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D.Lgs. 23/2011

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274 provvedimenti

Agevolazione prima casa: sanzioni in bilico tra vecchio e nuovo
Un contribuente e una società venditrice impugnano l'avviso di rettifica con cui l'Agenzia delle Entrate nega l'agevolazione prima casa per l'acquisto di un immobile ritenuto di lusso secondo i vecchi criteri di superficie del 1969. I ricorrenti sostengono che un locale seminterrato adibito a cantina non debba essere computato. La Corte di Cassazione, rilevando che le riforme del 2011 e 2014 hanno modificato i criteri catastali escludendo la natura di lusso per tali immobili, affronta il tema delle sanzioni. Poiché esiste un contrasto giurisprudenziale sull'applicazione del principio del favor rei in caso di modifiche normative dei presupposti d'imposta, la causa viene rinviata a nuovo ruolo in attesa della pronuncia risolutiva delle Sezioni Unite.
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Soggettività passiva IMU: paga il proprietario senza immobile
Una società di leasing ha impugnato tre avvisi di accertamento per il pagamento dell'IMU emessi da un Comune. La società sosteneva di non dover pagare l'imposta poiché, nonostante la risoluzione del contratto di leasing, l'utilizzatore non aveva ancora riconsegnato l'immobile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la soggettività passiva IMU torna in capo alla società di leasing (proprietaria) immediatamente dopo la risoluzione del contratto. Non rileva il fatto che l'ex utilizzatore trattenga ancora materialmente il bene senza titolo. La società proprietaria deve quindi pagare l'imposta ed eventualmente rivalersi sull'utilizzatore inadempiente per il recupero del bene e il risarcimento dei danni.
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Imposta di soggiorno: paga il gestore, non la piattaforma online
Una proprietaria di un alloggio per locazioni turistiche riceveva sanzioni dal Comune per non aver registrato la struttura e non aver riscosso l'imposta di soggiorno. Il Tribunale annullava le sanzioni, ritenendo che la responsabilità fosse della piattaforma di prenotazione online che gestiva i pagamenti. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'obbligo di riscuotere e versare l'imposta di soggiorno grava sul gestore della struttura ricettiva, anche se si avvale di portali telematici per le prenotazioni. La piattaforma agisce come mero intermediario e non sostituisce il gestore nei suoi doveri fiscali, a meno di specifiche convenzioni locali non presenti nel caso di specie. Il Comune ha quindi vinto il ricorso.
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Soggetto passivo IMU: paga il Demanio proprietario, non il gestore
L'Agenzia del Demanio ha impugnato gli avvisi di rettifica emessi dal Comune per il mancato pagamento dell'IMU (2012-2014) su alloggi di edilizia residenziale pubblica gestiti dallo IACP. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il soggetto passivo IMU è il proprietario effettivo dell'immobile, ossia l'Agenzia del Demanio, e non il gestore. Inoltre, il trasferimento di proprietà stipulato nel 2005-2006 ha avuto effetto solo con l'approvazione ministeriale del 2014, lasciando il Demanio come debitore d'imposta fino a tale data. Infine, le esenzioni IMU previste per lo IACP non si applicano al Demanio, data la natura eccezionale e di stretta interpretazione delle norme agevolative.
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Esenzione IMU abitazione principale: coniugi divisi ma esentati
Il Contribuente ha impugnato l'avviso di accertamento del Comune che negava l'esenzione IMU abitazione principale per un suo immobile, poiché la moglie risiedeva in un altro appartamento. Inoltre, il Comune negava l'esenzione per una cappella privata (cat. B/7) ritenendo necessaria la destinazione al culto pubblico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente. Sulla base della sentenza della Corte Costituzionale n. 209/2022, l'esenzione spetta al possessore che dimora e risiede nell'immobile, a prescindere dalla residenza del coniuge. Riguardo alla cappella privata, la Corte ha chiarito che l'esenzione IMU spetta anche per i luoghi destinati al culto privato, essendo la categoria catastale B/7 un indice presuntivo di tale utilizzo. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione precedente e riconosciuto entrambe le esenzioni.
