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D.Lgs. 546/1992 — Anno 2023

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1729 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 546/1992

Sospensione del processo tributario: tregua sui costi inesistenti
Un imprenditore individuale impugnava un avviso di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate disconosceva i costi per operazioni ritenute inesistenti. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la Commissione Tributaria Regionale dava ragione al Fisco. Il contribuente ricorreva quindi in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il ricorrente presentava istanza per avvalersi della definizione agevolata delle liti pendenti. La Suprema Corte, preso atto della richiesta formulata ai sensi della legge di bilancio per il 2023, ha disposto la sospensione del processo tributario e il rinvio della causa a nuovo ruolo, in attesa del perfezionamento della sanatoria.
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Rimborso IVA negato per frode: la Cassazione frena e rinvia
La curatela del fallimento di una società ha impugnato il diniego di un rimborso IVA emesso dall'Agenzia delle Entrate, basato su una presunta frode fiscale. Dopo i rifiuti nei primi due gradi di giudizio, la curatela ha presentato ricorso in Cassazione. L'Agenzia delle Entrate ha chiesto di unire questo processo a un altro strettamente collegato, riguardante l'avviso di accertamento sullo stesso rimborso. La Corte di Cassazione, rilevando la connessione tra le due cause, ha deciso di non decidere subito. Ha ordinato alle parti di presentare memorie chiarificatrici e ha rinviato la causa a nuovo ruolo per una successiva trattazione congiunta.
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Sospensione del giudizio tributario: stop alla lite per la pace fiscale
Una società riceveva avvisi di accertamento per IRES, IRAP e IVA relativi a operazioni immobiliari ritenute elusive dal Fisco. Dopo i primi gradi di giudizio, la controversia giungeva in Cassazione. La società presentava istanza di sospensione del giudizio tributario per accedere alla definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione, verificati i presupposti di legge, ha accolto la richiesta, disponendo la sospensione del processo e il rinvio a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della pace fiscale.
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Definizione agevolata: la Cassazione ferma il Fisco sulle sanzioni
Una società contribuente ha impugnato un atto sanzionatorio emesso dall'Agenzia delle Dogane, collegato a un precedente accertamento tributario ormai definitivo. Dopo alterne vicende giudiziarie, l'Agenzia ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società ha richiesto la sospensione del processo dichiarando di volersi avvalere della definizione agevolata delle liti pendenti, introdotta dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione, verificata la sussistenza dei presupposti di legge, ha accolto l'istanza disponendo la sospensione del giudizio e il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della sanatoria.
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Diniego implicito di rimborso: il pagamento parziale ferma tutto
L'Azienda ha richiesto il rimborso di crediti IVA e dei relativi interessi. L'Amministrazione finanziaria ha effettuato rimborsi parziali di capitale e interessi, notificando i relativi avvisi di liquidazione senza alcuna riserva. Successivamente, L'Azienda ha presentato una nuova istanza per ottenere ulteriori interessi, impugnando poi il silenzio-rifiuto dell'ufficio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che il rimborso parziale senza riserve costituisce un diniego implicito di rimborso per la parte residua. Di conseguenza, L'Azienda avrebbe dovuto impugnare i primi avvisi entro sessanta giorni. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso originario dell'Azienda, che perde la causa ed è condannata a pagare le spese di giudizio.
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Rimborso IVA negato: il Fisco batte la società in Cassazione
L'Azienda ha richiesto un Rimborso IVA di 180.000 euro per l'anno 2007. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso ritenendo le operazioni elusive, poiché l'immobile ristrutturato apparteneva a un socio e i costi non avevano logica imprenditoriale. I giudici di merito hanno accolto il ricorso dell'Azienda, ritenendo il diniego non sufficientemente motivato. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. La Corte ha stabilito che il diniego di rimborso non richiede una motivazione esaustiva come un avviso di accertamento, poiché spetta al contribuente dimostrare il proprio diritto. Inoltre, i giudici d'appello hanno usato una motivazione apparente per respingere le tesi del Fisco sull'elusione. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Rimborso del credito IVA: fisco sconfitto sulla decadenza
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la decisione che riconosceva a una Società in Amministrazione Straordinaria il diritto al rimborso del credito IVA relativo all'anno 2004. L'ufficio eccepiva la decadenza biennale, sostenendo che la richiesta formale fosse tardiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco. I giudici hanno stabilito che l'esposizione del credito nella dichiarazione presentata dal commissario straordinario equivale a una dichiarazione di cessazione attività. Questa condotta manifesta la volontà di recuperare l'imposta e impedisce la decadenza. Di conseguenza, il diritto al rimborso del credito IVA non decade dopo due anni, ma resta soggetto al termine di prescrizione ordinario di dieci anni. Il contribuente ottiene così la conferma definitiva del proprio diritto al rimborso.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop liti
L'Agenzia delle Dogane ha contestato a una società importatrice e ai suoi spedizionieri il mancato inserimento dei diritti di licenza nel valore delle merci importate, irrogando sanzioni. Durante il giudizio in Cassazione, le società hanno richiesto la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie, introdotta dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza, rilevando la sussistenza dei presupposti di legge, e ha disposto la sospensione del giudizio con rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della sanatoria.
