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D.Lgs. 165/2001 — Anno 2024

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649 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 165/2001

Onere della prova: chi deve dimostrare il fatto negativo?
Una società ha citato in giudizio gli eredi di un professionista per non aver rivelato il suo status di dipendente pubblico, causa di una sanzione per la società stessa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni precedenti. Il punto cruciale è l'onere della prova: la società non è riuscita a dimostrare di non essere a conoscenza dello status del professionista. La mancata produzione di un documento decisivo ha reso impossibile assolvere a tale onere, evidenziando che chi agisce in giudizio deve provare tutti i fatti costitutivi della propria pretesa, anche quelli negativi.
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Contratto a termine in società pubblica: no conversione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto a termine, anche se illegittimo per assenza di causale, stipulato con una società a controllo pubblico non può essere convertito in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Questa regola serve a non eludere l'obbligo costituzionale di accesso al pubblico impiego tramite concorso. Al lavoratore spetta unicamente un'indennità risarcitoria per il danno subito.
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Borse di studio medici: no all’adeguamento economico
La Corte di Cassazione ha stabilito che le borse di studio per i medici specializzandi relative al periodo 1998-2005 non sono soggette ad adeguamento economico. Con l'ordinanza n. 1230/2024, la Suprema Corte ha chiarito che una serie di leggi finanziarie ha imposto un blocco generalizzato degli incrementi, includendo esplicitamente queste borse. La decisione ribalta le sentenze di merito favorevoli ai medici, specificando che il loro rapporto di formazione non è assimilabile a un lavoro subordinato e che il blocco normativo era una misura legittima di politica economica per il contenimento della spesa pubblica.
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Inquadramento Superiore: La Cassazione sul Giudizio
Un lavoratore, autista soccorritore, ha richiesto il riconoscimento di un inquadramento superiore e delle relative differenze retributive. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1226/2024, ha stabilito un principio fondamentale: pur negando un diritto automatico all'inquadramento superiore basato sulla sola contrattazione collettiva, ha cassato la decisione del tribunale perché non aveva svolto il necessario "giudizio trifasico" per verificare l'effettivo svolgimento di mansioni superiori. La Corte ha rinviato il caso per una nuova valutazione che confronti analiticamente le mansioni svolte con le declaratorie contrattuali.
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Retribuzione di risultato: le quote storiche reali
Una controversia sulla corretta determinazione della retribuzione di risultato per dirigenti non medici di un'Azienda Sanitaria Locale giunge in Cassazione. I giudici di merito avevano applicato il concetto di "fondo virtuale", ma la Suprema Corte ha ribaltato la decisione, stabilendo che il calcolo delle "quote storiche" deve basarsi sugli importi reali definiti da accordi regionali e leggi di contenimento della spesa precedenti alla contrattualizzazione, accogliendo il ricorso dell'Azienda.
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Retribuzione di Risultato Dirigenti: il ruolo degli accordi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1222/2024, ha stabilito un principio fondamentale sul calcolo della retribuzione di risultato dirigenti non medici del SSN. La Corte ha cassato la decisione di merito che escludeva la rilevanza della contrattazione decentrata regionale, affermando che per determinare le "quote storiche" del fondo è necessario fare riferimento agli accordi regionali vigenti prima del nuovo sistema contrattuale, al fine di garantire il contenimento della spesa pubblica.
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Recesso contratto progetto: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del recesso da un contratto a progetto per il periodo in cui la prestazione lavorativa è stata sospesa prima che la causa giustificativa (cessazione di un finanziamento pubblico) fosse formalmente deliberata. La motivazione del recesso non può avere efficacia retroattiva, pertanto la sospensione anticipata costituisce un inadempimento contrattuale che dà diritto al risarcimento del danno.
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Interesse ad agire e dimissioni: sì al risarcimento
Un dirigente medico impugna un trasferimento ritenuto illegittimo. Durante la causa si dimette, ma la Cassazione conferma il suo diritto a proseguire l'azione. La Corte stabilisce che l'interesse ad agire sussiste se il lavoratore, sin dall'inizio, ha formulato una riserva di agire per il risarcimento dei danni. La dichiarazione di illegittimità del trasferimento diventa così un presupposto necessario per la futura richiesta di risarcimento, anche dopo la cessazione del rapporto di lavoro.
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Assegno ad personam: limiti temporali e riassorbimento
Un dipendente del settore pubblico ha citato in giudizio un'azienda ospedaliera per ottenere una maggiorazione retributiva, nota come assegno ad personam, per gli anni dal 2002 al 2006, basandosi su una delibera aziendale del 1997. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore, confermando la decisione della Corte d'Appello. La ragione fondamentale della decisione è che la stessa delibera del 1997 specificava la propria durata temporanea, limitandone gli effetti a un periodo precedente a quello richiesto dal dipendente, rendendo così la pretesa infondata.
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Mobilità docenti: la Cassazione fa chiarezza sulle fasi
Una docente ha contestato le regole sulla mobilità docenti per l'anno scolastico 2016/17, sostenendo di essere stata ingiustamente scavalcata da colleghi provenienti dal concorso 2012. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità delle diverse fasi di mobilità stabilite dalla contrattazione collettiva. Tali fasi davano priorità a determinate categorie in specifici contesti, come i trasferimenti endoprovinciali, rappresentando un bilanciamento non irragionevole degli interessi derivanti dalla riforma "Buona Scuola".
