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Controricorso — Anno 2023

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991 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Controricorso

Provvedimenti

Patrocinio a spese dello Stato: nuova istanza in appello
La Corte di Cassazione ha chiarito che il patrocinio a spese dello Stato non opera automaticamente per i gradi successivi se la parte è rimasta soccombente in primo grado. Nel caso esaminato, un cittadino aveva impugnato il diniego della liquidazione dei compensi per il grado di appello, sostenendo che la sua posizione di appellante incidentale condizionato non richiedesse una nuova istanza. Gli Ermellini hanno invece ribadito che, ai sensi dell'art. 120 del d.P.R. n. 115/2002, la soccombenza determina la perdita di efficacia dell'ammissione originaria. Pertanto, per ogni nuovo grado di giudizio, è indispensabile presentare una nuova istanza di ammissione affinché il giudice possa verificare la persistenza dei requisiti reddituali e la non manifesta infondatezza delle pretese.
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Definizione agevolata: guida alla chiusura delle liti
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione contro un contribuente per il recupero di imposte IRPEF e IRAP. Durante la pendenza del giudizio, il contribuente ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi del D.L. 119/2018, documentando regolarmente la procedura. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la trattazione della causa entro i termini stabiliti, la Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. La decisione conferma che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che non sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato, essendo la causa di estinzione sopravvenuta alla presentazione del ricorso.
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Compenso professionale: validità incarichi P.A.
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un ente pubblico che contestava il pagamento di un compenso professionale a un avvocato, eccependo la nullità del contratto per mancanza di un preventivo impegno di spesa. Nonostante l'eccezione dell'ente, basata sulla violazione delle norme contabili degli enti locali, la Corte ha richiamato il principio secondo cui le spese legali non richiedono una determinazione preventiva rigida, essendo coperte dai capitoli di bilancio generali. Il giudizio si è concluso con la dichiarazione di estinzione a seguito della rinuncia al ricorso da parte dell'ente.
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Patrocinio a spese dello Stato: decorrenza compensi
Un avvocato ha presentato ricorso in Cassazione contro il diniego della liquidazione dei compensi per l'attività svolta in regime di patrocinio a spese dello Stato. Il tribunale aveva escluso il pagamento per le fasi iniziali, ritenendole antecedenti alla domanda di ammissione, e per la fase decisoria a causa di un deposito tardivo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che gli effetti dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato decorrono dalla presentazione dell'istanza e che il professionista ha diritto al compenso per l'attività effettivamente prestata, indipendentemente dai tempi burocratici di accoglimento della domanda.
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Definizione agevolata: stop al giudizio in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza favorevole a una società commerciale riguardante la deducibilità di perdite su crediti ai fini IRES. Durante il giudizio di legittimità, la società ha presentato istanza per avvalersi della definizione agevolata prevista dalla Legge 130/2022. La Corte di Cassazione, preso atto della volontà della parte di chiudere la lite pendente, ha disposto la sospensione del giudizio e il rinvio della causa a nuovo ruolo, permettendo così il perfezionamento della procedura amministrativa di definizione.
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Sospensione del processo tributario: guida pratica
Una società di costruzioni ha impugnato avvisi di accertamento relativi a operazioni oggettivamente inesistenti e indebite detrazioni IVA. Dopo i primi due gradi di giudizio, la controversia è approdata in Cassazione. Nelle more del giudizio, la contribuente ha richiesto la sospensione del processo tributario invocando la tregua fiscale prevista dalla Legge di Bilancio 2023. La Suprema Corte ha accolto l'istanza, disponendo il rinvio a nuovo ruolo per consentire la definizione agevolata della lite.
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Azione revocatoria e limiti alla tutela del socio
Una socia di una società immobiliare ha impugnato la vendita dell'unico bene sociale, sostenendo che il prezzo irrisorio danneggiasse il valore della sua quota di liquidazione. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso, stabilendo che l'azione revocatoria non può essere utilizzata per contestare atti di gestione societaria non condivisi. La tutela del socio, in questi casi, deve passare attraverso le azioni di responsabilità verso gli amministratori e non tramite la conservazione della garanzia patrimoniale prevista per i creditori.
