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D.Lgs. 165/2001 — Anno 2024

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649 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 165/2001

Potere datoriale del preside: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un dirigente scolastico esercita legittimamente il proprio potere datoriale anche senza un accordo con le organizzazioni sindacali, qualora le trattative, pur avviate, si arenino per l'intransigenza sindacale. In caso di "mancato accordo", il dirigente può adottare provvedimenti sostitutivi e provvisori per garantire il funzionamento dell'istituto, a condizione di aver rispettato gli obblighi di informazione e di esame congiunto. La Corte ha respinto il ricorso di un sindacato che denunciava una condotta antisindacale, confermando che il potere organizzativo del dirigente non è subordinato al consenso sindacale.
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Stabilizzazione nullo: no a risarcimento senza fondi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un gruppo di lavoratori la cui stabilizzazione era stata annullata in autotutela da un consorzio pubblico. La Corte ha stabilito che la procedura di assunzione, avvenuta senza la necessaria copertura finanziaria, era affetta da un vizio genetico che la rendeva nulla fin dall'inizio. Di conseguenza, nessun contratto di lavoro valido è mai sorto. La sentenza esclude il diritto dei lavoratori a qualsiasi forma di risarcimento per la mancata stabilizzazione, confermando che l'annullamento di un atto illegittimo non genera responsabilità per l'ente. L'unico diritto riconosciuto è la retribuzione per il lavoro effettivamente prestato.
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Procedimento disciplinare: quando è nullo per tardività
La Corte di Cassazione esamina un caso di sanzioni disciplinari annullate a due dirigenti medici. L'ordinanza interlocutoria affronta la complessa questione della tardività del procedimento disciplinare, interrogandosi su quale sia il momento esatto da cui far decorrere i termini per la contestazione e se il responsabile di una struttura, dopo aver avviato l'azione, possa ancora trasmettere gli atti all'Ufficio competente per sanzioni più gravi. Data la rilevanza della questione, la Corte ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Inquadramento dirigenziale: non automatico per avvocato
Un avvocato dipendente di un Comune chiedeva il riconoscimento della qualifica superiore sulla base delle complesse mansioni svolte. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15320/2024, ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'inquadramento dirigenziale non è automatico ma deriva da una scelta discrezionale della Pubblica Amministrazione. L'istituzione di una posizione dirigenziale è un atto di macro-organizzazione che non può essere sostituito dalla valutazione del giudice sulla natura delle attività svolte dal dipendente.
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Mansioni superiori: diritto alla retribuzione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un dipendente pubblico a ricevere una retribuzione adeguata per lo svolgimento di mansioni superiori, anche in assenza di un incarico formale. L'ordinanza stabilisce che l'effettivo espletamento di funzioni dirigenziali prevale sulla mancanza di procedure formali, garantendo al lavoratore il compenso proporzionato al lavoro svolto, in base all'art. 36 della Costituzione.
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Lavoro agricolo stagionale: i limiti ai contratti a termine
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15277/2024, ha chiarito i rigidi confini del lavoro agricolo stagionale per la stipula di contratti a termine. Il caso riguardava un lavoratore impiegato per decenni da un ente pubblico agricolo con contratti a tempo determinato. La Corte ha stabilito che un ente pubblico non è un imprenditore agricolo e che la deroga per stagionalità si applica solo ad attività strettamente legate a una stagione, con l'onere della prova a carico del datore di lavoro.
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Mansioni superiori: diritto alla retribuzione garantito
Un dipendente di un ente sanitario pubblico ha svolto mansioni superiori rispetto alla sua qualifica senza un incarico formale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente, confermando il diritto del lavoratore a ricevere la retribuzione adeguata alle mansioni effettivamente svolte. La Corte ha chiarito che l'assenza di un provvedimento formale di nomina è irrilevante ai fini del riconoscimento economico.
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Contratti a termine agricoltura: i limiti per gli enti
La Corte di Cassazione interviene sul tema dei contratti a termine in agricoltura, stabilendo principi chiari per gli enti pubblici non economici. Un lavoratore, impiegato per quasi trent'anni con contratti a tempo determinato reiterati da un ente di sviluppo agricolo, aveva denunciato l'abuso di tale pratica. La Suprema Corte ha cassato la sentenza d'appello, affermando che l'ente pubblico non è un imprenditore agricolo e non può beneficiare delle deroghe previste per il settore. La nozione di stagionalità va interpretata in senso restrittivo, escludendo mansioni continuative come la manutenzione. L'onere di provare la natura esclusivamente stagionale del rapporto grava sul datore di lavoro.
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Mansioni superiori: diritto alla retribuzione
Un dipendente di un'azienda sanitaria pubblica ha svolto per anni mansioni dirigenziali senza un formale incarico. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto a ricevere la retribuzione corrispondente a tali mansioni superiori, rigettando il ricorso dell'ente. La sentenza ribadisce che lo svolgimento di fatto di compiti più elevati garantisce il diritto a una retribuzione proporzionata, in base ai principi costituzionali, indipendentemente dalla formalità dell'assegnazione.
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Contratti a termine agricoltura: limiti per enti pubblici
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15254/2024, ha stabilito che un ente pubblico non economico operante nel settore agricolo non può essere considerato un imprenditore agricolo. Di conseguenza, non può avvalersi delle deroghe previste per i contratti a termine agricoltura, specialmente se le mansioni svolte dal lavoratore, come la manutenzione, si protraggono per tutto l'anno e non hanno carattere puramente stagionale. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva legittimato la reiterazione di tali contratti, ribadendo che l'onere di provare la natura esclusivamente stagionale del rapporto grava sul datore di lavoro.
