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Dispositivi di Protezione Individuale: l’azienda paga il lavaggio

Un manutentore ha chiesto il risarcimento dei danni perché l’azienda non lavava i suoi abiti da lavoro, tra cui giubbotti ad alta visibilità, pantaloni e guanti. La Corte di Cassazione ha confermato che questi indumenti sono Dispositivi di Protezione Individuale. Di conseguenza, il datore di lavoro ha l’obbligo di provvedere al loro lavaggio per garantirne l’efficienza e tutelare la salute del dipendente. L’azienda ha perso il ricorso ed è stata condannata a pagare le spese legali.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 18656 Anno 2023
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Pubblicato il 15 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Cosa sono i Dispositivi di Protezione Individuale e chi deve lavarli

Il datore di lavoro deve garantire la sicurezza sul luogo di lavoro. Questo dovere comprende anche la manutenzione degli abiti da lavoro. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un aspetto fondamentale: gli indumenti protettivi, come i giubbotti ad alta visibilità o i guanti, sono a tutti gli effetti Dispositivi di Protezione Individuale. Pertanto, l’azienda deve occuparsi direttamente del loro lavaggio e della loro manutenzione. La salute del personale non può essere messa a rischio da indumenti sporchi o usurati che perdono la loro efficacia protettiva nel tempo.

Il caso concreto del manutentore

Un dipendente, con la qualifica di operatore della manutenzione, ha fatto causa alla propria azienda. Il lavoratore lamentava il mancato lavaggio dei suoi indumenti da lavoro da parte del datore di lavoro. Tra questi abiti c’erano un gilet, un giubbotto frangente ad alta visibilità, un giubbotto impermeabile per le intemperie, pantaloni invernali e guanti di protezione. Il tribunale e la Corte d’Appello hanno dato ragione al dipendente, condannando l’azienda a risarcire i danni subiti. L’azienda ha quindi presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che quegli abiti servissero solo a evitare l’usura dei vestiti civili e non fossero veri strumenti di protezione per la salute.

Quando un abito diventa un dispositivo di protezione

La Corte di Cassazione ha respinto la tesi dell’azienda. I giudici hanno spiegato che la definizione di Dispositivi di Protezione Individuale non è limitata solo alle attrezzature create per rischi specifici e certificate tecnicamente. Questa categoria comprende invece qualsiasi indumento o accessorio che crei una barriera protettiva, anche minima, per la salute del lavoratore. Se un vestito protegge da intemperie, scarsa visibilità o contatti pericolosi, esso rientra nella tutela della sicurezza. Non importa se l’abito protegge anche i vestiti civili del dipendente; ciò che conta è la sua funzione di barriera contro i rischi legati alle mansioni svolte quotidianamente.

Le motivazioni della decisione sui Dispositivi di Protezione Individuale

I giudici di legittimità (i magistrati della Cassazione che controllano il rispetto delle leggi) hanno basato la decisione sull’articolo 2087 del Codice Civile. Questa norma impone all’imprenditore di adottare tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica dei lavoratori. Il lavaggio periodico degli indumenti è indispensabile per mantenerli efficienti e igienici. Se il datore di lavoro non lava i vestiti speciali, questi perdono le loro proprietà protettive. Ad esempio, un giubbotto catarifrangente sporco non garantisce più la visibilità necessaria durante i lavori sui binari o in strada. Di conseguenza, l’obbligo di lavaggio ricade interamente sull’azienda, che deve sopportarne le spese per prevenire infezioni e malattie professionali. La pulizia degli strumenti di lavoro è un elemento essenziale della prevenzione degli infortuni.

Le conclusioni della Cassazione sulla tutela della salute

La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso dell’azienda. Questa decisione stabilisce un principio chiaro: la salute dei lavoratori viene prima dei costi aziendali. L’azienda non può scaricare sul dipendente l’onere di lavare indumenti che servono a proteggerlo durante il servizio. Il datore di lavoro che ignora questo dovere commette un illecito e deve risarcire il danno subito dal dipendente. Inoltre, l’azienda soccombente (la parte che ha perso la causa) deve pagare tremilacinquecento euro per le spese di giudizio, oltre agli accessori di legge. Questa sentenza rafforza la tutela della sicurezza sul lavoro in Italia e chiarisce i confini della responsabilità datoriale.

Il datore di lavoro è obbligato a lavare tutti i vestiti da lavoro?
No, l’obbligo di lavaggio a carico del datore di lavoro riguarda solo gli indumenti che svolgono una funzione di protezione per la salute e la sicurezza, classificati come dispositivi di protezione.

Cosa succede se l’azienda non provvede al lavaggio degli indumenti protettivi?
Il lavoratore ha diritto a richiedere il risarcimento dei danni per la mancata manutenzione e igienizzazione degli indumenti, poiché l’azienda viola l’obbligo di sicurezza.

Quali indumenti rientrano nei dispositivi di protezione individuale secondo i giudici?
Rientrano in questa categoria tutti gli abiti e accessori che offrono una barriera protettiva, come giubbotti ad alta visibilità, guanti, pantaloni da lavoro e giacche impermeabili contro le intemperie.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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