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Art. 1218 Codice Civile — Anno 2023

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493 provvedimenti

Altri anni per Art. 1218 Codice Civile

Truffa immobiliare: la responsabilità del notaio è esclusa
Un acquirente versa una caparra di 190.000 euro per un immobile, ma scopre di essere stato truffato da un finto venditore. L'acquirente cita in giudizio il notaio che ha redatto il contratto preliminare, contestandone la negligenza nell'identificazione del truffatore. La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità professionale del notaio. Il professionista aveva infatti verificato i documenti d'identità (carta d'identità e tessera sanitaria) che non apparivano visibilmente contraffatti e aveva visionato i documenti di proprietà dell'immobile. Secondo la Corte, il notaio ha agito con la diligenza richiesta e non poteva pretendere controlli più approfonditi, come una telefonata al notaio che aveva curato la successione del vero proprietario.
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Cavallo in affido partorisce: l’inadempimento di obbligazione negativa
Un'associazione animalista affida una cavalla a una privata con un contratto che vieta la riproduzione. Dalla cavalla nasce un puledro e l'associazione chiede la risoluzione del contratto per violazione del divieto. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo un principio fondamentale sull'inadempimento di obbligazione negativa: spetta a chi accusa (l'associazione) dimostrare che la controparte ha violato attivamente il divieto. Non è l'affidataria a dover provare che l'accoppiamento sia stato un evento fortuito. Poiché l'associazione non ha fornito la prova che la nascita fosse voluta, la sua domanda è stata rigettata.
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Errore del professionista: perde i fondi ma paga i danni
Un imprenditore agricolo perde i finanziamenti regionali a causa di un piano aziendale errato redatto da un consulente. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del consulente, chiarendo un importante principio sulla responsabilità professionale per danno. Per ottenere il risarcimento, il cliente deve solo provare l'errore del professionista e il legame diretto con il danno subito (la perdita dei fondi). La sentenza stabilisce che la richiesta di risarcimento è autonoma e non obbliga il cliente a chiedere anche l'annullamento del contratto. Il ricorso del professionista è stato quindi respinto, confermando il suo obbligo di risarcire il cliente.
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Crisi di liquidità non è forza maggiore: sanzioni fiscali valide
Un gruppo di aziende non versa le imposte a causa del mancato pagamento di un credito di oltre 22 milioni di euro da parte del suo principale cliente, un ente pubblico. Una volta recuperato il credito e saldato il debito fiscale, chiede il rimborso delle sanzioni per il ritardo, invocando la **forza maggiore in materia tributaria**. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che la crisi di liquidità derivante da un contenzioso con un cliente, per quanto importante, non costituisce un evento imprevedibile e inevitabile. L'imprenditore deve prevedere tali rischi e adottare misure adeguate. Le sanzioni sono quindi legittime.
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Comunicazione Inadempimento: Notifica Errata, Penale Confermata
Un'azienda fornitrice del Ministero della Difesa subisce un guasto a un macchinario che causa un ritardo nella consegna. L'azienda comunica l'accaduto alla locale stazione dei Carabinieri, anziché all'ufficio appaltante centrale come previsto. Per questo, il Ministero applica una penale. La Corte di Cassazione conferma la legittimità della sanzione, stabilendo un principio chiaro: la comunicazione inadempimento contrattuale, per essere valida, deve essere inviata al destinatario corretto indicato nel contratto. La notifica a un ufficio diverso, anche se parte della stessa Amministrazione, è inefficace. L'azienda perde la causa e la penale viene confermata.
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Vince concorso ma non viene assunta: il Factum Principis salva l’Ente
Una candidata, idonea in un concorso pubblico per puericultrice, non viene assunta dal Comune. L'ente pubblico si difende sostenendo che la mancata assunzione è dovuta a cause esterne: un blocco normativo sulle assunzioni e le decisioni negative dell'organo di controllo (CO.RE.CO.). La Corte di Cassazione ha dato ragione al Comune, stabilendo che tali eventi costituiscono un 'factum principis'. Questo principio giuridico esclude la responsabilità dell'ente, in quanto l'inadempimento non deriva da una sua colpa ma da un impedimento imposto dall'autorità. Di conseguenza, la richiesta di assunzione e risarcimento della candidata è stata respinta.
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Obblighi informativi: Banca assolta per i bond argentini del ’99
Gli eredi di un investitore hanno citato in giudizio una banca per le perdite subite a seguito dell'acquisto di obbligazioni argentine nel 1999, lamentando una violazione degli obblighi informativi dell'intermediario. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo un principio fondamentale: non basta denunciare una generica mancanza di informazioni. L'investitore deve specificare quali notizie cruciali e allora disponibili la banca avrebbe omesso di fornire. Poiché all'epoca dei fatti il default dell'Argentina non era prevedibile sulla base delle informazioni pubbliche, la Corte ha escluso la responsabilità della banca, che ha quindi vinto la causa.
