LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.Lgs. 165/2001 — Anno 2024

Pagina 20 di 33

649 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 165/2001

Adeguamento retributivo: onere della prova in ambasciata
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una ex dipendente di un'ambasciata che chiedeva un adeguamento retributivo per aver svolto mansioni superiori di traduttrice-interprete. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che la lavoratrice non ha fornito prove sufficienti e specifiche sulla prevalenza delle mansioni superiori rispetto a quelle contrattuali. L'ordinanza ribadisce che l'onere della prova grava interamente sul lavoratore che avanza tali pretese.
Continua »
Stabilizzazione precari: non sana l’abuso dei termini
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13292/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di pubblico impiego. Anche se un lavoratore precario ottiene la stabilizzazione, questa non cancella il suo diritto al risarcimento per l'abuso subito a causa della reiterazione di contratti a termine. La Corte ha chiarito che la stabilizzazione precari ottenuta tramite una procedura concorsuale non costituisce una misura riparatoria idonea, poiché rappresenta solo una mera 'chance' di assunzione e non un effetto diretto e immediato della condotta illecita del datore di lavoro pubblico. La sentenza di merito che aveva negato il risarcimento è stata quindi cassata con rinvio.
Continua »
Indennità di fine rapporto: la Cassazione la tutela
Una ex dipendente di un consolato italiano all'estero ha citato in giudizio il Ministero per ottenere il riconoscimento dell'indennità di fine rapporto (TFR) dopo una complessa successione di contratti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13242/2024, ha accolto il ricorso della lavoratrice, cassando la precedente sentenza d'appello. La Corte ha stabilito che la riforma del 2000 (D.Lgs. n. 103/2000) ha salvaguardato il diritto all'indennità di fine rapporto per tutto il personale già in servizio a quella data, anche in caso di rinnovo contrattuale, applicando il principio di non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato.
Continua »
Giudicato penale: annullato il licenziamento
Un dipendente pubblico, licenziato per presunte assenze ingiustificate, ha ottenuto l'annullamento della sanzione. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'assoluzione definitiva nel processo penale con la formula "perché il fatto non sussiste" è un giudicato penale vincolante per il giudice del lavoro, che deve conformarsi a tale decisione. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce di questo principio.
Continua »
Contratti a termine pubblico impiego: abuso e risarcimento
Una lavoratrice del settore pubblico ha ottenuto il riconoscimento dell'illegittimità della reiterazione dei contratti a termine da parte di un Comune. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13209/2024, ha stabilito principi fondamentali sui contratti a termine nel pubblico impiego: il limite di durata massima di 36 mesi si applica anche agli enti locali e la successiva assunzione a tempo indeterminato (stabilizzazione), se avvenuta tramite concorso, non sana automaticamente l'abuso pregresso. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello, rinviando la causa per una nuova valutazione del danno subito dalla lavoratrice.
Continua »
Risarcimento pubblico impiego: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento per un gruppo di lavoratori del pubblico impiego assunti con una serie di contratti di somministrazione illegittimi. Pur negando la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato, la Corte ha stabilito che l'abuso contrattuale genera un danno presunto, da liquidare con un'indennità onnicomprensiva basata sui principi validi per il settore privato. La sentenza chiarisce i criteri per il risarcimento nel pubblico impiego in caso di precariato illegittimo.
Continua »
Licenziamento medico: violazione dell’esclusività
Un medico dipendente di una ASL è stato licenziato per aver violato il patto di esclusività, svolgendo attività professionale presso una struttura privata. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12973/2024, ha confermato la legittimità del licenziamento medico, ritenendo il ricorso del professionista inammissibile. La Corte ha stabilito che la violazione dell'obbligo di esclusività costituisce un grave inadempimento lesivo del dovere di fedeltà, tale da giustificare la sanzione espulsiva, e che la valutazione sulla proporzionalità della sanzione è di competenza dei giudici di merito.
Continua »
Posizione organizzativa: revoca e demansionamento
Una dipendente del Ministero della Giustizia ha impugnato la revoca del suo incarico di 'Capo Area', sostenendo di aver subito un demansionamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che un incarico temporaneo, non formalmente istituito come posizione organizzativa, può essere revocato senza che ciò costituisca demansionamento, in quanto non altera l'inquadramento contrattuale del lavoratore.
Continua »
Incarichi dirigenziali PA: no abuso a termine
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli incarichi dirigenziali nella Pubblica Amministrazione, conferiti a funzionari già assunti con contratto a tempo indeterminato, non costituiscono contratti a termine. Di conseguenza, non si applica la disciplina sull'abuso dei contratti a termine e non è dovuto il relativo risarcimento del danno. La Corte ha qualificato tale situazione come una semplice assegnazione di mansioni superiori all'interno di un unico e continuativo rapporto di lavoro permanente.
Continua »
Prescrizione lavoro pubblico: decorre durante il rapporto
Una lavoratrice ha citato in giudizio un ente pubblico, sostenendo che una serie di contratti di collaborazione e a tempo determinato costituissero in realtà un unico rapporto di lavoro subordinato. La Corte d'Appello le aveva dato ragione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione nel lavoro pubblico: ogni contratto è autonomo e il termine di prescrizione quinquennale per i crediti retributivi decorre durante lo svolgimento di ciascun singolo rapporto, non dalla fine dell'intero periodo di collaborazione. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
