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Lavaggio dei DPI: la Cassazione condanna l’azienda

Un operatore della manutenzione ha chiesto il risarcimento dei danni per il mancato lavaggio dei DPI da parte del datore di lavoro. Gli indumenti includevano gilet ad alta visibilità, giubbotto impermeabile, pantaloni invernali e guanti. L’azienda sosteneva che si trattasse di semplici abiti da lavoro per evitare l’usura dei vestiti civili, escludendo l’obbligo di manutenzione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’azienda, confermando che qualsiasi indumento che offra anche una minima barriera protettiva costituisce un dispositivo di protezione. Di conseguenza, il lavaggio dei DPI spetta interamente al datore di lavoro per garantire l’igiene e l’efficienza degli stessi. L’azienda è stata condannata a risarcire il dipendente e a pagare le spese legali.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 18871 Anno 2023
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Pubblicato il 15 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Lavaggio dei DPI: l’obbligo del datore di lavoro

Il tema della sicurezza sul lavoro rappresenta un pilastro fondamentale dell’ordinamento giuridico italiano. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato una questione molto comune ma spesso sottovalutata: il lavaggio dei DPI. Nel caso specifico, un dipendente con mansioni di operatore qualificato della manutenzione ha richiesto il risarcimento dei danni al proprio datore di lavoro. L’azienda non aveva mai provveduto alla pulizia e alla manutenzione degli indumenti da lavoro forniti. Questi indumenti comprendevano un gilet e un giubbotto ad alta visibilità, un giubbotto impermeabile, pantaloni invernali e guanti protettivi.

La natura protettiva degli indumenti da lavoro

L’azienda ha contestato la richiesta del lavoratore proponendo ricorso in Cassazione. Secondo la tesi difensiva della società, gli indumenti forniti non potevano essere considerati veri e propri dispositivi di protezione individuale. L’impresa sosteneva che, in assenza di un rischio specifico e certificato per la salute, quegli abiti servissero unicamente a preservare i vestiti civili del dipendente dall’usura quotidiana. Di conseguenza, l’azienda riteneva di non avere alcun obbligo di provvedere alla loro pulizia. Questa interpretazione restrittiva escludeva la responsabilità del datore di lavoro per la manutenzione ordinaria del vestiario.

La sicurezza sul lavoro come priorità costituzionale

La tutela della salute dei lavoratori trova un fondamento solido nel codice civile e nella Costituzione. Il datore di lavoro deve adottare tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica dei dipendenti. Questa responsabilità non si limita alla fornitura di attrezzature tecnologiche complesse. Essa si estende a qualsiasi accessorio o indumento che possa ridurre, anche in minima parte, un rischio per la salute. La pulizia periodica di questi strumenti previene la diffusione di agenti nocivi e infezioni sulla pelle del lavoratore. Pertanto, la manutenzione igienica rientra pienamente tra i doveri inderogabili di prevenzione degli infortuni.

Le motivazioni: la decisione della Cassazione sul lavaggio dei DPI

Le motivazioni della Cassazione sul lavaggio dei DPI chiariscono la nozione legale di questi strumenti. I giudici hanno stabilito che la definizione di dispositivo di protezione non si limita alle sole attrezzature dotate di certificazioni tecniche particolari. Al contrario, essa comprende ogni indumento o accessorio che crei una barriera protettiva contro i rischi lavorativi. Nel caso dell’operatore di manutenzione, i giubbotti ad alta visibilità e i guanti svolgono una chiara funzione di sicurezza. Di conseguenza, il datore di lavoro deve garantire l’efficienza di tali strumenti attraverso una costante attività di lavaggio e sanificazione. Questa attività non può essere delegata al dipendente né lasciata alla sua iniziativa personale.

Le conclusioni: la responsabilità aziendale nel lavaggio dei DPI

Le conclusioni della sentenza sul lavaggio dei DPI confermano la vittoria totale del lavoratore. La Corte di Cassazione ha respinto definitivamente il ricorso presentato dall’azienda di trasporti. I giudici hanno confermato il diritto del dipendente a ricevere il risarcimento del danno per le spese di lavaggio sostenute autonomamente negli anni. Inoltre, la Corte ha condannato l’azienda al pagamento delle spese processuali e al versamento di un ulteriore contributo unificato. Questa decisione stabilisce un principio chiaro per tutte le imprese. Il datore di lavoro deve farsi carico dei costi di manutenzione e pulizia degli indumenti protettivi per garantire un ambiente di lavoro sicuro e salubre.

Quali indumenti da lavoro sono considerati dispositivi di protezione individuale?
Qualsiasi indumento o accessorio che offra anche una minima barriera protettiva contro i rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro rientra nella categoria dei dispositivi di protezione.

Chi deve pagare le spese per la pulizia dei dispositivi di protezione?
Il datore di lavoro deve provvedere a proprie spese al lavaggio e alla sanificazione dei dispositivi per garantirne l’efficienza e l’igiene.

Cosa può fare il lavoratore se l’azienda non lava i dispositivi di protezione?
Il dipendente può richiedere il risarcimento dei danni per le spese sostenute autonomamente per la pulizia degli indumenti protettivi.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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