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Controricorrente — Anno 2023

864 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Controricorrente

Provvedimenti

Principio di autosufficienza del ricorso: stop ad atti generici
Un'azienda di ristorazione ha impugnato tre avvisi di pagamento per l'occupazione abusiva di suolo pubblico emessi da un Comune. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile l'opposizione perché proposta con un rito speciale non applicabile ai corrispettivi civilistici. L'azienda ha fatto ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile. I giudici hanno applicato il principio di autosufficienza del ricorso, poiché la ricorrente non ha trascritto né riassunto il contenuto dell'atto originario, impedendo di verificare i vizi denunciati. Di conseguenza, l'azienda ha perso la causa ed è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Correzione errore materiale: la Cassazione rettifica la svista
Il Lavoratore ha richiesto la correzione errore materiale di una precedente ordinanza della Corte di Cassazione che aveva dichiarato inammissibile il suo ricorso contro l'Azienda. La Suprema Corte, riscontrando l'effettiva presenza di una svista materiale nel testo del provvedimento precedente, ha accolto la richiesta disponendo la correzione della decisione originaria senza alterarne la sostanza decisoria. L'Azienda ha partecipato al procedimento come controricorrente. La decisione finale ripristina la corretta formulazione del testo originario.
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Licenziamento collettivo: no ai tagli automatici per fine appalto
Un'azienda ha avviato una procedura di licenziamento collettivo a seguito della perdita di due appalti per l'assistenza agli anziani. L'Azienda ha licenziato direttamente i dipendenti impiegati in quel servizio, ritenendo che non fosse necessario confrontarli con gli altri lavoratori dell'impresa. Il Lavoratore ha impugnato il provvedimento. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento. I giudici hanno chiarito che, anche in caso di chiusura di un singolo appalto, la scelta dei dipendenti da licenziare non può limitarsi automaticamente a quel settore. Il datore di lavoro deve comparare tutti i lavoratori con professionalità equivalente nell'intero complesso aziendale, a meno che non dimostri l'assoluta infungibilità delle mansioni o non indichi motivi specifici nella comunicazione iniziale ai sindacati.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: lite sospesa
L'Agenzia delle Dogane ha impugnato la decisione che escludeva dal valore in dogana delle merci importate il valore dei servizi resi dalla casa madre tedesca alla filiale italiana. Durante il giudizio in Cassazione, la società contribuente ha richiesto la definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi della Legge di Bilancio 2023. La Suprema Corte, riscontrata la regolarità dell'istanza, ha disposto la sospensione del processo per consentire il perfezionamento della sanatoria fiscale, rinviando la causa a nuovo ruolo.
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Termine per impugnare: lo Stato vince sul risarcimento acqua
Un cittadino ha chiesto il risarcimento dei danni allo Stato per la presenza di arsenico oltre i limiti nell'acqua potabile. Il Giudice di pace ha accolto la domanda, ma il Tribunale ha ribaltato la decisione accogliendo l'appello dello Stato. Il cittadino ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'appello dello Stato fosse tardivo. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il termine per impugnare decorre dalla data di effettiva pubblicazione della sentenza (quando viene resa conoscibile al pubblico) e non dalla data di redazione o di un deposito parziale precedente. Di conseguenza, l'appello dello Stato era tempestivo e il cittadino ha perso definitivamente la causa, venendo condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Mobilità volontaria nel pubblico impiego: no al demansionamento
Una lavoratrice, impiegata presso un Comune, è passata all'Agenzia delle Dogane tramite mobilità volontaria nel pubblico impiego. L'amministrazione di destinazione le ha assegnato un inquadramento inferiore (Area II, fascia F3) rispetto a quello spettante in base alla sua posizione di provenienza (Area C, posizione C2). La Corte d'Appello ha riconosciuto il diritto della dipendente all'inquadramento nella fascia F4, ritenendo applicabili per analogia le tabelle di equiparazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando che il passaggio diretto configura una cessione del contratto di lavoro. Questo meccanismo garantisce la conservazione dell'anzianità, della qualifica e del trattamento economico, impedendo dequalificazioni professionali. Vince la lavoratrice.
