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Controricorrente — Anno 2023

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864 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Controricorrente

Provvedimenti

Fisco contro assicurazione: la definizione agevolata chiude la lite
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione di secondo grado favorevole a una compagnia assicurativa in merito a contestazioni su IRES, IRAP e IVA per l'anno 2011. Durante la pendenza del giudizio davanti alla Corte di Cassazione, la società contribuente ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023, provvedendo al versamento degli importi previsti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate. La definizione agevolata ha così risolto definitivamente la controversia fiscale tra le parti.
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Dispositivi di Protezione Individuale: l’azienda paga il lavaggio
Un manutentore ha chiesto il risarcimento dei danni perché l'azienda non lavava i suoi abiti da lavoro, tra cui giubbotti ad alta visibilità, pantaloni e guanti. La Corte di Cassazione ha confermato che questi indumenti sono Dispositivi di Protezione Individuale. Di conseguenza, il datore di lavoro ha l'obbligo di provvedere al loro lavaggio per garantirne l'efficienza e tutelare la salute del dipendente. L'azienda ha perso il ricorso ed è stata condannata a pagare le spese legali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite col Fisco
I Contribuenti, eredi di un professionista associato a uno studio legale, hanno impugnato una sentenza tributaria davanti alla Corte di Cassazione contro l'Agenzia delle Entrate. Successivamente, i Contribuenti hanno depositato un formale atto di rinuncia, sottoscritto personalmente. La Suprema Corte ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, il giudizio si è concluso senza una decisione sul merito della controversia tributaria. La Corte ha stabilito la compensazione delle spese di giudizio tra le parti, stabilendo che ognuna sosterrà i propri costi legali. La rinuncia al ricorso per cassazione ha così determinato la fine definitiva della lite.
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Rimborso IRAP avvocati: la Cassazione riapre il caso sul diniego
Un Avvocato ha richiesto il rimborso IRAP sostenendo di aver operato senza una struttura organizzativa complessa. L'Agenzia delle Entrate ha respinto la richiesta e la Commissione Tributaria Regionale ha confermato il rifiuto. Il Professionista ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, con un'ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio della causa per approfondire la questione dell'autonoma organizzazione, specialmente alla luce dell'evoluzione normativa che ha progressivamente escluso i professionisti persone fisiche dall'imposta. Il focus rimane sulla verifica dei presupposti per il rimborso IRAP avvocati in assenza di dipendenti qualificati o beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile.
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Lavaggio dei DPI: la Cassazione condanna l’azienda
Un operatore della manutenzione ha chiesto il risarcimento dei danni per il mancato lavaggio dei DPI da parte del datore di lavoro. Gli indumenti includevano gilet ad alta visibilità, giubbotto impermeabile, pantaloni invernali e guanti. L'azienda sosteneva che si trattasse di semplici abiti da lavoro per evitare l'usura dei vestiti civili, escludendo l'obbligo di manutenzione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando che qualsiasi indumento che offra anche una minima barriera protettiva costituisce un dispositivo di protezione. Di conseguenza, il lavaggio dei DPI spetta interamente al datore di lavoro per garantire l'igiene e l'efficienza degli stessi. L'azienda è stata condannata a risarcire il dipendente e a pagare le spese legali.
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Definizione agevolata: stop al fisco su auto e barche
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento sintetico nei confronti di una contribuente, presumendo un reddito superiore per l'anno 2007 basato su elementi indicativi di alta capacità contributiva, come il possesso di sei auto di grossa cilindrata, quattro case con mutuo, una barca a vela e collaboratori domestici. Dopo l'annullamento dell'atto nei primi due gradi di giudizio, l'amministrazione finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del Decreto Legge n. 119/2018. Poiché l'ufficio non ha opposto diniego e non è stata presentata istanza di trattazione nei termini, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: stop alla lite IMU tra società e Comune
Una società ha impugnato un avviso di rettifica IMU emesso dal Comune per l'anno 2015. Dopo i primi due gradi di giudizio, la causa è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società ha presentato istanza di sospensione per avvalersi della definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023, a cui il Comune ha aderito con apposita delibera. La Corte di Cassazione, preso atto della richiesta e dell'adesione dell'ente locale, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire la verifica del perfezionamento della sanatoria.