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Diritto di difesa: se salta il PC del giudice la sentenza è nulla
L'Amministrazione Doganale ha impugnato la sentenza che dichiarava prescritti i dazi doganali dovuti da un'Azienda importatrice. Durante il processo di secondo grado, l'udienza pubblica da remoto non si è potuta svolgere per problemi di connessione del giudice. Invece di rinviare l'udienza, il presidente ha deciso la causa in camera di consiglio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Doganale, stabilendo che la mancata celebrazione dell'udienza pubblica per problemi tecnici viola gravemente il diritto di difesa. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per un nuovo esame.
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Intimazione di pagamento valida anche senza allegare la cartella
Il Contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento basata su una cartella esattoriale precedentemente notificata. Egli sosteneva la falsità della firma sulla ricevuta di ritorno, l'avvenuta prescrizione del debito e la mancata comunicazione della nuova udienza dopo un rinvio da lui richiesto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'intimazione di pagamento non deve allegare la cartella prodromica se questa è già stata regolarmente notificata. Inoltre, la prescrizione è stata interrotta validamente dall'iscrizione ipotecaria, qualificata come diffida ad adempiere. Infine, chi chiede il rinvio dell'udienza ha l'onere di informarsi autonomamente sulla nuova data fissata dal giudice.
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Rimborso IVA: non basta la dichiarazione senza le fatture
Una società ha richiesto il rimborso IVA esposto nella dichiarazione dei redditi presentata al momento della cessazione dell'attività. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso. I giudici di merito hanno accolto il ricorso del contribuente, ritenendo che l'ufficio non potesse contestare il credito senza aver notificato un tempestivo avviso di rettifica. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il contribuente che richiede un rimborso IVA ha l'onere di provare l'esistenza del credito esibendo fatture e registri. La semplice indicazione in dichiarazione non basta. Inoltre, il fisco può contestare il credito anche dopo la scadenza dei termini di accertamento. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Rimborso IVA: il Fisco vince sulla firma illeggibile
Una banca ha richiesto il Rimborso IVA per un credito d'imposta, ma l'Amministrazione Finanziaria ha negato parte degli interessi maturati, sostenendo che la società avesse ritardato la consegna dei documenti richiesti. La banca ha impugnato il diniego parziale, sostenendo di non aver mai ricevuto la richiesta di documenti perché l'avviso di ricevimento della raccomandata non indicava chiaramente il destinatario e presentava una firma illeggibile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco: la notifica postale diretta si perfeziona con la consegna al domicilio. L'avviso di ricevimento fa piena prova dell'avvenuta consegna e spetta al destinatario dimostrare l'eventuale impossibilità incolpevole di riceverlo. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: i costi sono deducibili
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento contro una società di capitali e i suoi soci per l'anno d'imposta 2007, contestando presunte operazioni soggettivamente inesistenti e oggettivamente inesistenti con un'altra ditta. I contribuenti hanno impugnato gli atti, ma la Commissione Tributaria Regionale ha confermato le pretese del Fisco. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dei contribuenti, rilevando che il giudice d'appello ha commesso un'omessa pronuncia sulla deducibilità dei costi relativi alle operazioni soggettivamente inesistenti. Secondo la legge, infatti, tali costi sono deducibili se effettivi e inerenti, a differenza di quelli per operazioni oggettivamente inesistenti. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello, rinviando la causa alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame dei costi deducibili e delle difese specifiche dei soci.
