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Esimente — Anno 2022

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141 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Esimente

Provvedimenti

Imposta unica sulle scommesse: ko per il bookmaker estero
L'Agenzia delle Dogane ha contestato a un Bookmaker Estero, operante in Italia tramite un centro trasmissione dati senza concessione, il mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011. Il Bookmaker Estero ha impugnato l'atto, sostenendo di non essere soggetto al tributo in quanto privo di sede fisica in Italia e lamentando la mancata traduzione dell'atto in inglese. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'imposta si applica anche agli operatori esteri senza concessione che raccolgono scommesse sul territorio italiano. Inoltre, per l'anno 2011, non si applica l'esimente dell'incertezza normativa, poiché la legge di stabilità del 2010 aveva già chiarito l'obbligo fiscale. Il Bookmaker Estero deve quindi pagare il tributo.
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Imposta unica sulle scommesse: il bookmaker estero deve pagare
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a un bookmaker estero un avviso di accertamento per il mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011. La raccolta delle giocate avveniva in Italia tramite un centro trasmissione dati locale operante per conto della società straniera. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del bookmaker, confermando che l'imposta unica sulle scommesse è dovuta anche dagli operatori esteri che agiscono al di fuori del sistema delle concessioni statali. Per le annualità dal 2011 in poi, sia la società estera che l'intermediario nazionale rispondono solidalmente del tributo, potendo regolare contrattualmente la ripartizione economica del carico fiscale.
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Omessa dichiarazione dei redditi e sanzioni: la truffa non basta
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente l'omessa dichiarazione dei redditi per l'anno 2003. Il contribuente si è difeso sostenendo che la colpa fosse del finto commercialista a cui aveva affidato l'incarico, contro cui aveva sporto querela. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ufficio finanziario, stabilendo che il contribuente non è automaticamente esente da sanzioni. Per evitare le sanzioni, il cittadino deve dimostrare l'assenza di colpa concorrente, provando di aver vigilato sull'operato del professionista e di aver richiesto le ricevute dell'invio telematico. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Sede a Malta ma tasse in Italia: l’imposta unica sulle scommesse
Un Bookmaker Estero, operante in Italia tramite un Centro Scommesse Locale senza concessione statale, ha impugnato un avviso di accertamento per il mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011. L'Agenzia delle Entrate contestava l'omesso versamento del tributo, ritenendo la società estera responsabile in solido con l'intermediario italiano. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Bookmaker Estero. I giudici hanno stabilito che l'imposta si applica a chiunque gestisca scommesse sul territorio italiano, anche senza concessione e con sede all'estero. La solidarietà tra l'intermediario e l'operatore estero garantisce il pagamento del tributo, poiché entrambi partecipano all'attività di gioco. Di conseguenza, il Bookmaker Estero perde la causa ed è obbligato a pagare l'intera somma richiesta dal fisco italiano.
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Inapplicabilità delle sanzioni tributarie: serve la domanda
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva annullato d'ufficio le sanzioni inflitte a una società per l'attribuzione della rendita catastale di un porto turistico. Il giudice d'appello aveva applicato l'esimente dell'incertezza della norma. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che l'inapplicabilità delle sanzioni tributarie per obiettiva incertezza normativa non può essere dichiarata d'ufficio dal giudice. Spetta infatti esclusivamente al contribuente l'onere di richiedere e dimostrare la presenza di una reale confusione interpretativa della legge sin dal primo atto di ricorso. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio ad altra sezione della Commissione Tributaria Regionale.
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Formulario identificazione rifiuti: buona fede contro sanzione
L'Azienda di trasporti ha impugnato un'ordinanza ingiuntiva della Provincia che imponeva il pagamento di una sanzione di oltre 170.000 euro per violazione delle norme sul trasporto di rifiuti. La violazione consisteva nella mancata indicazione del peso dei rifiuti alla partenza nel formulario identificazione rifiuti. L'Azienda sosteneva la tesi dell'errore scusabile e della buona fede, ritenendo sufficiente l'indicazione del peso a destino. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la normativa impone la doppia misurazione (alla partenza e all'arrivo) per garantire la tracciabilità dei rifiuti. L'omissione non può essere giustificata da un errore interpretativo, gravando sugli operatori professionali un dovere rigoroso di informazione e diligenza.
