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Controricorrente — Anno 2023

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864 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Controricorrente

Provvedimenti

Definizione agevolata: il fisco perde la causa che si estingue
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una farmacista la valutazione del magazzino, emettendo un avviso di accertamento. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, l'amministrazione ha proposto ricorso in Cassazione. Nel frattempo, la contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata per le cartelle esattoriali collegate all'accertamento, provvedendo al pagamento integrale di tutte le rate previste. La Corte di Cassazione ha rilevato che il pagamento integrale estingue il debito tributario originario. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio per legge, con la perdita di efficacia della sentenza d'appello precedentemente impugnata e la compensazione delle spese di lite.
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Definizione agevolata: contribuenti vincono contro il fisco
L'Agenzia delle Entrate ha notificato ad alcuni contribuenti avvisi di accertamento per presunti redditi diversi derivanti da un'operazione immobiliare. I contribuenti hanno vinto nei primi due gradi di giudizio. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione promosso dal fisco, i contribuenti hanno presentato domanda di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023, pagando la prima rata pari al 5% del valore della controversia. La Corte di Cassazione ha preso atto del regolare deposito della domanda e del pagamento, dichiarando l'estinzione del giudizio. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Incremento retributivo ex dipendenti: no a somme retroattive
Un ex dipendente, cessato dal servizio a fine 2011, ha richiesto l'applicazione di un aumento del 2,09% previsto dal nuovo contratto collettivo firmato nel 2012, con decorrenza retroattiva dal 2010. L'azienda ha rifiutato, applicando la clausola contrattuale che esclude i lavoratori già cessati dai benefici del nuovo accordo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando che l'incremento retributivo ex dipendenti non spetta a chi ha già concluso il rapporto di lavoro prima della firma del contratto, a meno di specifiche deroghe. I giudici hanno chiarito che la rivalutazione prevista aveva natura di aumento salariale e non di mero recupero dell'inflazione, confermando la piena validità della clausola di esclusione.
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Contratto a progetto: lavoro extra smentito dai patti scritti
Il Lavoratore ha collaborato per anni con L'Azienda tramite diversi contratti con la formula del contratto a progetto. Successivamente, ha richiesto il pagamento di differenze retributive per presunte giornate lavorative aggiuntive rispetto a quelle pattuite. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, ritenendo il compenso proporzionato al lavoro svolto e non provate le prestazioni extra. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del collaboratore. I giudici hanno stabilito che l'interpretazione del contratto spetta al giudice di merito e che non vi erano prove di accordi per giornate lavorative ulteriori. Il Lavoratore perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali.
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Rimborso imposte sisma 1990: Fisco batte impresa da un milione
Una società di costruzioni colpita dal terremoto del 1990 in Sicilia ha richiesto il rimborso imposte sisma 1990 pari al 90% delle imposte versate nel triennio 1990-1992. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, ma i giudici di merito lo hanno parzialmente concesso. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso del Fisco. La Corte ha stabilito che le agevolazioni fiscali per le imprese costituiscono aiuti di Stato incompatibili con il mercato europeo, a meno che non rispettino i limiti del regime "de minimis" (pari a 200.000 euro in tre anni). Poiché la società chiedeva oltre un milione di euro, il rimborso è stato definitivamente negato e l'impresa è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Lavare i dispositivi di protezione individuale spetta al datore
Un tecnico della manutenzione ha chiesto il risarcimento dei danni per il mancato lavaggio dei propri indumenti da lavoro da parte del datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato che tali indumenti costituiscono dispositivi di protezione individuale, poiché creano una barriera protettiva contro i rischi per la salute e la sicurezza del dipendente. Di conseguenza, l'azienda ha l'obbligo di provvedere al loro lavaggio e alla loro manutenzione per garantirne l'efficienza e l'igiene. La Suprema Corte ha quindi respinto il ricorso del datore di lavoro, confermando il diritto del lavoratore al risarcimento delle spese sostenute.
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Sospensione del giudizio tributario: stop tra Fisco ed Energia
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha disposto la sospensione del giudizio tributario e il rinvio a nuovo ruolo della causa che vede contrapposte l'Amministrazione Finanziaria e una società operante nel settore energetico. Il provvedimento temporaneo arresta il processo in attesa della definizione di una questione pregiudiziale indispensabile per la decisione finale. Questa scelta evita il rischio di pronunce contrastanti e garantisce l'uniformità nell'applicazione del diritto. La decisione finale sulla controversia fiscale viene così posticipata, congelando la situazione processuale tra le parti fino alla risoluzione del nodo giuridico principale.