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Esenzione IMU abitazione principale: coniugi distanti ma esenti
Il Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento con cui il Comune negava l'esenzione IMU abitazione principale per un immobile a Napoli, contestando che il coniuge risiedeva in un'altra casa. Il Comune negava anche l'esenzione per una cappella privata accatastata come B/7. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente. Richiamando la sentenza della Corte Costituzionale n. 209/2022, i giudici hanno stabilito che l'esenzione spetta a ciascun coniuge che dimori e risieda effettivamente nel proprio immobile, a prescindere dalla residenza dell'altro. Inoltre, l'esenzione spetta anche alla cappella privata, poiché la categoria catastale B/7 fa presumere la destinazione esclusiva al culto, senza necessità di apertura al pubblico. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione precedente, riconoscendo entrambe le esenzioni fiscali.
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Esenzione IMU cappella privata: il catasto batte il Comune
Il Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per il pagamento parziale dell'IMU 2017 emesso dal Comune. Tra i vari immobili, la controversia ha riguardato una cappella gentilizia registrata al catasto nella categoria B/7. La Corte di giustizia tributaria di secondo grado aveva negato l'agevolazione per mancanza di prove sull'uso esclusivo come luogo di culto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso sul punto, stabilendo che l'iscrizione catastale nella categoria B/7 costituisce un indice presuntivo sufficiente per ottenere l'esenzione IMU cappella privata. Spetta eventualmente all'ente impositore dimostrare un utilizzo diverso dell'immobile. Di conseguenza, la Cassazione ha riconosciuto il diritto all'esenzione per la cappella privata del contribuente.
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Soggettività passiva IMU: paga la SGR, non il fondo
Una Società di Gestione del Risparmio ha impugnato l'avviso di accertamento del Comune per il pagamento dell'IMU su immobili di un fondo comune di investimento da essa gestito. La società sosteneva che il fondo avesse un'autonoma soggettività tributaria e che lei fosse solo una gestrice formale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che i fondi comuni di investimento sono privi di autonoma soggettività giuridica. Di conseguenza, la soggettività passiva IMU spetta alla società di gestione, in quanto formale intestataria dei beni nei registri catastali. La società è stata condannata al pagamento del tributo, alle spese di giudizio e a una sanzione per lite temeraria.
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Esenzione IMU abitazione principale: coniugi divisi ma esenti
Il caso nasce dal ricorso di un cittadino contro il Comune che gli aveva negato l'esenzione IMU abitazione principale per un appartamento e per una cappella privata. I giudici d'appello avevano dato ragione al Comune, ritenendo che il nucleo familiare risiedesse altrove. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del contribuente. Sulla base della storica sentenza della Corte Costituzionale n. 209/2022, la Cassazione ha chiarito che l'agevolazione spetta al possessore che dimora e risiede nell'immobile, a prescindere da dove risiedano il coniuge e il resto della famiglia. Inoltre, la Corte ha riconosciuto l'esenzione anche per la cappella privata (categoria catastale B/7), in quanto destinata esclusivamente al culto. Il contribuente ha quindi vinto la causa, ottenendo l'annullamento delle tasse pretese dal Comune per entrambi gli immobili.
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Soggettività passiva IMU: la SGR paga per il fondo immobiliare
Una Società di Gestione del Risparmio ha impugnato un avviso di accertamento del Comune di Milano per il pagamento dell'IMU su immobili appartenenti a un fondo comune di investimento da essa gestito. La società sosteneva che il fondo avesse una propria autonomia e che quindi la soggettività passiva IMU non potesse ricadere su di essa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i fondi comuni di investimento non hanno una personalità giuridica autonoma. Di conseguenza, la società di gestione, in quanto formale intestataria dei beni nei registri catastali, è l'unico soggetto obbligato al pagamento dell'imposta comunale, salvo il suo diritto di rivalersi successivamente sul patrimonio del fondo stesso.
