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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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691 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

Ricorso inammissibile per doppia conforme: la Cassazione
Un lavoratore ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con un'azienda ospedaliera, ma la sua domanda è stata respinta sia in primo grado che in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile a causa della 'doppia conforme' (due sentenze identiche nei gradi di merito), ribadendo che la Cassazione non può riesaminare i fatti ma solo la corretta applicazione della legge. La decisione chiarisce i rigidi limiti di ammissibilità dei ricorsi di legittimità.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione non decide
Una lavoratrice ha citato in giudizio la sua ex azienda per mobbing e demansionamento, perdendo sia in primo che in secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, evidenziando l'importanza di formulare correttamente i motivi di ricorso e il limite della 'doppia conforme', ovvero due sentenze di merito identiche. La decisione sottolinea che la Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo la corretta applicazione della legge.
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Decorrenza pensione: la Cassazione sulla domanda
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15459/2024, ha stabilito un principio cruciale sulla decorrenza pensione per chi utilizza il computo dei contributi versati in diverse gestioni. Il caso riguardava un lavoratore che, pur avendo maturato i requisiti per la pensione in una certa data, ha successivamente presentato domanda per includere nel calcolo contributi versati in un altro fondo. La Corte ha chiarito che il trattamento pensionistico non decorre dalla data di maturazione dei requisiti, ma dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda di computo. Questo perché la domanda è l'atto che perfeziona la fattispecie, aggregando la contribuzione pregressa e dando il via al diritto alla prestazione unificata.
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Valore probatorio verbale ispettivo: la Cassazione
La richiesta di differenze retributive di un lavoratore viene respinta per mancanza di prove. La Cassazione conferma, chiarendo il limitato valore probatorio del verbale ispettivo per le dichiarazioni di terzi o della parte, che sono liberamente valutabili dal giudice. L'appello è stato ritenuto inammissibile anche per la regola della "doppia conforme".
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Condotta antisindacale: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda condannata per condotta antisindacale durante le elezioni delle RSU. La decisione si fonda su principi procedurali chiave, come l'irrilevanza del rigetto di un'istanza di ricusazione senza prova di un'ingiustizia sostanziale della sentenza e l'applicazione della regola della "doppia conforme", che limita il riesame dei fatti già accertati da due corti di merito.
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Buoni pasto: quando l’azienda può revocarli?
Un gruppo di lavoratori ha citato in giudizio il nuovo datore di lavoro per aver interrotto l'erogazione dei buoni pasto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i buoni pasto non costituiscono retribuzione, bensì un'agevolazione di carattere assistenziale. Pertanto, non sono protetti dal principio di irriducibilità della retribuzione e l'azienda ha potuto legittimamente recedere dall'accordo aziendale che ne prevedeva la corresponsione.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda sanzionata con oltre 33.000 euro per lavoro irregolare. La decisione si fonda su vizi procedurali, tra cui la richiesta di un riesame dei fatti già confermati da due corti inferiori (principio della "doppia conforme") e l'introduzione di nuove eccezioni non sollevate nei precedenti gradi di giudizio. La sentenza sottolinea che la Corte di Cassazione non è un terzo grado di merito, ma un giudice di legittimità.
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Subentro nell’appalto: l’obbligo di assunzione
Nel caso di subentro nell'appalto di servizi, la Corte di Cassazione chiarisce l'obbligo di assunzione per la nuova impresa. Un ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non contestava la 'ratio decidendi' basata sulla clausola sociale, ma solo quella sull'art. 2112 c.c. La Corte sottolinea l'importanza di impugnare tutti i fondamenti alternativi della decisione di merito per evitare l'inammissibilità.
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Tempo tuta: quando va pagato? La Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14848/2024, ha stabilito che il tempo impiegato da un lavoratore tra la timbratura del cartellino all'ingresso e il login alla propria postazione, così come il percorso inverso a fine turno, deve essere considerato orario di lavoro effettivo e quindi retribuito. Il caso riguardava alcuni dipendenti di una società di telecomunicazioni. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, affermando che questo lasso di tempo, definito 'tempo tuta', rientra nell'orario di lavoro quando le attività preparatorie sono necessarie, obbligatorie e soggette al potere direttivo del datore di lavoro, che decide l'organizzazione della sede e le procedure da seguire.
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Orario di lavoro: il tempo per log-in è retribuito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14843/2024, ha stabilito che il tempo impiegato dal lavoratore per spostarsi dall'ingresso aziendale alla postazione e per avviare i sistemi informatici rientra a pieno titolo nell'orario di lavoro e deve essere retribuito. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso di una grande società di telecomunicazioni, confermando la nullità della clausola del contratto aziendale che escludeva tale periodo dal computo delle ore lavorate. Si tratta di attività preparatorie essenziali, svolte sotto la direzione del datore di lavoro, e quindi da considerarsi prestazione lavorativa effettiva.