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Notifica multa residente all’estero: validi i 360 giorni
Un cittadino italiano residente in Germania ha impugnato alcuni verbali per transito non autorizzato in zona a traffico limitato a Pisa, contestando la tardività della notifica avvenuta oltre i novanta giorni. La Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per la notifica multa residente all'estero si applica il termine di trecentosessanta giorni previsto dal Codice della Strada, anche se il veicolo noleggiato aveva targa italiana e i dati del conducente erano già noti. La Corte ha chiarito che tale disparità di trattamento rispetto ai residenti in Italia è pienamente legittima e non discriminatoria, poiché le notifiche internazionali richiedono adempimenti complessi e la collaborazione di autorità straniere. È stata inoltre esclusa l'esimente della forza maggiore per maltempo, data la perfetta visibilità della segnaletica stradale.
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Imposta unica sulle scommesse: sede estera ma tasse in Italia
Un allibratore estero con sede a Malta ha impugnato l'avviso di accertamento relativo all'anno 2011 per il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse, sostenendo l'illegittimità dell'atto per mancata traduzione in inglese e l'incompatibilità del tributo con il diritto dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'imposta unica sulle scommesse è dovuta anche dagli operatori esteri privi di concessione nazionale che operano tramite ricevitorie in Italia. La Corte ha chiarito che non sussiste alcun obbligo di traduzione dell'atto impositivo se il destinatario ha potuto difendersi pienamente, e ha escluso violazioni dei principi di non discriminazione e di capacità contributiva. Di conseguenza, l'allibratore estero è stato condannato al pagamento del tributo e delle spese di giudizio.
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Imposta unica sulle scommesse: bookmaker estero perde col Fisco
Un operatore di scommesse estero e una ricevitoria italiana affiliata hanno impugnato un avviso di accertamento relativo all'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011. I contribuenti sostenevano di essere esenti in quanto l'operatore era straniero senza concessione e la ricevitoria svolgeva solo trasmissione dati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'imposta unica sulle scommesse si applica anche ai bookmaker esteri privi di concessione e, in solido, alle ricevitorie nazionali che ne gestiscono la raccolta sul territorio italiano. La decisione esclude violazioni del diritto dell'Unione Europea.
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Imposta unica sulle scommesse: tasse sì, sanzioni no
Un bookmaker estero operante in Italia tramite ricevitorie locali ha impugnato un avviso di accertamento del duemilanove relativo all'imposta unica sulle scommesse. L'Amministrazione Finanziaria richiedeva il pagamento del tributo e delle sanzioni. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della tassazione anche per gli operatori privi di concessione statale. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso limitatamente alle sanzioni pecuniarie. La Suprema Corte ha riconosciuto che, per l'anno d'imposta duemilanove, esisteva una oggettiva incertezza sull'interpretazione della legge, chiarita solo da una norma successiva del duemiladieci. Di conseguenza, la Corte ha annullato le sanzioni, confermando l'obbligo di pagare solo l'imposta base.
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Diritto di critica politica: cittadini assolti contro i sindaci
Due cittadini erano stati condannati per diffamazione per aver affisso, durante una campagna elettorale, volantini che accusavano gli ex amministratori locali di cattiva gestione e abusi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei cittadini, evidenziando che i giudici di merito non avevano adeguatamente motivato l'esclusione del diritto di critica politica. La sentenza impugnata si era limitata a definire le accuse come un attacco personale, senza verificare la verità dei fatti, l'interesse pubblico e la continenza del linguaggio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la condanna penale senza rinvio poiché il reato è caduto in prescrizione, mentre ha rinviato la questione al giudice civile per ridiscutere il risarcimento dei danni.
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Reato di diffamazione: esposto contro il collega costa caro
Una professionista ha presentato un esposto al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati contro un collega, accusandolo falsamente di scorrettezza e definendolo "villano" per non averla salutata. Condannata nei primi gradi per il reato di diffamazione, la donna ha fatto ricorso in Cassazione invocando il diritto di critica e l'immunità per gli scritti difensivi. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che l'epiteto utilizzato ha una valenza puramente dispregiativa e che l'immunità penale non si applica agli esposti inviati all'ordine professionale, in quanto l'autore della segnalazione non è parte del successivo procedimento disciplinare. La ricorrente è stata condannata anche a rifondere le spese legali alla persona offesa.
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Evasione e recidiva: niente particolare tenuità del fatto
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza d'appello che lo condannava per il reato di evasione, lamentando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere applicata a causa dell'abitualità del comportamento, dimostrata dalla presenza di due recenti precedenti penali per lo stesso reato di evasione. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Favoreggiamento personale: assolto il padre che salva il figlio
Il Padre, per salvare il Figlio da una condanna per guida in stato di ebbrezza dopo un incidente stradale, dichiara falsamente ai Carabinieri di essere stato lui alla guida dell'auto. Accusato di favoreggiamento personale, viene condannato nei primi gradi di giudizio perché si era presentato spontaneamente a rendere le false dichiarazioni. La Corte di Cassazione annulla la condanna senza rinvio. I giudici stabiliscono che la spontaneità della confessione non esclude l'applicazione della causa di non punibilità prevista per chi agisce per salvare un prossimo congiunto da un grave e inevitabile danno alla libertà. Il pericolo per il figlio era concreto e reale, rendendo applicabile l'esimente.
