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D.Lgs. 165/2001 — Anno 2024

649 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 165/2001

Promozione Annullata: Niente Retribuzione Superiore Senza Prova
Un dipendente pubblico, inizialmente promosso e poi retrocesso a seguito della rettifica di una graduatoria, ha chiesto la restituzione delle somme che l'Ente gli aveva trattenuto a titolo di maggiore stipendio percepito nel periodo della promozione poi annullata. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Ente. Ha stabilito che il diritto alla retribuzione per mansioni superiori non può basarsi su una semplice presunzione legata a un inquadramento formale poi rivelatosi errato. Il lavoratore deve sempre provare di aver *effettivamente* svolto compiti di livello superiore. In assenza di tale prova, l'Ente ha il diritto di recuperare le somme indebitamente versate.
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Danno da ritardo della P.A.: Lavoratore risarcito dopo 17 anni
Un lavoratore, durante la privatizzazione di un'azienda statale nel 1993, sceglie di rimanere nel pubblico impiego. La Pubblica Amministrazione ignora la sua richiesta per 17 anni, costringendolo a lavorare nel settore privato. Finalmente assunto nel 2010, gli viene applicato un trattamento economico meno favorevole. La Cassazione stabilisce che il lavoratore ha diritto al risarcimento per il danno da ritardo della P.A. Tale danno va calcolato applicando le norme e il trattamento economico del 1993, momento della richiesta, e non quelle del 2010. L'inerzia della P.A. non può ricadere sul cittadino.
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Progressione orizzontale: il diritto alla promozione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10459/2024, chiarisce la natura del diritto alla progressione orizzontale nel pubblico impiego. Quando una procedura selettiva, basata su un bando assimilabile a un'offerta al pubblico, si conclude con la formazione di una graduatoria, il dipendente vanta un diritto soggettivo pieno alla promozione, non una mera pretesa risarcitoria per perdita di chance. Di conseguenza, il giudice ordinario può ordinare all'amministrazione di completare l'iter e riconoscere l'inquadramento superiore.
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Abuso contratti a termine: risarcimento docenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10455/2024, ha stabilito un importante principio in materia di abuso contratti a termine nel settore scolastico. La Suprema Corte ha chiarito che la disciplina speciale per i docenti di religione impedisce l'applicazione delle sanatorie previste dalla legge sulla 'Buona Scuola' (L. 107/2015). Di conseguenza, la reiterazione illegittima di contratti a tempo determinato dà sempre diritto al risarcimento del danno, anche qualora il docente venga successivamente assunto a tempo indeterminato tramite concorso. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva negato il risarcimento, è stata annullata con rinvio.
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Progressione professionale: diritto senza approvazione?
Una dipendente pubblica ha richiesto il riconoscimento di una progressione professionale basata su una procedura selettiva. L'ente datore di lavoro si opponeva, sostenendo che la mancata approvazione formale della graduatoria finale impedisse il sorgere del diritto. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto alla progressione professionale sorge con il superamento della selezione e l'utile collocazione in graduatoria, a prescindere dalla successiva approvazione formale da parte dell'organo amministrativo. Di conseguenza, ha respinto sia il ricorso dell'ente che quello della lavoratrice, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Danno comunitario: chance di assunzione non basta
Una lavoratrice del settore pubblico, dopo anni di contratti a termine illegittimi, si è vista negare il risarcimento del danno comunitario perché le era stata offerta una chance di stabilizzazione. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che una mera e incerta possibilità di assunzione non costituisce una sanzione efficace contro l'abuso, confermando il diritto della lavoratrice al risarcimento.
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Stabilizzazione precari: non sana l’abuso dei termini
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10452/2024, ha stabilito un principio fondamentale in tema di stabilizzazione precari nel pubblico impiego. L'assunzione a tempo indeterminato, se avvenuta tramite una procedura concorsuale, non costituisce una misura risarcitoria idonea a sanare l'illegittima reiterazione di contratti a termine. Secondo la Corte, manca la necessaria correlazione diretta e immediata tra l'abuso subito dal lavoratore e la successiva stabilizzazione, che quindi non estingue il diritto del dipendente a ottenere il risarcimento del danno.
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Abuso contratti a termine: il risarcimento spetta
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'assunzione a tempo indeterminato di un dipendente pubblico non esclude automaticamente il suo diritto al risarcimento per l'abuso contratti a termine subìto in precedenza. Se la stabilizzazione non è una misura diretta a sanare l'illecito e avviene presso un datore di lavoro diverso, il lavoratore conserva il diritto a essere risarcito. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva negato il risarcimento, distinguendo nettamente la normativa del comparto Enti Locali da quella del settore scolastico.
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Lavoro subordinato: oneri di specificità nell’appello
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10418/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni docenti universitari a contratto che chiedevano il riconoscimento del loro rapporto come lavoro subordinato. La Corte ha stabilito l'inapplicabilità della direttiva europea sui contratti a termine ai rapporti di lavoro autonomo e ha sottolineato l'importanza di rispettare gli oneri di specificità e allegazione documentale nel ricorso per cassazione, pena l'inammissibilità dei motivi.
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Ricorso nullo: l’onere di specificità dell’attore
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione che rigettava le richieste di alcuni lavoratori precari contro un Ministero e un'agenzia pubblica. Il motivo principale è stato il ricorso nullo per eccessiva genericità: i lavoratori non avevano specificato in modo dettagliato le mansioni svolte, impedendo al giudice di valutare le loro pretese. La sentenza sottolinea l'importanza dell'onere di allegazione a carico di chi agisce in giudizio, un dovere che non può essere colmato dal giudice.
