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D.Lgs. 165/2001 — Anno 2024

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649 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 165/2001

Retribuzione dirigenziale: quando va restituita?
La Cassazione chiarisce che la retribuzione dirigenziale accessoria, se erogata da un ente pubblico senza rispettare i presupposti di legge (come l'istituzione di un apposito fondo), deve essere restituita. Tuttavia, ha accolto i motivi procedurali di un dirigente, annullando la sentenza d'appello per omessa pronuncia su questioni cruciali come il minimo contrattuale e un precedente giudicato.
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Retribuzione di posizione: la Cassazione decide
Un ex dirigente di un ente locale si è opposto alla richiesta di restituzione di una parte della retribuzione di posizione, ritenuta illegittima dal Comune. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del dirigente, confermando la giurisdizione del giudice ordinario e l'obbligo di restituire le somme. La Corte ha chiarito che la nullità delle delibere che assegnano una retribuzione non conforme alla contrattazione collettiva impone la restituzione, e che tale controversia rientra nel rapporto di lavoro e non nella giurisdizione della Corte dei Conti per danno erariale.
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Retribuzione illegittima: la PA deve recuperare le somme
Un Comune ha agito per il recupero di una retribuzione illegittima, specificamente le componenti accessorie, versata a un ex dirigente. La Cassazione ha confermato il diritto/dovere dell'ente di recuperare le somme, applicando la prescrizione decennale e chiarendo che la mancanza dei presupposti legali, come la contrattazione decentrata, rende il pagamento indebito e soggetto a restituzione.
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Restituzione somme indebite: la Cassazione decide
Un dirigente di un ente locale è stato condannato alla restituzione di emolumenti accessori (retribuzione di posizione e di risultato) percepiti per anni, ma ritenuti illegittimi per vizi procedurali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14762/2024, ha rigettato il ricorso del dirigente, confermando l'obbligo di restituzione delle somme indebite. La Suprema Corte ha stabilito che la tutela prevista per la retribuzione a fronte di una prestazione lavorativa di fatto (art. 2126 c.c.) non si estende agli emolumenti accessori erogati in assenza dei presupposti legali e contrattuali, come la contrattazione integrativa e la costituzione del relativo fondo. La buona fede del dipendente è stata considerata irrilevante ai fini della restituzione.
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Assunzione senza concorso: quando è valida?
Una società di trasporti pubblici dichiarava nullo il contratto di un dirigente per assunzione senza concorso. La Cassazione ha confermato la validità del contratto, poiché la legge che impone le procedure selettive è entrata in vigore dopo la data di assunzione, condannando l'azienda al pagamento di tutte le retribuzioni maturate.
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Scorrimento graduatoria: nuove regole e ius superveniens
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14732/2024, ha stabilito che lo scorrimento graduatoria di un concorso interno non è un diritto soggettivo dei candidati. La normativa applicabile è quella vigente al momento della decisione di coprire i posti vacanti (ius superveniens), non quella del bando. Pertanto, l'entrata in vigore del d.lgs. n. 150/2009 ha legittimamente impedito la promozione di dipendenti pubblici idonei in una graduatoria precedente, in quanto la nuova legge ha modificato le modalità di progressione verticale, richiedendo concorsi pubblici.
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Inammissibilità del ricorso: l’onere della prova
Un dipendente pubblico ha richiesto il pagamento di un incentivo per il suo lavoro, ma la sua domanda è stata respinta in appello per mancanza di prove. La Corte di Cassazione ha poi dichiarato l'appello successivo inammissibile, sottolineando gravi carenze nella formulazione del ricorso e l'incapacità del ricorrente di contestare il ragionamento centrale della sentenza precedente. Questo caso evidenzia l'importanza cruciale dell'onere della prova e della specificità degli atti legali, portando all'inammissibilità del ricorso.
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Indennità prima sistemazione: spetta ai non statali?
Una dirigente di un ente pubblico previdenziale si è vista negare l'indennità di prima sistemazione dopo un trasferimento d'ufficio, in base a una legge del 2011 volta a ridurre la spesa pubblica. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto a ricevere l'indennità, stabilendo che la norma che sopprimeva tali benefici si applica esclusivamente ai dipendenti statali e non al personale degli enti pubblici non statali, la cui disciplina è demandata alla contrattazione collettiva e a specifiche norme di settore.
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Assegno ad personam: la guida alla riassorbibilità
Un ex dipendente delle ferrovie, trasferito a un ente previdenziale, ha richiesto il controvalore di un benefit di viaggio. Una precedente sentenza aveva già riconosciuto il suo diritto. La Corte di Cassazione ha stabilito che il calcolo del valore deve rispettare i criteri fissati dalla precedente sentenza (giudicato), ma ha anche chiarito che la somma risultante, qualificata come assegno ad personam, è soggetta a riassorbimento con i futuri aumenti stipendiali, affermando un principio generale per il pubblico impiego.
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Assegno ad personam: la Cassazione e la riassorbibilità
In un caso riguardante un ex dipendente delle ferrovie trasferito al settore pubblico, la Corte di Cassazione ha stabilito due principi chiave. In primo luogo, l'assegno ad personam, concesso per mantenere il livello retributivo precedente, è di norma riassorbibile nei futuri aumenti stipendiali. In secondo luogo, se una precedente sentenza definitiva (giudicato) ha già stabilito i criteri per calcolare un'indennità, il giudice successivo non può discostarsene, garantendo così la certezza del diritto.