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Procedimento disciplinare: quando è valido l’atto?
Un dipendente pubblico ha impugnato una sanzione disciplinare sostenendo vizi procedurali, come la mancata costituzione di un ufficio disciplinare specifico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per la validità del procedimento disciplinare è sufficiente l'individuazione di un ufficio competente, anche non esclusivo, purché sia garantito il principio di terzietà e il concreto diritto di difesa del lavoratore, senza cadere in un eccessivo formalismo.
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Società in house: no conversione del contratto a progetto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 420/2024, ha stabilito che per le società in house non è possibile la conversione automatica di un contratto di collaborazione a progetto in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, anche se il progetto è fittizio. Questa regola, derivante dall'estensione delle norme sul pubblico impiego, mira a garantire il rispetto delle procedure concorsuali per l'assunzione, impedendo l'accesso stabile all'impiego tramite vie alternative. La Corte ha quindi cassato la decisione di merito che aveva disposto la conversione, rinviando la causa per una nuova valutazione.
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Assegno personale: cosa include nel pubblico impiego?
Un lavoratore, trasferito da un ente pubblico soppresso a un Ministero, ha richiesto il riconoscimento dell'anzianità e l'inclusione di vari emolumenti nel suo assegno personale. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, ha chiarito che la normativa speciale applicabile garantisce la conservazione delle sole voci retributive fisse e continuative, escludendo il riconoscimento dell'anzianità per progressioni di carriera e i fringe benefits come le polizze assicurative, in quanto non legati da un nesso di corrispettività con la prestazione lavorativa.
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Assegno personale: cosa entra nel calcolo?
Un dipendente pubblico, trasferito da un istituto soppresso a un Ministero, ha richiesto l'inclusione di bonus, contributi previdenziali e assicurativi nel suo assegno personale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'assegno personale, garantito in questi passaggi, comprende solo le voci retributive fisse e continuative, escludendo elementi variabili come i premi di produttività o le componenti di welfare come i contributi a fondi pensione e polizze sanitarie.
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Assegno personale: cosa spetta al dipendente trasferito
Un lavoratore, trasferito da un ente pubblico soppresso a un Ministero, ha agito in giudizio per ottenere il riconoscimento integrale della sua anzianità e di tutte le componenti retributive precedenti, inclusi bonus e polizze. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha stabilito che la legge speciale applicabile al trasferimento garantisce la conservazione nel nuovo assegno personale solo delle voci retributive fisse e continuative. L'anzianità pregressa non è valida per la progressione di carriera e i benefici accessori variabili sono esclusi.
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Assegno ad personam: cosa spetta al dipendente?
Una dipendente pubblica, trasferita da un ente soppresso a un Ministero, ha richiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio e l'inclusione di varie indennità nell'assegno ad personam. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 289/2024, ha stabilito che la norma speciale che regola il trasferimento prevale su quella generale. Di conseguenza, l'assegno ad personam deve includere solo le voci retributive fisse e continuative, mentre l'anzianità di servizio non costituisce un diritto assoluto e non può essere usata per rivendicare avanzamenti di carriera presso il nuovo datore di lavoro. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Assegno personale: cosa entra nel calcolo? Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 288/2024, ha chiarito la composizione dell'assegno personale per i dipendenti pubblici trasferiti a seguito di soppressione del loro ente. La Corte ha stabilito che solo le voci retributive fisse, continuative e con natura strettamente salariale possono essere incluse. Vengono esclusi elementi come premi di produttività, buoni pasto, contributi a fondi pensione e polizze assicurative, in quanto privi del carattere di fissità e continuità o di natura assistenziale e previdenziale. Viene inoltre negato che l'anzianità pregressa possa essere usata per rivendicare avanzamenti di carriera nella nuova amministrazione.
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Revoca part time PA: la Cassazione chiarisce i limiti
Una dipendente pubblica ha contestato la decisione dell'amministrazione di revocare il suo contratto di lavoro a tempo parziale, ripristinando quello a tempo pieno. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del provvedimento, chiarendo che la revoca del part time, ai sensi della L. 183/2010, è valida se fondata su comprovate esigenze organizzative e gestionali e se attuata nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede, come la concessione di un congruo preavviso.
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Turni di reperibilità: risarcimento per stress
Un dirigente medico, costretto per un decennio a svolgere un numero eccessivo di turni di reperibilità, ha ottenuto il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'abuso sistematico da parte del datore di lavoro, che causa stress psicofisico, costituisce un illecito distinto dalla mera prestazione lavorativa extra. Tale illecito, fondato sulla violazione dell'obbligo di tutela del lavoratore, è soggetto a prescrizione decennale e dà diritto a un risarcimento del danno separato dall'indennità contrattuale.
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Risarcimento turni eccedenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un dirigente medico al risarcimento per turni eccedenti, stabilendo che l'abuso sistematico della pronta disponibilità, causando stress psicofisico, costituisce una violazione dell'obbligo di tutela del datore di lavoro (art. 2087 c.c.). Questo risarcimento si aggiunge alla normale indennità contrattuale e si prescrive in dieci anni.
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