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Dies A Quo — Anno 2025

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465 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Dies A Quo

Provvedimenti

Termine ricusazione giudice: quando decorre?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, stabilendo un principio chiaro sul termine ricusazione giudice. La Corte ha ribadito che il termine di tre giorni per presentare l'istanza decorre dal momento in cui la parte viene a conoscenza della causa di incompatibilità, e non dalla data in cui il giudice rigetta un eventuale invito ad astenersi. Pertanto, l'istanza presentata oltre tale termine iniziale è considerata tardiva.
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Rimborso sisma 1990: la Cassazione conferma il diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando il diritto di un lavoratore dipendente a ottenere il rimborso Irpef per gli anni 1990-1992. Il caso riguarda le agevolazioni fiscali per le vittime del terremoto in Sicilia del 1990. La Corte ha stabilito che il diritto al rimborso sisma 1990 spetta al lavoratore (sostituito) e non al datore di lavoro (sostituto d'imposta), e che la domanda, presentata nel 2008, era tempestiva in quanto il termine di decadenza decorreva dal 1° marzo 2008, come stabilito da una specifica norma di interpretazione autentica.
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Prescrizione della pena: la Cassazione sul dies a quo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16629/2025, ha stabilito che in caso di revoca della sospensione condizionale della pena per inadempimento di obblighi (come i lavori di pubblica utilità), la prescrizione della pena inizia a decorrere non dal momento dell'inadempimento, ma dalla data in cui il provvedimento di revoca diventa definitivo. La Corte ha chiarito che tale provvedimento ha natura costitutiva, in quanto richiede una valutazione del giudice, a differenza della revoca per la commissione di un nuovo reato, che ha natura meramente dichiarativa.
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Rimborso imposte su somme restituite: la Cassazione
Un contribuente ha richiesto il rimborso delle imposte versate su somme pensionistiche che ha dovuto poi restituire. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto al rimborso sorge immediatamente quando viene accertato l'obbligo di restituzione, senza dover attendere l'effettivo pagamento rateale del debito all'ente erogatore. La Corte ha accolto il ricorso, affermando che condizionare il rimborso all'effettiva restituzione è illegittimo e che il contribuente ha piena facoltà di scegliere la via del rimborso diretto.
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Termine contestazione disciplinare: da quando decorre?
Una dirigente medico ottiene l'annullamento di una sanzione disciplinare perché ritenuta tardiva. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, chiarendo un punto cruciale: il termine per la contestazione disciplinare a carico dell'Ufficio per i Procedimenti Disciplinari (UPD) decorre non dalla prima notizia del fatto, ma dal momento in cui l'UPD riceve formalmente gli atti dal dirigente della struttura. La Corte ha ritenuto tempestiva l'azione dell'UPD, avviata lo stesso giorno della ricezione degli atti.
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Periodo sospetto: la data della domanda, non il decreto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12148/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di azione revocatoria fallimentare. In caso di consecuzione tra concordato preventivo e fallimento, il 'periodo sospetto' per la revoca degli atti pregiudizievoli ai creditori decorre dalla data di deposito della domanda di concordato e non dalla data del successivo decreto di ammissione. La Suprema Corte ha cassato la decisione della Corte d'Appello, che aveva erroneamente posticipato l'inizio del periodo di osservazione, accogliendo la tesi del curatore fallimentare e riaffermando il principio della 'consecuzione delle procedure' per tutelare la par condicio creditorum sin dal primo momento di emersione della crisi.
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Riesame sequestro preventivo: quando impugnare?
La Corte di Cassazione ha rigettato un ricorso, stabilendo un principio fondamentale sul riesame del sequestro preventivo: l'impugnazione è ammissibile solo dopo l'effettiva esecuzione del provvedimento. Nel caso specifico, una società aveva impugnato il blocco di un conto corrente prima che la polizia giudiziaria avesse formalizzato il sequestro, rendendo il ricorso prematuro e quindi inammissibile. La Corte ha chiarito che il termine di dieci giorni per l'impugnazione decorre dalla data di esecuzione o dalla successiva conoscenza di essa da parte dell'interessato.
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Prescrizione indebito retributivo: la Cassazione
Un ente previdenziale ha tentato di recuperare somme indebitamente versate a un dipendente a titolo di assegno ad personam dopo oltre dieci anni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la prescrizione del diritto. La decisione sottolinea che l'interpretazione degli accordi è di competenza dei giudici di merito e che la prescrizione dell'indebito retributivo decorre da quando il diritto può essere esercitato, non da quando l'ente decide di agire.
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Prescrizione lavoro carcerario: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione del diritto alla retribuzione per il lavoro carcerario decorre dalla cessazione dell'intero rapporto di lavoro, considerato unitario anche se svolto in diverse carceri. La Corte ha accolto il ricorso di un detenuto, condannando il Ministero della Giustizia al pagamento delle differenze retributive, ritenendo infondata l'eccezione di prescrizione basata sui singoli periodi lavorativi.
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Opposizione stato passivo: onere della prova del giudice
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12516/2025, ha stabilito un principio cruciale in materia di opposizione allo stato passivo. Un creditore si era visto dichiarare inammissibile l'opposizione per mancata prova della sua tempestività. La Suprema Corte ha ribaltato la decisione, affermando che la verifica della tempestività del ricorso è un dovere d'ufficio del giudice, il quale deve consultare il fascicolo fallimentare per accertare le date rilevanti, senza addossare l'intero onere della prova sul creditore che ha allegato i fatti a sostegno della propria tempestività.