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Estinzione del giudizio tributario: il Fisco rinuncia alla lite
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione contro un contribuente. Nel corso del giudizio, è emersa la necessità di dichiarare l'estinzione del giudizio tributario. La Suprema Corte, preso atto della rinuncia o della definizione della controversia, ha dichiarato estinto il processo. Questa decisione comporta la chiusura definitiva della lite senza che i giudici entrino nel merito della pretesa fiscale originaria, con la conseguente cessazione della materia del contendere e la regolazione delle spese di lite secondo le norme vigenti.
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Vendita multiproprietà: stop in Cassazione per errore telematico
Nel corso di un giudizio riguardante una vendita multiproprietà tra una società turistica e un acquirente, quest'ultimo ha nominato un nuovo avvocato. A causa di un problema tecnico, il nome del nuovo difensore non è stato inserito nel sistema informatico della Corte di Cassazione. Per garantire il pieno diritto di difesa e la regolarità del processo, la Corte ha deciso di non discutere la causa e ha disposto il rinvio a nuovo ruolo, rimandando la decisione a una successiva udienza.
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Patto di non concorrenza: incassa il compenso ma viola l’accordo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un agente commerciale per la violazione del patto di non concorrenza. L'Azienda mandante aveva contestato lo svolgimento di attività concorrenziali sia durante il rapporto di agenzia sia nel periodo successivo. La Corte d'Appello aveva ordinato all'agente la restituzione delle somme percepite a titolo di corrispettivo per il patto di non concorrenza (pari al 5% delle provvigioni). La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'agente, stabilendo che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, confermando così la vittoria dell'Azienda.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sul mutuo
Una società proprietaria di immobili gravati da ipoteca ha impugnato per revocazione una precedente decisione della Cassazione riguardante la validità di un contratto di mutuo. Successivamente, la stessa società ha deciso di presentare formale rinuncia al ricorso per cassazione. La controparte ha accettato la rinuncia firmando l'atto di assenso. La Corte di Cassazione, preso atto dell'accordo tra le parti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha disposto la compensazione delle spese di lite. Di conseguenza, la controversia si chiude definitivamente senza ulteriori aggravi economici per le parti.
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Definizione agevolata delle liti tributarie: vince il Comune
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che escludeva l'applicazione dell'IVA sul trasferimento gratuito delle infrastrutture idriche dal Comune al gestore del servizio. Durante il giudizio di Cassazione, il Comune ha richiesto la definizione agevolata delle liti tributarie ai sensi della legge numero 130 del 2022, presentando la documentazione del pagamento effettuato. Poiché è decorso il termine di legge senza obiezioni o richieste di trattazione da parte dell'amministrazione finanziaria, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la controversia fiscale si chiude definitivamente senza una decisione sul merito della tassazione IVA, lasciando le spese di giudizio a carico di chi le ha anticipate.
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Mancato preavviso per pensione: l’Ente perde e deve restituire i soldi
Un dipendente di un ente pubblico comunica la cessazione del rapporto per accedere alla pensione. L'ente interpreta la comunicazione come dimissioni volontarie e trattiene dal TFR l'indennità di mancato preavviso. La Corte di Cassazione dà ragione al lavoratore, stabilendo un principio fondamentale: nel pubblico impiego, il raggiungimento dei limiti di età per la pensione causa la risoluzione automatica del contratto. La comunicazione del dipendente è una semplice presa d'atto, non una dimissione che richiede preavviso. Di conseguenza, la trattenuta è illegittima e l'ente deve restituire la somma.
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Rinuncia al ricorso: il caso si chiude ma la condanna alle spese resta
Un cittadino aveva avviato un ricorso in Cassazione contro un'azienda per una complessa vicenda legata a una divisione ereditaria e diritti immobiliari. Successivamente, ha deciso di ritirare la propria azione legale. L'azienda, pur non opponendosi alla chiusura del caso, ha chiesto il rimborso delle spese legali sostenute per difendersi. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiaro: la rinuncia chiude il processo, ma non cancella i costi. Poiché l'azienda non ha accettato di accollarsi le proprie spese, la Corte ha emesso una condanna alle spese per rinuncia al ricorso a carico del cittadino che si era ritirato. Chi rinuncia, quindi, deve pagare i costi della controparte se questa non vi rinuncia a sua volta.
