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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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691 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

Licenziamento motivo oggettivo: prova e repechage
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore contro un licenziamento motivo oggettivo. La decisione conferma la legittimità del recesso basato sulla soppressione del posto di lavoro, chiarendo che il ricorso non può contestare nel merito la valutazione delle prove già effettuata conformemente da due tribunali. La Corte ha ribadito i limiti del vizio di motivazione e l'inapplicabilità dei criteri dei licenziamenti collettivi a quelli individuali.
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Lavoro intermittente: requisiti alternativi, non cumulativi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10800/2024, ha stabilito che per la stipula di un contratto di lavoro intermittente, i presupposti soggettivi (età del lavoratore) e oggettivi (discontinuità dell'attività) sono alternativi e non cumulativi. Il caso riguardava un addetto alla sicurezza che lamentava un licenziamento orale. I giudici hanno ritenuto valido il contratto a chiamata, configurando la fine del rapporto come una semplice 'mancata chiamata' e non come un licenziamento illegittimo.
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Doppia conforme: ricorso inammissibile in Cassazione
Un ente previdenziale ha visto il suo ricorso in Cassazione dichiarato inammissibile per il principio della 'doppia conforme'. I giudici di primo e secondo grado avevano entrambi confermato la prescrizione decennale di un credito per premi assicurativi. La Suprema Corte ha ribadito che, in caso di due decisioni identiche sui fatti, il ricorso è precluso se l'appellante non dimostra una diversa base fattuale tra le due sentenze, rendendo irrilevante la presunta omessa valutazione di un precedente giudicato.
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Licenziamento per omessa vigilanza: la proporzionalità
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento per omessa vigilanza di una responsabile di filiale. Sebbene la colpa della lavoratrice sia stata accertata, la sanzione espulsiva è stata giudicata sproporzionata rispetto alla gravità del fatto. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione sulla proporzionalità tra addebito e sanzione è di competenza esclusiva dei giudici di merito e ha respinto sia il ricorso della lavoratrice che quello dell'azienda, confermando il diritto della dipendente a un'indennità risarcitoria.
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Obbligo di repêchage: onere della prova sul datore
Una società ha licenziato una dipendente per giustificato motivo oggettivo a causa della chiusura di un punto vendita. Il licenziamento è stato dichiarato illegittimo per violazione dell'obbligo di repêchage. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha ribadito che l'onere di dimostrare l'impossibilità di ricollocare il lavoratore, anche in mansioni inferiori, grava interamente ed esclusivamente sul datore di lavoro.
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Licenziamento per giusta causa: la prova tardiva
Un dirigente, licenziato per il suo presunto coinvolgimento in una frode milionaria basata su fatture false, ha impugnato il licenziamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando il licenziamento per giusta causa. L'ordinanza chiarisce che la produzione di nuove prove in appello è generalmente inammissibile e, anche quando esaminate, non cambiano l'esito se non sono decisive. Inoltre, viene ribadito che, in caso di "doppia conforme" (due sentenze identiche nei gradi inferiori), non è possibile chiedere alla Cassazione una nuova valutazione dei fatti.
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Licenziamento ritorsivo: l’appello è inammissibile
Una dirigente impugna il suo licenziamento, sostenendone la natura ritorsiva e la sua qualifica di 'pseudo-dirigente'. Dopo una vittoria in primo grado, la Corte d'Appello riforma la decisione. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della lavoratrice, applicando il principio della 'doppia conforme' e sanzionando la carenza di specificità dei motivi di ricorso. La sentenza sottolinea l'importanza del rigore processuale nell'impugnazione per licenziamento ritorsivo.
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Ricorso inammissibile: limiti del giudizio di Cassazione
Il gestore di una stazione di servizio ha citato in giudizio una compagnia petrolifera per ottenere un risarcimento danni, ma la sua domanda è stata respinta sia in primo grado che in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, confermando le decisioni precedenti. La Corte ha stabilito che il ricorso, pur invocando violazioni di legge, mirava in realtà a una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa in sede di legittimità, soprattutto in presenza di una 'doppia conforme'.
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Licenziamento test alcolemico: no alla scusa del collutorio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un conducente di autobus contro il licenziamento per test alcolemico positivo. La difesa, basata sull'uso di un collutorio a base alcolica, è stata respinta. I giudici hanno ritenuto che la presenza di alcol, confermata anche da un esame ematico, costituisse una violazione grave e sufficiente a ledere il rapporto di fiducia, giustificando la sanzione espulsiva. Il licenziamento per test alcolemico è stato quindi confermato.
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Notifica al portiere: la prova del servizio di portineria
Una società ha contestato diverse cartelle esattoriali, sostenendo l'invalidità della notifica al portiere a causa dell'inesistenza di un servizio di portineria. La Corte d'Appello ha respinto la tesi basandosi su documenti condominiali che provavano il servizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso della società inammissibile, chiarendo che non è possibile chiedere ai giudici di legittimità una nuova valutazione dei fatti, soprattutto in presenza di una 'doppia conforme' dei giudici di merito.
