LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1218 Codice Civile — Anno 2023

Pagina 20 di 25

493 provvedimenti

Altri anni per Art. 1218 Codice Civile

Pacchetto turistico: la tutela per vacanza rovinata
Un turista prenota un soggiorno "tutto compreso" in un hotel a quattro stelle tramite un portale online, ma all'arrivo viene alloggiato in una dépendance fatiscente e con servizi inferiori a quelli promessi. Mentre i giudici di primo e secondo grado negano il risarcimento qualificando la vendita come mero servizio singolo, la Corte di Cassazione ribalta la decisione. La Suprema Corte chiarisce che la combinazione di alloggio con altri servizi non meramente accessori (come spiaggia e piscina) configura un "pacchetto turistico", garantendo al consumatore una tutela rafforzata e il diritto al risarcimento per il danno da vacanza rovinata, con responsabilità solidale del venditore e dell'organizzatore.
Continua »
Responsabilità liquidatore: no iscrizione a ruolo necessaria
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza n. 32790/2023, ha stabilito un principio fondamentale sulla responsabilità liquidatore di società. Un liquidatore aveva saldato i creditori chirografari ignorando i debiti IVA e le ritenute alla fonte dovute all'Erario, risultanti dalla dichiarazione fiscale. La Corte ha chiarito che l'Amministrazione Finanziaria può agire direttamente contro il liquidatore negligente senza la necessità di una preventiva iscrizione a ruolo del debito della società. La responsabilità del liquidatore è infatti personale, di natura civilistica e non tributaria, derivante dalla violazione dei suoi doveri, e il debito societario ne è solo il presupposto fattuale.
Continua »
Risarcimento danno locazione: prova del danno concreto
Una società proprietaria di un immobile ad uso alberghiero ha citato in giudizio la società conduttrice per ottenere il risarcimento del danno derivante dal cattivo stato di manutenzione in cui l'immobile è stato restituito alla fine della locazione. La Corte di Cassazione, nel dichiarare il ricorso inammissibile, ha ribadito un principio fondamentale in materia di risarcimento danno locazione: l'inadempimento del conduttore ai suoi obblighi di manutenzione non genera automaticamente un diritto al risarcimento. Il locatore ha l'onere di provare l'effettivo e concreto pregiudizio economico subito, che non può coincidere con i costi di una ristrutturazione totale se non strettamente necessaria. La richiesta di risarcimento è stata quindi respinta per carenza di prova.
Continua »
Riconoscimento di debito e onere della prova
Una società di servizi ha citato in giudizio un Comune per il pagamento di corrispettivi derivanti da un contratto d'appalto, sostenendo che un verbale di conto finale costituisse un riconoscimento di debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che il riconoscimento di debito non può superare le condizioni contrattuali, come quella che legava il pagamento all'effettiva riscossione di somme da parte dell'ente. L'onere della prova dell'avveramento di tale condizione spettava alla società creditrice.
Continua »
Contratto preliminare: obblighi e risoluzione del patto
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società, promissaria acquirente, in una controversia su un contratto preliminare di compravendita immobiliare. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano correttamente interpretato il contratto escludendo un inadempimento dei promittenti venditori riguardo alla rimozione di pesi e servitù. È stato inoltre ritenuto legittimo il diritto dei venditori di trattenere tutte le somme ricevute, e non solo la caparra, in virtù di una specifica clausola contrattuale, a seguito della risoluzione del contratto per inadempimento dell'acquirente.
Continua »
Responsabilità del custode: la Cassazione decide
Un'automobilista subisce danni urtando una ruota di camion in autostrada. La Corte di Cassazione, riformando la sentenza d'appello, riafferma il principio della responsabilità del custode (art. 2051 c.c.). Spetta all'ente gestore dimostrare il caso fortuito per escludere la propria colpa, non al danneggiato provare l'assenza di condotte alternative. La Corte ha ritenuto illegittima la decisione di secondo grado basata su mere congetture sulla velocità del veicolo.
