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Risarcimento danni per perdita di chance: colpa senza danno

La controversia nasce all’interno di un raggruppamento temporaneo di imprese per la costruzione di una funivia. La Società Mandante accusa la Società Mandataria di non aver presentato tempestivamente le riserve per lavori aggiuntivi di consolidamento, facendole perdere il relativo credito. La Corte d’Appello, pur accertando l’inadempimento della mandataria, rigetta la domanda di risarcimento per mancanza di prove sul danno. La Corte di Cassazione conferma questa decisione dichiarando il ricorso inammissibile. Gli Ermellini ribadiscono che, nei casi di risarcimento danni per perdita di chance, spetta al danneggiato dimostrare che, se l’azione omessa fosse stata compiuta, vi sarebbe stata un’elevata probabilità di accoglimento della richiesta da parte della pubblica amministrazione. Vince la Società Mandataria, mentre la Società Mandante perde e deve pagare le spese di giudizio.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 17507 Anno 2026
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Pubblicato il 8 giugno 2026 in Giurisprudenza Civile

Il risarcimento danni per perdita di chance negli appalti pubblici

La gestione dei contratti pubblici richiede precisione e tempestività, soprattutto quando più imprese si uniscono per realizzare un’opera. Se una delle aziende commette un errore, l’altra può richiedere il risarcimento danni per perdita di chance. Questo accade quando si perde la concreta possibilità di ottenere un guadagno a causa del comportamento altrui. Tuttavia, ottenere questo tipo di indennizzo non è affatto semplice. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza numero 17507 del 2026, ha chiarito le regole fondamentali sull’onere della prova in queste specifiche situazioni.

Il caso: la lite tra la Società Mandante e la Società Mandataria

La vicenda nasce dall’accordo tra due società riunite in un raggruppamento temporaneo di imprese. L’obiettivo era la costruzione di una funivia comunale. La Società Mandante ha affidato alla Società Mandataria il compito di gestire i rapporti con la pubblica amministrazione. Durante i lavori di consolidamento, la Società Mandante ha registrato alcune riserve per un valore di oltre duecentosessantamila euro. Le riserve sono le richieste scritte con cui un appaltatore esige pagamenti extra per lavori non previsti. La Società Mandataria, però, ha presentato queste richieste in ritardo. Inoltre, ha firmato il collaudo finale senza tutelare il credito della compagna di progetto. Per questo motivo, la Società Mandante ha chiesto il risarcimento dei danni.

L’onere della prova e il risarcimento danni per perdita di chance

Nei primi gradi di giudizio, i giudici hanno analizzato il comportamento della Società Mandataria. Il tribunale ha inizialmente dato ragione alla Società Mandante. Successivamente, la Corte d’Appello ha ribaltato la decisione. I giudici di secondo grado hanno confermato l’errore della mandataria, ma hanno rigettato la richiesta di risarcimento. Il motivo risiede nella mancanza di prove concrete sul danno effettivo. Chi richiede il risarcimento danni per perdita di chance deve dimostrare qualcosa in più del semplice errore altrui. Deve provare che, se la mandataria avesse agito correttamente, la pubblica amministrazione avrebbe quasi certamente pagato quelle somme. Non basta lamentare la perdita di un’opportunità generica. Occorre dimostrare una probabilità di successo reale ed estremamente elevata.

Le motivazioni della Cassazione sul risarcimento danni per perdita di chance

La Corte di Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso della Società Mandante, confermando la decisione d’appello. I giudici supremi hanno spiegato che la responsabilità contrattuale segue regole precise. Il creditore deve dimostrare l’esistenza del contratto e l’inadempimento della controparte. Tuttavia, spetta interamente al danneggiato provare il danno e il nesso di causalità (il legame diretto tra l’errore e il danno). Nel caso specifico, la Società Mandante non ha fornito prove sufficienti. Non ha dimostrato che i lavori aggiuntivi fossero previsti dal contratto originario o da varianti approvate per iscritto. Inoltre, non ha provato la sussistenza delle condizioni eccezionali richieste dalla legge per il pagamento di opere urgenti e non autorizzate. Di conseguenza, mancando la prova che la riserva sarebbe stata accolta, non esiste alcun danno risarcibile.

Le conclusioni della Cassazione e gli effetti pratici

La decisione della Suprema Corte mette fine a una lunga battaglia legale con un risultato chiarissimo. La Società Mandataria vince definitivamente la causa e non deve pagare alcun indennizzo. Al contrario, la Società Mandante perde il giudizio e subisce gravi conseguenze economiche. La Cassazione l’ha condannata a pagare ottomila euro per le spese di difesa della controparte, oltre a duecento euro per le spese vive e agli accessori di legge. Questa sentenza lancia un messaggio fondamentale per tutte le imprese. Quando si richiede il risarcimento danni per perdita di chance, non è sufficiente dimostrare che il partner commerciale ha sbagliato. È indispensabile documentare con precisione millimetrica che quell’errore ha distrutto una possibilità di guadagno reale, concreta e legalmente fondata.

Cosa si intende per perdita di chance negli appalti pubblici?
Si tratta della perdita della concreta possibilità di ottenere un compenso o un vantaggio economico a causa dell’errore commesso da un altro soggetto.

Chi deve dimostrare il danno in caso di mancata presentazione delle riserve?
L’onere della prova spetta interamente all’impresa danneggiata, che deve dimostrare la concreta probabilità di accoglimento delle proprie richieste.

Basta provare l’errore del partner commerciale per ottenere il risarcimento?
No, non basta dimostrare l’inadempimento altrui, ma occorre provare anche il legame diretto tra quell’errore e la perdita di un guadagno reale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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