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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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691 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

Licenziamento dirigente: quando il ricorso è inammissibile
Un dirigente è stato licenziato per giusta causa dopo aver strumentalizzato problemi aziendali per ottenere una risoluzione incentivata del rapporto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando il licenziamento del dirigente. La decisione si basa sul principio della 'doppia conforme', che impedisce una nuova valutazione dei fatti già accertati nei primi due gradi di giudizio.
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Criteri CIGS generici: sospensione illegittima
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di alcuni lavoratori posti in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a zero ore. Il motivo risiede nell'utilizzo da parte dell'azienda di criteri di scelta generici e non predeterminati, che hanno reso la selezione dei dipendenti discrezionale e arbitraria. La Suprema Corte ha stabilito che la semplice inerzia del lavoratore non costituisce una rinuncia al diritto di contestare la sospensione e ha condannato l'azienda al risarcimento del danno, pari alla differenza tra la retribuzione spettante e l'indennità di integrazione salariale percepita.
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Inammissibilità ricorso cassazione: i requisiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un contribuente contro 31 cartelle di pagamento e un'iscrizione ipotecaria. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi, sulla presenza di una 'doppia conforme' (due sentenze di merito identiche) e sull'introduzione di questioni non sollevate nei gradi precedenti. La sentenza ribadisce i rigorosi requisiti di specificità che un ricorso deve possedere per essere esaminato dalla Suprema Corte.
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Ricorso inammissibile: i termini per impugnare
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché presentato contro una sentenza di primo grado ben oltre i termini di legge. La parte ricorrente aveva precedentemente esperito un appello, anch'esso dichiarato inammissibile, consolidando la definitività della prima decisione. Questo caso sottolinea l'importanza cruciale del rispetto dei termini perentori nel processo civile.
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Prova continuità lavoro: la Cassazione decide
Un lavoratore ha impugnato in Cassazione la sentenza che negava la continuità del suo rapporto di lavoro, svoltosi tramite contratti a termine intermittenti. La Corte ha respinto il ricorso, sottolineando che non può riesaminare i fatti già valutati dai giudici di merito. L'ordinanza ribadisce che la prova della continuità del lavoro spetta al lavoratore e che il ricorso per Cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sulla valutazione delle prove testimoniali, specialmente in presenza di una decisione "doppia conforme" dei tribunali inferiori.
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Appalto non genuino: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni lavoratori che contestavano la genuinità di un contratto d'appalto. I lavoratori, dipendenti di una società appaltatrice e operanti per una grande committente, sostenevano l'esistenza di un appalto non genuino e di una somministrazione irregolare di manodopera. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso, pur presentati come violazioni di legge, miravano in realtà a ottenere un riesame dei fatti e delle prove, attività preclusa nel giudizio di legittimità, confermando così la decisione della Corte d'Appello.
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Prova lavoro part time: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un'azienda contro la sentenza che riconosceva a una dipendente un rapporto di lavoro a tempo pieno. L'ordinanza sottolinea i rigidi limiti alla produzione di nuove prove in appello nel rito del lavoro, dichiarando inammissibile un documento presentato tardivamente perché non indispensabile. La Corte ha inoltre ribadito i requisiti di specificità necessari per i motivi di ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito sulla base della prova del lavoro part time già acquisita.
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Valore probatorio busta paga: la Cassazione decide
Un professionista contesta le differenze retributive richieste da un'ex dipendente, basate su buste paga non firmate. La Cassazione, confermando le decisioni di merito, dichiara inammissibile il ricorso, ribadendo il valore probatorio della busta paga emessa dal datore di lavoro e sanzionando l'inammissibile commistione dei motivi di ricorso.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente pubblico contro la sentenza che riconosceva a un dipendente differenze retributive e una somma una tantum. Il ricorso è stato giudicato generico, meramente riproduttivo dei motivi d'appello e privo di una specifica indicazione delle norme violate. La decisione sottolinea l'importanza di formulare censure precise e pertinenti nel giudizio di legittimità, evidenziando come la mancata specificità dei motivi porti a un esito di inammissibilità, anche in presenza della regola della "doppia conforme".
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Crediti di lavoro erede: quando si paga?
Una lavoratrice domestica ha citato in giudizio l'erede testamentario dei suoi ex datori di lavoro per ottenere il pagamento di crediti retributivi. L'erede si è opposto, sostenendo che il processo dovesse essere sospeso in attesa della definizione di un'altra causa che impugnava il testamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i crediti di lavoro dell'erede devono essere pagati, poiché l'impugnazione del testamento non sospende gli obblighi dell'erede fino a una sentenza definitiva di annullamento.