Continua »
Mala fede contrattuale: le conseguenze sul contratto
Un promittente venditore non adempie all'obbligo di modificare un progetto edilizio, impedendo così l'avverarsi della condizione sospensiva (ottenimento del permesso di costruire) legata a un contratto preliminare. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale comportamento, contrario a buona fede, costituisce un inadempimento contrattuale. Di conseguenza, ha confermato la risoluzione del contratto e la condanna alla restituzione della caparra, chiarendo che qualificare giuridicamente i fatti non costituisce una violazione del principio del "chiesto e pronunciato".
Continua »
Vizio immobile: tutele per il compratore nel preliminare
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di vizio immobile, specificamente un porticato abusivo, scoperto dopo la firma di un contratto preliminare. La Corte ha rigettato il ricorso del promissario acquirente, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano concesso solo una riduzione del prezzo e il rimborso per i costi di demolizione. È stata dichiarata inammissibile la richiesta di risarcimento per la mancata disponibilità giuridica del bene, in quanto considerata domanda nuova in appello. La sentenza chiarisce che in casi di difformità urbanistiche si applica l'art. 1489 c.c., con prescrizione decennale, anziché i termini brevi della garanzia per vizi.
Continua »
Ricorso inammissibile per difetto di autosufficienza
L'ex amministratore e la garante di una società di costruzioni fallita hanno citato in giudizio un istituto di credito per risarcimento danni, attribuendo il fallimento alla revoca arbitraria di affidamenti. Dopo la reiezione in primo e secondo grado, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda sul mancato rispetto del principio di autosufficienza: i ricorrenti non hanno specificato adeguatamente nel loro atto i motivi di doglianza e le allegazioni dei gradi precedenti, rendendo impossibile per la Corte valutare il merito delle censure senza consultare l'intero fascicolo processuale. Un ricorso inammissibile, quindi, per vizi procedurali.
Continua »
Danni da escavazione: chi è responsabile?
Un'impresa agricola, dopo aver causato la rottura di un oleodotto durante lavori di pulizia di un canale, ha cercato di attribuire la colpa a un ente pubblico per precedenti lavori stradali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la responsabilità per i danni da escavazione è di chi commissiona i lavori che causano materialmente il danno. La Corte ha inoltre chiarito che le nuove normative di sicurezza non si applicano retroattivamente a impianti datati e mai modificati.
Continua »
Obblighi promotore: quando la firma non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31712/2023, ha chiarito gli stringenti obblighi del promotore finanziario. Un investitore aveva perso il suo capitale a causa del fallimento di una società i cui titoli gli erano stati proposti dal suo promotore. La Corte ha rigettato il ricorso del promotore, stabilendo che per avvalersi del regime di 'execution only' (mera esecuzione di ordini), non basta una generica dichiarazione del cliente. L'intermediario deve provare concretamente che l'iniziativa dell'investimento è partita esclusivamente dal cliente e di aver gestito in modo efficace e non solo formale i conflitti di interesse. La sentenza sottolinea che gli obblighi del promotore finanziario a tutela del cliente sono inderogabili senza prove specifiche.
Continua »
Danno conseguenza: prova essenziale nel risarcimento
Una società immobiliare ha citato in giudizio un notaio per un errore nella trascrizione di un atto di compravendita che ha causato il diniego di un mutuo. La Corte d'Appello ha annullato il risarcimento inizialmente concesso, sostenendo che la società non aveva provato il danno conseguenza, ovvero l'effettiva perdita economica derivante dal mancato finanziamento. La Corte di Cassazione ha confermato questa linea, dichiarando il ricorso inammissibile perché non contestava la ratio decidendi della sentenza d'appello e si limitava a una riesamina dei fatti.
