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D.Lgs. 546/1992 — Anno 2023

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1729 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 546/1992

Rimborso IVA: ex soci salvi dal fisco ma il credito va provato
Due ex soci di una società di capitali cancellata chiedevano il Rimborso IVA per un credito esposto nella dichiarazione annuale presentata dal liquidatore dopo la cancellazione. L'Agenzia delle Entrate rifiutava il rimborso ritenendolo tardivo. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'esposizione del credito nella dichiarazione del liquidatore costituisce una valida istanza che evita la decadenza biennale, applicando la prescrizione decennale. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del Fisco limitatamente alla mancata valutazione, da parte dei giudici di appello, dell'effettiva esistenza e prova del credito nel merito. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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Definizione agevolata: sì al condono sulla cartella del Fisco
Un contribuente ha impugnato il diniego opposto dall'Amministrazione Finanziaria alla sua richiesta di definizione agevolata per due cartelle di pagamento. Tali cartelle erano state emesse a seguito di controllo automatizzato per imposte dichiarate ma non versate. L'ufficio sosteneva che le cartelle non fossero atti impositivi e quindi non condonabili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che la cartella di pagamento, quando rappresenta il primo e unico atto con cui viene comunicata la pretesa fiscale, costituisce a tutti gli effetti un atto impositivo. Di conseguenza, la lite ad essa relativa rientra pienamente tra quelle definibili tramite definizione agevolata.
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Silenzio rifiuto: il diniego del Fisco blocca il rimborso
Due soci ricevevano utili da una società in liquidazione e indicavano un credito d'imposta nella dichiarazione dei redditi. Successivamente, presentavano istanze per ottenere il rimborso di tali somme. Di fronte all'inerzia dell'Amministrazione, si formava il silenzio rifiuto. Tuttavia, prima che i contribuenti presentassero ricorso in tribunale, l'Agenzia delle Entrate notificava un diniego espresso di rimborso, che non veniva impugnato. I contribuenti decidevano invece di impugnare il silenzio rifiuto. La Corte di Cassazione ha stabilito che, una volta emesso un provvedimento esplicito di diniego, il ricorso contro il silenzio rifiuto è inammissibile per carenza di interesse. Vince l'Agenzia delle Entrate: i ricorsi dei contribuenti sono respinti e la sentenza d'appello è cassata.
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Litisconsorzio necessario tributario: quando il socio salva la società
L'Ufficio Tributario ha emesso avvisi di accertamento contro un'Azienda Agricola e i suoi soci per presunti ricavi non dichiarati negli anni 2004, 2005 e 2006, basandosi su finanziamenti dei soci non giustificati e indagini bancarie. La Corte di Cassazione ha chiarito che, per le società di persone, opera il principio del litisconsorzio necessario tributario: l'accertamento è unitario e il ricorso di un socio coinvolge necessariamente la società e gli altri soci, anche se questi ultimi hanno presentato ricorsi tardivi. Inoltre, la Suprema Corte ha riscontrato una motivazione apparente nella sentenza d'appello per gli anni 2005 e 2006 e un contrasto insanabile tra la motivazione e la decisione finale per il 2006. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Giudizio di ottemperanza: l’Europa blocca il rimborso definitivo
Una società contribuente ha richiesto il rimborso delle imposte versate negli anni novanta a seguito del sisma in Sicilia. Dopo aver ottenuto una sentenza favorevole definitiva, ha avviato un giudizio di ottemperanza per costringere il fisco a pagare. L'amministrazione finanziaria si è opposta, evidenziando che la Commissione Europea ha dichiarato tali rimborsi incompatibili in quanto aiuti di Stato illegittimi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del fisco, stabilendo che il giudice del giudizio di ottemperanza ha il dovere di verificare la compatibilità del rimborso con le decisioni europee, anche in presenza di una sentenza nazionale definitiva. La decisione è stata quindi annullata con rinvio.
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Definizione agevolata delle controversie fiscali: stop alla lite IVA
Una società di forniture mediche impugna l'accertamento dell'Agenzia delle Entrate relativo al recupero dell'IVA su operazioni ritenute inesistenti. Durante il giudizio di Cassazione, la società chiede la sospensione del processo per accedere alla definizione agevolata delle controversie fiscali introdotta dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione accoglie l'istanza, rilevando la sussistenza dei presupposti di legge. Di conseguenza, i giudici sospendono il processo e rinviano la causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della sanatoria.
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Rimborso IVA: il credito esiste ma il ritardo cancella il diritto
Una contribuente ha richiesto il Rimborso IVA per un credito maturato nel 2004, ma l'Amministrazione Finanziaria ha negato il pagamento. I giudici di merito hanno confermato il diniego, ritenendo la richiesta tardiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente, confermando che il diritto al rimborso è soggetto al termine di decadenza biennale previsto dalla legge, decorrente dal momento in cui si è verificato il presupposto del pagamento. Nel caso specifico, la prima vera istanza è stata presentata solo nel 2009, ben oltre i due anni previsti. La Suprema Corte ha chiarito che non si applica il termine di prescrizione decennale se la volontà di ottenere il rimborso non è espressa in modo chiaro e tempestivo, condannando la contribuente al pagamento delle spese di giudizio.
