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Controricorrente — Anno 2024

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5107 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Controricorrente

Provvedimenti

Estinzione del giudizio per definizione agevolata
Una società di trasporti, in lite con l'Agenzia delle Dogane per un credito d'imposta su accise, ha visto il proprio ricorso in Cassazione risolversi con una declaratoria di estinzione del giudizio. Aderendo alla definizione agevolata prevista dalla Legge n. 197/2022 e pagando l'importo dovuto, la società ha ottenuto la chiusura definitiva del contenzioso, come confermato dalla Corte.
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Contratti art. 90 TUEL: no al limite di 36 mesi
La Corte di Cassazione ha stabilito che il limite massimo di durata di 36 mesi per i contratti a tempo determinato non si applica agli incarichi di staff negli enti locali, disciplinati dall'art. 90 del TUEL. La Suprema Corte ha chiarito che la natura fiduciaria di tali rapporti e il loro stretto legame con il mandato politico dell'organo di governo giustificano una durata superiore, in linea con una legge di interpretazione autentica sopravvenuta. Di conseguenza, è stato annullato il risarcimento del danno precedentemente riconosciuto a una dipendente comunale per superamento del suddetto termine.
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Contratti art 90 TUEL: la durata supera i 36 mesi
Una dipendente di un Comune, assunta con un contratto di staff ai sensi dell'art. 90 TUEL, ha citato in giudizio l'ente per aver superato la durata massima di 36 mesi prevista per i contratti a termine. Dopo due sentenze favorevoli alla lavoratrice, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che per i contratti art 90 TUEL, caratterizzati da un forte legame fiduciario con l'organo politico, non si applica il limite generale dei 36 mesi. La loro durata è legittimamente ancorata a quella del mandato politico, rappresentando una disciplina speciale che deroga alle norme comuni sui contratti a tempo determinato. La Corte ha basato la sua decisione sulla natura 'intuitus personae' di tali incarichi e su una successiva legge di interpretazione autentica.
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Revocatoria fallimentare: la prova non è nei libri
Una società in liquidazione ricorre in Cassazione contro una sentenza che, in accoglimento di una revocatoria fallimentare, l'aveva condannata a restituire somme ricevute da un'altra società poi fallita. La ricorrente sosteneva l'inutilizzabilità delle scritture contabili della società fallita come prova. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che la decisione dei giudici di merito non si basava sulle scritture contabili (il cui uso sarebbe stato effettivamente errato), ma su altre prove decisive, come le ammissioni fatte dalla stessa ricorrente in primo grado e gli accertamenti di un diverso giudizio. Viene quindi confermata la condanna alla restituzione delle somme.
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Rinuncia al ricorso: quando si estingue il processo
Un lavoratore aveva impugnato in Cassazione una sentenza sfavorevole relativa a una ritenuta d'imposta. Prima dell'udienza, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, a seguito del quale il lavoratore ha presentato una formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte, vista l'accettazione della controparte, ha dichiarato l'estinzione del processo, senza pronunciarsi sulle spese legali, conformemente a quanto previsto dal codice di procedura civile.
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Clausola d’oro: stop all’adeguamento dal 1998
La Corte di Cassazione ha stabilito un importante principio in materia di pensioni, specificando il limite temporale di applicazione della cosiddetta 'clausola d'oro'. In un caso che vedeva contrapposti un ente previdenziale e l'erede di un pensionato, la Corte ha chiarito che questo meccanismo di adeguamento pensionistico, basato sulle retribuzioni del personale in servizio, ha cessato di avere effetto il 31 dicembre 1997. La decisione corregge una sentenza di grado inferiore che aveva erroneamente esteso il calcolo degli arretrati fino al 2010, riaffermando la supremazia della legge n. 449/1997 che ha unificato i sistemi di rivalutazione delle pensioni.
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Domanda assegno sociale: la data che conta è decisiva
Una cittadina, dopo un primo rigetto della sua richiesta per l'assegno sociale, presenta anni dopo una nuova domanda che viene accolta. Tenta di ottenere la retrodatazione del beneficio al momento in cui erano maturati i requisiti, ma la Cassazione rigetta il ricorso. Si stabilisce che, in seguito a un diniego, è necessaria una nuova domanda assegno sociale e il diritto decorre da quel momento, non potendo essere retroattivo. La Corte sottolinea anche l'importanza della doppia ratio decidendi nelle impugnazioni.
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Termine impugnazione previdenza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un pensionato contro l'INPS per la tardiva presentazione. L'ordinanza sottolinea che il termine di impugnazione in materia di previdenza è di sei mesi e non è soggetto alla sospensione feriale estiva, rendendo il rispetto delle scadenze procedurali un fattore decisivo.
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Licenziamento dirigente: quando la giusta causa regge
La Cassazione conferma il licenziamento dirigente per giusta causa, basato su gravi carenze nella gestione del credito e dei controlli interni. Ritenuta legittima la tempistica della contestazione disciplinare, data la complessità degli accertamenti. Respinte le accuse di ritorsione.
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Esenzione IMU abitazione principale: la prova decisiva