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Rinuncia al ricorso: il Consorzio cede e il lavoratore vince
Un ente pubblico economico ha impugnato la sentenza d'appello che riconosceva a un lavoratore un rapporto a tempo indeterminato e un risarcimento danni per la nullità del termine apposto ai contratti. Nel corso del giudizio di Cassazione, l'ente ha presentato formale rinuncia al ricorso, accettata dal lavoratore. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Grazie alla rinuncia al ricorso, il processo si chiude senza condanna alle spese e senza il raddoppio del contributo unificato, confermando di fatto la vittoria del lavoratore ottenuta nei gradi precedenti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo estingue la lite
Un cittadino ha proposto un regolamento di giurisdizione dinanzi alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione contro una società per azioni, in relazione a una causa pendente davanti al Tribunale. Successivamente, lo stesso cittadino ha deciso di presentare una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La società per azioni ha accettato tale rinuncia. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia, stabilendo che non vi fosse luogo a provvedere sulle spese del processo. La controversia si è così conclusa senza una decisione sul merito della giurisdizione.
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Risarcimento danni medici specializzandi: lo Stato deve pagare
Un medico ha frequentato la scuola di specializzazione in medicina interna tra il 1981 e il 1986 senza ricevere l'adeguata remunerazione prevista dalle direttive europee. Lo Stato italiano non aveva infatti recepito tempestivamente tali norme. La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha impugnato la decisione d'appello favorevole al medico, sostenendo che l'iscrizione fosse avvenuta prima della scadenza del termine di recepimento della direttiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dello Stato. I giudici hanno confermato il diritto al risarcimento danni medici specializzandi anche per chi si è iscritto prima del 1982, limitatamente al periodo successivo al 1° gennaio 1983 (scadenza del termine di recepimento) e fino al termine del corso.
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Prescrizione dei crediti di lavoro: vittoria per il dipendente
Il Lavoratore ha ottenuto il riconoscimento dell'intero periodo di apprendistato ai fini degli scatti di anzianità, con la condanna dell'Azienda al pagamento delle differenze retributive. L'Azienda ha impugnato la decisione in Cassazione, eccependo la prescrizione dei crediti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la prescrizione dei crediti di lavoro non decorre durante il rapporto di lavoro se questo non è assistito da un regime di stabilità reale, come ridefinito dalla Riforma Fornero. Di conseguenza, il termine prescrizionale inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto di lavoro, rendendo tempestive le richieste del dipendente. L'Azienda è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’azienda perde e paga
L'Azienda ha impugnato la sentenza d'appello che riconosceva a tre dipendenti il diritto di calcolare il periodo di apprendistato ai fini degli aumenti di anzianità. Successivamente, l'Azienda ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. Uno dei lavoratori ha accettato la rinuncia, mentre per gli altri l'accettazione non era necessaria per produrre effetti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo, confermando che la rinuncia determina il passaggio in giudicato della sentenza precedente. L'Azienda è stata condannata a pagare le spese legali in favore del lavoratore costituito, ma è stata esonerata dal pagamento del raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione non equivale al rigetto del ricorso.
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Licenziamento collettivo: appalto perso ma la reintegra è salva
Un'azienda di servizi ha intimato un licenziamento collettivo a seguito della perdita di due appalti comunali per l'assistenza agli anziani, licenziando direttamente tutti i dipendenti addetti a quel servizio. Una lavoratrice ha impugnato il provvedimento. La Corte d'Appello ha annullato il licenziamento ordinando la reintegrazione, decisione ora confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno chiarito che il datore di lavoro non può limitare la scelta dei lavoratori da licenziare ai soli addetti del servizio cessato, senza prima confrontare la loro professionalità con quella degli altri dipendenti dell'azienda (fungibilità). Per restringere la platea dei licenziabili, l'azienda avrebbe dovuto motivare dettagliatamente tale scelta fin dall'avvio della procedura, dimostrando l'infungibilità dei profili. Il ricorso dell'azienda è stato quindi rigettato.
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Definizione agevolata delle controversie fiscali: stop al Fisco
Una società riceveva una cartella di pagamento dall'Agenzia delle Entrate per l'anno d'imposta 2011, relativa a crediti d'imposta per investimenti ambientali in impianti fotovoltaici. Dopo l'appello favorevole alla contribuente, l'Amministrazione proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società presentava istanza di sospensione del processo per avvalersi della definizione agevolata delle controversie fiscali, ai sensi della Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione, verificata la sussistenza dei presupposti di legge, ha accolto la richiesta, disponendo la sospensione del giudizio e il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della sanatoria.
