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Esimente — Anno 2022

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141 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Esimente

Provvedimenti

Oltraggio a pubblico ufficiale: basta il rischio di essere uditi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per i reati di resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. La difesa contestava la sussistenza del reato e invocava la scriminante della reazione ad atti arbitrari dei pubblici ufficiali. La Suprema Corte ha invece confermato la condanna, ribadendo che per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale è sufficiente la mera possibilità che persone estranee percepiscano l'offesa verbale. I giudici hanno inoltre escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto e della scriminante degli atti arbitrari, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Legittima difesa e armi clandestine: il caso del pastore
Un pastore è stato condannato per detenzione e porto di arma clandestina dopo essere stato trovato in possesso di un fucile privo di matricola nei pressi di un rifugio alpino. L'uomo ha giustificato il porto dell'arma sostenendo la necessità di difendersi dal pericolo di aggressione da parte di un orso selvatico, invocando l'esimente della legittima difesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore. I giudici hanno chiarito che la legittima difesa non può essere applicata a fronte di un rischio futuro e ipotetico. Il porto dell'arma clandestina era infatti iniziato in un momento antecedente rispetto all'effettivo incontro ravvicinato con l'animale, escludendo così l'imminenza del pericolo richiesta dalla legge per giustificare la condotta illecita.
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Omesso versamento IVA: la crisi non salva, la prescrizione sì
Un amministratore di due società commerciali è stato condannato per il reato di omesso versamento IVA relativo all'anno d'imposta 2011. La difesa ha impugnato la sentenza sostenendo l'impossibilità di pagare a causa di una grave crisi di liquidità e invocando la prescrizione del reato, condizionata dalle sospensioni processuali introdotte durante l'emergenza sanitaria da Covid-19. La Corte di Cassazione ha ritenuto infondata la giustificazione della crisi finanziaria, poiché le aziende registravano fatturati milionari e non avevano cercato soluzioni alternative. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso sul calcolo del tempo trascorso. Applicando la sospensione di sessantaquattro giorni prevista dalla normativa emergenziale, il reato si è comunque estinto per prescrizione prima della decisione definitiva. La Cassazione ha quindi annullato la condanna senza rinvio.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la condanna che costa cara
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per i reati di lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato aveva contestato la ricostruzione dei fatti, sostenendo di non aver voluto ostacolare le forze dell'ordine e invocando una particolare esimente. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi del ricorso erano in parte nuovi, poiché mai presentati in appello, e in parte generici, limitandosi a richiedere una inammissibile rivalutazione dei fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reazione ad atti arbitrari: quando protestare diventa reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per condotte illecite contro le forze dell'ordine. La difesa invocava l'esimente della reazione ad atti arbitrari (art. 393-bis c.p.), sostenendo che gli agenti avessero abusato del loro potere durante un controllo. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, rilevando che l'operato degli agenti era del tutto legittimo. Trattandosi di contestazioni basate sulla ricostruzione dei fatti, non proponibili in sede di legittimità, il ricorso è stato rigettato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Questionario fiscale del curatore: l’obbligo che batte il silenzio
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società, poi dichiarata fallita, per omessa risposta a un questionario fiscale sui costi indeducibili. Il Curatore Fallimentare ha prodotto i documenti solo in sede di giudizio. La CTR ha ritenuto utilizzabili i documenti, escludendo l'obbligo del Curatore di rispondere al questionario. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che il Curatore, in quanto detentore delle scritture contabili, ha l'onere di rispondere al questionario fiscale del curatore. La mancata risposta rende i documenti inutilizzabili in giudizio, a meno che non si provi una causa non imputabile. Vince l'Agenzia delle Entrate; la causa torna alla CTR per un nuovo esame.
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Falsa testimonianza: quando mentire costa una condanna definitiva
L'Imputato è stato condannato per il reato di falsa testimonianza. Egli ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione dell'esimente che esclude la punibilità per chi agisce per salvare se stesso o un congiunto da un grave danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i motivi presentati erano generici e ripetitivi, volti unicamente a richiedere una nuova valutazione dei fatti, operazione vietata in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Uccisione di animali: condannato il Sindaco per lo sparo abusivo
Il Sindaco di un piccolo Comune ordina a un tiratore scelto di abbattere un bovino vagante ritenuto pericoloso, senza seguire le procedure ASL. La carne viene poi venduta. L'imputato viene condannato per il reato di uccisione di animali. In Cassazione, la difesa sostiene l'inefficacia della rinuncia alla prescrizione fatta prima del termine e l'esistenza dello stato di necessità. La Suprema Corte rigetta il ricorso: la rinuncia alla prescrizione preventiva è valida se non revocata, e la semplice presenza di animali vaganti non costituisce un pericolo concreto e imminente tale da giustificare l'abbattimento. L'ex Sindaco perde la causa e la condanna a due mesi di reclusione viene confermata.
