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Esenzione IMU abitazione principale: coniugi divisi ma esenti

Il caso nasce dal ricorso di un cittadino contro il Comune che gli aveva negato l’esenzione IMU abitazione principale per un appartamento e per una cappella privata. I giudici d’appello avevano dato ragione al Comune, ritenendo che il nucleo familiare risiedesse altrove. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del contribuente. Sulla base della storica sentenza della Corte Costituzionale n. 209/2022, la Cassazione ha chiarito che l’agevolazione spetta al possessore che dimora e risiede nell’immobile, a prescindere da dove risiedano il coniuge e il resto della famiglia. Inoltre, la Corte ha riconosciuto l’esenzione anche per la cappella privata (categoria catastale B/7), in quanto destinata esclusivamente al culto. Il contribuente ha quindi vinto la causa, ottenendo l’annullamento delle tasse pretese dal Comune per entrambi gli immobili.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 17934 Anno 2026
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Pubblicato il 8 giugno 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Esenzione IMU abitazione principale: la svolta per i coniugi con residenze diverse

La disciplina dei tributi locali riserva spesso accesi contrasti tra i cittadini e le amministrazioni comunali. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato un tema di grande rilievo pratico, stabilendo regole chiare sull’esenzione IMU abitazione principale e sulle agevolazioni per i luoghi di culto privati. La pronuncia si inserisce in un solco interpretativo ormai tracciato dalla Corte Costituzionale, che ha scardinato i vecchi limiti legati alla residenza dell’intero nucleo familiare. Oggi, la possibilità di ottenere l’esenzione non dipende più dalla coabitazione forzata dei coniugi nello stesso immobile, ma dalla reale situazione di dimora del singolo proprietario.

Il caso concreto: la contestazione del Comune sulla doppia casa

La vicenda ha come protagonista un cittadino che ha impugnato un avviso di accertamento emesso da un Comune campano. L’amministrazione richiedeva il pagamento dell’imposta per l’anno 2014 su due immobili. Il primo immobile era un appartamento che il contribuente utilizzava come propria dimora. Il secondo immobile era una cappella privata, registrata in catasto nella categoria B/7. Il Comune aveva negato l’agevolazione per l’appartamento perché la moglie del contribuente risiedeva storicamente in un altro indirizzo dello stesso territorio comunale. Secondo l’ente locale, la presenza della famiglia in un’altra casa escludeva la possibilità di considerare l’appartamento come dimora principale del marito. I giudici di secondo grado avevano inizialmente accolto la tesi del Comune, spingendo il cittadino a presentare ricorso davanti alla Corte di Cassazione per far valere i propri diritti.

La tutela delle cappelle private e dei luoghi di culto

Oltre alla questione della residenza dei coniugi, la controversia ha riguardato la tassazione della cappella privata del contribuente. La legge prevede l’esenzione dall’imposta per i fabbricati destinati esclusivamente all’esercizio del culto e per le loro pertinenze. La Corte di Cassazione ha chiarito che questa agevolazione si applica anche ai locali che ospitano cappelle private, cioè quei luoghi destinati al culto divino in favore di una o più persone fisiche. L’accatastamento nella categoria B/7 rappresenta un indice presuntivo di questo utilizzo. Di conseguenza, il proprietario non deve pagare l’imposta su tali immobili, poiché essi sono funzionali a rendere agevole l’esercizio del culto privato.

Le motivazioni della decisione sull’esenzione IMU abitazione principale

I giudici della Suprema Corte hanno accolto il ricorso del contribuente, fondando la decisione su un fondamentale intervento della Corte Costituzionale del 2022. La Consulta ha infatti dichiarato illegittima la norma che subordinava l’esenzione IMU abitazione principale alla residenza anagrafica e alla dimora abituale dell’intero nucleo familiare. La decisione dei giudici costituzionali ha eliminato questo vincolo. Attualmente, per ottenere il beneficio fiscale è sufficiente che il singolo possessore dell’immobile vi dimori abitualmente e vi risieda anagraficamente. La circostanza che il coniuge abbia stabilito la propria residenza in un altro immobile, anche nello stesso comune, non rappresenta più un ostacolo. I coniugi possono legittimamente decidere di vivere in case diverse per esigenze personali o lavorative, senza perdere il diritto alle agevolazioni sulla propria casa principale.

Le conclusioni della Cassazione e i risvolti pratici per i contribuenti

La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza d’appello e ha deciso la causa nel merito, riconoscendo definitivamente le esenzioni richieste dal contribuente. Il cittadino ha ottenuto l’annullamento dell’atto impositivo sia per l’appartamento adibito a sua dimora principale, sia per la cappella privata di proprietà. Questa decisione conferma che i Comuni non possono più negare l’agevolazione basandosi sulla residenza del coniuge. I contribuenti che si trovano in situazioni analoghe possono opporsi alle pretese del fisco locale, forti di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato. La sentenza rappresenta una vittoria importante per la libertà di organizzazione della vita familiare e per la tutela dei diritti dei contribuenti di fronte alle pretese tributarie dei Comuni.

Cosa serve per ottenere l’esenzione IMU sulla casa principale?
È necessario che il proprietario dell’immobile vi dimori abitualmente e vi risieda anagraficamente, a prescindere da dove risiedano gli altri membri della famiglia.

Il Comune può negare l’esenzione se il coniuge risiede in un’altra casa?
No, dopo la sentenza della Corte Costituzionale del 2022, la residenza del coniuge in un altro immobile non impedisce più di ottenere l’agevolazione sulla propria casa principale.

Anche le cappelle private possono beneficiare dell’esenzione IMU?
Sì, i locali destinati esclusivamente all’esercizio privato del culto, come le cappelle registrate nella categoria catastale B/7, sono esenti dall’imposta.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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