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Inadempimento Locatore: Negozio Sostitutivo Non Basta a Salvarlo
La Corte di Cassazione ha chiarito un importante principio in materia di locazioni commerciali. Un'inquilina era stata temporaneamente trasferita in un altro locale per permettere lavori di bonifica da amianto nell'immobile originale. Il proprietario, però, ha ritardato di oltre un anno la riconsegna. La Corte ha stabilito che fornire un immobile sostitutivo non cancella l'**inadempimento del locatore** se la riconsegna del bene principale avviene oltre il termine pattuito. Il ritardo colpevole del proprietario è una violazione contrattuale che giustifica la richiesta di risarcimento e la possibile sospensione del canone da parte dell'inquilino. La sentenza è stata annullata e rinviata per una nuova valutazione.
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Onere della prova phishing: PC rottamato non salva la banca
Un correntista subisce una truffa online e l'istituto finanziario nega il rimborso, accusandolo di negligenza per aver rottamato il computer usato per le operazioni. La Corte di Cassazione interviene per chiarire l'onere della prova phishing. Stabilisce che spetta sempre all'istituto finanziario, in quanto fornitore del servizio, dimostrare di aver adottato tutte le misure di sicurezza idonee e che l'operazione era riconducibile al cliente. La rottamazione del PC da parte del cliente non inverte questo onere. La Corte ha quindi dato ragione al correntista, rinviando la causa per una nuova decisione basata su questo principio.
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Svalutazione Auto da Fermo Illegittimo: Sì al Risarcimento
La Cassazione ha chiarito la natura del risarcimento per il danno da fermo amministrativo illegittimo durato per anni. Un cittadino, il cui veicolo era stato bloccato illecitamente per sei anni, ha chiesto il risarcimento per la svalutazione del mezzo. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento, equiparando il caso a un breve 'fermo tecnico' e richiedendo la prova di spese per un veicolo sostitutivo. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la perdita di valore del bene, se provata, costituisce una componente di danno autonoma e risarcibile. Il danno non è solo il costo per non aver usato il veicolo, ma anche la perdita patrimoniale diretta subita a causa della sua prolungata indisponibilità.
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Laurea in Economia non salva la banca dagli obblighi informativi
Un investitore, laureato in scienze economiche e bancarie, perde il suo capitale investendo in obbligazioni rischiose. La banca si difende sostenendo che il titolo di studio del cliente e il suo rifiuto di fornire informazioni la esonerassero da responsabilità. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. Sancisce che la laurea non trasforma automaticamente un risparmiatore in 'operatore qualificato'. Gli obblighi informativi dell'intermediario restano stringenti: la banca deve sempre provare di aver fornito informazioni specifiche e dettagliate sui rischi, anche se il cliente si rifiuta di collaborare. La sola consegna di un documento generico non è sufficiente. La causa torna ai giudici per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Responsabilità amministratori: condannato, ricorre e poi rinuncia
La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto un giudizio sulla responsabilità degli amministratori. Un ex amministratore, precedentemente condannato a risarcire la propria azienda per oltre 260.000 euro per violazione dei suoi doveri, aveva presentato ricorso. Tuttavia, prima della decisione finale, ha rinunciato all'impugnazione. L'azienda ha accettato la rinuncia. Di conseguenza, il processo si è concluso senza una sentenza nel merito da parte della Cassazione, rendendo definitiva la condanna al risarcimento stabilita dalla Corte d'Appello. Le spese legali sono state compensate tra le parti.
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Pagamento assegno non trasferibile: Banca assolta, basta l’ID
La Corte di Cassazione affronta il tema della responsabilità della banca nel caso di pagamento di un assegno non trasferibile a una persona diversa dal legittimo beneficiario. Una società finanziaria aveva pagato un assegno a un soggetto che si era presentato con un documento d'identità valido, ma che poi si era rivelato un truffatore. La Corte ha stabilito che la responsabilità della banca non è automatica. Se l'istituto di credito dimostra di aver agito con la diligenza professionale richiesta, identificando il presentatore tramite un documento non palesemente falso, non può essere ritenuto responsabile per il danno. La Corte ha quindi dato ragione alla società finanziaria, escludendo il suo obbligo di risarcimento.
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Appalto sospeso senza prove: l’Azienda perde e deve restituire
Un'impresa di costruzioni sospende i lavori di un appalto, accusando il committente di aver modificato il progetto oltre i limiti contrattuali. Il committente risolve il contratto e chiede la restituzione dei materiali. La Cassazione ha stabilito che l'onere della prova nell'inadempimento contrattuale grava sull'impresa che ha sospeso i lavori. Non avendo fornito prove sufficienti a giustificare la sua decisione, l'impresa ha perso la causa. La mancata esibizione di documenti da parte del committente non è bastata a invertire questo principio. La risoluzione del contratto è stata quindi confermata come legittima.
