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Dies A Quo — Anno 2025

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465 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Dies A Quo

Provvedimenti

Sanzioni amministrative contributi: il termine decorre
Un'azienda si opponeva a un'ingiunzione di pagamento per sanzioni relative a contributi non versati. La Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che per le violazioni depenalizzate, il termine di 90 giorni per la notifica delle sanzioni amministrative contributi decorre dalla data di entrata in vigore della legge di depenalizzazione, qualora l'ente avesse già tutti i dati per procedere. Il mancato rispetto di tale termine comporta l'estinzione dell'obbligo di pagare la sanzione.
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Decadenza sanzioni INPS: il termine di 90 giorni
La Cassazione ha stabilito che la decadenza sanzioni INPS scatta dopo 90 giorni dall'entrata in vigore della legge di depenalizzazione, se l'ente era già a conoscenza dell'illecito. Il termine per notificare l'omesso versamento di contributi, trasformato in illecito amministrativo, non attende la trasmissione degli atti dalla Procura se questa non è mai avvenuta. La notifica tardiva estingue l'obbligo di pagare le sanzioni.
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Nullità di protezione: da quando la prescrizione?
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, rimette alla pubblica udienza una causa cruciale. Il caso riguarda la decorrenza della prescrizione per la restituzione di somme versate in base a un contratto di investimento nullo. La questione centrale è se, in caso di nullità di protezione, il termine di prescrizione inizi dal singolo pagamento o dall'accertamento giudiziale della nullità. La decisione finale avrà importanti implicazioni per la tutela degli investitori.
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Abuso edilizio: quando un gazebo non è edilizia libera
La Corte di Cassazione ha stabilito che la realizzazione di tre grandi strutture intercomunicanti, per un totale di 280 mq, adibite a bar e cucina in uno stabilimento balneare, costituisce un abuso edilizio e non rientra nell'edilizia libera. La Corte ha chiarito che tali opere, essendo fissate stabilmente al suolo e destinate a un uso durevole, devono essere valutate nel loro complesso e necessitano del permesso di costruire, respingendo il ricorso dell'imputato e confermando la condanna.
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Compensazione spese legali: quando il giudice può decidere
Una professionista vince una causa contro l'ente previdenziale, ma il giudice dispone la compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23914/2025, rigetta il ricorso della professionista, confermando che la compensazione spese legali è legittima in casi di particolare complessità giuridica, presenza di orientamenti giurisprudenziali discordanti e recenti interventi della Corte Costituzionale. La decisione sottolinea il potere discrezionale del giudice nel valutare la sussistenza di gravi ed eccezionali ragioni che giustificano la deroga al principio della soccombenza.
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Consumi presunti: onere della prova del fornitore
Una società fornitrice di energia ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un credito per consumi presunti, derivanti da un allaccio abusivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La motivazione risiede nella mancata prova da parte della società creditrice sia del momento esatto in cui è iniziata la manomissione, sia delle tariffe applicabili, non avendo depositato il contratto di fornitura. La Corte ha ribadito che l'onere di provare l'esatto ammontare del credito spetta al fornitore.
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Revocazione credito fallimentare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di revocazione di un credito ammesso al passivo di un fallimento. Un curatore scopre, dopo l'ammissione, documenti che provano l'avvenuto pagamento del debito da parte di un terzo. La Corte rigetta il ricorso del creditore, stabilendo che il termine per la revocazione decorre non dalla mera conoscenza dell'esistenza dei documenti, ma dal momento in cui se ne comprende appieno la portata decisiva. Viene inoltre confermato che il pagamento estingue il debito, a prescindere da chi lo abbia effettuato, rendendo legittima la revocazione del credito fallimentare.
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Dies a quo interruzione processo: guida alla riassunzione
Una società aveva promosso un'azione revocatoria contro una banca, ma il processo è stato interrotto a causa della liquidazione coatta di quest'ultima. La questione centrale riguardava il 'dies a quo interruzione processo', ovvero il momento da cui far decorrere il termine per la riassunzione. La Corte d'Appello aveva ritenuto la riassunzione tardiva, legando la scadenza alla comunicazione PEC dell'evento interruttivo. La Corte di Cassazione, invece, ha annullato tale decisione, stabilendo che il termine decorre non dalla conoscenza dell'evento, ma dalla data in cui il giudice dichiara formalmente l'interruzione, rendendo così tempestiva la riassunzione effettuata dalla società.
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Spese legali: condanna anche con giudizio estinto
La Corte di Cassazione ha stabilito che i ricorrenti devono pagare le spese legali anche se il loro giudizio si è estinto. Il caso riguardava medici che chiedevano un risarcimento per la tardiva attuazione di direttive UE sulla remunerazione della specializzazione. Poiché il loro ricorso era palesemente infondato, basato su questioni già ampiamente decise dalla giurisprudenza, la Corte ha applicato il principio di soccombenza virtuale, condannandoli al pagamento di metà delle spese processuali.
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Prescrizione buoni postali: quando scade il diritto?
Un istituto finanziario ha impugnato una sentenza che lo obbligava a rimborsare un buono postale del 1996, sostenendo che il diritto fosse estinto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo le regole sulla prescrizione buoni postali. Ha stabilito che il termine di 10 anni decorre dalla scadenza del titolo e che l'emittente non ha obblighi informativi ulteriori rispetto alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. La decisione del tribunale è stata annullata.
