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Art. 1218 Codice Civile — Anno 2023

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493 provvedimenti

Altri anni per Art. 1218 Codice Civile

Responsabilità professionale: perdita contributi UE
Una società agricola ha citato in giudizio un centro di assistenza per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla perdita di contributi comunitari per l'etichettatura delle carni. La Corte d'Appello ha accertato la responsabilità professionale del centro, rilevando che, nonostante l'errore materiale fosse stato commesso da un ente terzo, il centro aveva l'obbligo contrattuale di monitorare le anomalie nel sistema informatico e provvedere alla loro correzione entro i termini stabiliti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del centro di assistenza, confermando che la valutazione della diligenza professionale e dell'inadempimento spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se adeguatamente motivata.
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Sospensione linea telefonica: come provare il danno
Un professionista ha agito contro una compagnia telefonica a causa di una sospensione linea telefonica durata 55 giorni, richiedendo indennizzi contrattuali e il risarcimento dei danni. Sebbene l'indennizzo sia stato riconosciuto, la Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda risarcitoria. Il ricorrente non ha fornito prove concrete del danno patrimoniale e non patrimoniale subito, limitandosi a contestazioni generiche e di merito. La Corte ha ribadito che il semplice disagio non costituisce prova automatica di un danno risarcibile oltre quanto già previsto dal contratto.
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Responsabilità del dealer: obblighi verifica identità
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del dealer per l'inadempimento degli obblighi di verifica dell'identità del cliente in un contratto di finanziamento. Un rivenditore di auto aveva fatto sottoscrivere un prestito a un soggetto senza accertarne correttamente l'identità, portando al mancato rimborso delle rate. La Corte ha stabilito che l'istituto bancario incorporante ha piena legittimazione attiva e che la responsabilità civile del rivenditore sussiste indipendentemente dall'esito di eventuali procedimenti penali, data l'autonomia tra i due giudizi.
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Improcedibilità del ricorso: termini e notifiche
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'Improcedibilità del ricorso presentato da un privato contro una società assicurativa in merito a una polizza vita. La decisione scaturisce dalla mancata produzione della relazione di notifica della sentenza d'appello, violando l'art. 369 c.p.c., e dal mancato rispetto dei termini di sessanta giorni per l'impugnazione, rendendo il ricorso tardivo rispetto alla data di pubblicazione della sentenza.
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Responsabilità professionale: notaio e mediatore
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità professionale del notaio e del mediatore immobiliare in una vicenda di compravendita di un immobile rivelatosi parte del demanio marittimo. Il notaio è stato ritenuto responsabile per non aver verificato la commerciabilità del bene e per aver omesso di informare l'acquirente sui rischi di incameramento statale. Parallelamente, il mediatore è stato condannato per aver taciuto circostanze decisive relative alla sicurezza dell'affare, nonostante fosse a conoscenza dell'avvio delle procedure di acquisizione da parte dello Stato. La decisione ribadisce che la responsabilità professionale impone obblighi informativi e di verifica che vanno oltre la semplice consultazione dei registri immobiliari.
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Responsabilità professionale avvocato: nesso causale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cliente che chiedeva il risarcimento danni per una presunta responsabilità professionale avvocato. Il cliente lamentava che una dichiarazione resa dal difensore in udienza avesse determinato la sua condanna al risarcimento verso l'ex datore di lavoro. Gli Ermellini hanno chiarito che, per configurare la responsabilità del legale, non basta l'errore, ma serve la prova che senza di esso l'esito sarebbe stato favorevole. Nel caso specifico, la condanna sarebbe avvenuta comunque a causa della mancata contestazione dei fatti da parte del cliente stesso e di prove documentali preesistenti. Inoltre, è stata confermata la nullità del patto sul compenso verbale, essendo obbligatoria la forma scritta.
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Ammissione al passivo: risarcimento danni immobiliari
Un promissario acquirente ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per i danni subiti a seguito del mancato trasferimento di un immobile. Nonostante una sentenza favorevole ex art. 2932 c.c., la società venditrice aveva alienato il bene a terzi prima del fallimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il precedente giudicato non precludeva la richiesta di risarcimento per i danni successivi al 2011 e che le spese legali sostenute prima dell'apertura del fallimento devono essere considerate parte del danno risarcibile nell'ammissione al passivo.
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Prescrizione decennale: risarcimento danno TFR
Un lavoratore ha agito contro un ente pubblico per ottenere il risarcimento del danno derivante dal tardivo investimento in buoni fruttiferi delle quote accantonate per il trattamento di fine rapporto. La Corte d'Appello aveva inizialmente dichiarato il credito prescritto, applicando il termine quinquennale previsto per gli interessi. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione, stabilendo che, trattandosi di un'azione di risarcimento per inadempimento contrattuale, deve applicarsi la prescrizione decennale. Poiché il termine ordinario di dieci anni non era ancora decorso al momento dell'interruzione, il diritto del lavoratore è stato pienamente riconosciuto.
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Contributi agricoli: si calcola sulle ore lavorate
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33839/2023, ha stabilito un principio fondamentale per i contributi agricoli degli operai a tempo determinato. A seguito del ricorso di diverse aziende agricole contro una pretesa dell'INPS, la Corte ha chiarito che l'imponibile contributivo deve essere calcolato sulla base delle ore di lavoro effettivamente prestate e non sull'orario di lavoro ordinario full-time previsto dalla contrattazione collettiva. La decisione si fonda sulla specificità del lavoro agricolo a termine, le cui norme speciali prevalgono sulla disciplina generale.
