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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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691 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

Licenziamento giusta causa: autonomia del giudice civile
Un lavoratore, direttore di un ufficio, veniva licenziato per giusta causa con l'accusa di essersi appropriato di somme di denaro destinate a dei clienti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore, confermando la legittimità del licenziamento. La Corte ha stabilito che, ai fini del licenziamento per giusta causa, il giudice civile può accertare autonomamente la gravità dei fatti, utilizzando come prove atipiche anche gli atti di un processo penale non ancora concluso, senza dover attendere la sentenza definitiva. La rottura del vincolo fiduciario è stata ritenuta provata a prescindere dall'esito penale.
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Licenziamento per giusta causa: appello inammissibile
Un dipendente, a seguito di un licenziamento per giusta causa per presunto accesso abusivo a dati di clienti, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che, dopo la riforma del 2012, non è più possibile contestare vizi di motivazione come l'insufficienza o la contraddittorietà, soprattutto in presenza di una 'doppia conforme' dei giudici di merito.
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Ricorso incidentale tardivo: inefficacia e termini
La Corte di Cassazione chiarisce i termini per l'impugnazione incidentale. In un caso su contributi previdenziali, la Corte ha dichiarato inefficace un ricorso incidentale perché, sebbene proposto nei termini brevi dalla notifica del ricorso principale, era comunque un ricorso incidentale tardivo rispetto al termine lungo di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza d'appello. L'inammissibilità del ricorso principale ha quindi determinato l'inefficacia di quello incidentale.
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Licenziamento nullo per contestazione generica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33531/2024, ha confermato la decisione della Corte d'Appello che dichiarava illegittimo un licenziamento per giusta causa. Il motivo centrale è la contestazione generica mossa al dipendente, relativa a presunte inadempienze nello sviluppo di un software. La Suprema Corte ha stabilito che una contestazione disciplinare talmente vaga da impedire radicalmente il diritto di difesa del lavoratore equivale all'ipotesi di 'inesistenza del fatto contestato'. Di conseguenza, la sanzione applicabile non è un semplice indennizzo, ma la tutela reintegratoria, ovvero il reintegro del lavoratore nel posto di lavoro.
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Onere prova trasferimento d’azienda: il ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un lavoratore che impugnava il proprio licenziamento collettivo, sostenendo un presunto trasferimento d'azienda non dimostrato. La Suprema Corte ha ribadito che l'onere della prova del trasferimento d'azienda grava sul lavoratore che lo invoca per far valere i propri diritti nei confronti della presunta società cessionaria. La mancanza di prove concrete ha reso il ricorso infondato.
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Lavoro subordinato: quando la collaborazione è fittizia
Una fondazione contesta la riqualificazione di due contratti di collaborazione per fisioterapiste in rapporti di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La sentenza ribadisce che la valutazione della subordinazione è un accertamento di fatto non riesaminabile in sede di legittimità e conferma la presunzione di evasione contributiva in caso di errata qualificazione del rapporto, escludendo l'applicabilità di sanatorie quando il datore di lavoro non ammette l'errore.
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Inquadramento superiore: ricorso inammissibile
Una fondazione sanitaria ha impugnato in Cassazione la sentenza che riconosceva a una dipendente il diritto all'inquadramento superiore come operatore socio-sanitario. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei giudici di merito. I motivi di inammissibilità risiedono nella formulazione poco chiara degli atti e nel tentativo di ottenere un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità, oltre all'applicazione del principio della "doppia conforme".
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Doppia conforme: quando il ricorso è inammissibile
Una società ha impugnato un accertamento INPS per contributi non versati, sostenendo l'insussistenza di un rapporto di lavoro subordinato. Dopo aver perso sia in primo grado che in appello, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile in applicazione del principio della "doppia conforme", poiché le due decisioni di merito erano identiche nella valutazione dei fatti, impedendo un riesame nel giudizio di legittimità.
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Collaboratori a progetto: la linea con il subordinato
Una società ricorre in Cassazione dopo due sentenze sfavorevoli sulla qualificazione dei suoi collaboratori a progetto come lavoro subordinato. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando che la genericità del progetto e l'inserimento nell'organizzazione aziendale sono indici di subordinazione. Il tentativo di ottenere una nuova valutazione dei fatti in Cassazione è stato respinto.
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Qualificazione rapporto di lavoro: l’onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una professionista che chiedeva la qualificazione del rapporto di lavoro come subordinato nei confronti di una società sportiva. La Corte ha confermato le decisioni dei gradi inferiori, che avevano escluso la subordinazione per mancanza di prove sufficienti riguardo al potere direttivo e disciplinare del datore di lavoro. L'appello è stato respinto principalmente per aver confuso questioni di fatto con questioni di diritto, rendendo le censure non esaminabili in sede di legittimità.