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Giudicato esterno: limiti alla riproposizione della domanda
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva un inquadramento superiore, già negato in un precedente giudizio. La decisione si fonda sul principio del giudicato esterno, che impedisce di ridiscutere questioni già decise con sentenza definitiva tra le stesse parti, anche se la nuova domanda si riferisce a un periodo lavorativo successivo ma basato sulla medesima causa petendi (le stesse mansioni).
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Diligenza del lavoratore: la responsabilità allo sportello
Un'ordinanza della Cassazione affronta il tema della diligenza del lavoratore e della responsabilità disciplinare. Il caso riguarda un'operatrice di sportello sanzionata per aver emesso vaglia a beneficiari errati. I giudici hanno annullato la sanzione, poiché la dipendente aveva agito sulla base di una richiesta predisposta da una collega, eseguendo correttamente le disposizioni per la sua specifica mansione. La Suprema Corte ha confermato la decisione, ritenendo che la responsabilità dell'operazione ricadesse su chi aveva preparato la documentazione a monte, escludendo l'obbligo per l'operatrice di riesaminare l'intero processo.
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Inquadramento lavorativo: ricorso inammissibile
Un dipendente pubblico ha contestato il suo inquadramento lavorativo, chiedendo il passaggio a una posizione superiore e il risarcimento. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei giudici di merito e sottolineando i limiti procedurali per la contestazione delle valutazioni di fatto.
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Ricorso inammissibile: i motivi della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dipendente pubblico che chiedeva il riconoscimento di mansioni superiori e le relative differenze retributive. La domanda era già stata respinta in primo e secondo grado. La Cassazione ha ritenuto il ricorso inammissibile per una pluralità di vizi procedurali, tra cui la mescolanza di diversi motivi di impugnazione, la violazione del principio della 'doppia conforme' e la richiesta di un riesame del merito dei fatti, non consentito in sede di legittimità. La decisione sottolinea l'importanza del rigore formale nella redazione dei ricorsi per Cassazione.
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Contratto a tempo determinato: onere della prova
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un contratto a tempo determinato stipulato da un'azienda della grande distribuzione. L'azienda non è riuscita a provare in giudizio le 'punte di più intensa attività' addotte come causale nel contratto, sebbene la causale stessa fosse stata ritenuta sufficientemente specifica. La Corte ha ribadito che l'onere della prova spetta interamente al datore di lavoro. L'ordinanza ha inoltre dichiarato inammissibile il motivo di ricorso relativo alla quantificazione dell'indennità risarcitoria per genericità.
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Appalto illegittimo: la Cassazione sul finto appalto
La Cassazione conferma la condanna di una società committente per appalto illegittimo. Se il committente organizza e dirige i dipendenti dell'appaltatore, si configura un'interposizione illecita di manodopera e il rapporto di lavoro viene imputato direttamente al committente, anche se i mezzi (es. furgoni) sono dell'appaltatore.
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Giudicato: cosa copre la sentenza definitiva?
Un dipendente pubblico ha richiesto un risarcimento danni, sostenendo la "falsità ideologica" di un provvedimento di distacco. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, confermando le decisioni dei gradi inferiori basate sul principio del giudicato. La Corte ha ribadito che una sentenza definitiva impedisce di riproporre non solo le questioni già sollevate (il dedotto), ma anche tutte quelle che si sarebbero potute sollevare nel medesimo giudizio (il deducibile).
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Incentivo progettazione: serve il regolamento interno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14551/2024, ha stabilito che il diritto del dipendente pubblico all'incentivo progettazione, previsto dalla Legge Merloni, sorge solo se l'ente che ha conferito l'incarico ha adottato un apposito regolamento interno. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva riconosciuto il compenso basandosi sul regolamento di un altro ente, successivamente incorporato nello stesso consorzio datore di lavoro. Secondo la Suprema Corte, la successione tra enti non può sanare la mancanza originaria del presupposto normativo richiesto per l'erogazione del compenso.
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Pensione reversibilità nipoti: prova vivenza a carico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 14452/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un nipote per ottenere la pensione di reversibilità della nonna. La decisione sottolinea che, per la pensione reversibilità nipoti, non basta rientrare nelle categorie astrattamente previste dalla legge, ma è fondamentale fornire la prova concreta della 'vivenza a carico', ovvero della dipendenza economica dal defunto. Il ricorso è stato inoltre respinto per il principio della 'doppia conforme', avendo i primi due gradi di giudizio deciso allo stesso modo sulla base di una carenza probatoria.
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Pensione di reversibilità: no se manca la prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un figlio che chiedeva la pensione di reversibilità del padre. La decisione si fonda sulla mancata prova della vivenza a carico, ovvero della dipendenza economica dal genitore defunto. I giudici hanno ribadito che la Cassazione non può riesaminare nel merito le prove, soprattutto in presenza di una 'doppia conforme', cioè due sentenze di grado inferiore con lo stesso esito. La pronuncia sottolinea l'onere probatorio a carico di chi richiede la prestazione.
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