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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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691 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

Licenziamento da organo senza poteri: quando è valido?
Un lavoratore impugna il suo licenziamento sostenendo che fosse nullo perché disposto dal Presidente di un Consorzio la cui nomina era stata successivamente dichiarata illegittima. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22618/2024, ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che il licenziamento da organo senza poteri non è nullo, ma solo temporaneamente inefficace. L'atto può essere sanato con la ratifica da parte del datore di lavoro, che può avvenire anche implicitamente attraverso la costituzione in giudizio per difendere la validità del recesso.
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Registro infortuni: obbligo di tenuta in cantiere
Una società edile è stata sanzionata per non aver esibito il registro infortuni durante un'ispezione in cantiere. La società ha sostenuto che il documento fosse custodito presso la sede centrale, trattandosi di un cantiere temporaneo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la sanzione. Ha stabilito che l'obbligo di tenere il registro sul luogo di lavoro è fondamentale per la sicurezza e che l'eccezione per le attività di breve durata non era applicabile. Inoltre, ha affermato la competenza concorrente dell'Ispettorato del Lavoro, accanto all'ASL, per la vigilanza nei cantieri edili.
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Inquadramento superiore: quando spetta il livello A1?
Un dipendente, coordinatore della sicurezza per importanti cantieri, ha richiesto un inquadramento superiore dal livello A2 al livello A1. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha chiarito che, ai fini dell'inquadramento superiore, non è sufficiente svolgere compiti di alta competenza, ma è necessario che tali attività abbiano un impatto strategico sulle politiche aziendali generali (livello A1), e non siano confinate a un settore specifico e delimitato come la sicurezza sul lavoro (livello A2).
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Indennità premio di servizio: onorari esclusi
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli onorari professionali percepiti da un avvocato dipendente di un ente locale non possono essere inclusi nella base di calcolo dell'indennità premio di servizio. La decisione si fonda sull'interpretazione tassativa dell'art. 11 della legge n. 152/1968, che elenca in modo esclusivo le voci retributive utili a tal fine, senza contemplare gli onorari.
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Ricorso inammissibile: gli errori da non fare
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un dirigente contro il licenziamento. La decisione evidenzia come un ricorso inammissibile si verifichi quando i motivi presentati sono proceduralmente errati, ad esempio confondendo questioni di fatto con violazioni di legge o non contestando la reale motivazione della sentenza precedente. L'ordinanza sottolinea l'importanza di formulare i motivi di ricorso in modo tecnicamente corretto per evitare una condanna alle spese e il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia ricorso Cassazione: conseguenze e spese legali
Una cassa di previdenza ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza che dichiarava illegittima una trattenuta sulla pensione di un iscritto. Successivamente, ha presentato una rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuto difetto di interesse, anche se la rinuncia non era stata notificata. Questa ordinanza chiarisce le conseguenze di una rinuncia al ricorso in Cassazione, confermando la condanna alle spese per la parte rinunciante.
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Giudicato interno: appello inammissibile per lite estinta
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un dipendente sanitario che chiedeva una progressione di carriera basandosi su un presunto giudicato interno. La Corte ha stabilito che la sentenza precedente non era mai passata in giudicato, poiché il relativo processo si era estinto per mancata riassunzione dopo un rinvio della stessa Cassazione. L'appello è stato quindi respinto per carenza del suo presupposto fondamentale.
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Doppia conforme: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda contro la sentenza che la condannava per demansionamento di un dipendente. La decisione si fonda sul principio della "doppia conforme", che impedisce un nuovo esame dei fatti quando due sentenze di merito (primo grado e appello) giungono alla stessa conclusione basandosi sul medesimo quadro fattuale e logico-argomentativo.
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Indennità di anzianità: calcolo e periodi di lavoro
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ente pubblico, confermando il diritto di una ex dipendente a un ricalcolo dell'indennità di anzianità. La Corte ha stabilito che il ricorso iniziale era valido anche senza conteggi dettagliati e che nel calcolo dell'indennità devono essere inclusi sia il periodo di lavoro precario svolto in continuità, sia la retribuzione di posizione percepita al momento del pensionamento. La decisione sottolinea il principio di non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato.
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Licenziamento illegittimo: la Cassazione e il repechage
Una società di servizi aveva licenziato un dipendente per giustificato motivo oggettivo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che riteneva il licenziamento illegittimo, poiché l'azienda non aveva adempiuto al suo obbligo di verificare la possibilità di ricollocare il lavoratore in altre mansioni (repechage). Questa omissione, configurando l'insussistenza del fatto alla base del recesso, determina l'applicazione della sanzione più grave: la reintegrazione nel posto di lavoro.
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Trasferimento ramo d’azienda: i limiti del sindacato
Un gruppo di lavoratori ha impugnato un'operazione di trasferimento ramo d'azienda, sostenendo la mancanza di autonomia funzionale della divisione ceduta e la natura fraudolenta dell'operazione. Dopo la sconfitta in primo grado e in appello, la Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione sull'esistenza di un vero ramo d'azienda è un accertamento di fatto riservato ai giudici di merito e non può essere riesaminato in sede di legittimità, se non per vizi logici o errori di diritto. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e i lavoratori condannati al pagamento delle spese.