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente che richiedeva l'esenzione IMU abitazione principale per un immobile. Nonostante la residenza anagrafica, non è stata fornita prova sufficiente della dimora abituale, che i giudici hanno ritenuto essere in un altro appartamento nello stesso stabile, con i genitori. La decisione sottolinea che la prova della dimora effettiva prevale sulla residenza formale.
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Tassazione per enunciazione e alternatività IVA
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22997/2024, ha stabilito che un mutuo fruttifero, anche se solo menzionato in un altro atto, non sconta l'imposta di registro proporzionale. A causa della sua rilevanza ai fini IVA (anche se esente), si applica il principio di alternatività e l'imposta di registro è dovuta solo in misura fissa. La Corte ha così parzialmente accolto il ricorso di una società contro l'Agenzia delle Entrate, annullando parte della pretesa fiscale derivante dalla tassazione per enunciazione.
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Rinuncia al ricorso: quando si estingue il processo
La Corte di Cassazione dichiara estinto un processo tributario a seguito della rinuncia al ricorso da parte di un Comune. La decisione sottolinea che, in caso di rinuncia al ricorso, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale misura è prevista solo per rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto un procedimento tributario a seguito dell'adesione del contribuente alla definizione agevolata. La società, dopo aver impugnato un avviso di accertamento per maggiori imposte, ha saldato il debito tramite la "rottamazione ter" e rinunciato al ricorso. La Corte ha stabilito che, in questi casi, il giudizio si estingue per cessazione della materia del contendere, le spese legali restano a carico di chi le ha anticipate e non è dovuto il doppio contributo unificato.
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Inquadramento superiore: la qualifica non basta
Un agente di polizia municipale ha richiesto l'inquadramento superiore alla categoria D, basandosi sulla qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che nel pubblico impiego la riclassificazione non è automatica. È necessario un contratto individuale stipulato all'esito di una procedura selettiva, non essendo sufficiente né la sola qualifica né lo svolgimento non provato di mansioni superiori.
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Compenso straordinario medici: la nuova sentenza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ente ospedaliero, confermando il diritto di alcuni medici al compenso straordinario per i turni di guardia. La sentenza stabilisce un principio chiave sul calcolo delle ore: per coprire un eventuale debito orario mensile, devono essere utilizzate prima le ore eccedenti di lavoro ordinario e solo successivamente quelle dei turni di guardia. Questo metodo protegge la specifica retribuzione prevista per le guardie, impedendo che venga assorbita nell'orario di lavoro standard.
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Indennità di trasferta: onere della prova del datore
La Corte di Cassazione ha stabilito che spetta al datore di lavoro, e non all'ente previdenziale, l'onere di provare la sussistenza dei requisiti per l'esenzione contributiva sull'indennità di trasferta. Se non sono soddisfatte le condizioni per il regime speciale dei trasfertisti, si deve verificare l'applicabilità del regime generale di esenzione parziale, la cui prova è sempre a carico dell'azienda. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per non aver seguito questo principio.
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Massimale pensionabile spettacolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la validità del massimale pensionabile spettacolo per il calcolo della "quota B" delle pensioni dei lavoratori del settore. Con l'ordinanza in esame, ha annullato una decisione di merito che riteneva superato tale limite, ribadendo che la norma non è stata abrogata e resta un elemento coessenziale del sistema previdenziale specifico per questa categoria professionale. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Onere della prova indennità di trasferta: chi prova?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22923/2024, ha stabilito un principio fondamentale sull'onere della prova per l'indennità di trasferta. In un caso tra l'ente previdenziale e una società cooperativa, la Corte ha chiarito che, una volta che l'ente dimostra l'erogazione di somme al lavoratore, spetta al datore di lavoro provare la sussistenza delle condizioni per l'esenzione contributiva. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva posto l'onere a carico dell'ente, è stata annullata con rinvio.
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Lavoro effettivo e NASpI: le ferie valgono? Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22922/2024, ha stabilito che i periodi di ferie retribuite devono essere considerati come "lavoro effettivo" ai fini del requisito delle 30 giornate necessarie per accedere all'indennità di disoccupazione NASpI. La Corte ha rigettato il ricorso di un istituto previdenziale, che sosteneva un'interpretazione letterale della norma, affermando un principio di interpretazione sistematica e costituzionalmente orientata, che valorizza le ferie come parte integrante e vitale del rapporto di lavoro.
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Massimale pensionabile spettacolo: la Cassazione conferma
Un pensionato del settore spettacolo aveva ottenuto il ricalcolo della pensione senza il limite sulla retribuzione giornaliera. La Cassazione ha ribaltato la decisione, confermando la piena validità del massimale pensionabile spettacolo. Secondo la Corte, tale limite non è stato abrogato e si inserisce in un sistema normativo complessivamente favorevole per questa categoria di lavoratori.
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