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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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691 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

Autorizzazione lavoro straordinario: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un agente di polizia municipale che chiedeva il pagamento di una cospicua somma per lavoro straordinario svolto come addetto alla sicurezza del sindaco. La Corte ha confermato che, nel pubblico impiego, il compenso per lo straordinario è subordinato a una specifica e preventiva autorizzazione lavoro straordinario, che non può essere presunta né desunta implicitamente dalla natura urgente del servizio, soprattutto se tale urgenza viene eccepita tardivamente nel corso del giudizio.
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Cancellazione cassa professionale: la volontà non basta
Un professionista ha richiesto la cancellazione retroattiva dalla propria cassa di previdenza, sostenendo di aver manifestato tale volontà. L'ente ha respinto la richiesta a causa della mancata presentazione della documentazione formale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del professionista inammissibile, confermando che per la cancellazione cassa professionale non è sufficiente la mera intenzione, ma è necessario completare l'iter burocratico previsto, fornendo la prova del rispetto di tutti gli adempimenti.
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Pronta disponibilità è straordinario anche con assenze
La Cassazione ha stabilito che le ore di lavoro prestate durante un turno di pronta disponibilità devono essere compensate come straordinario, anche se il lavoratore è stato assente per ferie o malattia nella stessa settimana. La Corte ha chiarito che le assenze legittime, come ferie e malattia, concorrono a formare l'orario di lavoro normale settimanale. Pertanto, qualsiasi prestazione aggiuntiva eccedente tale orario va retribuita con la maggiorazione per lavoro straordinario, respingendo la tesi di un'azienda sanitaria che voleva compensarle come ore ordinarie fino al raggiungimento delle ore effettivamente lavorate.
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Licenziamento giusta causa: note spese e Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento per giusta causa inflitto a una lavoratrice per aver richiesto rimborsi spesa per tragitti non lavorativi e in eccesso rispetto agli accordi. La Corte ha ritenuto la contestazione disciplinare tempestiva e ha giudicato inammissibile la richiesta di rivalutare la gravità dei fatti, confermando la rottura del vincolo fiduciario.
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Prova lavoro subordinato: quando il giudice può negarla?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La decisione conferma che il giudice di merito ha ampia discrezionalità nel valutare l'ammissibilità e la rilevanza delle prove richieste, come le testimonianze. Se i capitoli di prova sono ritenuti generici, irrilevanti o valutativi, il loro rigetto è legittimo. Questa ordinanza sottolinea l'onere della prova lavoro subordinato a carico del lavoratore e i ristretti limiti del sindacato di legittimità sulla gestione istruttoria della causa.
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Licenziamento disciplinare: prassi aziendale attenua?
Un dirigente medico viene licenziato per aver utilizzato un farmaco in modalità 'off-label', una pratica però nota e condivisa all'interno della struttura sanitaria. La Corte d'Appello annulla il licenziamento, ritenendolo sproporzionato. La Corte di Cassazione conferma la decisione, rigettando il ricorso dell'azienda e sottolineando che la valutazione sulla gravità della condotta e sulla proporzionalità del licenziamento disciplinare spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, se la motivazione è logica e completa.
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Licenziamento per giusta causa: la prova spetta al datore
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento per giusta causa inflitto a una lavoratrice accusata di aver presentato una lettera di referenze falsa. La Suprema Corte ha stabilito che è onere del datore di lavoro provare non solo la falsità materiale del documento, ma anche l'elemento psicologico, ovvero la consapevolezza e la malafede della dipendente. In assenza di tale prova, il licenziamento è nullo. Il ricorso dell'azienda è stato rigettato in quanto basato su una riesamina dei fatti, preclusa in sede di legittimità per la regola della "doppia conforme".
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Accesso abusivo dati bancari: licenziamento legittimo
Una dipendente bancaria è stata licenziata per aver effettuato un accesso abusivo ai dati bancari di clienti, familiari e colleghi. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, stabilendo che la violazione della privacy lede il rapporto fiduciario e costituisce giusta causa, anche senza un danno effettivo. La Corte ha inoltre precisato che spetta al datore provare l'accesso, e al lavoratore dimostrarne la liceità.
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Qualificazione rapporto di lavoro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società cooperativa contro la pretesa contributiva dell'ente previdenziale. Il caso verteva sulla corretta qualificazione rapporto di lavoro dei soci, considerati dall'ente come lavoratori subordinati e non autonomi. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che, per determinare la natura del rapporto, è decisivo l'effettivo svolgimento della prestazione (etero-organizzazione, assenza di rischio d'impresa, mansioni ripetitive) piuttosto che la qualifica formale data dalle parti nel contratto.
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Recesso per giusta causa agente: quando è legittimo?
Un agente ha interrotto un rapporto di agenzia di lunga data, adducendo come giusta causa il ritardato pagamento di due mensilità e la revoca di un ruolo accessorio di coordinamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, stabilendo che la revoca di un incarico accessorio non incide sul contratto principale e che un breve ritardo nei pagamenti, in un contesto di rapporto ventennale, non costituisce un inadempimento così grave da giustificare un recesso per giusta causa dell'agente.