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Inammissibilità ricorso: chiarezza dei fatti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità ricorso presentato dagli eredi di un debitore in una complessa vicenda di esecuzione immobiliare. La decisione scaturisce dalla violazione dell'art. 366 c.p.c., poiché l'atto non offriva una chiara e sintetica esposizione dei fatti di causa. In particolare, i ricorrenti non avevano specificato i motivi dell'opposizione di terzo né le difese svolte nel primo grado di giudizio, rendendo l'esposizione oscura e lacunosa. Tale carenza narrativa impedisce alla Suprema Corte di comprendere la vicenda giuridica e di esercitare il controllo di legittimità richiesto.
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Sospensione feriale: calcolo termini e ricorso tardivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato oltre i termini legali, focalizzando l'attenzione sul calcolo della sospensione feriale. Nonostante il giudizio fosse iniziato nel 2005, la Corte ha ribadito che la riduzione del periodo di sospensione (limitato al solo mese di agosto) si applica immediatamente a tutti i termini pendenti dal 2015, in virtù del principio tempus regit actum. Il ricorrente, avendo notificato l'atto oltre un anno e trentuno giorni dalla pubblicazione della sentenza d'appello, è incorso nella decadenza del diritto di impugnazione.
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Compenso professionale: i rischi del ricorso generico
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una committente al pagamento del compenso professionale in favore di un architetto per attività di progettazione e direzione lavori. La ricorrente sosteneva che la domanda relativa alla vigilanza del cantiere fosse stata abbandonata e che il professionista non avesse fornito prova del corretto adempimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di specificità, sottolineando che la parte non ha prodotto i documenti necessari a dimostrare l'abbandono della pretesa né ha provato di aver sollevato tempestivamente l'eccezione di inadempimento nei precedenti gradi di giudizio.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio fiscale
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento relativo a maggiori redditi imponibili. Dopo l'esito negativo nei primi due gradi di giudizio, la causa è giunta in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, il contribuente ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi del D.L. 119/2018, provvedendo al versamento degli importi dovuti. Poiché l'Agenzia delle Entrate non ha sollevato obiezioni, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di lite.
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Rimborso IVA: la rinuncia estingue il giudizio
Una contribuente aveva richiesto il rimborso IVA per imposte versate negli anni 1990-1992, invocando le agevolazioni previste per le zone colpite da eventi sismici. Dopo una vittoria in appello, l'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, la contribuente ha depositato una rinuncia al controricorso, riconoscendo l'esistenza di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato che nega il diritto al rimborso IVA in tali circostanze. La Suprema Corte ha interpretato tale atto come una rinuncia all'azione stessa, dichiarando la cessazione della materia del contendere e disponendo la compensazione delle spese tra le parti.
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Accertamento analitico induttivo: ricalcolo del tributo
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di capitali a ristretta base partecipativa l'omessa contabilizzazione di ricavi, derivanti da una differente stima dello sfrido per umidità nei minerali lavorati. Tale contestazione ha generato un avviso di accertamento verso il socio per il maggior reddito da partecipazione. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato integralmente l'atto, ritenendo inattendibile il calcolo dell'Ufficio rispetto alla consulenza tecnica di parte. La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza, ribadendo che nell'accertamento analitico induttivo il giudice non può limitarsi ad annullare l'atto se lo ritiene parzialmente infondato, ma deve procedere a una rideterminazione del tributo dovuto, trattandosi di un giudizio di impugnazione-merito.
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Accertamento analitico-induttivo: i poteri del giudice
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento basato su un accertamento analitico-induttivo nei confronti di una società e, per trasparenza, del suo socio. La contestazione riguardava maggiori ricavi derivanti dalla lavorazione di minerali, calcolati stimando lo sfrido di umidità. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto ritenendo inattendibili i calcoli dell'Ufficio rispetto a una perizia di parte. La Cassazione ha cassato la sentenza, ricordando che il giudice tributario non può limitarsi ad annullare l'atto se lo ritiene parzialmente infondato, ma deve rideterminare nel merito la corretta pretesa tributaria.
