo però la responsabilità della banca per bonifico falso poiché la falsità della firma non era rilevabile a occhio nudo. La Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della società. I giudici hanno ribadito che l'istituto di credito risponde solo per colpa e non a titolo di responsabilità oggettiva. La banca, comportandosi con la diligenza del buon banchiere, non è tenuta a rilevare falsificazioni sofisticate che richiedano l'uso di strumentazioni particolari, ma solo quelle evidenti a prima vista.
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Responsabilità professionale dell’avvocato: l’errore non basta
Un cliente cita in giudizio il proprio legale chiedendo il risarcimento dei danni per responsabilità professionale dell'avvocato. Il professionista, infatti, non aveva indicato i testimoni nei termini di legge in una causa di usucapione, poi persa. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del cliente. La Corte chiarisce che per ottenere il risarcimento non basta l'errore del legale, ma serve la prova che, senza quell'errore, la causa sarebbe stata vinta (nesso causale). Inoltre, la restituzione dei compensi pagati non è automatica con la richiesta di risarcimento, ma richiede una specifica domanda di risoluzione del contratto per inadempimento. Il cliente perde definitivamente la causa e viene condannato a pagare le spese processuali.
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Onere della prova dell’adempimento: vince l’ente creditore
Un Ente Finanziatore ha revocato un finanziamento agevolato a un'Impresa Beneficiaria a causa del mancato rispetto del piano di investimenti, chiedendo la restituzione delle somme erogate. Il Tribunale ha inizialmente revocato il decreto ingiuntivo di pagamento ottenuto dall'ente. Successivamente, la Corte d'Appello ha confermato la revoca del decreto, sostenendo che l'Ente Finanziatore avrebbe dovuto produrre in appello i documenti dell'impresa per verificare l'eventuale adempimento. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'onere della prova dell'adempimento spetta interamente al debitore (l'Impresa Beneficiaria) e non al creditore. Di conseguenza, l'Ente Finanziatore non era tenuto a produrre i documenti della controparte per vincere la causa. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Responsabilità professionale dell’avvocato e rinuncia del cliente
Due clienti citano in giudizio il proprio legale chiedendo il risarcimento dei danni per responsabilità professionale dell'avvocato. Sostengono che l'omessa tempestiva notifica dell'atto di citazione abbia fatto prescrivere il loro diritto al risarcimento contro il costruttore di un immobile difettoso. La Corte d'Appello condanna il legale, ritenendo che la prescrizione decorresse dal deposito della perizia. La Cassazione accoglie il ricorso del professionista: i giudici d'appello hanno omesso di valutare un fatto decisivo, ossia che i clienti avevano rinunciato volontariamente a impugnare la sentenza di primo grado che dichiarava la prescrizione, precludendo la possibilità di ottenerne la riforma. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Compensazione pecuniaria negata se il volo ritarda per i militari
Un passeggero ha richiesto la compensazione pecuniaria per un ritardo di oltre tre ore su un volo. La compagnia aerea ha dimostrato che il ritardo derivava da esercitazioni militari che avevano costretto le autorità a modificare gli slot orari dei voli precedenti dello stesso aereo. Il Tribunale ha negato l'indennizzo, riconoscendo solo il rimborso delle spese per cibo e bevande, poiché la compagnia ha provato l'esistenza di una circostanza eccezionale e l'impossibilità di adottare misure alternative ragionevoli. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del passeggero e chiarendo che non si possono imporre al vettore aereo sacrifici economici sproporzionati, come tenere un aereo di riserva pronto al decollo.
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Vizi dell’opera: l’installatore paga anche dopo il collaudo
Un professionista ha commissionato a un'impresa l'installazione di un impianto di condizionamento per il proprio studio. Successivamente, ha riscontrato gravi malfunzionamenti dovuti a errori di montaggio. L'installatore si è difeso eccependo la tardività della denuncia, sostenendo che i difetti fossero visibili fin dal collaudo. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'installatore, confermando il risarcimento di seimila euro a favore del cliente. La Corte ha chiarito che i vizi dell'opera che richiedono verifiche tecniche specialistiche sono da considerarsi occulti, con la conseguenza che il termine di sessanta giorni per la denuncia decorre solo dalla reale scoperta. Inoltre, la colpa dell'appaltatore si presume fino a prova contraria in presenza di difformità rispetto al progetto.
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Responsabilità professionale del notaio: ipoteca nulla e risarcimento
Un istituto di credito avvia un pignoramento contro il garante di un mutuo, ma scopre che l'ipoteca, redatta dal notaio, contiene dati catastali errati riferiti a immobili non più esistenti. Il garante si oppone e la società cessionaria del credito chiede il risarcimento dei danni al professionista. La Corte di Cassazione conferma la nullità parziale dell'ipoteca per l'incertezza dei beni e sancisce la responsabilità professionale del notaio. I giudici chiariscono che, sebbene non sia applicabile la teoria del contatto sociale poiché la società acquirente non esisteva all'epoca dell'atto, il notaio risponde a titolo di responsabilità extracontrattuale per aver leso il diritto di credito del terzo cessionario, impedendogli di riscuotere la garanzia. Il ricorso del notaio viene rigettato, con conseguente condanna al risarcimento.
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Responsabilità professionale del notaio: la prudenza non è colpa
Un'azienda tessile ha perso ingenti finanziamenti pubblici a causa del rifiuto di un notaio di stipulare un atto di trasferimento di un terreno espropriato. Il notaio temeva irregolarità nella continuità delle trascrizioni. L'azienda ha promosso un'azione di risarcimento per far valere la responsabilità professionale del notaio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando l'assenza di colpa grave del professionista. I giudici hanno stabilito che la prudenza del notaio era giustificata dalla complessità della situazione concreta, caratterizzata da decreti di esproprio emessi verso soggetti non proprietari e dal rischio di restituzione dei fondi. Di conseguenza, l'atteggiamento prudenziale non costituisce colpa grave, escludendo il risarcimento.
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Compensazione atecnica: vizi dei lavori azzerano il conto dell’appaltatore
Un committente contestava vizi negli impianti realizzati da un appaltatore, il quale chiedeva il pagamento dei lavori extra-contratto. Nonostante la rinuncia del committente alla domanda di risarcimento, i giudici hanno applicato la compensazione atecnica tra il credito dell'appaltatore e i costi di ripristino dei vizi accertati da una perizia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'appaltatore, confermando che la compensazione atecnica, derivando da un unico rapporto contrattuale, consiste in un semplice calcolo di dare e avere rilevabile d'ufficio dal giudice. L'appaltatore non può pretendere il pagamento se non dimostra di aver eseguito le opere a regola d'arte.
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