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Lavoro carcerario: quando scatta la prescrizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il lavoro carcerario, il rapporto deve considerarsi unitario. Di conseguenza, la prescrizione quinquennale per i crediti retributivi non decorre dalla fine di ogni singola prestazione, ma dalla cessazione definitiva dell'intero rapporto lavorativo. Nel caso di specie, una ex detenuta aveva richiesto l'adeguamento della sua retribuzione per il lavoro svolto tra il 2012 e il 2017. La Corte d'Appello aveva parzialmente accolto la domanda, dichiarando prescritti i crediti più datati. La Cassazione ha annullato tale decisione, affermando che l'azione legale, intrapresa entro cinque anni dalla fine del rapporto nel 2017, era tempestiva per tutti i crediti maturati.
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Cancellazione elenchi agricoli: notifica online vale
Un lavoratore agricolo, cancellato dagli elenchi di categoria, ha contestato la validità della notifica avvenuta tramite pubblicazione online sul sito dell'ente previdenziale. La Corte di Cassazione, riformando la decisione d'appello, ha stabilito che la pubblicazione telematica è una forma di notifica pienamente valida ai sensi della normativa vigente. Di conseguenza, il termine per impugnare la cancellazione decorre da tale pubblicazione. Poiché il lavoratore ha agito in giudizio tardivamente, il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile per intervenuta decadenza, confermando la legittimità della procedura di cancellazione elenchi agricoli adottata dall'ente.
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Credito d’imposta TFR: quando chiedere il rimborso?
Una società edile in concordato preventivo ha chiesto il rimborso di un credito d'imposta TFR, non potendolo compensare. La Cassazione chiarisce che il termine per la richiesta decorre da quando l'INPS interviene per pagare i TFR, cassando la decisione di merito che aveva fissato un termine diverso.
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Responsabilità sindaci banca: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato le sanzioni pecuniarie irrogate dalla Banca d'Italia ai membri del collegio sindacale di un importante istituto di credito per carenze nei controlli e violazioni in materia di rischi finanziari. La sentenza affronta temi cruciali sulla responsabilità sindaci banca, rigettando le tesi difensive basate sulla tardività del procedimento, sulla natura sostanzialmente penale delle sanzioni e sulla scusante dell'occultamento di informazioni da parte dei vertici aziendali. La Corte ha ribadito l'elevato standard di diligenza richiesto ai sindaci, i quali dispongono di ampi poteri ispettivi e non possono invocare una mera responsabilità da posizione.
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Prescrizione art. 1669 c.c.: no all’azione ex 2043
Una proprietaria agiva contro il direttore dei lavori per gravi difetti di costruzione. La domanda è stata respinta per prescrizione art. 1669 c.c. La Cassazione ha confermato che, se la fattispecie rientra nella norma speciale (art. 1669 c.c.), non è possibile "ripiegare" sull'azione generale di risarcimento (art. 2043 c.c.) una volta che la prima sia prescritta. La specialità della norma prevale.
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Inammissibilità del ricorso: motivi e conseguenze
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per truffa aggravata. La Corte ha ritenuto il ricorso privo di specificità e manifestamente infondato, confermando la valutazione della Corte d'Appello sulla tempestività della querela e sulla sussistenza dell'aggravante del danno patrimoniale di rilevante entità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione risoluzione contratto: da quando decorre?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14019/2025, chiarisce un punto fondamentale sulla prescrizione della risoluzione del contratto di investimento. Dei risparmiatori avevano acquistato obbligazioni estere ad alto rischio, ma la banca intermediaria non aveva adempiuto ai propri obblighi informativi. La Suprema Corte ha stabilito che il termine di prescrizione decennale per l'azione di risoluzione decorre dal momento dell'esecuzione dell'ordine di acquisto, ovvero dal momento dell'inadempimento, e non dalla successiva data di default dei titoli. Questa pronuncia distingue nettamente l'azione di risoluzione da quella di risarcimento del danno, per la quale la prescrizione decorre dalla percezione del pregiudizio.
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Notifica difensore di fiducia: ecco quando è valida
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, stabilendo che la notifica di deposito della sentenza è legittima se effettuata al difensore di fiducia, anche qualora quest'ultimo sia stato temporaneamente sostituito da un difensore d'ufficio durante una fase processuale. La sostituzione momentanea non interrompe il rapporto fiduciario, pertanto il legale originariamente nominato rimane il destinatario corretto per le comunicazioni, rendendo tardivo l'appello basato su una presunta notifica errata.
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Frazionamento del credito: quando è legittimo?
Un dirigente ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per retribuzioni non pagate. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, considerandola un 'frazionamento del credito' abusivo a causa di una precedente azione legale. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che se il credito è stato quantificato solo da una delibera successiva alla prima causa, la richiesta non può essere considerata abusiva perché il diritto non era pienamente esigibile in precedenza. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Licenziamento per falsa timbratura: Cassazione conferma
Una dipendente pubblica è stata licenziata per aver falsificato le presenze scambiando il badge con una collega. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per falsa timbratura, respingendo le difese della lavoratrice. La Corte ha chiarito che il termine per avviare l'azione disciplinare decorre solo dalla piena conoscenza dei fatti da parte dell'ufficio competente. Inoltre, ha stabilito che l'archiviazione del procedimento penale per particolare tenuità del fatto non impedisce il licenziamento, data l'autonomia tra i due giudizi e la gravità della lesione del vincolo fiduciario.
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