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Validità transazione lavoro: i limiti per i diritti futuri
Un dipendente pubblico ha impugnato una transazione firmata con il proprio ente, sostenendone l'invalidità. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo un principio chiave sulla validità transazione lavoro: un accordo che comporta la rinuncia a diritti retributivi non ancora maturati è nullo. La Corte ha chiarito che non si può disporre preventivamente di elementi fondamentali del rapporto di lavoro, distinguendo tra diritti già acquisiti (per i quali la transazione è solo annullabile) e diritti futuri (la cui rinuncia rende l'accordo nullo).
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Licenziamento timbratura fraudolenta: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la legittimità del licenziamento per timbratura fraudolenta di una dipendente. Anche un singolo episodio, consistente nel farsi timbrare il badge da un collega prima dell'effettivo arrivo in azienda, è stato ritenuto sufficiente a ledere in modo irrimediabile il vincolo di fiducia, giustificando la massima sanzione espulsiva. La Corte ha chiarito che l'errata indicazione della norma contrattuale nella lettera di licenziamento non invalida il provvedimento se i fatti contestati sono chiari e non è stato leso il diritto di difesa della lavoratrice.
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Disconoscimento copie notifica: guida alla sentenza
Un contribuente ha impugnato un'iscrizione ipotecaria e i relativi avvisi di addebito, contestando la validità delle notifiche attraverso il disconoscimento delle copie fotostatiche prodotte in giudizio dall'Agente della Riscossione e dall'Ente Previdenziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il disconoscimento delle copie deve essere specifico e non generico. Inoltre, per contestare la veridicità delle relate di notifica e delle firme sugli avvisi di ricevimento, è necessario proporre una querela di falso. La Corte ha infine confermato la regolarità delle notifiche a mezzo posta e l'interruzione della prescrizione.
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Ricostruzione della carriera: i periodi non lavorati
Un lavoratore, a seguito della conversione dei suoi contratti a termine in un unico rapporto a tempo indeterminato, ha richiesto il riconoscimento dei periodi non lavorati ai fini della sua ricostruzione della carriera e degli scatti di anzianità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che solo i periodi di servizio effettivo sono validi per il calcolo dell'anzianità. Inoltre, ha chiarito che la successione di contratti collettivi può legittimamente modificare l'inquadramento del lavoratore al momento della riammissione in servizio.
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Scatti di anzianità: contano i periodi non lavorati?
Un lavoratore, dopo aver ottenuto la conversione del suo contratto a tempo determinato in indeterminato, ha richiesto il pagamento di un risarcimento per il periodo non lavorato prima della riammissione. La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini del calcolo del risarcimento, gli scatti di anzianità maturano solo sui periodi effettivamente lavorati e non durante gli intervalli non lavorati tra un contratto e l'altro, anche se il rapporto è stato unificato retroattivamente. La sentenza di merito è stata quindi cassata.
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Prova del subappalto: onere a carico del lavoratore
Una lavoratrice, formalmente assunta da cooperative per attività di telemarketing, ha citato in giudizio una grande azienda televisiva, sostenendo di essere in realtà una sua dipendente attraverso una catena di contratti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Il punto cruciale della decisione è stata la mancata prova del subappalto tra le cooperative e l'azienda committente, onere che spettava alla lavoratrice. La Corte ha sottolineato che l'esistenza di tali contratti non può essere presunta ma deve essere dimostrata con elementi concreti.
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Cambio appalto: limiti al diritto di assunzione
Un lavoratore, precedentemente impiegato in un servizio di raccolta differenziata su vasta scala, ha richiesto l'assunzione presso la nuova società subentrata in un appalto limitato a un singolo comune. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando le decisioni di merito. È stato stabilito che il diritto di assunzione nel cambio appalto sussiste solo se il lavoratore era specificamente addetto al ramo d'azienda oggetto del trasferimento, cosa non provata in questo caso.
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Nullità contratto somministrazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice che contestava la nullità di numerosi contratti di somministrazione per difetto di forma scritta. La decisione si fonda sull'inammissibilità dei motivi di ricorso, ritenuti generici e confusi, e ribadisce un principio fondamentale: anche la nullità del contratto di somministrazione è soggetta ai termini di decadenza per l'impugnazione, che devono essere rispettati a pena di improcedibilità dell'azione.
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Presupposizione contratto: quando è eccezione nuova?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la presupposizione del contratto costituisce un'eccezione in senso stretto, non rilevabile d'ufficio, e pertanto non può essere sollevata per la prima volta in appello. Il caso riguardava un dirigente che, dopo aver recesso anticipatamente da un incarico presso un ente, ha cercato di giustificarsi sostenendo che il mantenimento del suo precedente impiego pubblico fosse una condizione implicita del contratto. La Corte ha confermato la condanna al risarcimento del danno, ritenendo legittima la liquidazione basata su presunzioni e sul fatto notorio del disservizio causato dalla sostituzione improvvisa di una figura di vertice.
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