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Abuso del diritto: sanzioni valide anche senza una legge scritta
Un'azienda in fallimento ha detratto l'IVA su un canone di locazione di diciotto anni pagato in un'unica soluzione nel 2004. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione per abuso del diritto, negando la detrazione e applicando le sanzioni. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato le sanzioni, ritenendo che nel 2004 vi fosse un'obiettiva incertezza normativa sull'abuso del diritto, chiarito solo dalla sentenza europea Halifax del 2006. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che l'abuso del diritto è un principio immanente del nostro ordinamento. Di conseguenza, non sussiste alcuna incertezza oggettiva che possa giustificare la cancellazione delle sanzioni. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Deduzione costi black list: l’azienda batte il fisco sulle lenti
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un'azienda produttrice di lenti la deduzione costi black list per l'acquisto di semilavorati da una società con sede a Hong Kong. L'azienda ha dimostrato che il fornitore estero era realmente operativo e che l'operazione rispondeva a un concreto interesse economico, poiché la produzione interna non bastava a soddisfare la domanda e i prezzi esteri erano più convenienti a parità di qualità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del fisco. I giudici hanno confermato che le prove fornite dall'azienda erano sufficienti e che la Cassazione non può rivalutare i fatti già accertati nei gradi precedenti. L'azienda vince definitivamente la causa e il fisco deve pagare le spese legali.
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Deducibilità costi black list: Fisco batte azienda in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'azienda la deducibilità costi black list per oltre venti milioni di euro, relativi ad acquisti da fornitori in paradisi fiscali, oltre all'evasione dell'IVA sulle merci importate. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione all'azienda, ritenendo provata l'attività reale dei fornitori esteri. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici di legittimità hanno stabilito che la sentenza d'appello era nulla per motivazione apparente, non avendo spiegato concretamente perché i fornitori svolgessero un'attività commerciale prevalente. Inoltre, il giudice d'appello è incorso in ultrapetizione per aver annullato anche riprese fiscali non impugnate dall'azienda. La causa è stata rinviata per un nuovo giudizio.
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Imposta unica sulle scommesse: il bookmaker estero deve pagare
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a un Bookmaker Estero un avviso di accertamento per il mancato versamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011. Il Bookmaker Estero operava in Italia tramite una Ricevitoria locale senza concessione statale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società estera, confermando che l'imposta unica sulle scommesse è dovuta anche dai bookmaker stranieri privi di concessione che operano sul territorio nazionale. I giudici hanno chiarito che, a partire dal 2011, la responsabilità solidale tra il bookmaker e il gestore locale è pienamente legittima, poiché le parti potevano regolare contrattualmente la divisione del carico fiscale. Di conseguenza, il Bookmaker Estero perde la causa e deve pagare il tributo preteso dallo Stato italiano.
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Diffamazione su Facebook: la critica politica diventa reato
Un esponente politico ha urlato l'epiteto "ladri" contro i candidati di una lista civica avversaria durante un comizio. Successivamente, ha pubblicato sul proprio profilo social il video dell'evento accompagnato dallo stesso commento offensivo. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di diffamazione su Facebook. I giudici hanno chiarito che, mentre l'insulto verbale pronunciato durante il comizio in presenza dei destinatari costituisce ingiuria (oggi depenalizzata), la successiva pubblicazione online integra la diffamazione aggravata. Il social network è infatti considerato un mezzo di pubblicità idoneo a raggiungere un numero indeterminato di persone. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali, di una sanzione pecuniaria e al risarcimento dei danni in favore delle parti civili.
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Incertezza normativa oggettiva: il Fisco vince sulle sanzioni
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava le sanzioni inflitte a una società cooperativa per omessi versamenti fiscali durante un periodo di emergenza sismica. I giudici di merito avevano accolto le ragioni della contribuente, valorizzando la sua buona fede e la confusione normativa post-terremoto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che non sussisteva alcuna incertezza normativa oggettiva. La norma di riferimento era infatti chiara e richiedeva una semplice verifica geografica della sede. Di conseguenza, l'errore commesso dalla società è stato considerato puramente soggettivo e non scusabile, rendendo legittima l'applicazione delle sanzioni tributarie. Vince l'Agenzia delle Entrate: la società dovrà pagare le sanzioni e le spese di giudizio.
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