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Variazione rendita catastale: no al rimborso IMU retroattivo
Un'azienda ha chiesto al Comune il rimborso di IMU e TASI versate in eccedenza tra il 2013 e il 2017. La richiesta nasceva da una variazione rendita catastale al ribasso, ottenuta dall'azienda nel 2018 tramite procedura Docfa per correggere un proprio errore di misurazione commesso nel 2003. La Corte di Cassazione ha stabilito che la variazione della rendita catastale non ha effetto retroattivo se l'errore originario è imputabile al contribuente e non all'ufficio catastale. Di conseguenza, la nuova rendita si applica solo dall'anno successivo alla sua annotazione nei registri. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Comune, confermando la legittimità del diniego del rimborso delle imposte pagate negli anni precedenti.
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Soggettività passiva IMU: la SGR paga anche se cambia il gestore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una Società di Gestione del Risparmio (SGR) contro l'avviso di accertamento IMU emesso da un Comune per l'anno 2017. La società sosteneva che l'imposta dovesse gravare direttamente sul fondo immobiliare gestito o sui quotisti, escludendo la propria responsabilità. I giudici hanno invece confermato la soggettività passiva IMU in capo alla SGR. Il fondo comune di investimento, infatti, è privo di autonoma personalità giuridica e costituisce solo un patrimonio separato. Poiché la SGR era l'intestataria formale degli immobili nei registri catastali durante l'anno di imposta, spetta a lei l'obbligo tributario, a nulla rilevando il successivo avvicendamento con un'altra società di gestione. La ricorrente è stata condannata anche per lite temeraria.
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Soggettività passiva IMU: la SGR paga, il fondo no
Una Società di Gestione del Risparmio ha impugnato un avviso di accertamento del Comune relativo all'IMU del 2013 per immobili di un fondo comune da essa gestito. La società sosteneva che il vero debitore fosse il fondo stesso o i suoi partecipanti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la soggettività passiva IMU spetta alla società di gestione e non al fondo di investimento. I fondi comuni, infatti, sono privi di autonoma personalità giuridica e costituiscono solo un patrimonio separato. Poiché la società risulta l'intestataria formale degli immobili nei registri catastali, spetta a lei pagare l'imposta comunale, salvo poi il diritto di rivalersi sul patrimonio del fondo stesso per recuperare le somme versate.
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Soggettività passiva IMU: la SGR paga anche senza proprietà
Una Società di Gestione del Risparmio ha impugnato un avviso di accertamento del Comune relativo al pagamento dell'IMU su immobili appartenenti a un fondo comune di investimento da essa gestito. La società sosteneva che l'obbligo di pagamento spettasse al fondo stesso, in quanto patrimonio autonomo, o ai singoli investitori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il fondo comune non ha un'autonoma personalità giuridica. Di conseguenza, la soggettività passiva IMU spetta alla società che gestisce il fondo, in quanto formale intestataria degli immobili nei registri catastali. La società è quindi obbligata a pagare l'imposta direttamente al Comune, potendo successivamente rivalersi sul patrimonio del fondo gestito.
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Agevolazione prima casa: il maxi garage che costa il beneficio
Il Fisco ha revocato l'agevolazione prima casa a un contribuente che aveva acquistato un immobile con annessa un'autorimessa di ben 165 metri quadri. Sommando la superficie della casa e quella del garage, l'immobile superava la soglia dei 240 metri quadri prevista dal Decreto Ministeriale del 1969 per definire le abitazioni di lusso, escluse dai benefici fiscali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, stabilendo che un'autorimessa di tali dimensioni non può essere equiparata a un semplice posto auto escluso dal calcolo. Di conseguenza, l'immobile mantiene la qualifica di lusso e il contribuente perde definitivamente le agevolazioni, dovendo pagare l'imposta sostitutiva con aliquota ordinaria e le relative sanzioni, non potendo invocare l'applicazione retroattiva delle riforme più favorevoli entrate in vigore successivamente.
