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D.Lgs. 165/2001 — Anno 2024

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649 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 165/2001

Assunzione società in house: vale la conciliazione?
Un lavoratore, assunto da una società in house a seguito di una conciliazione giudiziale, viene licenziato. La società contesta la validità stessa del rapporto di lavoro, sostenendo che l'assunzione avrebbe dovuto seguire procedure di selezione pubblica. La Corte di Cassazione, riconoscendo la rilevanza della questione, rinvia la decisione a una pubblica udienza per definire se una conciliazione possa legittimamente sostituire un concorso pubblico per un'assunzione in società in house.
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Preferenza mobilità docenti: la Cassazione decide
Un docente inserito nelle Graduatorie ad Esaurimento (GAE) ha contestato la precedenza accordata, nelle procedure di mobilità 2016/2017, ai docenti vincitori del concorso del 2012 (IGM 2012). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo la legittimità del sistema di mobilità organizzato per fasi distinte, basato sulla legge e sulla contrattazione collettiva. Secondo la Corte, la preferenza mobilità docenti IGM 2012 in determinate fasi (come la mobilità endoprovinciale) non è né irragionevole né discriminatoria, in quanto deriva da una scelta discrezionale del legislatore volta a bilanciare i diversi interessi dei candidati, differenziati in base al percorso di reclutamento. La Corte ha chiarito che il punteggio individuale non può prevalere sulla struttura per fasi della procedura.
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Società in house: impossibile conversione contratto
Un lavoratore, impiegato come socialmente utile presso una società in house, ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Il motivo principale risiede nel fatto che le società in house sono soggette alle rigide normative del pubblico impiego per le assunzioni, che prevedono concorsi pubblici e impediscono la conversione automatica di contratti atipici in rapporti di lavoro stabili.
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Licenziamento disciplinare pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la legittimità del licenziamento disciplinare pubblico impiego di un dipendente per falsa attestazione della presenza. La sentenza chiarisce che la contestazione dell'addebito è valida anche se fatta 'per relationem' a documenti di un procedimento penale noti al lavoratore. Inoltre, il mancato rispetto dei termini procedurali non invalida la sanzione se il diritto di difesa non è compromesso. La Corte ha ritenuto la sanzione proporzionata data la grave e sistematica violazione del rapporto fiduciario.
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Licenziamento disciplinare: la valutazione globale
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un licenziamento disciplinare basato su una serie di inadempimenti reiterati nel tempo. La sentenza stabilisce che, per valutare la proporzionalità della sanzione, il giudice deve considerare il comportamento complessivo del lavoratore e non i singoli episodi in modo isolato. In questo caso, la condotta negligente di un medico, già sanzionato con multa e sospensione, ha giustificato il recesso datoriale. Viene inoltre accolta la domanda dell'azienda per la restituzione delle somme versate in esecuzione di una precedente sentenza d'appello poi annullata.
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Licenziamento disciplinare: la Cassazione decide
Un comune ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello che aveva annullato il licenziamento disciplinare di un'agente di polizia locale, convertendolo in una sospensione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del comune inammissibile, confermando che la valutazione sulla proporzionalità della sanzione è di competenza del giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se non per vizi logici o giuridici, qui non riscontrati.
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Diritto di precedenza: No per lavoro autonomo
Un musicista con contratti di lavoro autonomo pluriennali con una Fondazione Lirica ha visto respinta la sua richiesta di diritto di precedenza per future assunzioni. La Cassazione ha confermato che tale diritto, previsto dal CCNL di settore, è riservato solo ai lavoratori subordinati, escludendo i collaboratori autonomi e respingendo l'appello basato sul principio di affidamento.
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Assunzione ente pubblico: nullità accordo sindacale
Un lavoratore ha citato in giudizio un teatro di natura pubblica, chiedendo l'assunzione a tempo indeterminato sulla base di un accordo sindacale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione d'appello. La Corte ha stabilito che l'accordo sindacale era nullo perché l'assunzione in un ente pubblico deve seguire obbligatoriamente procedure selettive, come previsto da norme imperative che non possono essere derogate da patti privati.
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Nullità assunzione pubblico impiego: quando è valida?
Un dirigente, assunto dopo un concorso poi ritenuto illegittimo, viene demansionato dalla Pubblica Amministrazione che dichiara la nullità del suo inquadramento. La Cassazione conferma che la P.A. può rifiutare l'esecuzione di un contratto nullo per violazione di norme imperative, come la regola del concorso pubblico, configurando una nullità assunzione pubblico impiego.
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Inquadramento pubblico impiego: vale la legge nuova
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'inquadramento pubblico impiego di un vincitore di concorso deve seguire la normativa vigente al momento dell'assunzione e non quella del bando. Nel caso specifico, una lavoratrice, vincitrice di un concorso per una qualifica dirigenziale, è stata assunta in un livello inferiore a causa di una legge sopravvenuta (ius superveniens) che ha modificato l'assetto organizzativo dell'ente. La Corte ha dichiarato il ricorso della lavoratrice inammissibile, confermando che la Pubblica Amministrazione ha il dovere di adeguarsi alle nuove leggi, prevalendo queste sulle previsioni del bando originale.