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Clausola sociale: limiti al diritto di assunzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni lavoratori che rivendicavano il diritto all'assunzione presso la nuova società appaltatrice in virtù della clausola sociale. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano escluso tale diritto poiché i lavoratori si erano dimessi e non risultavano in servizio al momento dell'indizione della nuova gara d'appalto. Il ricorso è stato respinto per vizi procedurali.
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Inquadramento superiore: quando non è un diritto?
Un lavoratore, a seguito di una fusione aziendale, ha richiesto un inquadramento superiore e il pagamento di incentivi annuali. La sua domanda era basata sulle mansioni svolte, ritenute riconducibili a un livello contrattuale più elevato (B anziché C). Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto le sue richieste. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che le mansioni del lavoratore, sebbene tecniche, non includevano l'autonomia decisionale e le competenze specialistiche distintive del livello superiore richiesto. Anche la richiesta per gli incentivi è stata respinta, poiché il lavoratore non ha provato il raggiungimento degli obiettivi aziendali necessari per la loro erogazione.
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Contratto a progetto: appello inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva la conversione del suo contratto a progetto in un rapporto di lavoro subordinato. La decisione non entra nel merito della questione, ma si basa su vizi procedurali del ricorso, tra cui la mancanza di specificità dei motivi e l'ostacolo della cosiddetta "doppia conforme", ovvero la conferma in appello della sentenza di primo grado. L'ordinanza sottolinea l'importanza di formulare correttamente gli atti di impugnazione.
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Ricorso inammissibile: limiti alla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un erede contro la condanna al pagamento di differenze retributive a una ex dipendente del defunto. La decisione sottolinea che la Cassazione non può riesaminare i fatti già accertati nei due gradi di merito, soprattutto in presenza di una "doppia conforme", e ribadisce la necessità di formulare motivi di ricorso specifici e non generici. Il ricorso inammissibile ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese legali.
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Recesso per giusta causa agente: la Cassazione decide
Un agente commerciale ha rassegnato le dimissioni invocando il recesso per giusta causa a causa di presunti inadempimenti da parte dell'istituto di credito preponente. I tribunali di merito hanno respinto la tesi dell'agente, condannandolo a pagare l'indennità di mancato preavviso. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, ha rigettato il ricorso dell'agente, confermando le decisioni precedenti. La Corte ha chiarito che non può riesaminare i fatti, ma solo le violazioni di legge, e ha ribadito i limiti del ricorso in caso di 'doppia conforme', ovvero quando due sentenze di merito giungono alla stessa conclusione.
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Contratto a progetto: quando si converte in subordinato
La Corte di Cassazione conferma la conversione di un contratto a progetto in rapporto di lavoro subordinato. La mancanza di un progetto specifico e distinto dall'attività ordinaria aziendale rende il contratto nullo, con conseguente trasformazione automatica in un impiego a tempo indeterminato. Il ricorso dell'azienda è stato respinto in toto.
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Ricorso inammissibile: limiti alla critica delle prove
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in una causa di lavoro per differenze retributive di una badante. La decisione si fonda sull'impossibilità di rivalutare in sede di legittimità i fatti già accertati conformemente nei primi due gradi di giudizio (principio della "doppia conforme") e sulla genericità e impropria formulazione dei motivi, che mescolavano questioni di fatto e di diritto.
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Collaborazione parasubordinata post-amministratore
La Corte di Cassazione conferma che la cessazione della carica di amministratore non impedisce la configurazione di una successiva collaborazione parasubordinata con la stessa società. L'ordinanza chiarisce che il nuovo rapporto va valutato autonomamente, sulla base delle concrete modalità di svolgimento della prestazione lavorativa, distinguendolo nettamente dal precedente incarico societario.
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Intimazione testi telefax: quando è valida per la Cassazione
Un'azienda ricorre in Cassazione contestando la validità di un'intimazione testi telefax che aveva portato alla revoca di una decadenza dalla prova. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'intimazione via telefax è prevista dalla legge e che la sua validità può essere provata anche dalle dichiarazioni dei testimoni stessi, in base al principio del raggiungimento dello scopo dell'atto.
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Risarcimento danno somministrazione: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10575/2024, ha respinto il ricorso di un Comune, confermando la condanna al risarcimento del danno in favore di una lavoratrice per l'illegittimo utilizzo di contratti di somministrazione a termine. La Corte ha ribadito che, nel pubblico impiego, pur non essendo possibile la conversione del rapporto in tempo indeterminato, spetta al lavoratore un danno presunto, con valenza sanzionatoria, in linea con la normativa nazionale ed europea. L'illegittimità derivava dalla genericità della causale apposta ai contratti.
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