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Esenzione TASI: l’ente non profit vince contro il Comune
Un'associazione no-profit ha impugnato l'avviso di accertamento del Comune per il pagamento della TASI 2014 su alcuni immobili. L'ente richiedeva l'esenzione TASI per lo svolgimento di attività didattiche non commerciali. La Corte di giustizia tributaria regionale aveva respinto la richiesta, ritenendo generiche le prove e tardivi i contratti di locazione depositati. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'associazione. I giudici hanno stabilito che una precedente sentenza definitiva sull'IMU per lo stesso anno e sugli stessi immobili, che riconosceva l'esenzione, fa stato anche per la TASI. Inoltre, i documenti depositati in ritardo nel primo grado di giudizio sono pienamente utilizzabili in appello se acquisiti al fascicolo. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Soggettività passiva IMU leasing: tasse dovute ma sanzioni nulle
Il Comune ha richiesto il pagamento dell'IMU a una Società di Leasing per degli immobili il cui contratto era stato risolto in anticipo per inadempimento, ma non ancora restituiti dall'Utilizzatore. La Corte di Cassazione ha stabilito che la soggettività passiva IMU leasing ricade sulla Società di Leasing proprietaria subito dopo la risoluzione del contratto, a prescindere dalla riconsegna fisica del bene. Tuttavia, accogliendo il ricorso della società, i giudici hanno annullato le sanzioni applicate dal Comune. Questo perché all'epoca dei fatti esisteva un forte contrasto tra le decisioni dei giudici sulla questione, creando una situazione di oggettiva incertezza sull'interpretazione della legge. Di conseguenza, la Società di Leasing deve pagare l'imposta ma non le sanzioni.
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Rinvio per relationem: il Comune perde contro l’esenzione IMU
Un Comune ha impugnato la decisione della Corte di Giustizia Tributaria che riconosceva a una Società l'esenzione dall'IMU per l'anno 2016. L'Ente Locale lamentava la nullità della sentenza per motivazione apparente, poiché il giudice d'appello si era limitato a un rinvio per relationem a un precedente verdetto relativo all'ICI per l'anno 2011. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena validità del rinvio per relationem quando i fatti e le questioni di diritto sono identici. La Corte ha chiarito che l'assimilazione tra ICI e IMU ai fini dell'esenzione rende legittimo il richiamo al precedente, condannando il Comune al pagamento delle spese processuali.
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Esenzione IMU enti non commerciali: la Cassazione ferma il processo
Un Comune ha richiesto il pagamento di IMU e TASI a un Istituto Pubblico di Educazione, sostenendo la sua natura di ente commerciale. L'Istituto si è opposto, rivendicando il proprio diritto all'esenzione IMU per enti non commerciali, data la sua finalità puramente educativa. La Corte di Cassazione, di fronte alla complessità della questione e alla notizia di trattative in corso tra le parti per un accordo, non ha emesso una sentenza definitiva. Ha invece pubblicato un'ordinanza interlocutoria, rinviando la decisione per consentire alle parti di perfezionare un accordo stragiudiziale. La questione sull'applicazione dell'esenzione fiscale resta quindi in sospeso.
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Bonus fiscale reintrodotto? Non vale per il passato, Fisco vince
Un contribuente acquista un terreno nel marzo 2014, quando un'agevolazione fiscale sull'imposta di registro era stata soppressa. Pochi mesi dopo, una nuova legge reintroduce il beneficio. Il contribuente chiede il rimborso, sostenendo che la nuova norma debba valere anche per il suo acquisto. La Corte di Cassazione dà ragione all'Agenzia delle Entrate, stabilendo un principio fondamentale: una legge che reintroduce un'agevolazione è 'innovativa' e non 'interpretativa'. Di conseguenza, si applica solo per il futuro, in rispetto del principio di irretroattività della legge tributaria. Nessun rimborso è dovuto per gli atti conclusi prima della sua entrata in vigore.
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