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Art. 1218 Codice Civile — Anno 2023

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493 provvedimenti

Altri anni per Art. 1218 Codice Civile

Provvigione del mediatore immobiliare dovuta anche con vizi noti
I Promissari Acquirenti firmano un contratto preliminare per un immobile, scoprendo poi un'ordinanza comunale di inagibilità per problemi strutturali. Chiedono quindi la risoluzione del contratto e la restituzione delle somme pagate all'Agenzia Immobiliare e alla Società di Mediazione Creditizia. La Corte d'Appello rigetta le domande poiché l'Acquirente conosceva i difetti prima della firma e i lavori di consolidamento avevano risolto il problema, portando alla revoca dell'inagibilità. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, stabilendo che la provvigione del mediatore immobiliare è dovuta se l'affare si è concluso con il preliminare, anche in presenza di vizi noti. I ricorrenti perdono la causa e devono pagare le spese legali.
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Denuncia dei vizi nell’appalto: consegna non cancella i difetti
I Soci dell'Appaltatrice hanno impugnato la sentenza che li condannava a risarcire la Committente per la fornitura di pulegge difettose. L'Appaltatrice sosteneva che la denuncia dei vizi nell'appalto fosse tardiva e che mancasse la prova che i pezzi difettosi fossero di sua produzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la consegna materiale non coincide con l'accettazione dell'opera e che la denuncia dei vizi nell'appalto, avvenuta entro sessanta giorni dalla scoperta dei difetti da parte dei clienti finali, è tempestiva. Inoltre, una volta provato il difetto, spetta all'appaltatore dimostrare l'assenza di colpa. Di conseguenza, i Soci dell'Appaltatrice sono stati condannati in via definitiva a risarcire i danni alla Committente e a pagare le spese legali.
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Onere della prova: cancelli riparati e il dovere di pagare
Una ditta di automazioni ha eseguito la riparazione di due cancelli automatici per conto di una società committente. A fronte del mancato pagamento delle fatture, la ditta ha ottenuto un decreto ingiuntivo. La società committente si è opposta, lamentando che i lavori non fossero stati eseguiti a regola d'arte. Il Tribunale ha dato ragione alla ditta esecutrice, ritenendo provato il corretto funzionamento dei cancelli grazie alle testimonianze degli operai. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società committente, confermando che l'onere della prova è stato correttamente applicato. Il giudice di merito ha valutato le prove ritenendo generiche le contestazioni del cliente e accertando l'esatto adempimento della ditta. Di conseguenza, la società committente è stata condannata a pagare le somme dovute e le spese di giudizio.
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Risarcimento danni per ritardo previdenziale: paga il Ministero
L'Ente Previdenziale ha richiesto al Ministero il risarcimento dei danni causati dal ritardo nella trasmissione dei documenti necessari per il riscatto degli anni di servizio di alcuni dipendenti. Questo ritardo ha impedito all'Ente di incassare tempestivamente i contributi, facendogli perdere i relativi interessi. Il Tribunale ha condannato il Ministero al pagamento di oltre quattromila euro. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il datore di lavoro pubblico ha un preciso obbligo di legge verso l'istituto di previdenza. La violazione di questo dovere comporta la responsabilità per inadempimento e il conseguente risarcimento danni per ritardo previdenziale. Gli interessi legali sono stati correttamente utilizzati come parametro per calcolare il danno subito dall'Ente a causa della mancata disponibilità del denaro.
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Eterodirezione societaria: curatore contro socio in Cassazione
Il Curatore Fallimentare di una società in liquidazione ha promosso un'azione legale contro un Socio Amministratore e una Società Correlata. La richiesta riguardava il risarcimento dei danni derivanti da un presunto abuso di eterodirezione societaria e la restituzione di un finanziamento ritenuto anomalo. I giudici di merito hanno respinto le domande, escludendo la legittimazione del curatore ad agire per conto della società e negando che una persona fisica possa esercitare attività di direzione e coordinamento. La Corte di Cassazione, rilevando l'assenza di precedenti specifici e l'importanza delle questioni sollevate, ha deciso di non emettere una sentenza definitiva. Con un'ordinanza interlocutoria, la Suprema Corte ha rinviato la causa a una pubblica udienza per definire un principio di diritto chiaro.
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Abusiva reiterazione del contratto a termine: risarcito, no posto
Un lavoratore ha contestato la legittimità dei contratti a tempo determinato stipulati con un Consorzio di Bonifica siciliano, chiedendo la conversione in un rapporto a tempo indeterminato e il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per questi enti regionali, la legge vieta la conversione automatica del rapporto senza un concorso pubblico. Tuttavia, i giudici hanno accertato che il lavoratore svolgeva mansioni ordinarie per coprire carenze di organico, e non attività stagionali. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato l'illegittimità dei contratti e ha riconosciuto al dipendente il diritto al risarcimento del danno per l'abusiva reiterazione del contratto a termine, pur negando la stabilizzazione del posto di lavoro.