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Cessazione della materia del contendere: stop alla lite fiscale
Un pensionato ha chiesto il rimborso della maggiore IRPEF trattenuta dall'Inps sulla sua pensione integrativa. L'Agenzia delle Entrate si è opposta, ricorrendo in Cassazione. Durante il giudizio, il contribuente ha rinunciato formalmente alla pretesa di rimborso e l'Amministrazione finanziaria ha accettato tale rinuncia, rinunciando a sua volta al ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, disponendo l'estinzione del giudizio e la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo che estingue la lite
Nel caso in esame, Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro una sentenza d'appello. Successivamente, lo stesso Ricorrente ha deciso di presentare formale rinuncia al ricorso per cassazione, notificandola ai Controricorrenti. Questi ultimi hanno accettato espressamente la rinuncia. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Poiché l'accordo tra le parti era totale e la rinuncia è stata accettata, la Corte non ha dovuto decidere sulle spese di giudizio, che sono rimaste compensate di fatto. La decisione segna la fine del contenzioso senza alcuna condanna economica per le parti coinvolte.
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Cessazione della materia del contendere: stop al rimborso IRPEF
Un pensionato italiano trasferitosi in Bulgaria chiedeva il rimborso dell'IRPEF trattenuta sulla propria pensione, invocando la convenzione contro le doppie imposizioni. L'Agenzia delle Entrate rifiutava il rimborso. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, il caso giungeva in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il contribuente depositava una memoria rinunciando formalmente alla domanda di rimborso, a seguito dell'emanazione di un nuovo documento di prassi da parte dell'amministrazione finanziaria. La Suprema Corte ha preso atto di questa rinuncia, che fa venire meno l'interesse a proseguire la causa. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato la cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop alle liti
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che riduceva le sanzioni a carico di una società farmaceutica per l'omessa indicazione di costi legati a operazioni con paesi black list. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha richiesto la sospensione del processo per avvalersi della definizione agevolata delle controversie tributarie, prevista dalla Legge di Bilancio 2023, dimostrando di aver già pagato quanto dovuto. La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza, disponendo la sospensione del processo e il rinvio della causa a nuovo ruolo oltre il termine di legge per consentire il perfezionamento della procedura di sanatoria.
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Definizione agevolata liti tributarie: stop alla causa
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento per debiti IVA richiesti dall'autorità fiscale tedesca. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio sulla giurisdizione, l'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente ha chiesto di avvalersi della definizione agevolata liti tributarie ai sensi della Legge n. 197/2022, domandando la sospensione del processo. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo, concedendo all'Agenzia delle Entrate un termine di sessanta giorni per presentare le proprie osservazioni in merito alla richiesta di sanatoria del contribuente.
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Spese legali dimenticate: sì alla correzione errore materiale
L'Azienda ha richiesto la correzione errore materiale di una precedente ordinanza della Corte di Cassazione. In quel provvedimento, il giudice aveva respinto il ricorso del Lavoratore, condannandolo a pagare le spese di lite, ma aveva omesso di indicare la cifra esatta dei compensi nel dispositivo, lasciando uno spazio vuoto dopo la parola "euro". La Suprema Corte ha accolto la richiesta dell'Azienda, confermando che l'omessa quantificazione delle spese, a fronte di una chiara volontà di condanna espressa nella motivazione, va risolta tramite la procedura di correzione. Di conseguenza, i giudici hanno integrato l'ordinanza inserendo l'importo di 4.000,00 euro per i compensi difensivi.
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Rinvio a nuovo ruolo per trattative: stop alla lite da 95mila euro
Una società aeroportuale ha impugnato la sentenza che la condannava a pagare oltre novantacinquemila euro a una società di spedizioni. Prima dell'udienza in Cassazione, le parti hanno richiesto congiuntamente un rinvio poiché sono in corso trattative per risolvere amichevolmente la lite. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta disponendo il rinvio a nuovo ruolo per trattative, permettendo così il raggiungimento di un accordo transattivo.
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