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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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691 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

Licenziamento medico: violazione dell’esclusività
Un medico dipendente di una ASL è stato licenziato per aver violato il patto di esclusività, svolgendo attività professionale presso una struttura privata. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12973/2024, ha confermato la legittimità del licenziamento medico, ritenendo il ricorso del professionista inammissibile. La Corte ha stabilito che la violazione dell'obbligo di esclusività costituisce un grave inadempimento lesivo del dovere di fedeltà, tale da giustificare la sanzione espulsiva, e che la valutazione sulla proporzionalità della sanzione è di competenza dei giudici di merito.
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Indennità di preavviso agenti: la guida completa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12860/2024, ha affrontato il caso di un'agente di commercio licenziata per un presunto storno di clienti. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito sull'insussistenza della giusta causa, ma ha accolto il ricorso dell'agente riguardo al calcolo dell'indennità di preavviso. È stato stabilito che tale indennità deve essere calcolata su una base diversa rispetto a quella di fine rapporto (ex art. 1751 c.c.), correggendo così un errore della Corte d'Appello e rinviando per la corretta quantificazione.
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Collaboratori fissi: quando scatta l’obbligo INPGI?
Una società editoriale ricorre in Cassazione contro la condanna al pagamento di contributi per tre giornalisti, ritenuti collaboratori fissi e non autonomi. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile a causa della "doppia conforme", ovvero la piena coincidenza tra la sentenza di primo grado e quella d'appello, ribadendo che non è possibile un nuovo esame dei fatti in sede di legittimità.
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Contratti di collaborazione: quando non c’è subordinazione
Una lavoratrice con plurimi contratti di collaborazione con un ente pubblico sanitario ha richiesto la conversione del rapporto in lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. È stato ribadito che, nel pubblico impiego, la conversione del contratto è preclusa dalla legge e l'eventuale risarcimento del danno presuppone la prova rigorosa della subordinazione di fatto, che in questo caso non è stata fornita.
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Licenziamento giusta causa: il caso della doppia conforme
Un ex quadro direttivo di un istituto di credito viene licenziato per irregolarità contabili e prelievi per oltre 700.000 euro. Dopo la conferma della legittimità del licenziamento in primo e secondo grado, la Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del lavoratore, applicando il principio della "doppia conforme". La decisione sottolinea come il licenziamento per giusta causa sia fondato quando il vincolo fiduciario è irrimediabilmente compromesso.
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Indennità rischio radiologico: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9981/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni dipendenti di un'azienda ospedaliera che richiedevano l'indennità di rischio radiologico. La Corte ha stabilito che non è sufficiente affermare di lavorare in una 'zona controllata', ma è necessario allegare e provare specificamente la frequenza e la durata dell'esposizione al rischio. La genericità della domanda iniziale ha reso impossibile la valutazione nel merito.
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Rapporto di lavoro subordinato: onere della prova
Una professionista sanitaria ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con un ente pubblico, ma la sua domanda è stata respinta. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che, in assenza di prove concrete del potere direttivo e disciplinare dell'ente, la collaborazione non può essere qualificata come subordinata. Il caso evidenzia come l'onere della prova del rapporto di lavoro subordinato gravi sul lavoratore, specialmente in contesti di elevata professionalità.
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Ferie part-time orizzontale: diritto pieno come full-time
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9857/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di ferie part-time orizzontale. Un medico, il cui orario di lavoro ridotto era distribuito su tutta la settimana, si è visto riconoscere il diritto allo stesso numero di giorni di ferie di un lavoratore a tempo pieno. La Corte ha chiarito che la riduzione delle ferie è proporzionale solo all'orario (come nel part-time verticale) e non al numero di giorni lavorati, se questi coincidono con quelli dei colleghi full-time. Inoltre, è stata affermata la giurisdizione del giudice ordinario per l'intera durata del rapporto di lavoro, anche per i periodi precedenti al 30 giugno 1998, per garantire una tutela unitaria.
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Incarico extraistituzionale: obbligo autorizzazione
Un infermiere del servizio sanitario pubblico è stato licenziato per aver svolto un incarico extraistituzionale come presidente di una cooperativa senza autorizzazione, oltre che per un'assenza ingiustificata e un debito orario. La Corte di Cassazione ha confermato il licenziamento, stabilendo che anche se l'attività in cooperativa non rientra nell'incompatibilità assoluta, essa richiede sempre una preventiva autorizzazione formale da parte dell'amministrazione. La mancata richiesta costituisce un grave illecito disciplinare.
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Contratti a termine: ricorso inammissibile se vago
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di lavoratori della scuola con contratti a termine. I ricorrenti chiedevano il risarcimento del danno per la reiterazione dei contratti e il riconoscimento di differenze retributive. La Corte ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, sottolineando che le domande erano state formulate in modo generico e non sufficientemente dettagliato, impedendo ai giudici di valutarne la fondatezza. La sentenza ribadisce l'importanza cruciale della specificità e completezza degli atti processuali, soprattutto in materia di contratti a termine.