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Intermediario finanziario: responsabilità e controlli
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da alcuni professionisti operanti come intermediario finanziario in merito alla responsabilità per l'erogazione di prestiti basati su documenti falsi. La controversia nasce dalla richiesta di risarcimento di un istituto di credito verso una società di mediazione, la quale ha chiamato in causa i propri collaboratori esterni. La Corte d'Appello aveva accertato che i collaboratori, in quanto iscritti agli elenchi professionali e soggetti alla disciplina del Testo Unico Bancario, avrebbero dovuto verificare l'autenticità dei documenti oltre la semplice apparenza formale. La Suprema Corte ha rilevato che il ricorso non ha contestato in modo specifico la qualifica professionale attribuita ai ricorrenti, rendendo l'impugnazione carente dei requisiti necessari.
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Definizione agevolata: errori da evitare in Cassazione
Una contribuente ha impugnato un accertamento basato sulla ricostruzione induttiva dei ricavi. Durante il giudizio di Cassazione, è stata richiesta l'estinzione del processo per definizione agevolata. Tuttavia, la documentazione prodotta presentava incongruenze nei riferimenti agli atti impositivi. La Suprema Corte ha quindi disposto un rinvio, ordinando il deposito dei documenti corretti per verificare se la lite possa effettivamente considerarsi estinta.
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Sospensione del giudizio tributario: le novità
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IRPEF emesso nei suoi confronti in qualità di legale rappresentante di una società cessata. Dopo il rigetto nei primi due gradi di merito, il caso è giunto dinanzi alla Suprema Corte. Il ricorrente ha presentato istanza di **sospensione del giudizio** invocando la definizione agevolata delle liti tributarie prevista dalla Legge 130/2022. La Corte di Cassazione, preso atto della richiesta, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per permettere il perfezionamento della procedura di definizione della pendenza fiscale.
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Sentenza non definitiva: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da alcuni enti pubblici contro una società di gestione aeroportuale. La controversia riguardava il rigetto di un'eccezione di prescrizione in sede di appello. La Suprema Corte ha chiarito che una sentenza non definitiva che decide solo su questioni preliminari, come la prescrizione, senza concludere il giudizio, non è immediatamente impugnabile. Tale decisione si basa sulla corretta interpretazione dell'articolo 360 c.p.c., che mira a evitare la frammentazione del processo.
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Avviso di accertamento: validità fatture in copia
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento emesso nei confronti del legale rappresentante di un'associazione sportiva cessata. L'atto impositivo traeva origine da fatture emesse e non contabilizzate, scoperte tramite indagini finanziarie. La Suprema Corte ha chiarito che, in presenza di una dichiarazione dei redditi omessa, l'Amministrazione Finanziaria può fondare la propria pretesa su presunzioni semplici e su copie di documenti, anche se contestate, qualora il contribuente non fornisca prova contraria specifica sulla non riferibilità delle operazioni. Il ricorso è stato rigettato poiché i motivi presentati non hanno scalfito la solidità del ragionamento logico-giuridico espresso nei gradi di merito.
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Raccomandata informativa: obbligo notifiche a familiari
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un contribuente contro l'Agenzia delle Entrate, stabilendo che la notifica di un avviso di accertamento consegnato a un familiare convivente richiede necessariamente l'invio della raccomandata informativa. Senza tale adempimento, previsto dall'Art. 60 del D.P.R. 600/73, la notifica è nulla, rendendo illegittimo il successivo pignoramento. La decisione sottolinea l'importanza della tutela del destinatario affinché riceva effettiva notizia dell'atto impositivo, garantendo il diritto di difesa costituzionalmente protetto, specialmente quando l'atto non viene consegnato direttamente nelle mani del contribuente ma di un terzo.
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