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Progressione economica somministrati: la Cassazione decide
Una lavoratrice impiegata per sette anni presso un ente pubblico tramite contratti di somministrazione ha visto riconosciuto dalla Corte di Cassazione il suo diritto alla progressione economica. La Corte ha stabilito che, in caso di utilizzo illegittimo della somministrazione, il principio di non discriminazione impone di garantire al lavoratore lo stesso trattamento economico dei dipendenti di ruolo, inclusa la progressione economica somministrati, pur escludendo la conversione del rapporto a tempo indeterminato.
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Giudizio di ottemperanza: quando è inammissibile?
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni dipendenti pubblici contro un Ministero. Il caso riguardava il risarcimento danni per un mancato inquadramento, questione già trattata in un giudizio di ottemperanza amministrativo. L'inammissibilità deriva dalla mancata specificità del ricorso, che non ha riportato i provvedimenti amministrativi essenziali per decidere sulla giurisdizione. La Corte sottolinea che, per contestare la giurisdizione in un contesto di giudizio di ottemperanza, il ricorso deve essere completo e autosufficiente.
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Giurisdizione giudice ordinario: no su ottemperanza
Un dipendente pubblico si rivolge al giudice ordinario per anticipare la data di decorrenza del suo inquadramento, già ottenuto tramite giudizio di ottemperanza amministrativo. La Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso, confermando che la giurisdizione del giudice ordinario è esclusa in favore di quello amministrativo, in quanto la questione rientra nell'esecuzione della precedente sentenza.
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Contratti a termine: quando sono legittimi nel P.A.?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a contratti a termine stipulati da un Comune per l'assunzione di istruttori di vigilanza. I lavoratori sostenevano che i contratti mascherassero esigenze ordinarie e permanenti. La Corte d'Appello aveva ritenuto i contratti legittimi, legandoli a progetti specifici per esigenze straordinarie. La Cassazione ha dichiarato il ricorso dei lavoratori inammissibile, specificando di non poter riesaminare nel merito la valutazione dei fatti compiuta dai giudici precedenti e confermando la decisione impugnata.
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Stabilizzazione e risarcimento: non basta il concorso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10647/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di pubblico impiego. Una lavoratrice, dopo anni di contratti a termine illegittimi con un'azienda sanitaria, era stata assunta a tempo indeterminato tramite un concorso pubblico ordinario. La Corte ha chiarito che questa forma di stabilizzazione non costituisce di per sé un risarcimento per l'abuso subito. Il diritto al risarcimento del danno rimane, poiché l'assunzione non è una conseguenza diretta e immediata della pregressa illegittimità, ma l'esito di una procedura selettiva aperta a tutti.
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Giurisdizione graduatorie ATA: chi decide? Cassazione
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha risolto un conflitto di giurisdizione riguardante le graduatorie del personale ATA. Il caso verteva sulla richiesta di una lavoratrice di vedersi riconosciuto un punteggio per servizi prestati tramite cooperative in scuole pubbliche. Dopo che sia il Tribunale ordinario che il TAR si erano dichiarati incompetenti, la Cassazione ha stabilito che la giurisdizione sulle graduatorie ATA, quando si contesta la mancata attribuzione di un punteggio basato su norme esistenti, spetta al giudice ordinario. La competenza del giudice amministrativo sussiste solo se si impugna l'atto normativo generale che disciplina le graduatorie stesse.
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Retribuzione lettori universitari: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11638/2024, ha rigettato il ricorso di una ex lettrice universitaria in merito alla sua retribuzione. La ricorrente chiedeva che il suo stipendio fosse equiparato a quello di un ricercatore confermato, anche in virtù di nuove leggi. La Corte ha stabilito che la retribuzione lettori universitari, una volta inquadrati come Collaboratori Esperti Linguistici (CEL), è disciplinata dalla contrattazione collettiva e non da un aggancio automatico a quella dei ricercatori. Viene garantito un assegno 'ad personam' per salvaguardare i trattamenti economici più favorevoli maturati in precedenza, escludendo una violazione del diritto UE e la necessità di un rinvio pregiudiziale.
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Prescrizione crediti lavoro pubblico: quando decorre?
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il caso di un lavoratore, formalmente impiegato in lavori socialmente utili, che di fatto svolgeva mansioni da dipendente subordinato per un ente pubblico. La Corte ha stabilito che, anche in questi casi, la prescrizione crediti lavoro nel settore pubblico decorre durante il rapporto e non alla sua cessazione. La decisione si fonda sull'assenza di un'aspettativa di stabilizzazione del posto, a differenza di quanto accade nel settore privato.
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Prescrizione Lavoro Pubblico: quando decorre?
Una lavoratrice impiegata in "lavori socialmente utili" da un ente locale ha provato che le sue mansioni erano di natura subordinata. Mentre i tribunali hanno confermato il suo diritto a differenze retributive, la Cassazione ha stabilito un punto chiave sulla prescrizione nel lavoro pubblico. La Corte ha sentenziato che il termine di prescrizione per i crediti di lavoro decorre anche durante il rapporto, a differenza del settore privato, poiché l'assenza di stabilità reale del posto elimina il "timore" di ritorsioni da parte del lavoratore.
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Trasferimento dipendenti pubblici: la Cassazione decide
La Cassazione chiarisce le regole sul trasferimento dipendenti pubblici in seguito alla soppressione di un ente. L'ordinanza 12724/2024 stabilisce che si applica la legge speciale e non le norme generali, limitando il riconoscimento dell'anzianità pregressa ai soli aspetti economici già maturati. Confermato il diritto al risarcimento per l'abuso di contratti a termine.
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