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Monte ore minimo: lettrice vince contro l’Università anche senza firma
Una lettrice universitaria, il cui contratto era stato convertito a tempo indeterminato da una precedente sentenza, ha chiesto il riconoscimento del suo diritto a svolgere un monte ore minimo annuo di 250 ore, come previsto dal contratto collettivo nazionale. L'Università si era opposta. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla lavoratrice, stabilendo un principio fondamentale: la sentenza di conversione del rapporto equivale alla stipula di un nuovo contratto. Di conseguenza, alla lettrice si applica tutta la disciplina prevista per i Collaboratori Esperti Linguistici, incluso il diritto al monte ore minimo. Il rifiuto dell'ateneo di farla lavorare per le ore dovute la obbliga al risarcimento del danno.
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Inquadramento ex lettori universitari: vince il CCNL sul vecchio contratto
Una lettrice di lingua straniera, dopo aver ottenuto da un giudice la trasformazione del suo contratto a termine in uno a tempo indeterminato, si è vista negare dall'Università l'applicazione del Contratto Collettivo Nazionale (CCNL) per quanto riguarda orario e retribuzione. L'Ateneo sosteneva che il rapporto fosse 'congelato' alle vecchie condizioni. La Corte di Cassazione ha chiarito che il corretto inquadramento degli ex lettori universitari stabilizzati giudizialmente deve seguire la normativa sopravvenuta e il CCNL di settore. Pertanto, la lavoratrice ha diritto a svolgere il monte ore minimo previsto dal contratto collettivo e, in caso di rifiuto ingiustificato del datore di lavoro, ha diritto al risarcimento del danno. La Corte ha dato ragione alla Lettrice, annullando la precedente decisione.
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Obbligo informativo violato, ma la Banca non paga: il caso
Un investitore ha perso la causa di risarcimento contro una banca per l'acquisto di obbligazioni argentine. La Corte di Cassazione ha stabilito che, nonostante la possibile violazione dell'obbligo informativo dell'intermediario, mancava il nesso di causalità tra l'omissione della banca e il danno. L'investitore, infatti, aveva già acquistato gli stessi titoli in precedenza, dimostrando una propensione al rischio e una volontà di investimento autonoma. Questa sua condotta passata ha interrotto il legame causa-effetto, liberando la banca dalla responsabilità. In sintesi, la banca ha vinto perché è riuscita a fornire la prova contraria che il cliente avrebbe compiuto l'operazione anche se fosse stato pienamente informato.
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Crollo del balcone: Direttore lavori e impresa condannati
Una donna precipitava dal balcone a causa del cedimento di una ringhiera, installata durante lavori di manutenzione condominiale. La Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna al risarcimento dei danni a carico dell'impresa e del professionista incaricato. La sentenza sottolinea la piena corresponsabilità e la conseguente **responsabilità direttore lavori** per l'omessa vigilanza sulla corretta esecuzione delle opere. L'impresa e il direttore, dopo aver presentato ricorso, hanno rinunciato, determinando l'estinzione del giudizio e confermando la loro condanna a risarcire oltre 100.000 euro alla vittima.
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Consiglio Sbagliato sulla Pensione: la Responsabilità da Errata Informazione
Un professionista ha citato in giudizio la sua Cassa di Previdenza, accusandola di avergli fornito un consiglio sbagliato sulla sua pensione, causandogli un danno economico. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo un principio fondamentale sulla responsabilità da errata informazione degli enti pubblici. Tale responsabilità sorge solo se il cittadino ha presentato una domanda formale e specifica per ottenere quella determinata informazione. In assenza di una richiesta precisa, l'ente non è tenuto al risarcimento, anche se l'informazione fornita si rivela inesatta o incompleta. La Corte ha quindi dato ragione alla Cassa di Previdenza.
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Criteri scelta Cassa Integrazione: Azienda condannata per genericità
Un'azienda ha collocato un dipendente in Cassa Integrazione per un lungo periodo. Il lavoratore ha contestato la decisione, sostenendo che i criteri di scelta fossero generici e arbitrari. La Corte di Cassazione ha dato ragione al lavoratore, confermando l'illegittimità della sospensione e il diritto al risarcimento del danno. La sentenza stabilisce un principio fondamentale sui Criteri scelta Cassa Integrazione: devono essere specifici e non discrezionali. Inoltre, chiarisce che il diritto al risarcimento si prescrive in dieci anni, non cinque, e che la semplice inerzia del lavoratore non equivale a una rinuncia ai propri diritti. L'azienda è stata condannata a risarcire il danno.
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Clausola risolutiva espressa: risolvi il contratto e perdi il diritto
Una società finanziaria, dopo aver investito in un'azienda tramite acquisto di azioni e sottoscrizione di un prestito obbligazionario, si è vista negare il diritto di far valere un patto di riacquisto contro i soci originari. La causa è stata la sua stessa scelta di attivare una **clausola risolutiva espressa** prevista nel regolamento del prestito, chiedendo il rimborso diretto all'azienda emittente. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale azione ha estinto il contratto del prestito. Di conseguenza, la società finanziaria non poteva più pretendere che i soci acquistassero un bene giuridicamente non più esistente. La scelta di risolvere il contratto è stata giudicata incompatibile con la volontà di cederlo.