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Interpretazione contratto servitù: la parola al testo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33762/2023, ha chiarito i principi di interpretazione del contratto in materia di servitù di passaggio. Nel caso esaminato, un acquirente contestava l'ampiezza di una servitù, sostenendo che dovesse limitarsi alla misura indicata nell'atto di compravendita. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che nell'interpretazione del contratto servitù non si può prescindere dal contesto complessivo e dai richiami ad atti precedenti contenuti nel contratto stesso. La conoscenza della reale estensione della servitù, desumibile da tali atti, esclude il diritto dell'acquirente a una riduzione del prezzo o al risarcimento del danno.
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Trattamento estero nel TFR: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un dipendente bancario che ha lavorato per lunghi periodi all'estero, ricevendo un "trattamento estero". La controversia riguardava l'inclusione di tale trattamento nella base di calcolo del TFR. La Corte ha confermato che le componenti del trattamento destinate a rimborsare spese specifiche, come l'alloggio e i viaggi, non hanno natura retributiva e sono quindi escluse dal TFR. Ha inoltre chiarito che i contributi previdenziali devono essere calcolati sulla retribuzione effettiva e non su basi convenzionali fiscali. Entrambi i ricorsi, del lavoratore e della banca, sono stati respinti.
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Cessazione materia del contendere: la Rottamazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in un caso riguardante contributi previdenziali non versati. La società ricorrente, durante il giudizio, ha aderito alla "rottamazione ter", pagando integralmente il debito e rinunciando al ricorso. La Corte ha stabilito che l'adesione a una definizione agevolata e il conseguente pagamento estinguono il giudizio, poiché viene a mancare l'oggetto stesso della disputa.
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Rappresentanza processuale: procura inammissibile
Una compagnia aerea ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna al risarcimento danni per ritardo aereo e smarrimento bagaglio. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione non riguarda il merito della causa, ma un vizio di procedura: la mancata produzione della procura notarile che conferiva al rappresentante della società il potere di nominare un difensore. Senza tale documento, la Corte non ha potuto verificare la legittimità della rappresentanza processuale, rendendo l'intero ricorso nullo.
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Procura notarile mancante: ricorso inammissibile
Una compagnia aerea ha impugnato in Cassazione una condanna al risarcimento per ritardo aereo. Tuttavia, il ricorso è stato dichiarato inammissibile non per il merito della questione, ma per un vizio di forma: la mancata produzione in giudizio della procura notarile che attestava i poteri del rappresentante legale che aveva conferito il mandato al difensore. La Corte ha ribadito che la prova della rappresentanza è un presupposto processuale essenziale, la cui assenza può essere rilevata d'ufficio e porta all'inammissibilità dell'atto.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: onere della prova
Una società di servizi ha presentato ricorso in Cassazione contro una condanna al pagamento per interventi di manutenzione. La Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso per Cassazione perché la società ricorrente, pur avendo dichiarato di aver ricevuto la notifica della sentenza d'appello, non ha depositato la copia autentica con la relativa relata di notifica entro i termini di legge. Questo adempimento è essenziale per dimostrare la tempestività dell'impugnazione secondo il termine breve.
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Recesso preliminare: agibilità valida e sue conseguenze
Un promissario acquirente esercita il recesso da un contratto preliminare, sostenendo l'invalidità del certificato di agibilità dell'immobile. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, dichiara il recesso illegittimo. La motivazione risiede nel fatto che il certificato, rilasciato nel 1994, era pienamente valido secondo la normativa all'epoca vigente. Di conseguenza, l'inadempimento è stato attribuito al promissario acquirente, con la sua condanna a risarcire i danni e la perdita della caparra. L'ordinanza sottolinea inoltre l'importanza della specificità dei motivi di ricorso.
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Contratto plurilaterale: Cassazione fa chiarezza
Un'operazione di cessione di quote societarie finisce in tribunale. La Corte d'Appello qualifica l'accordo come collegamento negoziale, escludendo l'inadempimento colpevole della società cedente. La Corte di Cassazione, riconoscendo l'importanza della distinzione con il contratto plurilaterale, non decide nel merito ma rinvia la causa a pubblica udienza per il suo 'rilievo nomofilattico', ovvero per l'importanza di fornire un'interpretazione uniforme della legge.
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Risarcimento danni locazione: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33288/2023, ha stabilito che per ottenere il risarcimento danni locazione non è sufficiente dimostrare l'inadempimento del conduttore ai suoi obblighi di manutenzione. Il locatore deve fornire la prova specifica di aver subito un effettivo pregiudizio economico, come una diminuzione del valore dell'immobile o un aumento dei costi di ripristino. Il caso riguardava la richiesta di un ingente risarcimento da parte dei proprietari di un villaggio turistico nei confronti della società che lo gestiva. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei giudici di merito che avevano rigettato la domanda per mancata prova del danno.
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Qualificazione del contratto: la Cassazione decide
Una disputa su fatture insolute ha portato la Corte di Cassazione a stabilire un principio cruciale sulla qualificazione del contratto: il comportamento effettivo delle parti prevale sul nome dato all'accordo. La sentenza ha inoltre affermato il diritto del creditore, nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, di modificare la propria domanda chiedendo la risoluzione del contratto. La Corte ha cassato la decisione precedente per motivazione apparente, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Risarcimento danni locazione: quando non è dovuto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32836/2023, ha stabilito che il risarcimento danni locazione non è automaticamente dovuto dal conduttore anche in presenza di un deterioramento dell'immobile superiore al normale uso. È onere del locatore dimostrare non solo l'inadempimento agli obblighi di manutenzione, ma soprattutto l'esistenza di un concreto e attuale danno patrimoniale. Nel caso di specie, un fondo immobiliare, subentrato nel contratto, non ha ottenuto il risarcimento da un gruppo alberghiero poiché non è riuscito a provare né lo stato iniziale del bene né un'effettiva perdita economica derivante dalla mancata manutenzione.
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