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Doppia conforme: quando il ricorso in Cassazione è out
Una lavoratrice ha richiesto il pagamento di differenze retributive, ma la sua domanda è stata respinta sia in primo grado che in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, applicando il principio della "doppia conforme", secondo cui non è possibile un nuovo esame dei fatti quando due sentenze di merito si basano sullo stesso percorso logico-argomentativo. Il caso chiarisce i limiti del ricorso in Cassazione in presenza di decisioni conformi nei gradi precedenti.
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Collegamento societario: prova insufficiente, ricorso out
Un lavoratore edile ha perso in Cassazione il ricorso per il riconoscimento di un unico rapporto di lavoro con due imprese. La Corte ha stabilito che, in assenza di prove concrete sul collegamento societario e sulla continuità della prestazione, la domanda va respinta. L'appello è inammissibile se chiede solo una nuova valutazione dei fatti già esaminati nei gradi di merito.
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Licenziamento disciplinare per accessi abusivi: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un licenziamento disciplinare inflitto a un dipendente per migliaia di accessi abusivi ai sistemi informatici aziendali. La sentenza chiarisce che il principio del 'ne bis in idem' non si applica se le condotte, seppur simili, sono distinte nel tempo. Inoltre, la Corte ribadisce che il principio di immediatezza della contestazione è relativo e va valutato in base alla complessità degli accertamenti necessari per scoprire l'illecito.
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Verbale ispettivo: valore probatorio e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11977/2024, ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva il pagamento di differenze retributive per lavoro straordinario. La Corte ha chiarito che il verbale ispettivo ha un valore probatorio limitato e non è sufficiente da solo a dimostrare l'effettuazione dello straordinario, il cui onere della prova grava interamente sul lavoratore. La testimonianza generica e il verbale senza riscontri documentali sono stati ritenuti insufficienti.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e requisiti di forma
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in una causa di lavoro. Gli eredi di un ristoratore, condannati a pagare differenze retributive a un cuoco, avevano impugnato la sentenza d'appello lamentando vizi di notifica e omessa valutazione di prove. Il ricorso è stato giudicato inammissibile per mancanza di specificità e perché ignorava le motivazioni della corte precedente, oltre a scontrarsi con la preclusione della 'doppia conforme'.
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Interruzione prescrizione: vale una richiesta generica?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13672/2024, ha stabilito che per l'interruzione prescrizione di un credito è sufficiente una richiesta di pagamento, anche se generica nei dettagli, purché manifesti in modo inequivocabile la volontà del creditore di far valere il proprio diritto. Il caso riguardava provvigioni non pagate a un produttore assicurativo. La Corte ha rigettato il ricorso della debitrice, che contestava l'efficacia di una lettera di messa in mora ritenuta troppo vaga, confermando le decisioni dei giudici di merito.
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Ricorso inammissibile: i limiti della Cassazione
Un cittadino, dopo aver perso una causa sia in primo che in secondo grado, si rivolge alla Corte di Cassazione. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, spiegando che non è possibile impugnare nuovamente una sentenza di primo grado già appellata. Inoltre, il ricorso viene bloccato dalla regola della "doppia conforme", che impedisce un terzo esame dei fatti quando due sentenze precedenti concordano. Infine, i motivi del ricorso sono stati giudicati poco chiari e non autosufficienti, confermando la severità dei requisiti procedurali per accedere al giudizio di legittimità.
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Causale contratto a termine: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità di una serie di contratti a tempo determinato a causa di una motivazione generica. La sentenza chiarisce che la causale del contratto a termine, ovvero la ragione che giustifica la sua stipula, deve essere specificata nel contratto stesso. Non è sufficiente che le ragioni siano desumibili da accordi sindacali esterni se non esplicitamente richiamati. La conoscenza 'aliunde' (da altre fonti) da parte del lavoratore è irrilevante. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, rinviando per una nuova valutazione.
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Reintegrazione e trasferimento: cosa dice la Cassazione
Un lavoratore, a seguito di un ordine di reintegrazione, riceve anche una comunicazione di trasferimento. Ritenendo illegittimo il trasferimento, non riprende servizio e viene nuovamente licenziato. La Corte di Cassazione chiarisce che il rapporto di lavoro si considera risolto di diritto se il lavoratore non si presenta entro 30 giorni dall'invito, indipendentemente dalla contestazione sul trasferimento. L'analisi si concentra sulla legittimità della reintegrazione e trasferimento contestuale.
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Sanzione disciplinare: legittima se tempestiva e proporzionata
Un lavoratore ha ricevuto una sanzione disciplinare di 5 giorni di sospensione per non aver indossato il casco di protezione su un serbatoio. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della sanzione, respingendo il ricorso del lavoratore. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla tempestività della contestazione e sulla proporzionalità della punizione spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, se non per vizi di irragionevolezza.
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