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Rinuncia al ricorso: lavoratori perdono la causa sull’anzianità
Tre lavoratori avevano chiesto il riconoscimento del periodo di formazione ai fini dell'anzianità di servizio. L'Azienda si era opposta, sostenendo che il diritto fosse ormai prescritto. La Corte d'Appello aveva dato ragione all'Azienda. I lavoratori hanno quindi presentato ricorso in Cassazione, ma successivamente hanno cambiato idea, presentando una formale rinuncia al ricorso. L'Azienda ha accettato la rinuncia. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato il processo estinto, senza entrare nel merito della questione. La decisione della Corte d'Appello è così diventata definitiva, sancendo la sconfitta dei lavoratori.
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Definizione Agevolata IMU: la Cassazione sospende il processo
Una contribuente, sanzionata da un Comune per l'omessa dichiarazione IMU, aveva portato il caso fino alla Corte di Cassazione. Durante il giudizio, ha chiesto la sospensione del processo per definizione agevolata, sfruttando una nuova legge. La Corte, applicando la normativa, ha accolto la richiesta. Non ha deciso chi avesse ragione sulla tassa, ma ha fermato il processo per consentire alla contribuente di completare la procedura di accordo con il Fisco. L'esito finale della causa dipenderà dal buon fine della definizione agevolata.
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Transazione Tributaria Firmata, ma la Cassazione Sospende Tutto
Un ex dirigente e l'Agenzia delle Entrate avevano raggiunto una transazione tributaria per chiudere una controversia su un rimborso IRPEF. Il Contribuente ha quindi tentato di far dichiarare la fine del processo in Cassazione depositando l'accordo. Tuttavia, la Corte ha sospeso la decisione perché la documentazione non era stata formalmente notificata all'Agenzia delle Entrate. La sentenza sottolinea che, anche in presenza di un accordo, il rispetto delle regole procedurali, come la corretta comunicazione degli atti alla controparte, è indispensabile per la validità della chiusura del contenzioso. La causa è stata quindi rinviata in attesa che il Contribuente completi correttamente la notifica.
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Rinuncia al ricorso: l’azienda ritira l’appello e paga il Ministero
Un'azienda, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro un Ministero, decide di ritirarsi dal giudizio. La Corte Suprema ha stabilito che questa scelta comporta una conseguenza automatica: la causa si estingue. Anche il controricorso presentato dal Ministero, essendo 'condizionato' a quello principale, perde ogni efficacia e non viene esaminato. L'esito finale è che la **rinuncia al ricorso** obbliga l'azienda che si è ritirata a pagare tutte le spese legali sostenute dal Ministero. La sentenza chiarisce che chi abbandona un'azione legale deve farsi carico dei costi generati.
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Morte dell’unico difensore: causa bloccata? La Cassazione decide
La Corte di Cassazione affronta un caso procedurale cruciale: le conseguenze della morte dell'unico difensore di una parte durante il giudizio. La vicenda nasce da una disputa su un contratto d'appalto, ma la decisione si concentra su un imprevisto. La Corte stabilisce un principio importante: la morte dell'unico difensore non causa l'interruzione automatica del processo di Cassazione. Tuttavia, per tutelare il diritto di difesa, il collegio può rinviare l'udienza. La cancelleria viene incaricata di avvisare personalmente la parte rimasta senza legale, per consentirle di nominare un nuovo avvocato. La causa viene quindi rinviata per garantire una difesa effettiva.
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Ricorso Improcedibile per Tardivo Deposito: Errore Fatale
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso improcedibile per tardivo deposito. Un cittadino aveva impugnato un decreto di espulsione, notificando correttamente l'atto alla Prefettura. Tuttavia, il suo avvocato non ha depositato il ricorso in cancelleria entro il termine perentorio di venti giorni previsto dalla legge. La Corte ha stabilito che questo adempimento è inderogabile e la sua omissione rende l'impugnazione inammissibile, anche se la controparte era a conoscenza del ricorso. Di conseguenza, il cittadino ha perso definitivamente la causa per un vizio di forma ed è stato condannato a pagare le spese legali.
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