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D.Lgs. 165/2001 — Anno 2024

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649 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 165/2001

Diritti di segreteria: no se non si lavora in Comune
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17790/2024, chiarisce che i diritti di segreteria non sono dovuti al segretario comunale quando è assegnato a compiti presso l'Agenzia nazionale, poiché tali emolumenti sono legati all'effettivo esercizio della funzione rogante nel Comune. Qualsiasi accordo individuale che riconosca tali diritti in assenza della funzione è da considerarsi nullo. La Corte ha quindi cassato la decisione d'appello che li aveva erroneamente riconosciuti.
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Diritti di segreteria: rinuncia al ricorso e spese
Una segretaria comunale ha citato in giudizio il Ministero dell'Interno per il mancato pagamento dei diritti di segreteria. Dopo aver perso in primo e secondo grado, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio, compensando le spese legali tra le parti, data la successiva consolidazione di un orientamento giurisprudenziale sfavorevole alla ricorrente.
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Contratti a termine agricoltura: i limiti stagionali
Un lavoratore ha citato in giudizio un ente pubblico agricolo per l'uso abusivo di contratti a tempo determinato. La Corte di Cassazione ha stabilito che un ente pubblico non è un "imprenditore agricolo" e che le deroghe ai limiti di durata dei contratti a termine in agricoltura si applicano solo ad attività strettamente stagionali, escludendo mansioni continuative come la manutenzione di macchinari. La Corte ha cassato la sentenza d'appello e rinviato il caso per una nuova valutazione.
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Stabilizzazione precari: no diritto senza contratto
Una lavoratrice del settore sanitario, inclusa in una procedura di stabilizzazione precari e convocata per l'assunzione, si è vista bloccare l'immissione in servizio a causa di una sospensione della procedura per mancanza di fondi. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, stabilendo che l'inserimento in graduatoria non costituisce un diritto soggettivo perfetto all'assunzione. L'amministrazione può legittimamente revocare la procedura prima della stipula del contratto individuale, atto ritenuto indispensabile per il perfezionamento del rapporto di lavoro.
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Correzione errore materiale: quando il giudice sbaglia
Un lavoratore ha richiesto la correzione del proprio nome, erroneamente riportato in una precedente ordinanza della Corte di Cassazione relativa a una controversia con un Ministero. La Corte, constatato l'evidente sbaglio materiale, ha accolto la richiesta e disposto la rettifica del documento. Questo caso esemplifica la procedura di correzione errore materiale, un istituto che garantisce l'accuratezza formale degli atti giudiziari senza incidere sulla sostanza della decisione.
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Retribuzione di risultato: quando è inammissibile
Una funzionaria pubblica, che aveva ricoperto un incarico dirigenziale pro tempore, si è vista negare la retribuzione di risultato. La Corte d'Appello aveva respinto la sua richiesta per la mancanza dei presupposti procedurali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso della lavoratrice inammissibile, sottolineando che quando una decisione si fonda su più ragioni autonome, il ricorrente deve contestarle tutte. Inoltre, ha ribadito che il giudice non può sostituirsi alla Pubblica Amministrazione nella valutazione necessaria per erogare il premio.
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Società in house providing: competenza in Cassazione
Una società in house providing, gestore del servizio idrico, ha citato in giudizio il proprio fornitore di energia per la risoluzione di un contratto. I giudici di merito avevano escluso che la società potesse essere qualificata come pubblica amministrazione ai fini di una specifica normativa. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, non decide nel merito ma si concentra sulla competenza interna. Rileva che, trattandosi di una controversia con una società in house providing incaricata di un servizio pubblico, la competenza tabellare spetta alla Prima Sezione Civile, specializzata in materia di pubblica amministrazione, alla quale rinvia il caso per la trattazione.
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Indennità pronta disponibilità: Limiti e fondi
La Corte di Cassazione ha negato a un dirigente medico il diritto a una maggiore indennità pronta disponibilità basata su un vecchio accordo locale. La Corte ha stabilito che i contratti collettivi nazionali successivi hanno reso inefficace l'accordo precedente, subordinando ogni aumento alla stipula di nuovi accordi integrativi e alla concreta disponibilità dei fondi aziendali.
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Indennità di pronta disponibilità: limiti del fondo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19083/2024, ha stabilito che l'indennità di pronta disponibilità per i dirigenti medici non può essere aumentata se mancano le risorse nel fondo aziendale dedicato. La Corte ha chiarito che il vincolo di disponibilità finanziaria, previsto dai contratti collettivi nazionali, non è mai stato superato e costituisce una condizione per il riconoscimento di importi maggiori. Pertanto, la domanda di un medico per ottenere differenze retributive è stata respinta, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Indennità pronta disponibilità: limiti e fondi
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'aumento dell'indennità di pronta disponibilità per un dirigente medico non può basarsi su una vecchia delibera aziendale. È necessario un accordo collettivo decentrato che verifichi la capienza dei fondi specifici. La Corte ha accolto il ricorso di un'ASL, negando l'aumento richiesto dal medico, poiché mancava la prova di un accordo valido e della disponibilità finanziaria, ribaltando le decisioni dei gradi precedenti.
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Procedimento disciplinare: documenti e termini per la P.A.
Una pubblica amministrazione ha sanzionato una dipendente, ma la sanzione è stata annullata per vizi procedurali. La Corte di Cassazione ha chiarito aspetti chiave del procedimento disciplinare, statuendo sull'indispensabilità dei documenti in appello anche in caso di contumacia della P.A., e sul corretto termine (40 giorni) per la contestazione di illeciti gravi. Ha inoltre distinto la validità dell'azione disciplinare dalle valutazioni di performance basate sugli stessi fatti.