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Eccezione di inadempimento: quando si applica?
La Corte di Cassazione conferma che l'eccezione di inadempimento è un principio generale applicabile anche ai contratti di lavoro a progetto. Se un lavoratore non prova di aver adempiuto alle proprie obbligazioni, il datore di lavoro può legittimamente rifiutare il pagamento. Il ricorso del lavoratore è stato respinto, consolidando l'onere della prova a suo carico.
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Interposizione fittizia: quando l’appalto è nullo
La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, riconoscendo una interposizione fittizia di manodopera in un appalto di servizi di trasporto. La Corte ha stabilito che, a causa del controllo diretto e pervasivo esercitato dalla società committente sul lavoratore della ditta appaltatrice, si era instaurato un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato. La sentenza chiarisce anche che il termine di prescrizione per i crediti retributivi decorre dalla cessazione del rapporto, data l'assenza di un regime di stabilità reale.
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Patto di stabilità: risarcimento per inadempimento
Una società, promittente venditrice di un complesso industriale, si era impegnata in un contratto preliminare a garantire un patto di stabilità triennale per i lavoratori, che sarebbero stati assunti dalla società acquirente. A causa dell'inadempimento della venditrice, il contratto definitivo non è stato stipulato e i lavoratori sono stati licenziati. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna della società venditrice al risarcimento del danno, chiarendo che il diritto dei lavoratori deriva dalla violazione dell'obbligo contrattuale assunto in loro favore (contratto a favore di terzo), e non dalle norme sul licenziamento illegittimo.
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Mansioni superiori: quando è legittimo il rigetto?
Un lavoratore di un'azienda radiotelevisiva, addetto alla pianificazione dei turni, ha richiesto l'inquadramento a un livello superiore per mansioni superiori svolte. I tribunali di merito hanno concesso un inquadramento intermedio, negando il livello massimo richiesto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando le decisioni precedenti. La Corte ha sottolineato che la valutazione delle mansioni è un giudizio di fatto riservato ai giudici di merito e ha applicato il principio della "doppia conforme", che limita la possibilità di ricorso in Cassazione quando due sentenze di grado inferiore sono identiche nella valutazione dei fatti.
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Diritto di assemblea: quando è legittimo il no ai locali?
La Corte di Cassazione ha stabilito che non costituisce condotta antisindacale il comportamento di un'azienda che, a fronte di impedimenti logistici e di sicurezza, nega l'uso dei locali interni per un'assemblea ma offre a proprie spese una soluzione alternativa adeguata e vicina. La sentenza analizza il bilanciamento tra il diritto di assemblea dei lavoratori e le esigenze oggettive dell'impresa.
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Concorrenza sleale del dipendente: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ex dipendente di una società di vigilanza, confermando la sua condanna al risarcimento dei danni per concorrenza sleale. Il lavoratore, tramite una società di comodo, aveva ottenuto un subappalto dalla propria datrice di lavoro a prezzi gonfiati, violando il dovere di fedeltà. La Corte ha ritenuto provata la condotta illecita e ha confermato le sentenze dei gradi precedenti, sottolineando l'inviolabilità del principio di lealtà nel rapporto di lavoro.
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Recesso per giusta causa: l’inammissibilità del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un agente che aveva effettuato un recesso per giusta causa da un contratto con un istituto bancario. L'agente sosteneva che la banca avesse violato gli obblighi di buona fede. La Corte ha respinto il ricorso per motivi procedurali, confermando le decisioni dei gradi precedenti e sottolineando che non può riesaminare i fatti del caso, specialmente in presenza di una "doppia conforme".
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Accordo sindacale: può modificare i superminimi?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla validità di un accordo sindacale che introduceva nuovi elementi retributivi, condizionandone la percezione alla rinuncia da parte dei lavoratori al proprio superminimo individuale. I giudici hanno respinto il ricorso dei dipendenti, stabilendo che l'accordo è legittimo in quanto non modifica unilateralmente il contratto individuale, ma offre al lavoratore una scelta tra il mantenimento del vecchio trattamento e l'accesso ai nuovi benefici collettivi.
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Licenziamento falsa attestazione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un dipendente pubblico contro il licenziamento per falsa attestazione della presenza. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva ritenuto provata la condotta e proporzionata la sanzione espulsiva.
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Licenziamento falsa timbratura: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dipendente pubblico contro il licenziamento per falsa timbratura. Il lavoratore era stato licenziato per essersi allontanato dal servizio in più occasioni senza registrare l'uscita. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi del ricorso miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, confermando così la validità del licenziamento deciso nei gradi di merito.
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