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IMU: la definizione agevolata sospende lo scontro in Cassazione
Una Società ha impugnato un avviso di accertamento IMU emesso da un Comune per oltre duecentosettantamila euro. Dopo una parziale riduzione dell'importo nei gradi di merito, la Società ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la Società ha chiesto la sospensione del processo per usufruire della definizione agevolata delle controversie tributarie, prevista dalla Legge di Bilancio 2023. Il Comune ha aderito a tale procedura con un'apposita delibera. La Corte di Cassazione ha preso atto della richiesta e ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa. Questo provvedimento permette alle parti di verificare il perfezionamento della sanatoria, che potrebbe estinguere definitivamente il contenzioso senza necessità di una decisione sul merito della pretesa fiscale originaria.
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Compensi professionali: la Cassazione ferma il giudizio
Un Professionista ha richiesto il pagamento dei propri compensi professionali alla Pubblica Amministrazione. Dopo la decisione sfavorevole della Corte d'Appello, il Professionista ha proposto ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità, esaminando i motivi del ricorso, hanno ritenuto indispensabile analizzare i documenti contenuti nel fascicolo d'ufficio del secondo grado di giudizio. Per questo motivo, la Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria con cui ha disposto l'acquisizione del fascicolo d'ufficio d'appello e ha rinviato la causa a nuovo ruolo, sospendendo temporaneamente la decisione finale.
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Rinvio per trattative transattive: stop alla causa in Cassazione
Nel corso di un giudizio davanti alla Corte di Cassazione tra un'azienda pubblica e una società privata, quest'ultima ha richiesto il rinvio dell'udienza a causa di trattative in corso per raggiungere un accordo amichevole. L'azienda pubblica ha espresso il proprio consenso. La Suprema Corte, rilevando l'accordo tra le parti, ha disposto il rinvio per trattative transattive della causa a nuovo ruolo, consentendo ai contendenti di definire privatamente la controversia ed evitare la prosecuzione del giudizio.
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Notifica dell’adunanza camerale omessa: il Fisco deve attendere
L'Amministrazione Doganale ha applicato sanzioni a una società a seguito del recupero di dazi doganali per l'importazione di merci dalla Thailandia, dopo l'annullamento dei certificati di origine. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione alla società. L'Amministrazione Doganale ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che la data dell'udienza non è stata comunicata alla società resistente. Per garantire il diritto di difesa, la Corte ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa, ordinando una nuova notifica dell'adunanza camerale per consentire il regolare svolgimento del processo.
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Permessi Legge 104 part-time: nessun taglio per l’orario ridotto
Una lavoratrice con contratto di part-time orizzontale ha contestato la decisione del datore di lavoro di ridurre proporzionalmente le ore dei suoi permessi Legge 104 part-time per l'assistenza a un familiare disabile. L'azienda aveva concesso solo nove ore e mezza mensili anziché i tre giorni interi previsti dalla legge. La Corte d'Appello ha accolto la domanda della dipendente, riconoscendo il suo diritto a fruire dei permessi per intero. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello, rigettando il ricorso della società e stabilendo che nel part-time orizzontale non si applica il riproporzionamento dei permessi poiché l'attività lavorativa è comunque distribuita su tutti i giorni della settimana.
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Rinuncia al ricorso: il dipendente rinuncia a 195mila euro
Un lavoratore ha chiesto la condanna di un'azienda sanitaria pubblica al pagamento di oltre 195.000 euro per differenze retributive legate al suo inquadramento come dirigente. Dopo il rigetto della domanda nei primi due gradi di giudizio, il lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, il ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso. L'azienda sanitaria ha accettato la rinuncia, concordando anche sulla compensazione delle spese di lite. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, senza alcuna pronuncia sulle spese di causa.
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Indennità di equiparazione: dipendente vince contro l’Università
Una dipendente universitaria, con la qualifica di collaboratore tecnico presso una clinica convenzionata, ha richiesto il pagamento dell'indennità di equiparazione per allineare il suo stipendio a quello del personale sanitario ospedaliero. L'Università si era opposta, sostenendo che la lavoratrice non avesse dimostrato la parità di mansioni e che non possedesse la laurea. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Università, confermando il diritto della lavoratrice. I giudici hanno stabilito che, per l'indennità di base, contano la qualifica formale e le tabelle ministeriali, senza che sia necessario dimostrare in concreto lo svolgimento di mansioni dirigenziali o il possesso del titolo di studio, elementi richiesti solo per specifiche indennità aggiuntive. L'Università è stata condannata a pagare le spese legali.