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Autorizzazione dipendenti pubblici: Cassazione chiarisce
Un'associazione Onlus è stata sanzionata per aver conferito incarichi a dipendenti di ASL senza autorizzazione. La Cassazione ha stabilito che se l'incarico rientra in una convenzione formale tra l'ente e la P.A. per scopi di interesse pubblico, non si applica il regime dell'art. 53 D.Lgs. 165/2001 sull'autorizzazione dipendenti pubblici. Diversamente, per dipendenti di altre amministrazioni non convenzionate, l'autorizzazione è necessaria e la buona fede non è facilmente invocabile.
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Danno da precarizzazione: domanda implicita, dice la Corte
Una lavoratrice del settore sanitario pubblico, dopo una serie di contratti a termine illegittimi, ha chiesto in giudizio la stabilizzazione del rapporto. La Corte di Cassazione ha stabilito che la domanda di conversione del rapporto a tempo indeterminato, impossibile nel pubblico impiego, contiene implicitamente la richiesta di risarcimento per il danno da precarizzazione. Pertanto, il giudice può accordare tale risarcimento senza incorrere in una violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.
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Indennità specifiche responsabilità: non è un diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19572/2024, ha stabilito che l'indennità per specifiche responsabilità per i dipendenti degli enti locali non costituisce un diritto soggettivo né una componente fissa della retribuzione. La sua erogazione è subordinata alla discrezionalità della Pubblica Amministrazione, alla disponibilità di risorse e a specifici atti di assegnazione da parte dei dirigenti. Nel caso specifico, mancando un accordo sulla ripartizione dei fondi per il 2015, la Corte ha annullato la decisione di merito che riconosceva il diritto dei lavoratori all'indennità.
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Giudicato penale e licenziamento: quando è vincolante
Un dipendente pubblico, licenziato per falsa attestazione della presenza, viene assolto in sede penale con la formula "perché il fatto non sussiste". La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19514/2024, ha confermato la decisione di merito che annullava il licenziamento. Il principio chiave è che il giudicato penale di assoluzione è vincolante nel giudizio civile quando vi è una totale coincidenza tra i fatti contestati in sede disciplinare e quelli accertati in sede penale, e quando la sentenza penale esclude la materialità stessa dei fatti, non lasciando residuare alcun comportamento disciplinarmente rilevante.
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Passaggio pubblico impiego: come si calcola lo stipendio?
Un lavoratore, dopo aver esercitato nel 1993 l'opzione per rimanere nel pubblico impiego, è stato assunto da un'amministrazione statale solo nel 2010. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19999/2024, ha stabilito che il suo trattamento economico non deve basarsi sulle norme del 2010, ma su quelle del 1993, vigenti all'epoca della scelta. Il ritardo dell'amministrazione genera un diritto al risarcimento del danno, calcolato sulla differenza retributiva. Questo caso è fondamentale per chi affronta un tardivo passaggio al pubblico impiego, affermando il principio che l'inerzia della P.A. non può penalizzare il cittadino.
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Ricorso inammissibile: i requisiti di chiarezza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un docente contro il Ministero dell'Istruzione. Il ricorso è stato respinto non nel merito, ma per vizi procedurali, in quanto privo dei requisiti di chiarezza, sinteticità e autosufficienza richiesti dalla legge. La Corte ha sottolineato che un appello deve essere formulato in modo da consentire al giudice di comprendere le censure senza dover consultare altri atti. La decisione conferma l'importanza del rigore formale nella presentazione dei ricorsi per cassazione e chiarisce le condizioni per il raddoppio del contributo unificato.
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Demansionamento: quando la Cassazione lo esclude
Un dipendente pubblico ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro per demansionamento e mobbing, a seguito della riassegnazione alle sue mansioni originarie dopo aver svolto compiti di livello superiore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. La sentenza chiarisce che il ritorno alle mansioni contrattuali dopo un incarico superiore temporaneo non costituisce demansionamento. Inoltre, le condotte lamentate non integravano il mobbing in assenza di un provato intento persecutorio e di una oggettiva lesività.
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Diritto di assemblea: no a trattenuta per pausa pranzo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ente previdenziale non può imporre una trattenuta oraria ai dipendenti per la pausa pranzo fruita durante la partecipazione a un'assemblea sindacale. Tale azione limita il diritto di assemblea e costituisce una condotta antisindacale, anche se l'ente aveva riconosciuto il buono pasto. La Corte ha chiarito che la situazione di chi partecipa a un'assemblea non è equiparabile a quella di chi presta normale servizio, e qualsiasi onere aggiuntivo, come il recupero del tempo, agisce come un disincentivo all'esercizio di un diritto fondamentale.
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Indennità servizio penitenziario: no all’adeguamento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni docenti che chiedevano l'adeguamento della loro indennità di servizio penitenziario, equiparandola a quella del personale del Ministero della Giustizia. La Corte ha stabilito che la diversità di status giuridico tra le due categorie di dipendenti pubblici giustifica un trattamento economico differente. Inoltre, ha ribadito che la congruità della retribuzione va valutata nel suo complesso e non analizzando una singola voce stipendiale, confermando che la mancata previsione di un meccanismo di rivalutazione automatica per tale indennità non è incostituzionale.
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