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Appalto di manodopera: quando è lecito? Cassazione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di due lavoratori che chiedevano di essere riconosciuti come dipendenti di un'azienda di trasporti, pur essendo formalmente assunti da società di servizi esterne. Il caso verteva sulla distinzione tra appalto lecito e appalto di manodopera illecito. La Corte ha stabilito che la fornitura di attrezzature essenziali (come gli impianti di lavaggio) da parte del committente non è di per sé sufficiente a configurare un'interposizione illecita, se l'appaltatore mantiene una concreta autonomia organizzativa e gestionale e si assume il rischio d'impresa.
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Indennità di mobilità: prova e onere di contestazione
Un lavoratore ottiene l'indennità di mobilità dopo un licenziamento collettivo. L'ente previdenziale ricorre in Cassazione sostenendo la mancata prova, da parte del lavoratore, dei requisiti aziendali. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile: la mancata contestazione specifica di tale requisito nel primo grado di giudizio equivale ad ammissione, rendendo il fatto provato e non più sindacabile in sede di legittimità.
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Anzianità di servizio: no al maturato economico
La Corte di Cassazione ha negato il riconoscimento del "maturato economico" a un medico che aveva convertito il suo rapporto da convenzionato a specialista ambulatoriale. Secondo la Corte, in caso di passaggio a un diverso comparto e specialità professionale, l'anzianità di servizio pregressa vale solo come titolo di preferenza per l'assunzione e non per la conservazione della retribuzione maturata, come previsto dai contratti collettivi di settore.
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Inquadramento pubblico impiego: quando prevale il ruolo
Un ex dipendente di un'organizzazione umanitaria, trasferito a un'Azienda Sanitaria Locale, ha contestato il suo nuovo inquadramento professionale. Richiedeva una categoria superiore basandosi sulle tabelle di equiparazione per la mobilità tra comparti pubblici. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che nel processo di inquadramento pubblico impiego, il criterio primario è il confronto diretto tra gli ordinamenti professionali e le mansioni effettive. Le tabelle di equiparazione hanno un ruolo solo secondario e residuale.
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Notifica cartella via PEC: quando è valida?
Una società cooperativa ha impugnato una cartella di pagamento per contributi non versati, contestando la validità della notifica digitale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la piena validità della notifica cartella via PEC. La Corte ha stabilito che per contestare un documento digitale non è sufficiente un disconoscimento generico, ma è necessario indicare elementi specifici che ne mettano in dubbio la conformità all'originale.
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Benefici vittime del dovere: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva i benefici per le vittime del dovere per l'esposizione a fattori nocivi durante missioni militari. La decisione si fonda sull'impossibilità di riesaminare i fatti in sede di legittimità, specialmente in presenza di una 'doppia decisione conforme' dei giudici di merito che avevano già escluso la sussistenza di rischi straordinari.
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Ricorso tardivo: quando l’appello è inammissibile
La Cassazione respinge il ricorso di un'azienda contro una sanzione dell'Ispettorato del Lavoro. Il motivo principale è il ricorso tardivo presentato in primo grado. Vengono inoltre dichiarati inammissibili i motivi relativi a vizi di notifica e alla procedura scritta emergenziale, confermando le decisioni dei giudici di merito.
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Attività intra moenia: diritto al compenso e autorizzazione
Un medico otteneva un decreto ingiuntivo per il pagamento di compensi relativi alla sua attività intra moenia. L'Azienda Sanitaria si opponeva, sostenendo che le prestazioni erano state eseguite senza la necessaria autorizzazione preventiva. La Corte d'Appello negava il compenso al medico, pur riconoscendogli l'indennità di esclusività. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che l'attività intra moenia costituisce un diritto soggettivo del medico, non soggetto alla disciplina generale sugli incarichi extra-istituzionali (art. 53 D.Lgs. 165/2001). Di conseguenza, la mancata autorizzazione non comporta l'automatica perdita del compenso, ma la questione deve essere riesaminata alla luce della specifica normativa di settore e dei regolamenti interni.
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Sanzione disciplinare per rifiuto: il caso dell’impiegato
Un impiegato di un ufficio notifiche è stato sanzionato disciplinarmente per essersi rifiutato di eseguire una notifica all'estero. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della sanzione disciplinare per rifiuto, dichiarando inammissibile il ricorso del lavoratore. Secondo la Corte, la totale inerzia del dipendente, che si è limitato a restituire gli atti senza compiere alcuna iniziativa, costituisce un inadempimento che giustifica la sanzione, a prescindere dalle difficoltà tecniche dell'incarico.
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Uso aziendale: il superminimo non è assorbibile
Una grande società di telecomunicazioni ha illegittimamente ridotto lo stipendio di alcuni dipendenti assorbendo il loro superminimo individuale negli aumenti previsti dal nuovo contratto collettivo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando che la prassi consolidata di non assorbire tale voce retributiva costituisce un "uso aziendale" vincolante. Tale uso può essere revocato solo con una comunicazione formale, chiara e giustificata, cosa che non è avvenuta nel caso di specie.
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