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Fatture per operazioni inesistenti: ko il sito web fantasma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società e dei suoi soci contro un avviso di accertamento per il recupero di imposte legate all'acquisto fittizio di un sito web. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti basandosi su indizi gravi, come il mancato funzionamento del sito e pagamenti incongruenti in contanti. I giudici hanno chiarito che, una volta che l'ufficio fiscale fornisce prove indiziarie sull'inesistenza dell'operazione, spetta al contribuente dimostrare il contrario. Non basta esibire le fatture o la regolarità dei pagamenti, poiché questi elementi possono essere usati proprio per simulare la transazione. Di conseguenza, la società e i soci hanno perso la causa e sono stati condannati a pagare le spese di giudizio.
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Cessazione della materia del contendere: no all’accordo unilaterale
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento contro una Società per costi indeducibili. Dopo una parziale vittoria in primo grado, la Società ha chiesto in appello la dichiarazione di cessazione della materia del contendere, mostrando estratti di ruolo con importi ridotti. La Commissione Tributaria Regionale ha accolto la richiesta. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del fisco, stabilendo che la cessazione della materia del contendere richiede l'accordo di entrambe le parti sulla fine della lite. La riduzione del ruolo era solo una registrazione provvisoria dovuta all'esito del primo grado, non un accordo definitivo. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Avviso di intimazione: il ricorso tardivo blocca la difesa
Il Contribuente ha impugnato un avviso di intimazione di pagamento per debiti IRPEF relativi agli anni novanta, contestando la notifica della precedente cartella di pagamento e la prescrizione del credito. La Commissione Tributaria Provinciale ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché la cartella era stata regolarmente notificata nel 2005 e non era stata impugnata nei termini. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato la decisione, rilevando che il contribuente non aveva contestato specificamente tale statuizione di inammissibilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che le argomentazioni di merito espresse dal giudice d'appello 'ad abundantiam' (oltre il necessario) non possono essere oggetto di ricorso se non viene prima censurata la principale ragione di inammissibilità della decisione, ormai passata in giudicato.
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Operazioni oggettivamente inesistenti: il fisco vince in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di capitali la deduzione di costi per sponsorizzazioni ritenute operazioni oggettivamente inesistenti. I giudici d'appello avevano dato ragione alla società, valorizzando l'assoluzione penale del legale rappresentante e la presenza di un contratto scritto. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'assoluzione penale non vincola automaticamente il processo tributario, dove valgono regole di prova diverse e più flessibili, come le presunzioni semplici. Inoltre, la Cassazione ha chiarito che spetta al contribuente dimostrare la reale esistenza delle operazioni di fronte a indizi di fittizietà forniti dal fisco, non bastando la mera regolarità formale dei pagamenti o delle fatture. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Condono tombale: il Fisco vince se manca il pagamento
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento per IRPEG e IVA nei confronti di una società in liquidazione, recuperando a tassazione la cessione di scorte di magazzino. La società sosteneva la preclusione dell'accertamento per aver aderito al condono tombale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo due principi fondamentali. Primo, la decadenza dell'ufficio dal potere di accertamento non è rilevabile d'ufficio e non può essere eccepita per la prima volta in appello. Secondo, l'adesione al condono tombale non impedisce l'accertamento fiscale se il contribuente non ha versato l'imposta sostitutiva del sei per cento richiesta per la regolarizzazione delle scritture contabili e del magazzino. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Notifica a società estinta: la Cassazione frena il Fisco
Una società cessionaria di un ramo d'azienda ha impugnato alcune intimazioni di pagamento per tributi vari, originariamente destinate alla società cedente. Quest'ultima, tuttavia, risultava già fallita e cancellata dal registro delle imprese, configurando un'ipotesi di notifica a società estinta. La Società Cessionaria ha quindi eccepito la nullità di tali atti. La Corte di Cassazione, rilevando la particolare complessità della questione relativa alla retroattività delle norme sulla decadenza dai piani di rateizzazione dei debiti tributari, ha deciso di non definire la causa in camera di consiglio. Con ordinanza interlocutoria, i giudici hanno disposto il rinvio della causa alla pubblica udienza per un esame approfondito delle questioni di diritto sollevate.
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Operazioni oggettivamente inesistenti: prove battono il fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava gli avvisi di accertamento emessi contro una società per presunte operazioni oggettivamente inesistenti relative agli anni 2011 e 2012. La contribuente ha dimostrato l'effettività degli acquisti esibendo fatture, documenti di trasporto e pagamenti tracciabili con assegni circolari, provando anche la successiva rivendita della merce. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando la validità della sentenza d'appello. I giudici hanno stabilito che la motivazione della sentenza non era apparente, avendo il giudice di merito valutato autonomamente e correttamente le prove fornite da entrambe le parti, superando ampiamente il minimo costituzionale richiesto per la validità della decisione.
