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D.Lgs. 165/2001 — Anno 2024

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649 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 165/2001

Azienda speciale ente pubblico economico: la Cassazione
Un lavoratore ha agito in giudizio contro un'azienda speciale regionale per ottenere il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, a seguito di una serie di contratti di somministrazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo che l'azienda in questione ha natura di azienda speciale ente pubblico economico. Di conseguenza, non si applica il divieto di conversione del rapporto, tipico delle pubbliche amministrazioni, e il lavoratore ha diritto alla costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
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Delega di firma: quando è valida per l’Agenzia Entrate
Un'associazione sportiva dilettantistica ha impugnato avvisi di accertamento sostenendo, tra l'altro, l'invalidità della delega di firma del funzionario che li aveva sottoscritti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la delega di firma è un atto di organizzazione interna e non necessita dell'indicazione nominativa del delegato, essendo sufficiente l'identificazione tramite la qualifica funzionale. La Corte ha inoltre confermato la legittimità del disconoscimento delle agevolazioni fiscali e la riqualificazione dell'ente come commerciale, data l'effettiva natura dell'attività svolta.
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Abuso contratti a termine: risarcimento del danno
La Corte di Cassazione chiarisce che in caso di abuso contratti a termine nel pubblico impiego, il diritto al risarcimento sorge dalla violazione di norme imperative, non solo dal superamento dei 36 mesi. La Corte ha cassato una sentenza che limitava la valutazione dell'abuso alla sola durata complessiva, rinviando per un nuovo esame che consideri ogni aspetto della potenziale illegittimità.
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Royalties valore doganale: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che le royalties pagate a un licenziante, anche se diverso dal venditore, devono essere incluse nel valore doganale delle merci importate se rappresentano una 'condizione di vendita' implicita. La sentenza analizza il caso di un importatore di abbigliamento di marca, chiarendo che il controllo esercitato dal titolare del marchio sulla produzione e commercializzazione è decisivo per determinare l'inclusione delle royalties valore doganale, anche secondo il nuovo Codice Doganale dell'Unione.
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Valore in dogana: royalties e condizione di vendita
La Cassazione ha stabilito che le royalties pagate per un marchio devono essere incluse nel valore in dogana dei beni importati se il licenziante esercita un controllo sulla produzione, anche se non è il venditore diretto. Questo controllo rende il pagamento delle royalties una condizione implicita della vendita, essenziale per determinare il corretto valore in dogana.
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Valore in dogana: royalties come condizione di vendita
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32621/2024, ha stabilito che le royalties pagate per l'utilizzo di un marchio devono essere incluse nel valore in dogana delle merci importate se il loro pagamento costituisce una 'condizione di vendita', anche implicita. Nel caso esaminato, una società di abbigliamento importava prodotti e pagava royalties a una terza entità titolare del marchio. La Corte ha ritenuto che, sulla base del contratto di licenza, l'acquisto e la commercializzazione dei beni fossero inscindibilmente legati al pagamento delle royalties, confermando così la legittimità dell'accertamento dell'Agenzia delle Dogane che ne richiedeva l'inclusione nel valore imponibile.
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Royalties valore doganale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32617/2024, ha stabilito che le royalties pagate per l'uso di un marchio su merci importate devono essere incluse nel valore doganale se il pagamento è una "condizione di vendita", anche implicita. Nel caso esaminato, un importatore di abbigliamento di un noto marchio non aveva incluso le royalties nel valore dichiarato. La Corte ha dato ragione all'Agenzia delle Dogane, ritenendo che il controllo del licenziante sulla qualità e produzione dei beni, volto a tutelare l'immagine del marchio, fosse sufficiente a configurare tale condizione. È stato inoltre respinto l'argomento del giudicato esterno, poiché ogni importazione costituisce un'obbligazione doganale autonoma.
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Risarcimento danno dirigente: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento del danno per gli eredi di un dipendente pubblico che, pur avendo vinto un concorso per dirigente, non ha mai ricevuto il relativo incarico. La Corte ha stabilito che il danno va quantificato nelle differenze retributive tra lo stipendio percepito e la parte fissa della retribuzione dirigenziale che sarebbe spettata. L'ordinanza chiarisce anche che l'Agenzia pubblica, subentrata al Ministero, è legittimata passivamente a rispondere delle obbligazioni pregresse, consolidando il principio del risarcimento danno dirigente per violazione degli obblighi di correttezza e buona fede da parte della Pubblica Amministrazione.
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Scorrimento graduatorie: stop da una nuova legge
La Corte di Cassazione ha stabilito che lo scorrimento di una graduatoria di un concorso pubblico interno non è un diritto acquisito. Se una nuova legge (ius superveniens) interviene prima che l'amministrazione decida di utilizzare la graduatoria, modificando le regole per le progressioni di carriera, questa prevale. Nel caso specifico, un dipendente ministeriale si è visto negare la promozione perché il d.lgs. 150/2009 ha limitato le progressioni verticali interne, rendendo illegittimo lo scorrimento della graduatoria del concorso bandito nel 2007.
