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Esenzione IMU abitazione principale: coniugi divisi ma esentati

Il Contribuente ha impugnato l’avviso di accertamento del Comune che negava l’esenzione IMU abitazione principale per un suo immobile, poiché la moglie risiedeva in un altro appartamento. Inoltre, il Comune negava l’esenzione per una cappella privata (cat. B/7) ritenendo necessaria la destinazione al culto pubblico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente. Sulla base della sentenza della Corte Costituzionale n. 209/2022, l’esenzione spetta al possessore che dimora e risiede nell’immobile, a prescindere dalla residenza del coniuge. Riguardo alla cappella privata, la Corte ha chiarito che l’esenzione IMU spetta anche per i luoghi destinati al culto privato, essendo la categoria catastale B/7 un indice presuntivo di tale utilizzo. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione precedente e riconosciuto entrambe le esenzioni.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 17938 Anno 2026
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Pubblicato il 8 giugno 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Esenzione IMU abitazione principale: la svolta per i coniugi con residenze diverse

La Corte di Cassazione ha emesso una pronuncia fondamentale in tema di fiscalità locale. La sentenza affronta il diritto all’esenzione IMU abitazione principale per i coniugi che vivono in case diverse e l’agevolazione per gli immobili destinati al culto privato. Un cittadino ha proposto ricorso contro il Comune che pretendeva il pagamento dell’imposta su due immobili. Il primo immobile era la sua residenza anagrafica. Il secondo immobile era una cappella privata censita nella categoria catastale B/7. Il Comune sosteneva che la moglie risiedeva altrove e che la cappella non fosse aperta al pubblico.

Il caso della cappella privata e l’esenzione per i luoghi di culto

Il nucleo della controversia ruota attorno alla nozione di dimora abituale e residenza. In passato, i Comuni negavano l’agevolazione se i membri dello stesso nucleo familiare non risiedevano tutti nello stesso immobile. Questa prassi penalizzava ingiustamente le coppie costrette a vivere in case separate per motivi di lavoro o per altre esigenze personali. La Cassazione ha dovuto valutare anche la natura della cappella privata situata in un altro immobile di proprietà del contribuente. Il giudice di secondo grado aveva negato l’esenzione per questo secondo fabbricato. Secondo quel giudice, il proprietario doveva dimostrare l’effettiva e continua destinazione dell’immobile al culto pubblico. Il contribuente ha quindi impugnato la decisione davanti ai giudici di legittimità (la Corte di Cassazione che verifica la corretta applicazione delle norme di diritto) per far valere le proprie ragioni.

Le motivazioni: perché spetta l’esenzione IMU abitazione principale anche con coniugi distanti

I giudici della Suprema Corte hanno fondato la decisione su un fondamentale e storico intervento della Corte Costituzionale. La sentenza numero 209 del 2022 ha infatti cancellato il riferimento al nucleo familiare per l’applicazione dell’esenzione IMU abitazione principale. Oggi la normativa richiede soltanto che il singolo possessore dell’immobile risieda anagraficamente e dimori abitualmente nello stesso. Non rileva in alcun modo se il coniuge ha fissato la propria residenza in un altro comune o in un indirizzo differente dello stesso territorio comunale. Ciascun coniuge ha il diritto costituzionale di scegliere la propria dimora in base a personali esigenze di vita e di lavoro. Questo accordo consensuale non contrasta con i doveri del matrimonio previsti dal codice civile.

Per quanto riguarda la cappella privata, la Corte ha analizzato le norme sulle esenzioni per i fabbricati destinati al culto. La legge tributaria non fa alcuna distinzione tra l’esercizio del culto in forma pubblica o privata. L’esenzione spetta a tutti i fabbricati destinati esclusivamente a tale scopo. La classificazione catastale nella categoria B/7 rappresenta un indice presuntivo (una prova logica che si presume vera fino a prova contraria) di questa specifica destinazione. Il Comune non può pretendere la prova del culto pubblico se l’immobile possiede già questa classificazione catastale.

Le conclusioni: la vittoria del contribuente e i riflessi pratici

La Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente e ha deciso la causa nel merito senza rinvio. Questo significa che i giudici hanno annullato direttamente l’atto del Comune. Il cittadino ha ottenuto il riconoscimento definitivo dell’esenzione IMU abitazione principale per la sua casa e dell’esenzione per la cappella privata. Le spese del giudizio sono state compensate tra le parti a causa del mutamento delle leggi durante la causa.

Questa sentenza rappresenta un precedente importantissimo per molti contribuenti. I Comuni non possono più emettere accertamenti basati sulla sola residenza disgiunta dei coniugi. Chi ha subito accertamenti illegittimi può difendersi con successo. La decisione valorizza la libertà di organizzazione della famiglia e semplifica l’onere della prova per i proprietari di immobili storici o di culto.

I coniugi con residenze diverse in comuni differenti perdono l’esenzione IMU?
No, dopo la sentenza della Corte Costituzionale ciascun coniuge ha diritto all’esenzione per l’immobile in cui dimora e risiede effettivamente.

Una cappella privata all’interno di una proprietà può essere esentata dall’IMU?
Sì, i fabbricati destinati esclusivamente al culto sono esenti dall’imposta, anche se il culto viene esercitato in forma privata e non pubblica.

Quale ruolo ha la categoria catastale B/7 per l’esenzione dei luoghi di culto?
La classificazione catastale B/7 costituisce un indice presuntivo della destinazione dell’immobile al culto, esonerando il proprietario da ulteriori prove.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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