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Rimborso IVA e risarcimenti: quando il ritardo cancella il credito
Una società riceve un risarcimento da un ente pubblico per l'occupazione di un terreno e versa l'IVA sulle somme ricevute tra il 2004 e il 2009. Successivamente, l'amministrazione finanziaria chiarisce tramite un interpello che l'imposta non era dovuta. Nel 2014 la società presenta domanda di Rimborso IVA, ma il fisco la rifiuta per decorrenza dei termini. La Cassazione accoglie il ricorso dell'amministrazione finanziaria, stabilendo che il termine di decadenza di due anni per richiedere il rimborso decorre dal momento del pagamento dell'imposta e non dalla data di risposta all'interpello. La risposta del fisco non crea infatti un nuovo diritto al rimborso, ma ha solo valore chiarificatore. Di conseguenza, la richiesta della società è considerata tardiva e viene definitivamente respinta.
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Rimborso IVA tardivo: la Cassazione blocca il credito dimenticato
Un'azienda energetica ha richiesto il rimborso IVA per un credito d'imposta del 2010, ereditato da una società incorporata. Tuttavia, questo credito non era mai stato indicato nelle dichiarazioni fiscali. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso ritenendolo tardivo. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco. I giudici hanno stabilito che le norme più favorevoli introdotte nel 2016 sulla dichiarazione integrativa non si applicano retroattivamente a termini già scaduti. Poiché il termine biennale per chiedere il rimborso IVA era scaduto il 31 dicembre 2013 e l'istanza è stata presentata solo nel 2015, la richiesta dell'azienda è inammissibile. L'azienda perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Silenzio-rifiuto: il pagamento spontaneo blocca il rimborso
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'azienda l'utilizzo in compensazione di un credito d'imposta non ancora maturato, richiedendo sanzioni tramite cartella di pagamento. L'Azienda ha pagato spontaneamente quanto dovuto, ma ha successivamente presentato un'istanza di rimborso per le sanzioni. Di fronte al silenzio dell'amministrazione, l'azienda ha fatto ricorso ritenendo formato il silenzio-rifiuto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che il silenzio-rifiuto non può formarsi se il contribuente ha pagato un debito derivante da un atto impositivo non impugnato nei termini. Il pagamento spontaneo rende il debito definitivo, precludendo qualsiasi successiva richiesta di rimborso.
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Litisconsorzio necessario tributario: processo nullo se manca un socio
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento per gli anni 2005 e 2006 nei confronti di una società di persone, successivamente cancellata dal registro delle imprese. Il socio accomandatario ha impugnato gli atti. La Corte di Cassazione ha rilevato d'ufficio che il giudizio si è svolto senza il coinvolgimento di tutti i soci. La Corte ha stabilito che, in caso di accertamento su società di persone, sussiste un'ipotesi di litisconsorzio necessario tributario tra la società e tutti i soci, principio valido anche dopo la cancellazione della società. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato la nullità dell'intero giudizio svoltosi nei gradi precedenti e ha rimesso la causa alla Corte di giustizia tributaria di primo grado affinché il processo venga celebrato nuovamente con la partecipazione obbligatoria di tutti i soci.
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Rimborso imposte sisma 1990: il Fisco deve pagare tutto
Una contribuente ha ottenuto il diritto definitivo al rimborso del 90% delle imposte pagate per gli anni 1990-1992, a seguito del terremoto in Sicilia del 1990. L'Agenzia delle Entrate ha pagato solo il 50%, invocando una legge successiva che dimezza i rimborsi in caso di fondi statali insufficienti. La contribuente ha quindi avviato un giudizio di ottemperanza per ottenere l'intera somma. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, stabilendo che le leggi di bilancio successive non possono tagliare un credito già riconosciuto da una sentenza definitiva. Il diritto al Rimborso imposte sisma 1990 deve essere garantito integralmente, se necessario nominando un commissario ad acta per reperire le risorse necessarie.
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Rimborso imposte sisma 1990: il Fisco deve pagare tutto
Il Contribuente ha ottenuto una sentenza definitiva che condanna l'Amministrazione Finanziaria al rimborso del 90% delle imposte versate negli anni 1990-1992 a seguito del terremoto in Sicilia. L'ente impositore ha pagato solo il 50%, invocando una legge successiva che dimezza i rimborsi per carenza di fondi pubblici. Il Contribuente ha avviato un giudizio di ottemperanza per ottenere il saldo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che le norme sul contenimento della spesa pubblica non possono cancellare un diritto di credito ormai definitivo. La Cassazione conferma che il fisco deve pagare l'intero importo, se necessario attivando procedure contabili straordinarie tramite un commissario ad acta. Il Rimborso imposte sisma 1990 spetta quindi integralmente.
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