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Danni a immobile comune: la responsabilità del comproprietario
Una società, comproprietaria e possessore di un immobile, viene citata in giudizio dall'altra comproprietaria per il risarcimento dei danni dovuti alla sottrazione di infissi. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla responsabilità del comproprietario possessore. Questa non è una responsabilità oggettiva, come quella del depositario, ma si valuta sulla base della 'diligenza del buon padre di famiglia'. Di conseguenza, la sola assenza di segni di scasso non è sufficiente a dimostrare la colpa del possessore. Quest'ultimo non è tenuto a risarcire il danno se non viene provata una sua negligenza nella custodia del bene. La richiesta di risarcimento è stata quindi respinta.
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Onere della prova del recesso: email ambigua, l’azienda perde
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'onere della prova del recesso da un rapporto di collaborazione grava su chi lo afferma. Un'Azienda sosteneva di aver terminato un contratto tramite un'email, ma la Collaboratrice ha continuato a lavorare, chiedendo poi il pagamento. I giudici hanno ritenuto l'email non sufficientemente chiara per dimostrare la volontà di interrompere il rapporto. Poiché l'Azienda non ha fornito prove inequivocabili della cessazione, mentre la Collaboratrice ha documentato la prosecuzione dell'attività, la Corte ha dato ragione a quest'ultima. Il caso sottolinea l'importanza di comunicazioni formali e chiare per la risoluzione dei contratti.
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Ritardo nell’adempimento: richiesta non basta, serve l’accordo
Un gestore di una stazione di servizio chiede al suo fornitore di energia un aumento di potenza. Il fornitore non risponde subito e il gestore lo cita in giudizio per i danni derivanti dal ritardo. La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale: il semplice invio di una richiesta di modifica contrattuale non è sufficiente a far nascere un nuovo obbligo per il fornitore. Il momento da cui calcolare un eventuale **ritardo nell'adempimento** è quello in cui si forma un nuovo accordo, ovvero quando il cliente accetta formalmente il preventivo del fornitore. Prima di tale accettazione, non esiste un obbligo modificato e, quindi, non può esserci un ritardo giuridicamente rilevante. La Corte ha quindi dato ragione al fornitore su questo principio.
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Danni dopo l’asta: la responsabilità del curatore fallimentare
Un'azienda si aggiudica un capannone industriale a un'asta fallimentare. Prima della consegna, l'immobile subisce gravi danni durante lo smontaggio di macchinari venduti separatamente. L'azienda acquirente chiede il risarcimento al Fallimento, ma la richiesta viene respinta. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, affermando la piena responsabilità del curatore fallimentare. Anche nelle vendite forzate, il curatore ha l'obbligo di custodire il bene e consegnarlo nello stato in cui si trovava al momento della vendita. Il curatore risponde anche dei danni causati da terzi da lui incaricati, a meno che non provi che l'evento dannoso era imprevedibile e inevitabile.
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Ritardo PA: condanna al risarcimento danno amministrativo
La Corte di Cassazione ha condannato un'Amministrazione Pubblica a risarcire un Gestore di fondi previdenziali per i danni economici subiti. Il danno era derivato dal ritardo con cui l'Amministrazione aveva trasmesso la documentazione di due dipendenti, costringendo il Gestore a pagare loro somme aggiuntive. La sentenza stabilisce un principio chiave sul risarcimento danno da ritardo amministrativo: la prescrizione non decorre dal momento del ritardo, ma da quando si manifesta il concreto pregiudizio economico. In questo caso, dal momento in cui il Gestore è stato costretto a pagare i dipendenti a seguito di una sentenza. L'Amministrazione Pubblica, erede delle funzioni del precedente ufficio, è stata ritenuta responsabile.
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Acquisto in due, uno non paga: l’obbligazione parziaria nega il rimborso
Due società acquistano insieme un immobile, pattuendo che ciascuna paghi la propria metà del prezzo. Una delle due non paga la sua quota, causando un danno economico all'altra. Quest'ultima agisce in giudizio per recuperare le somme, ma la sua richiesta viene respinta. La Cassazione chiarisce che il contratto aveva creato un'obbligazione parziaria, dove ognuno risponde solo per la propria parte. Di conseguenza, la società che ha pagato non può esercitare l'azione di regresso, strumento previsto solo per le obbligazioni solidali. La sentenza sottolinea la differenza cruciale tra regresso e surrogazione, evidenziando come la scelta dell'azione legale corretta sia determinante per l'esito della causa.
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