Continua »
Assunzione art. 110 TUEL: No al limite dei 36 mesi
Un funzionario assunto da un Comune con contratti a termine per alta specializzazione ha chiesto la conversione del rapporto in tempo indeterminato, lamentando il superamento del limite di 36 mesi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per l'assunzione art. 110 TUEL, comma 2, si applica una disciplina speciale che lega la durata del contratto al mandato del Sindaco, derogando così alla normativa generale sul pubblico impiego e prevenendo l'abuso.
Continua »
Contratti di collaborazione: quando non c’è subordinazione
Una lavoratrice con plurimi contratti di collaborazione con un ente pubblico sanitario ha richiesto la conversione del rapporto in lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. È stato ribadito che, nel pubblico impiego, la conversione del contratto è preclusa dalla legge e l'eventuale risarcimento del danno presuppone la prova rigorosa della subordinazione di fatto, che in questo caso non è stata fornita.
Continua »
Decurtazione retribuzione accessoria: no a tagli fissi
Un'azienda sanitaria locale aveva imposto un taglio forfettario del 30% sulla remunerazione variabile dei suoi dirigenti medici, giustificandolo con esigenze di contenimento della spesa. Un dirigente ha contestato tale misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittima questa pratica di decurtazione della retribuzione accessoria, stabilendo che la riduzione dei fondi deve basarsi sulla "cristallizzazione" al valore del 2010 e essere proporzionale alla diminuzione del personale, non un taglio percentuale arbitrario. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un corretto ricalcolo.
Continua »
Diritto all’assunzione: che succede se la PA cambia?
Un lavoratore, vincitore di un concorso pubblico nel 1988, si è visto negare l'impiego perché l'ente comunale ha successivamente eliminato la posizione dalla sua pianta organica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, stabilendo che il diritto all'assunzione del vincitore di concorso non è assoluto. L'amministrazione pubblica ha il potere discrezionale di modificare la propria organizzazione interna per esigenze funzionali, trasformando il diritto soggettivo del vincitore in un interesse legittimo, e può legittimamente decidere di non procedere con l'assunzione.
Continua »
Inquadramento superiore infermiere: la Cassazione decide
Un infermiere con mansioni di coordinamento ha ottenuto in un primo giudizio l'indennità specifica e, in un secondo, l'inquadramento superiore. L'azienda sanitaria ha contestato la seconda richiesta, ma la Cassazione ha respinto il ricorso. La Corte ha stabilito che la richiesta di inquadramento superiore per l'infermiere non costituisce un frazionamento abusivo del credito rispetto alla precedente richiesta di indennità, essendo diritti distinti e autonomi. La sentenza chiarisce i presupposti per il passaggio al livello DS, basati sullo svolgimento effettivo delle funzioni di coordinamento.
Continua »
Scorrimento graduatoria: limiti e interpretazione bando
Una candidata, idonea in una graduatoria di un concorso pubblico, ha citato in giudizio un'università per non averla assunta tramite scorrimento graduatoria, preferendo candidati da concorsi successivi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'interpretazione del bando di concorso, che in questo caso limitava l'uso della graduatoria a un dipartimento specifico, è di competenza del giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se non per palesi violazioni delle norme ermeneutiche.
Continua »
Scorrimento graduatoria: chi decide? Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9829/2024, ha stabilito che le controversie relative allo scorrimento graduatoria nei concorsi pubblici rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario. La Corte ha chiarito che, una volta conclusa la procedura concorsuale, la pretesa del candidato idoneo all'assunzione costituisce un diritto soggettivo, poiché l'amministrazione agisce con la capacità di un datore di lavoro privato e non esercita più un potere autoritativo. Di conseguenza, è stato annullato il verdetto della Corte d'Appello che aveva erroneamente declinato la giurisdizione in favore del giudice amministrativo.
Continua »
Indennità terapia intensiva: non per gli autisti
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di terapia intensiva non spetta all'autista di ambulanza, anche se svolge compiti di supporto al personale medico. Con l'ordinanza n. 9781/2024, la Suprema Corte ha chiarito che tale emolumento è strettamente legato all'assegnazione stabile e formale a specifiche unità operative (come rianimazione o terapie intensive), come previsto dalla contrattazione collettiva. Viene così ribaltata la decisione dei giudici di merito, che avevano riconosciuto il diritto del lavoratore basandosi sulle mansioni di fatto svolte e sul principio di equa retribuzione. La Corte ha invece affermato il primato della fonte contrattuale collettiva nella determinazione dei trattamenti economici nel pubblico impiego, escludendo estensioni analogiche per mansioni non esplicitamente contemplate.
Continua »
Personale Ambasciate: Leggi Speciali per Licenziamento
Una dipendente di un'ambasciata italiana, licenziata per un presunto schema di 'legalizzazioni rapide', ha impugnato il provvedimento sostenendo l'errata applicazione delle norme disciplinari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che al personale delle ambasciate assunto localmente si applica la disciplina speciale prevista dal d.P.R. 18/1967 e non le norme generali sul pubblico impiego, confermando la legittimità del licenziamento.
Continua »
Mantenimento trattamento economico nel pubblico impiego
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'Amministrazione pubblica, confermando il diritto di una dipendente, trasferita da un ente partecipato tramite una procedura speciale di reclutamento, al mantenimento del trattamento economico complessivo goduto in precedenza. La decisione si fonda sull'interpretazione del termine 'corrispondente' usato dal legislatore, che impone un'equiparazione non solo della retribuzione base ma dell'intero assetto economico, respingendo la tesi restrittiva dell'Amministrazione.
Continua »