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Assegno ad personam: riassorbimento e calcolo
Un ex dipendente delle Ferrovie dello Stato, trasferito a un ente previdenziale, ha rivendicato il controvalore economico di un benefit di viaggio perso. La Corte di Cassazione ha stabilito che il calcolo deve basarsi su un precedente giudicato che indicava uno specifico prontuario prezzi. Ha inoltre affermato il principio generale secondo cui l'assegno ad personam risultante è riassorbibile nei futuri aumenti stipendiali, riformando la decisione della Corte d'Appello.
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Ricorso LSU inammissibile: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di ex lavoratori socialmente utili (LSU) che, dopo una lunga battaglia legale, avevano ottenuto la stabilizzazione nei ruoli del Ministero dell'Istruzione. Il ricorso, volto al riconoscimento dell'anzianità di servizio pregressa, è stato respinto per gravi vizi formali nella sua stesura e per la sopravvenuta carenza di interesse sulle domande originarie. La Corte ha sottolineato come la stabilizzazione ottenuta durante il processo abbia reso inammissibili le censure relative alla mancata assunzione, e come le restanti doglianze non abbiano adeguatamente contestato la decisione della Corte d'Appello. Questo caso evidenzia l'importanza del rigore tecnico nella redazione degli atti di impugnazione.
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Contratto a termine PA: no alla conversione automatica
Un operatore socio-sanitario con contratti a termine illegittimi presso un'Azienda Sanitaria ha chiesto la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ribadendo il principio fondamentale per cui nel settore pubblico non è ammessa la conversione del contratto a termine PA. La Corte ha chiarito che l'art. 36 del D.Lgs. 165/2001 prevale sulla normativa generale e che le Aziende Sanitarie rientrano a pieno titolo tra le pubbliche amministrazioni soggette a tale disciplina, escludendo anche l'applicabilità di norme regionali sulla stabilizzazione in contrasto con i principi statali.
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Aspettativa medico estero: no se lede la libera circolazione
Un dirigente medico si è visto negare un periodo di aspettativa per un incarico in Francia a causa di esigenze organizzative della struttura sanitaria di appartenenza. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del diniego, stabilendo che la tutela della salute pubblica rappresenta un interesse generale prevalente che può giustificare una restrizione alla libera circolazione dei lavoratori. Di conseguenza, anche la successiva decadenza dall'impiego del medico, per non aver ripreso servizio, è stata ritenuta legittima. Il caso chiarisce che il diritto all'aspettativa medico estero non è assoluto.
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Assegno ad personam: bonus esclusi dal calcolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14327/2024, ha stabilito che le voci retributive variabili, come i premi di produttività, non possono essere incluse nel calcolo dell'assegno ad personam. Questo assegno, garantito ai dipendenti pubblici in caso di trasferimento tra amministrazioni, serve a proteggere solo le componenti fisse e continuative dello stipendio. La controversia nasceva dalla richiesta di un gruppo di dipendenti, transitati da un ente soppresso a un ministero, di includere nell'assegno il "trattamento migliorativo dei servizi". La Corte ha chiarito che tale emolumento, essendo legato al raggiungimento di obiettivi e quindi incerto sia nell'esistenza che nell'importo, non possiede i requisiti di fissità e continuità richiesti dalla legge.
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Assegno ad personam: cosa non rientra nel calcolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14322/2024, ha stabilito che nel calcolo dell'assegno ad personam, erogato ai dipendenti pubblici in caso di passaggio ad altra amministrazione per garantire l'irriducibilità della retribuzione, non possono essere incluse le voci variabili e aleatorie come i premi di produttività. Il caso riguardava ex dipendenti di un ente soppresso transitati in un Ministero. La Corte ha chiarito che solo le componenti retributive fisse e continuative, certe sia nell'esistenza che nell'importo, concorrono a formare la base di calcolo di tale assegno, escludendo emolumenti legati al raggiungimento di obiettivi e alla performance.
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Trasferimento illegittimo: l’accordo aziendale vince
Una dipendente pubblica impugna il suo trasferimento, ritenendolo illegittimo. La Corte di Cassazione conferma le decisioni dei giudici di merito, stabilendo che la violazione dell'accordo aziendale sulla mobilità rende il trasferimento illegittimo, anche se su breve distanza. L'interpretazione dell'accordo spetta al giudice di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione.
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Mansioni superiori pubblico impiego: quando spetta?
Una professionista legale impiegata presso un'azienda sanitaria pubblica ha svolto di fatto mansioni dirigenziali senza un incarico formale. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto a ricevere le differenze retributive, stabilendo un principio chiave per le mansioni superiori pubblico impiego: è decisivo che la posizione esista nella pianta organica dell'ente e che le mansioni siano state effettivamente svolte, a prescindere dalla formalità dell'assegnazione.
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Contratti a termine agricoltura: stop agli abusi
Un lavoratore agricolo, impiegato per decenni da un ente pubblico con continui contratti a termine, ha visto riconosciuto il proprio diritto. La Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha stabilito che un ente pubblico non economico non è un imprenditore agricolo e non può abusare delle deroghe sui contratti a termine agricoltura. L'eccezione della stagionalità va interpretata in modo restrittivo e la prova spetta al datore di lavoro.
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Contratti a termine agricoli: limiti e stagionalità
La Corte di Cassazione interviene sulla questione della reiterazione dei contratti a termine agricoli stipulati da un ente pubblico. Con l'ordinanza n. 14251/2024, ha stabilito che un ente pubblico non economico non può essere qualificato come "imprenditore agricolo" e, pertanto, non può beneficiare delle deroghe previste per il settore. La Corte ha inoltre fornito un'interpretazione restrittiva del concetto di "stagionalità", escludendo le attività continuative. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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