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Incarichi extra dipendenti pubblici: l’ok del capo
Una docente accetta un incarico retribuito come presidente di una fondazione senza chiedere l'autorizzazione al proprio dirigente scolastico. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione disciplinare e l'obbligo di restituire i compensi, stabilendo che per gli incarichi extra dipendenti pubblici è sempre necessaria l'autorizzazione esplicita dell'amministrazione di diretta appartenenza (la scuola), anche se un'altra entità pubblica ha conferito l'incarico.
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Usucapione servitù di veduta: la prova decisiva
In un caso di violazione delle distanze legali, una parte ha invocato l'usucapione della servitù di veduta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava l'usucapione per mancanza di una prova certa sulla data di inizio del possesso ventennale. L'ordinanza ribadisce che la valutazione delle testimonianze spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere oggetto di un nuovo esame in sede di legittimità.
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Termine sanzioni Garante: perentorio o ordinatorio?
Una società di gestione parcheggi, sanzionata dall'Autorità Garante per la Privacy per aver operato come responsabile del trattamento dati senza nomina formale, ha ottenuto l'annullamento della multa in tribunale per tardività della contestazione. L'Autorità ha fatto ricorso in Cassazione. La questione centrale riguarda la natura (perentoria o ordinatoria) e la data di decorrenza (dies a quo) del termine di 120 giorni previsto per avviare il procedimento sanzionatorio. Ritenendo la questione di elevata importanza giuridica, la Corte di Cassazione ha rinviato il caso a una pubblica udienza per una decisione di principio, senza ancora risolvere il merito della controversia.
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Illecito disciplinare avvocato: la prescrizione
Un avvocato veniva sanzionato con la sospensione per 18 mesi per gravi violazioni deontologiche, tra cui la mancata restituzione di fondi ai clienti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione: per un illecito disciplinare avvocato di natura permanente, il termine di prescrizione non decorre dal momento del fatto, ma dalla data della decisione del Consiglio di disciplina di primo grado, che 'cristallizza' la condotta illecita continuata nel tempo.
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Licenziamento disciplinare: i termini per agire
La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sul licenziamento disciplinare dei dipendenti pubblici. Ha stabilito che solo i termini per l'avvio e la conclusione del procedimento da parte dell'Ufficio competente sono perentori. Un ritardo da parte di un dirigente nel segnalare i fatti non è di per sé sufficiente ad annullare il licenziamento, a meno che non si dimostri che tale ritardo abbia concretamente leso il diritto di difesa del lavoratore. Il caso riguardava un dipendente licenziato per uso improprio di una carta carburante aziendale.
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Borsa di studio specializzanda: quando va restituita?
Una dottoressa non completa il percorso di specializzazione medica e l'ente erogatore le chiede la restituzione della borsa di studio. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di restituzione della borsa di studio specializzanda è legato unicamente al mancato svolgimento dell'attività lavorativa post-specializzazione, non al mancato conseguimento del titolo stesso. Pertanto, se la specializzazione non viene ottenuta, l'obbligo di restituzione non sorge, in base alla normativa applicabile all'epoca dei fatti.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per la mancata remunerazione durante la specializzazione. L'ordinanza conferma che la prescrizione decennale del diritto decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della L. 370/99, e non da successive sentenze chiarificatrici. L'incertezza giurisprudenziale non sospende il termine. I ricorrenti sono stati condannati anche per lite temeraria, data la consolidata giurisprudenza in materia.
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Responsabilità del produttore: il caso protesi difettose
Un paziente ha citato in giudizio il produttore di protesi d'anca rivelatesi difettose. I tribunali di primo e secondo grado avevano respinto la richiesta di risarcimento, applicando il termine di decadenza decennale previsto dal Codice del Consumo, decorrente dalla data di immissione in commercio del prodotto. La Corte di Cassazione, pur confermando la correttezza dell'applicazione del termine di decadenza per la specifica azione di responsabilità del produttore, ha cassato la sentenza con rinvio. La Corte ha ritenuto che i giudici di merito abbiano errato nel non valutare la sussistenza di una responsabilità extracontrattuale (ex art. 2043 c.c.) in capo all'azienda, sorta dal momento in cui questa è venuta a conoscenza della difettosità dei suoi prodotti (a seguito di richiami dal mercato) e ha omesso di informare i pazienti già impiantati, violando così un obbligo di protezione e aggravando il danno.
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Decadenza sanzioni amministrative: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ente previdenziale, confermando la decadenza del suo potere sanzionatorio. La vicenda riguarda sanzioni amministrative per omesso versamento di contributi, a seguito di depenalizzazione. La Corte ha stabilito che, in caso di mancata trasmissione degli atti da parte dell'autorità giudiziaria, il termine di 90 giorni per la contestazione decorre dall'entrata in vigore della legge di depenalizzazione, se l'ente possiede già le informazioni per procedere. Questa decisione rafforza i principi di certezza del diritto e tutela del diritto di difesa del cittadino.
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Decadenza sanzioni INPS: i termini per la notifica
La Corte di Cassazione ha confermato la decadenza del potere sanzionatorio dell'INPS per la tardiva notifica di violazioni relative a contributi previdenziali omessi. La sentenza chiarisce che il termine di 90 giorni per la notifica, previsto dalla normativa sulla depenalizzazione (D.Lgs. 8/2016), è un termine perentorio. L'ente impositore ha l'onere di provare di aver agito entro tale scadenza. La decisione si fonda sulla necessità di garantire la certezza del diritto e il diritto di difesa del cittadino, principi costituzionalmente tutelati.
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