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Mensa scolastica: la violazione della buona fede annulla la penale
Un istituto scolastico ha omesso di comunicare all'azienda appaltatrice del servizio mensa l'esistenza di importanti lavori di ristrutturazione che avrebbero ridotto il numero di studenti. A fronte dell'inadempimento dell'azienda, la scuola ha chiesto il pagamento di una penale. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda, stabilendo che la **violazione dell'obbligo di buona fede** da parte della scuola era un comportamento grave. Tale scorrettezza ha reso giustificato e non colpevole l'inadempimento dell'appaltatore. Il principio sancito è che il comportamento delle parti va valutato nel suo complesso e la slealtà di una parte può legittimare la reazione dell'altra.
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Responsabilità del Notaio: Assolto per un Immobile Invendibile
Una società finanziaria ha citato in giudizio un notaio per la perdita di un credito. Il notaio aveva rogato un atto di vendita per un immobile su cui la società aveva iscritto ipoteca. Successivamente, si è scoperto che il terreno era gravato da un 'uso civico', un vincolo che lo rendeva invendibile e quindi non pignorabile. La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità professionale del notaio. Al momento dell'atto, nel 1993, il vincolo non risultava da alcun documento ufficiale disponibile, come il certificato di destinazione urbanistica. Il notaio aveva svolto tutte le verifiche esigibili con la dovuta diligenza e non poteva essere a conoscenza di un vincolo formalizzato dal Comune solo molti anni dopo.
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Avvocato non fa appello: nessun danno da perdita di chance se inutile
Una cliente cita in giudizio il proprio avvocato per non aver presentato ricorso in Cassazione in tempo utile, chiedendo il risarcimento per il cosiddetto danno da perdita di chance. La controversia originaria riguardava un contratto preliminare di vendita immobiliare che la cliente era stata costretta a onorare. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta della cliente. Ha stabilito che, per ottenere un risarcimento, non basta dimostrare l'errore del legale. È necessario provare che l'azione omessa (in questo caso, il ricorso) avrebbe avuto concrete e ragionevoli probabilità di successo. Poiché il ricorso sarebbe stato comunque respinto, la Corte ha concluso che non vi era alcuna chance da perdere e, di conseguenza, nessun danno da risarcire.
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Identità Falsa: la responsabilità professionale del notaio ha limiti
Una banca ha concesso un mutuo di 90.000 euro a un individuo che, dopo essere diventato insolvente, si è rivelato legalmente inesistente. L'istituto di credito ha quindi citato in giudizio il notaio che aveva redatto l'atto di compravendita e di mutuo, accusandolo di negligenza. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di risarcimento, escludendo la responsabilità professionale del notaio. I giudici hanno stabilito che il professionista aveva agito con la dovuta diligenza, basando la sua certezza sull'identità della parte su un insieme di elementi convergenti: la presentazione da parte di un agente immobiliare noto, documenti apparentemente validi e la preliminare istruttoria positiva condotta dalla stessa banca. La banca ha perso la causa.
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Direttore Lavori: denuncia tardiva non cancella la responsabilità
La Corte di Cassazione chiarisce i confini della responsabilità del direttore dei lavori in caso di vizi costruttivi. Dei committenti avevano citato in giudizio l'impresa e il direttore dei lavori per difetti emersi in un immobile. La Corte d'Appello aveva escluso la colpa del professionista, ritenendo sufficiente la sua contestazione dei vizi avvenuta dopo la fine dei lavori. La Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che il dovere di vigilanza non si esaurisce in una segnalazione finale. La responsabilità del direttore dei lavori impone un controllo costante e periodico durante tutte le fasi dell'opera per prevenire i difetti. La denuncia tardiva non sana l'omessa sorveglianza. I committenti vincono il ricorso.
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Responsabilità avvocato: negligenza senza danno, niente risarcimento
Una società fa causa al proprio legale per non aver comunicato la notifica di una sentenza, impedendole così di fare appello. La Corte di Cassazione ha però respinto la richiesta di risarcimento. Il principio affermato è che la responsabilità professionale dell'avvocato per un'impugnazione mancata scatta solo se l'appello aveva concrete e ragionevoli probabilità di essere accolto. Nel caso specifico, i giudici hanno ritenuto che l'appello sarebbe stato comunque respinto. Di conseguenza, la negligenza del legale non ha causato un danno effettivo, perché la 'chance' persa dal cliente era, in realtà, inesistente. L'avvocato, pur negligente, vince la causa.
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Responsabilità Notaio: Paga i Danni Anche se la Casa non è Persa
Una coppia acquista un immobile fidandosi del rogito notarile che lo dichiara libero da pesi. Anni dopo, scopre un'ipoteca e subisce un pignoramento. La Cassazione, ribaltando le decisioni precedenti, afferma la responsabilità professionale del notaio. Il danno non è solo potenziale, ma attuale e certo dal momento in cui l'acquirente si trova con un bene a rischio di esproprio e dal valore commerciale diminuito. L'omissione delle visure ipotecarie genera un obbligo di risarcimento immediato, senza dover attendere la perdita effettiva dell'immobile.
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