Continua »
Risoluzione del contratto: gravità inadempimento
Una società committente chiedeva la risoluzione del contratto di fornitura di un macchinario per grave inadempimento della società appaltatrice. La Corte d'Appello, pur riconoscendo difetti e ritardi, negava la risoluzione ritenendo l'inadempimento di 'scarsa importanza'. La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza per motivazione insanabilmente contraddittoria, affermando che non si può da un lato descrivere un inadempimento significativo e dall'altro minimizzarne la gravità senza un nesso logico. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
Continua »
Obbligo retributivo cedente: il datore di lavoro paga
La Corte di Cassazione conferma che, in caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima, l'obbligo retributivo del cedente verso il lavoratore è di natura salariale e non risarcitoria. Il datore di lavoro originario, che non riammette in servizio il dipendente, è tenuto a corrispondere l'intera retribuzione, senza poter detrarre quanto percepito dal lavoratore presso l'azienda cessionaria (c.d. aliunde perceptum). La sentenza ribadisce che il rapporto di lavoro prosegue legalmente con il cedente, il quale si trova in una situazione di mora del creditore.
Continua »
Trasferimento ramo d’azienda: obblighi del cedente
La Cassazione conferma che in caso di trasferimento ramo d'azienda illegittimo, l'obbligo del datore di lavoro cedente che non ottempera all'ordine di reintegra ha natura retributiva e non risarcitoria. Di conseguenza, non è possibile detrarre quanto percepito dal lavoratore presso il cessionario. L'obbligo di pagare l'intera retribuzione sorge dalla mora del creditore (datore di lavoro).
Continua »
Cessione pro solvendo: la garanzia del cedente
Un consorzio edile cede i propri crediti a una società di factoring tramite una cessione pro solvendo. A seguito del mancato pagamento del debitore, la società di factoring agisce contro il consorzio. Quest'ultimo si difende invocando una sentenza separata contro il suo garante, sostenendo che abbia un effetto preclusivo. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, specificando che nella cessione pro solvendo il cedente garantisce la solvibilità del debitore. Inoltre, l'onere di provare che una sentenza precedente sia passata in giudicato spetta alla parte che la invoca.
Continua »
Bonifico domiciliato e truffa: la banca è responsabile?
Un'assicurazione chiede il risarcimento a una banca per un bonifico domiciliato pagato a un truffatore. La Corte di Cassazione chiarisce i criteri di responsabilità della banca, sottolineando l'importanza della prova e della diligenza nell'identificazione del beneficiario, e rigetta il ricorso. La decisione si fonda sulla valutazione che la banca aveva agito diligentemente, basandosi su documenti che, agli atti, non presentavano discordanze evidenti.
Continua »
Bonifico domiciliato responsabilità: quando è diligente?
Una società di assicurazioni ha citato in giudizio un prestatore di servizi di pagamento per aver pagato un bonifico domiciliato a una persona non legittimata, munita di documento falso ma della corretta password. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, escludendo la responsabilità del prestatore di servizi. Si è ritenuto che quest'ultimo avesse agito con la dovuta diligenza professionale, avendo verificato il documento d'identità presentato e la password, assolvendo così al proprio onere probatorio nel contesto della 'bonifico domiciliato responsabilità'.
Continua »
Bonifico domiciliato: responsabilità dell’intermediario
Una società assicurativa disponeva un bonifico domiciliato a favore di un cliente. Un soggetto terzo, presentatosi con un documento d'identità falso ma con la password corretta, riscuoteva la somma. La società, costretta a pagare una seconda volta il legittimo beneficiario, citava in giudizio l'ente postale per inadempimento. La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità dell'ente, ritenendo che avesse agito con la dovuta diligenza professionale nell'identificazione del soggetto, dato che la falsità del documento non era palese e tutti gli altri elementi di controllo (password e codice fiscale) erano stati verificati correttamente.
Continua »
Bonifico domiciliato: quando la banca non è responsabile
Una società ordinava un bonifico domiciliato, ma l'istituto di pagamento erogava la somma a un truffatore in possesso di un documento con le generalità corrette e della password. La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità dell'istituto, ritenendo che avesse agito con la dovuta diligenza professionale verificando il documento e la password, conformemente agli obblighi contrattuali. Viene chiarito che lo standard di diligenza non impone necessariamente la richiesta di due documenti o la conservazione di una copia.
Continua »