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Inquadramento professionale OSS: la cooperativa si arrende
Alcuni Operatori Socio Sanitari hanno richiesto l'inquadramento professionale OSS nel livello superiore C2 del contratto collettivo, avendo svolto mansioni complesse come la disinfezione e la cura delle piaghe in collaborazione con gli infermieri. La Corte d'Appello ha accolto la domanda dei lavoratori, condannando la cooperativa datrice di lavoro a pagare le differenze retributive. La cooperativa ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, la cooperativa ha depositato una formale rinuncia al ricorso, accettata dai lavoratori. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando di fatto la vittoria dei lavoratori che mantengono il diritto al livello superiore e alle relative differenze di stipendio.
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Astensione del giudice: la Cassazione rinvia la causa con la banca
Nel corso di un giudizio di Cassazione tra un cittadino e un istituto di credito, uno dei consiglieri del collegio ha rilevato di aver già trattato i medesimi fatti in un precedente procedimento. Per garantire l'imparzialità del giudizio, il magistrato ha manifestato l'intenzione di presentare istanza di astensione del giudice. La Suprema Corte, preso atto della dichiarazione, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire la regolare costituzione di un nuovo collegio giudicante privo di potenziali conflitti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il debitore paga le spese
Un debitore e sua moglie avevano costituito un fondo patrimoniale per proteggere i propri beni. Alcuni istituti bancari creditori hanno promosso con successo un'azione revocatoria per rendere inefficace tale vincolo. Il debitore ha impugnato la decisione sfavorevole dinanzi alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, il ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. Poiché le banche resistenti non hanno formalmente accettato la rinuncia, la Suprema Corte ha dovuto dichiarare l'estinzione del giudizio e liquidare le spese. In applicazione delle norme processuali, la Corte ha condannato il debitore rinunciante al pagamento delle spese di giudizio in favore delle controparti, confermando che chi rinuncia deve farsi carico dei costi legali sostenuti dai resistenti.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: l’accordo spegne la lite
A seguito di un tragico incidente stradale che ha causato la morte di un uomo, la Corte d'Appello ha condannato il Conducente e il Co-responsabile a risarcire i Familiari della Vittima. Il Conducente ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la decisione. Tuttavia, prima che la Suprema Corte si pronunciasse, il Conducente ha presentato formale rinuncia al ricorso per Cassazione, accettata dai Familiari della Vittima. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti. La rinuncia ha così posto fine alla vicenda giudiziaria, confermando l'accordo transattivo tra le parti e determinando la chiusura del processo senza una nuova decisione sul merito del risarcimento.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie ferma i dazi
L'Agenzia delle Dogane ha richiesto il recupero di dazi antidumping a una Società Importatrice e al suo Rappresentante, ritenendo che alcuni elementi di fissaggio in acciaio dichiarati come filippini provenissero in realtà da Taiwan. Dopo che i giudici di merito hanno annullato gli accertamenti per carenza di prove, l'Agenzia ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, le società hanno richiesto la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie prevista dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza, disponendo la sospensione del giudizio e il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della sanatoria.
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Trattenuta TFR dipendenti pubblici: stop ai tagli per i precari
Un dipendente pubblico, assunto con contratto a tempo determinato prima del 2001, ha contestato la legittimità della trattenuta del 2,50% applicata mensilmente sulla sua retribuzione a titolo di TFR. La Corte d'Appello ha dichiarato illegittima tale decurtazione, ordinando al Ministero dell'Istruzione la restituzione delle somme. Il Ministero ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo la legittimità della trattenuta per evitare disparità con i dipendenti a tempo indeterminato. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che ai lavoratori a tempo determinato si applica la disciplina privatistica del TFR senza alcuna riduzione dello stipendio. Di conseguenza, la trattenuta TFR dipendenti pubblici a tempo determinato è illegittima e il Ministero deve rimborsare il lavoratore.
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