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Deducibilità dei costi aziendali: ko la sentenza senza prove
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un'impresa di smaltimento rifiuti la deducibilità dei costi aziendali relativi all'acquisto di carburante, ritenendoli non documentati e privi del requisito di inerenza. I giudici di secondo grado avevano dato ragione all'impresa, giustificando le spese a causa del sequestro del distributore interno. La Corte di Cassazione ha però annullato questa decisione. I giudici supremi hanno rilevato una motivazione apparente: la sentenza di appello ha confuso gli acquisti interni con quelli esterni e non ha spiegato l'iter logico seguito, omettendo di verificare la reale inerenza delle spese e la presenza dei documenti obbligatori. La causa dovrà quindi essere interamente riesaminata da un nuovo collegio giudicante.
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Rinuncia al ricorso: la banca chiude la lite senza spese
Un Istituto Bancario ha proposto ricorso in Cassazione contro l'Amministrazione Finanziaria per una controversia sui rimborsi IVA degli anni dal 1985 al 1994. Successivamente, l'istituto ha presentato una formale rinuncia al ricorso, espressamente accettata dall'ente impositore. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che non si fa luogo alla condanna alle spese in base al codice di procedura civile.
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Motivazione apparente: il fisco vince contro la sentenza pigra
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento induttivo nei confronti di una società e dei suoi soci. Dopo il parziale accoglimento in primo grado, il giudice d'appello ha confermato la decisione con una formula generica, senza esaminare i motivi di impugnazione proposti dal fisco. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ufficio tributario, sancendo la nullità della decisione per motivazione apparente. I giudici di legittimità hanno chiarito che la motivazione per relationem non può risolversi in una acritica adesione alla sentenza di primo grado, ma richiede un autonomo esame critico dei motivi d'appello. La causa è stata quindi rinviata alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per un nuovo esame.
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Sospensione dei termini processuali: parità tra fisco e privati
L'Amministrazione Finanziaria e una Società Contribuente hanno impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva dichiarato inammissibili i loro rispettivi appelli per tardività. Il giudice di secondo grado riteneva che la sospensione dei termini processuali per la definizione agevolata non si applicasse all'ufficio fiscale e richiedesse la previa presentazione della domanda di condono da parte del contribuente. La Corte di Cassazione ha accolto entrambi i ricorsi, stabilendo che la sospensione dei termini processuali opera in modo automatico (ope legis) per tutte le parti del processo, purché la lite sia astrattamente definibile. Non rileva, quindi, l'effettiva presentazione della domanda di sanatoria. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per un nuovo esame.
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Rimborso IVA: il fisco perde contro l’errore formale
Una società di persone ha richiesto il rimborso IVA per un credito maturato nel 2009, ma non indicato nelle dichiarazioni del 2010 e 2011 per un mero errore materiale di compilazione. L'Agenzia delle Entrate ha respinto la richiesta, eccependo la scadenza del termine biennale di decadenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che se il credito d'imposta è chiaramente desumibile dalle precedenti dichiarazioni e non è contestato dall'amministrazione, non si applica il termine di decadenza biennale, bensì il termine di prescrizione ordinario decennale. Di conseguenza, la società ha diritto a ricevere il rimborso IVA richiesto.
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Definizione agevolata: stop alla lite tra fisco e contribuente
Una società attiva nella depurazione delle acque impugna un accertamento IVA per violazione del contraddittorio preventivo. L'Agenzia delle Entrate ricorre in Cassazione contro la decisione favorevole al contribuente. Durante il giudizio di legittimità, la società chiede di avvalersi della definizione agevolata prevista dalla legge di bilancio. La Corte di Cassazione accoglie l'istanza e dispone la sospensione del processo tributario per consentire il perfezionamento della sanatoria.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: stop alla cartella IVA
Una società contribuente ha impugnato una cartella di pagamento da oltre 15.000 euro per il ritardo nella presentazione della dichiarazione IVA 2015. Dopo i rifiuti dei giudici di merito, la società ha fatto ricorso in Cassazione. Successivamente, la ricorrente ha chiesto la definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi della Legge di Bilancio 2023, rinunciando provvisoriamente al giudizio e chiedendone la sospensione. La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza, disponendo la sospensione del processo per consentire il perfezionamento della sanatoria fiscale tramite il pagamento delle somme dovute.
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