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Responsabilità solidale appalti: anche per società pubbliche
Una società a partecipazione pubblica, committente in un contratto di appalto, è stata ritenuta responsabile per il mancato pagamento del TFR ai dipendenti della ditta appaltatrice. La Corte di Cassazione ha confermato che la disciplina sulla responsabilità solidale appalti si estende anche a tali società, in quanto considerate soggetti privati, e che l'obbligazione copre l'intero TFR maturato, poiché il diritto sorge al momento della cessazione del rapporto di lavoro.
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Mansioni superiori scuola: la corretta retribuzione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15198/2024, ha stabilito il corretto metodo di calcolo della retribuzione per il personale scolastico che svolge mansioni superiori. In particolare, ha chiarito che l'indennità differenziale per un assistente amministrativo che assume le funzioni di DSGA va calcolata sottraendo dal trattamento iniziale del DSGA l'intera retribuzione dell'assistente, inclusa la posizione economica. Tuttavia, quest'ultima deve essere comunque corrisposta in aggiunta allo stipendio e all'indennità, poiché non viene assorbita da essa. La Corte ha rigettato il ricorso del Ministero, che erroneamente ometteva il pagamento della posizione economica, considerandola inclusa nell'indennità.
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Giurisdizione graduatorie ATA: quando è giudice ordinario
Una lavoratrice del comparto scuola ha contestato il mancato riconoscimento di punteggi per servizi resi tramite cooperative. A seguito di un conflitto tra tribunale ordinario e TAR, la Cassazione ha stabilito che la giurisdizione graduatorie ATA per l'accertamento del diritto al punteggio spetta al giudice ordinario, trattandosi di un diritto soggettivo e non di una procedura concorsuale.
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Contratti a termine agricoltura: i limiti per enti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14924/2024, ha stabilito che un ente pubblico non economico non può essere qualificato come imprenditore agricolo. Di conseguenza, non può beneficiare delle deroghe previste per i contratti a termine agricoltura. La Corte ha ribadito che il concetto di 'stagionalità' deve essere interpretato in senso restrittivo, escludendo le attività continuative. La sentenza di secondo grado, che aveva giustificato la reiterazione di contratti a termine, è stata cassata con rinvio.
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Contratti a termine agricoltura: Limiti e Stagionalità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14922/2024, interviene sulla questione dei contratti a termine in agricoltura stipulati da un ente pubblico. La Corte ha stabilito che le deroghe alla durata massima dei contratti a termine nel settore agricolo si applicano solo per attività genuinamente stagionali e non per mansioni continuative. Ha chiarito che un ente pubblico agricolo non è un 'imprenditore agricolo' e che l'onere di provare la natura stagionale del rapporto grava sul datore di lavoro. La sentenza della Corte d'Appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Scorrimento graduatorie: stop con una nuova legge
La Corte di Cassazione ha stabilito che lo scorrimento graduatorie non è un diritto acquisito. Se una nuova legge (ius superveniens) modifica le regole per le progressioni di carriera, questa si applica anche a procedure concorsuali bandite in precedenza, bloccando di fatto lo scorrimento se non più conforme alla nuova disciplina. Il caso riguardava dipendenti pubblici che, pur idonei in una graduatoria per una progressione verticale, si sono visti negare l'assunzione a seguito dell'entrata in vigore del D.Lgs. 150/2009, che ha imposto nuove e più restrittive modalità per le progressioni interne.
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Scorrimento graduatorie: no al diritto soggettivo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14917/2024, ha stabilito che lo scorrimento delle graduatorie nel pubblico impiego non costituisce un diritto soggettivo per i candidati idonei. Il caso riguardava due dipendenti pubblici risultati idonei in una procedura di progressione verticale, i quali chiedevano l'assunzione tramite scorrimento. La Corte ha accolto il ricorso dell'Amministrazione, affermando che la sopravvenuta normativa (D.Lgs. 150/2009), che impone il concorso pubblico per tali progressioni, prevale e impedisce l'utilizzo di graduatorie derivanti da procedure interamente interne, anche se bandite in precedenza.
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Equiparazione retributiva: no tra civili e militari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni dipendenti civili del Ministero della Difesa che chiedevano l'equiparazione retributiva con il personale militare (marescialli). La Corte ha ribadito la netta distinzione tra il rapporto di lavoro del personale civile, regolato da contratti collettivi, e quello del personale militare, disciplinato dal diritto pubblico. Questa differenza impedisce un confronto diretto e una conseguente equiparazione dello stipendio. Il ricorso è stato inoltre respinto per motivi procedurali, inclusa la mancanza di specificità.
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Scorrimento graduatorie: stop a nomine post-riforma
La Corte di Cassazione ha stabilito che non è possibile procedere allo scorrimento di graduatorie di concorsi interni banditi prima della Riforma Brunetta (D.Lgs. 150/2009) se la decisione di assumere avviene dopo l'entrata in vigore della stessa. Il caso riguardava tre dipendenti ministeriali risultati idonei a una progressione verticale, la cui assunzione tramite scorrimento graduatorie è stata bloccata. La Corte ha chiarito che si applica la legge vigente al momento della decisione di scorrere la graduatoria (ius superveniens), la quale impone concorsi pubblici e limita le riserve interne, rendendo illegittimo lo scorrimento di graduatorie puramente interne.
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Esclusività pubblico impiego e obblighi di comunicazione
Un dipendente di un ente previdenziale è stato sanzionato per non aver comunicato un incarico esterno. La Cassazione ha confermato la sanzione, ribadendo l'importanza del principio di esclusività pubblico impiego e l'obbligo di preventiva comunicazione per consentire al datore di lavoro di valutare eventuali incompatibilità, a prescindere dalla gratuità dell'incarico.
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