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Obiettiva incertezza della norma: le sanzioni vanno motivate
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente l'omessa dichiarazione di un maggior reddito derivante dalla partecipazione all'impresa familiare. Mentre l'accertamento delle imposte dovute è diventato definitivo, la controversia ha riguardato le sanzioni per infedele dichiarazione. La Commissione Tributaria Centrale aveva annullato le sanzioni ritenendo applicabile l'esimente dell'obiettiva incertezza della norma. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la decisione precedente era priva di una reale motivazione. I giudici non avevano infatti spiegato in cosa consistesse concretamente tale incertezza. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado per un nuovo esame.
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Sanzioni tributarie: il consulente sbaglia ma paga il cliente
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava le sanzioni tributarie inflitte a un contribuente per la mancata presentazione delle dichiarazioni dei redditi. Il contribuente sosteneva di essersi affidato interamente a un consulente fiscale inadempiente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che per evitare le sanzioni tributarie non basta scaricare la colpa sul professionista. Il contribuente deve dimostrare di aver vigilato sull'operato del consulente (escludendo la culpa in vigilando) e di aver presentato una formale denuncia all'autorità giudiziaria contro l'intermediario inadempiente. Mancando tali prove, la Cassazione ha confermato la legittimità delle sanzioni.
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Condanna per rissa annullata: manca la motivazione della sentenza
Due imputati condannati per rissa e lesioni aggravate ricorrono in Cassazione lamentando che la Corte d'appello abbia confermato la condanna senza rispondere alle loro specifiche difese. Gli imputati sostenevano di essere stati aggrediti e di aver agito per legittima difesa, tesi supportata dalla testimonianza della titolare del bar. La Corte d'appello aveva invece liquidato la questione con una motivazione generica, aderendo acriticamente alla sentenza di primo grado. La Cassazione accoglie il ricorso, evidenziando un grave vizio nella motivazione della sentenza. I giudici di secondo grado non possono limitarsi a una motivazione per relationem se l'appello solleva critiche specifiche e decisive. La sentenza viene quindi annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Incertezza normativa oggettiva: niente sanzioni al contribuente
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la decisione che annullava le sanzioni inflitte a una Società Contribuente per il tardivo versamento dell'imposta di registro su contratti di leasing. La società sosteneva che le continue modifiche legislative introdotte nel 2006 avessero generato una grave confusione sull'applicazione delle tariffe. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del fisco, confermando che la presenza di una incertezza normativa oggettiva esclude l'applicazione delle sanzioni tributarie. I giudici hanno rilevato che la mancata conversione di alcune norme e il ritardo nelle istruzioni ministeriali rendevano impossibile per il contribuente comprendere con certezza i propri obblighi fiscali. Di conseguenza, la società non deve pagare alcuna sanzione.
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Inutilizzabilità dei documenti: fisco battuto ma sanzioni salve
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'uso indebito di un credito d'imposta. Durante la verifica, l'ufficio non aveva formalmente richiesto le fatture con l'avvertimento che la mancata consegna avrebbe comportato l'inutilizzabilità dei documenti in giudizio. La Corte di Cassazione ha chiarito che, senza tale formale avviso, i documenti sono utilizzabili nel processo. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del fisco sulle sanzioni: il ritardo di un anno nella notifica dell'accertamento non giustifica la loro cancellazione, ammessa solo in caso di oggettiva incertezza della legge. La causa torna al giudice d'appello per ricalcolare le sanzioni.
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Responsabilità del commercialista: sanzioni al contribuente
Una società e i suoi soci hanno impugnato gli avvisi di accertamento emessi dall'Agenzia delle Entrate per omessa dichiarazione dei redditi e Iva. La difesa ha invocato l'esimente della responsabilità del commercialista, evidenziando che la società di consulenza incaricata era stata rinviata a giudizio penale per gravi irregolarità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la responsabilità del commercialista non esclude le sanzioni se il contribuente non dimostra di aver vigilato sull'operato del professionista (assenza di culpa in vigilando) e se non ha presentato tempestiva denuncia. Inoltre, l'esimente non si applica mai alle imposte evase.