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Mansioni superiori: no differenze se pagati di più
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un dipendente comunale che, pur svolgendo mansioni superiori, richiedeva differenze retributive. La Corte ha stabilito che, poiché il lavoratore percepiva già una retribuzione di livello B4, superiore a quella (B3) rivendicata per le mansioni superiori svolte, non sussisteva alcun diritto a ulteriori compensi. La retribuzione più alta già in godimento è stata considerata 'assorbente' rispetto a qualsiasi differenza richiesta.
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Contratto regionale: inammissibile appello in Cassazione
Un ente pubblico ricorre in Cassazione contro la sentenza che riconosceva differenze retributive a un dipendente sulla base di un contratto collettivo regionale. La Corte dichiara l'appello inammissibile, poiché la violazione di un contratto regionale non è un motivo di ricorso valido, a differenza dei contratti nazionali. L'interpretazione del contratto regionale è riservata al giudice di merito.
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Mansioni superiori: ricorso inammissibile in Cassazione
Due dipendenti pubbliche, dopo aver ottenuto in primo grado il riconoscimento delle differenze retributive per mansioni superiori, si sono viste rigettare la domanda in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il loro successivo ricorso inammissibile, ribadendo che non è possibile richiedere in sede di legittimità una nuova valutazione dei fatti già esaminati dal giudice di merito. L'ordinanza sottolinea i rigorosi limiti del sindacato sulla motivazione della sentenza impugnata.
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Inquadramento dipendente pubblico: il caso di trasferimento
Una dipendente pubblica, trasferita da un comune al Dipartimento della Protezione Civile tramite una procedura speciale, è stata inquadrata in una posizione economica inferiore a quella spettantele. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto a un corretto inquadramento da dipendente pubblico, basato sull'effettiva equivalenza retributiva, rigettando l'uso di tabelle obsolete da parte dell'amministrazione e le sue argomentazioni sulla neutralità finanziaria.
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Giurisdizione giudice ordinario: la Cassazione decide
Un dipendente pubblico contesta la riorganizzazione del suo ufficio e la revoca di un incarico. La Corte di Cassazione conferma la giurisdizione del giudice ordinario su tutte le domande, anche se connesse ad atti amministrativi. Tuttavia, cassa la decisione della Corte d'Appello per aver erroneamente rimesso l'intera causa al primo giudice, specificando che la rimessione doveva limitarsi alla sola domanda su cui era stato dichiarato il difetto di giurisdizione.
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Ripetizione indebito pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla ripetizione indebito pubblico impiego, confermando il diritto/dovere di un ente pubblico di recuperare emolumenti accessori erroneamente corrisposti ai propri dipendenti. L'ordinanza chiarisce che la buona fede del lavoratore non impedisce la restituzione delle somme, sebbene le modalità di recupero debbano essere eque e rispettose della situazione del debitore. Il ricorso dei lavoratori è stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali e di merito, ribadendo che l'onere di provare il diritto a trattenere le somme grava sul dipendente.
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Indennità di sostituzione: No a stipendio superiore
Un dirigente medico, incaricato di dirigere una struttura sanitaria di nuova istituzione e priva di titolare, ha richiesto il pagamento delle differenze retributive corrispondenti al ruolo superiore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che in questi casi non si configura lo svolgimento di mansioni superiori, ma una sostituzione su posto vacante. Pertanto, al dirigente spetta unicamente l'indennità di sostituzione prevista dal Contratto Collettivo Nazionale, e non l'intero trattamento economico del dirigente sostituito, anche se l'incarico si protrae nel tempo.
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Indennità di sostituzione: il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dirigente medico che chiedeva il pagamento di differenze retributive per lo svolgimento di mansioni superiori. La decisione si fonda sul principio della 'doppia conforme', poiché il ricorrente non ha dimostrato la diversità delle ragioni di fatto tra la sentenza di primo grado e quella d'appello, entrambe a lui sfavorevoli. La Corte ha inoltre ribadito che la questione relativa all'indennità di sostituzione era già stata esaminata e decisa nel merito dalla corte d'appello.
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Retribuzione dirigente pubblico: no a differenze
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una dirigente pubblica che chiedeva differenze retributive per aver svolto mansioni riconducibili a un incarico di fascia superiore. Secondo la Corte, la retribuzione dirigente pubblico è onnicomprensiva e la graduazione degli incarichi è un atto discrezionale dell'amministrazione, non sindacabile nel merito dal giudice. A differenza dei dipendenti non dirigenti, per i manager non si configura un diritto automatico a un compenso maggiore basato sulle sole attività svolte.
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Retribuzione di posizione: Cassazione e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'Azienda Sanitaria Locale in una controversia sulla retribuzione di posizione di un dirigente medico. L'Azienda non può compensare le somme dovute per la parte minima contrattuale con presunti versamenti in eccesso sulla parte variabile. Il ricorso è stato respinto per motivi procedurali, in quanto non affrontava specificamente le ragioni della decisione d'appello e introduceva questioni nuove.
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Errore revocatorio: quando è inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione presentato da un dipendente pubblico licenziato. L'ordinanza stabilisce che l'errore revocatorio non può consistere in una critica alla valutazione delle prove, ma deve derivare da una svista percettiva su un fatto incontestato. Il caso verteva su un licenziamento per assenza dal lavoro non registrata.
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