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Compenso aggiuntivo: nullo senza base contrattuale
Un dipendente pubblico riceveva un compenso aggiuntivo per un incarico extra. La Cassazione ha confermato la nullità di tale compenso, in quanto nel pubblico impiego ogni trattamento economico deve derivare esclusivamente dalla legge o dalla contrattazione collettiva, non da atti unilaterali dell'amministrazione. Il precedente giudicato favorevole al lavoratore non si estende ai periodi successivi.
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Demansionamento infermiere: quando è legittimo?
Un'infermiera professionale lamentava un demansionamento per essere stata adibita alla pulizia di strumenti chirurgici, mansione tipica degli OSS. La Corte di Cassazione, riformando le decisioni precedenti, ha stabilito che nel pubblico impiego l'assegnazione a mansioni inferiori, seppur marginali, è legittima solo se giustificata da un'oggettiva e motivata esigenza aziendale, che deve essere formalmente provata dal datore di lavoro. Mancando tale prova, il demansionamento infermiere è illegittimo.
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Compenso lavoro straordinario: la prova dell’autorizzazione
La Corte di Cassazione conferma che il diritto al compenso per lavoro straordinario di un dipendente pubblico è subordinato a una preventiva e specifica autorizzazione da parte dell'amministrazione. In una recente ordinanza, è stato ribadito che l'onere di provare tale autorizzazione ricade interamente sul lavoratore, e la sua assenza costituisce un elemento impeditivo del diritto al pagamento. Il caso riguardava una funzionaria che aveva richiesto il pagamento di ore extra svolte durante un'emergenza, ma la sua domanda è stata respinta per mancanza di prova dell'autorizzazione formale.
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Retribuzione variabile: illegittimo il taglio del 30%
Un dirigente medico ha contestato la riduzione del 30% della sua retribuzione variabile operata dall'azienda sanitaria. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un taglio forfettario, precisando però che la riduzione dei fondi per il trattamento accessorio è legittima se calcolata secondo i criteri di legge: cristallizzazione del fondo al 2010 e successiva riduzione proporzionale alle cessazioni di personale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un corretto ricalcolo delle somme.
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Restituzione somme indebite: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene sul caso di una dirigente di un ente pubblico condannata alla restituzione di somme indebite. L'ordinanza stabilisce due principi fondamentali: la restituzione deve avvenire al netto delle ritenute fiscali e previdenziali, in quanto il lavoratore non ha mai incassato tali importi. Inoltre, gli interessi sulla somma da restituire decorrono dalla data della domanda giudiziale o di un atto di costituzione in mora, e non da una data precedente, presumendo la buona fede del percipiente.
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Retribuzione ente pubblico economico: limiti e regole
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33616/2024, si è pronunciata sulla retribuzione in un ente pubblico economico, specificamente un consorzio di bonifica. Un dipendente aveva percepito somme superiori ai massimali della contrattazione collettiva. La Corte ha stabilito che una legge regionale può legittimamente imporre a tali enti gli stessi limiti retributivi del pubblico impiego. Il passaggio al nuovo regime restrittivo decorre dalla scadenza del precedente contratto, non dalla stipula di uno nuovo, rendendo illegittimi gli aumenti concessi nel frattempo.
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Ripetizione indebito pubblico impiego: quando va ridato
Una pubblica amministrazione ha richiesto a una dipendente la restituzione di somme erogate come stipendio sulla base di una legge regionale successivamente dichiarata incostituzionale. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto dell'ente alla ripetizione indebito pubblico impiego, stabilendo che la dichiarazione di incostituzionalità fa venire meno la causa del pagamento, anche se percepito in buona fede dal lavoratore.
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Restituzione stipendio non dovuto: la guida completa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33507/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla restituzione di stipendio non dovuto da parte di un dipendente pubblico. A seguito di un errore nel calcolo della retribuzione di un segretario comunale, l'ente locale ne aveva chiesto la restituzione dell'importo lordo. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso del dipendente, chiarendo che l'obbligo di restituzione riguarda esclusivamente le somme nette effettivamente percepite, poiché le ritenute fiscali e previdenziali non sono mai entrate nel patrimonio del lavoratore.
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Recesso pubblico impiego: quando è legittimo?
Un dirigente universitario ha impugnato il licenziamento disposto dall'ateneo per raggiungimento dell'anzianità massima contributiva, contestando la motivazione, il preavviso e richiedendo compensi per mansioni superiori e incarichi extra. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del recesso pubblico impiego se motivato tramite richiamo ad atti programmatici generali. Ha inoltre stabilito la prevalenza del preavviso legale di sei mesi su quello contrattuale e ribadito il principio di onnicomprensività della retribuzione dirigenziale, che esclude compensi aggiuntivi per incarichi interni all'amministrazione.
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Agevolazioni fiscali ASD: quando la forma non basta
Un'associazione sportiva dilettantistica ha ricevuto un avviso di accertamento per IVA, IRES e IRAP, poiché il fisco riteneva la sua attività di natura commerciale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'associazione, confermando che per ottenere le agevolazioni fiscali ASD non è sufficiente la mera iscrizione al CONI. È necessario dimostrare l'effettivo svolgimento di un'attività non lucrativa e una reale vita associativa, elementi che nel caso specifico mancavano, dato l'elevato numero di iscritti assimilabili a clienti di una palestra.
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