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Imposta unica sulle scommesse: bookmaker estero perde in Cassazione
L'Agenzia delle Dogane ha richiesto a un bookmaker estero il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011, ritenendolo responsabile in solido con il gestore della ricevitoria italiana (centro trasmissione dati). Il bookmaker ha impugnato l'atto, sostenendo di non essere soggetto al tributo poiché privo di concessione statale e operante all'estero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del bookmaker. I giudici hanno stabilito che l'imposta unica sulle scommesse si applica anche agli operatori esteri senza concessione per le attività svolte in Italia dal 2011 in poi. Da tale anno, infatti, i soggetti coinvolti potevano regolare i propri accordi commerciali per ripartire il carico fiscale, rendendo legittima la solidarietà tributaria tra bookmaker e intermediario locale.
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Estero ma tassato: paga l’imposta unica sulle scommesse
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a un Bookmaker Estero un avviso di accertamento per il mancato versamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011. Il Bookmaker Estero operava in Italia tramite un Centro di Raccolta Scommesse locale senza concessione statale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Bookmaker Estero, confermando che l'imposta unica sulle scommesse si applica anche agli operatori esteri privi di concessione che offrono servizi di gioco sul territorio italiano. La Corte ha chiarito che l'obbligo fiscale grava sia sull'operatore estero che sull'intermediario locale in solido. Inoltre, per l'anno 2011 non si applica l'esimente dell'incertezza normativa, poiché la legge interpretativa del 2010 aveva già chiarito la soggettività passiva di tali soggetti.
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Imposta unica sulle scommesse: bookmaker estero perde la causa
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a un bookmaker estero un avviso di accertamento per il mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011. La società operava in Italia tramite un centro trasmissione dati locale senza concessione statale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del bookmaker estero, confermando che l'imposta è dovuta anche dagli operatori stranieri privi di concessione che raccolgono scommesse sul territorio italiano. I giudici hanno chiarito che l'attività di raccolta scommesse costituisce una prestazione di servizi imponibile in Italia e che l'assenza di una traduzione in inglese dell'atto non ne comporta la nullità se il destinatario ha potuto difendersi pienamente. Di conseguenza, il bookmaker estero perde la causa e deve versare quanto dovuto.
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Opposizione a sanzione amministrativa: no a ricorsi tardivi
Una società ha proposto opposizione a sanzione amministrativa per contestare un verbale di violazione stradale rilevato dal sistema automatico Sirio ves1.0. La società invocava anche l'esimente dell'adempimento del dovere per evitare la multa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il primo motivo, riguardante il sistema di rilevazione, è stato ritenuto inammissibile perché sollevato per la prima volta in Cassazione. Il secondo motivo, relativo all'esimente del dovere, è stato giudicato infondato poiché mancavano i presupposti legali per escludere la responsabilità. Di conseguenza, la società ha perso la causa ed è stata condannata a pagare le spese di giudizio e il doppio del contributo unificato, confermando la validità della sanzione applicata dal Comune.
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Reingresso illegale dello straniero: sposarsi non evita la condanna
Un cittadino straniero, precedentemente espulso, è rientrato in Italia dopo soli sette mesi senza autorizzazione, venendo condannato per il reato di reingresso illegale dello straniero. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il rientro fosse giustificato dal diritto di contrarre matrimonio in Italia (causa di giustificazione dell'esercizio di un diritto) e invocando la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il diritto al matrimonio non giustifica la violazione delle norme sull'espulsione, in quanto non esiste un rapporto di specialità tra le due discipline. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Imposta unica sulle scommesse: tasse dovute ma sanzioni annullate
Un bookmaker estero ha impugnato un avviso di accertamento per il mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2009, contestando la propria soggettività passiva e l'applicazione delle sanzioni. La Corte di Cassazione ha rigettato i motivi riguardanti il pagamento del tributo, confermando che anche gli operatori esteri senza concessione sono tenuti al pagamento dell'imposta unica sulle scommesse. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente alle sanzioni irrogate. I giudici hanno riconosciuto la sussistenza di una obiettiva condizione di incertezza normativa sulla portata della legge prima della riforma del 2010. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato le sanzioni applicate al bookmaker, confermando l'obbligo di pagare solo il tributo.
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