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D.Lgs. 165/2001 — Anno 2024

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649 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 165/2001

Retribuzione onnicomprensiva: no extra per errore
Un dirigente medico ha lavorato ore in più a causa di un errato calcolo del suo debito orario da parte dell'Azienda Sanitaria. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31989/2024, ha stabilito che, in base al principio di retribuzione onnicomprensiva, il medico non ha diritto a un compenso aggiuntivo per queste ore. La sua retribuzione è forfettaria e mensile, non oraria. La Corte ha chiarito che l'eventuale tutela per il lavoratore consiste in un'azione per il risarcimento del danno alla salute o al riposo, che però deve essere specificamente provato e non era stato oggetto della domanda iniziale.
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Debito orario medico: no a paga extra per errore ASL
Un dirigente medico ha citato in giudizio l'Azienda Sanitaria per un errore nel calcolo del debito orario giornaliero durante le assenze (ferie, malattia), che lo costringeva a lavorare ore supplementari per raggiungere il monte ore settimanale. Sebbene i tribunali di primo e secondo grado gli avessero dato ragione, condannando l'Azienda al pagamento delle differenze retributive, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. In base al principio di onnicomprensività della retribuzione, il dirigente medico non ha diritto a un compenso aggiuntivo per le ore eccedenti, anche se derivanti da un errore del datore. La Corte ha chiarito che il medico avrebbe potuto agire per il risarcimento del danno alla salute o da stress, ma avrebbe dovuto allegare e provare un pregiudizio concreto, cosa non avvenuta nel caso di specie.
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Retribuzione dirigente: no extra per incarichi ad interim
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Segretario Generale di un ente pubblico alla restituzione di oltre 100.000 euro. La somma era stata percepita indebitamente come retribuzione di risultato per incarichi dirigenziali svolti ad interim. La Suprema Corte ha ribadito il principio di onnicomprensività della retribuzione dirigente, secondo cui lo stipendio copre tutte le funzioni assegnate, escludendo compensi aggiuntivi per mansioni temporanee rientranti nelle funzioni di vertice.
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Remissione al primo giudice: l’obbligo in appello
La Corte di Cassazione ha chiarito un importante principio processuale: se la Corte d'Appello riforma una sentenza di primo grado che aveva erroneamente negato la giurisdizione, non può decidere la causa nel merito. Deve, invece, disporre la remissione al primo giudice. Il caso riguardava la richiesta di alcuni dirigenti medici per differenze retributive nei confronti di un'Azienda Sanitaria. La Suprema Corte ha cassato la decisione d'appello, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo esame.
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Procura speciale: quando è nulla in Cassazione?
Una dipendente pubblica impugna un presunto demansionamento. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile non per il merito della questione, ma a causa di un vizio formale della procura speciale. La Suprema Corte ha stabilito che la procura, per essere valida, deve essere rilasciata in data successiva alla pubblicazione della sentenza impugnata e contenere un riferimento specifico al giudizio di legittimità, requisiti mancanti nel caso di specie. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il legale della ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.
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Trasferimento d’azienda sanità: diritti dei lavoratori
A seguito di un trasferimento d'azienda in sanità, alcuni dipendenti si sono visti modificare un compenso aggiuntivo. La Cassazione ha stabilito che i diritti economici basati su delibere interne del vecchio datore non si mantengono, a meno che non esista un precedente giudicato favorevole, il cui effetto si estende nel tempo.
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Retribuzione aggiuntiva: serve il contratto collettivo
La Cassazione ha negato il diritto di alcuni dipendenti di un'ASL a una retribuzione aggiuntiva, precedentemente percepita, derivante da servizi a privati. La Corte ha stabilito che, nel pubblico impiego, ogni compenso deve fondarsi su un contratto collettivo o su una legge, non bastando delibere regionali o prassi aziendali precedenti a una fusione.
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Trattamento economico lavoratore: la fonte del diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31806/2024, ha affrontato il caso di una lavoratrice sanitaria che, dopo la fusione dell'ospedale in cui lavorava con un'altra Azienda Sanitaria, si è vista negare un compenso accessorio. La Corte ha rigettato il ricorso della lavoratrice, stabilendo che per mantenere un trattamento economico lavoratore è necessaria una valida fonte legale o contrattuale (come un contratto collettivo), non essendo sufficienti precedenti delibere amministrative. Parallelamente, ha rigettato il ricorso dell'Azienda contro altri lavoratori, la cui posizione era protetta da un 'giudicato interno' formatosi per una mancata impugnazione in appello.
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Orario di lavoro medico: limiti alla flessibilità
Un dirigente medico è stato sanzionato per uscite anticipate, nonostante sostenesse di avere diritto a un orario flessibile. La Cassazione, con l'ordinanza n. 31795/2024, ha respinto il ricorso, stabilendo che il datore di lavoro può imporre un orario di lavoro medico rigido quando è giustificato da specifiche esigenze organizzative, come il coordinamento di un reparto critico.
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