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Indennità di sostituzione: No a stipendio superiore
Un dirigente medico, incaricato di dirigere una struttura sanitaria di nuova istituzione e priva di titolare, ha richiesto il pagamento delle differenze retributive corrispondenti al ruolo superiore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che in questi casi non si configura lo svolgimento di mansioni superiori, ma una sostituzione su posto vacante. Pertanto, al dirigente spetta unicamente l'indennità di sostituzione prevista dal Contratto Collettivo Nazionale, e non l'intero trattamento economico del dirigente sostituito, anche se l'incarico si protrae nel tempo.
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Indennità di sostituzione: il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dirigente medico che chiedeva il pagamento di differenze retributive per lo svolgimento di mansioni superiori. La decisione si fonda sul principio della 'doppia conforme', poiché il ricorrente non ha dimostrato la diversità delle ragioni di fatto tra la sentenza di primo grado e quella d'appello, entrambe a lui sfavorevoli. La Corte ha inoltre ribadito che la questione relativa all'indennità di sostituzione era già stata esaminata e decisa nel merito dalla corte d'appello.
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Indebito condizionamento: la Cassazione decide sul caso
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un medico che chiedeva un risarcimento danni, sostenendo di essere stato vittima di un indebito condizionamento da parte di un'Azienda Sanitaria che lo avrebbe spinto a dimettersi. L'ordinanza chiarisce importanti aspetti procedurali, come il calcolo dei termini di impugnazione durante la sospensione per l'emergenza Covid-19, e di merito, confermando che la scelta del professionista è stata libera e non coartata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per la regola della "doppia conforme", non potendo la Cassazione riesaminare i fatti già valutati concordemente nei primi due gradi di giudizio.
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Ricorso inammissibile: requisiti di forma e chiarezza
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile a causa della sua esposizione confusa e della mancanza di specificità dei motivi. L'ordinanza sottolinea l'importanza di redigere un atto chiaro e autosufficiente, che esponga sommariamente i fatti e articoli le censure in modo inequivocabile, pena la reiezione. Il caso originava da un'opposizione a decreto ingiuntivo e una domanda riconvenzionale.
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Licenziamento per giusta causa: prova indiziaria basta?
Un lavoratore, licenziato per furto di carburante, ricorre in Cassazione dopo la conferma del provvedimento in appello. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che il licenziamento per giusta causa può fondarsi su prove indiziarie e che il giudice di merito ha l'esclusiva valutazione dei fatti. Viene inoltre ribadito il principio della "doppia conforme" che impedisce un nuovo esame del merito.
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Licenziamento ritorsivo: reintegra se è ritorsione
La Corte di Cassazione ha confermato la reintegrazione di un lavoratore, giudicando il suo licenziamento come ritorsivo. La reazione del dipendente, che si era parzialmente rifiutato di svolgere le mansioni, è stata considerata una risposta legittima all'inadempimento del datore di lavoro (illegittima riduzione di stipendio e orario). Secondo la Corte, se il comportamento del lavoratore è giustificato, il 'fatto contestato' è insussistente, rendendo il licenziamento nullo e applicabile la tutela reintegratoria.
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Licenziamento disciplinare: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di navigazione contro la sentenza che dichiarava illegittimo il licenziamento disciplinare di un dipendente. Il licenziamento, motivato dalla mancata presentazione all'imbarco, era già stato giudicato sproporzionato dalla Corte d'Appello, che aveva condannato l'azienda al pagamento di un'indennità risarcitoria. La Cassazione ha ritenuto inammissibili i motivi del ricorso, confermando la decisione di merito e sottolineando l'irrilevanza delle questioni sul regime del rapporto di lavoro, già accertato come a tempo indeterminato in un precedente giudizio.
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Licenziamento disciplinare: rifiuto DAD è giusta causa
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare di una docente che si era rifiutata di svolgere la didattica a distanza durante l'emergenza pandemica. Le giustificazioni addotte, come la fobia per le telecamere e la mancanza di competenze informatiche, non sono state provate. La Corte ha stabilito che l'assenza prolungata e ingiustificata costituisce un grave inadempimento contrattuale che giustifica la sanzione espulsiva, e che spetta al lavoratore l'onere di provare l'esistenza di cause di giustificazione.
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Potere direttivo datore di lavoro: limiti e validità
Una lavoratrice ha impugnato il trasferimento, la gestione delle ferie e la modifica dell'orario di lavoro decisi dall'azienda. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che le decisioni rientrano nel legittimo esercizio del potere direttivo del datore di lavoro, a condizione che siano motivate e non arbitrarie. La sentenza sottolinea l'importanza di presentare motivi di ricorso specifici e non generici per poter contestare tali decisioni.
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Lavoro subordinato cooperativa: Cassazione inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società cooperativa contro la pretesa contributiva dell'ente previdenziale. I giudici di merito avevano accertato la natura di lavoro subordinato cooperativa per i soci, nonostante la qualificazione formale autonoma. La Suprema Corte ha confermato che la valutazione degli elementi della subordinazione è una questione di fatto non riesaminabile in sede di legittimità, soprattutto in presenza di una doppia decisione conforme dei gradi precedenti, condannando la società al pagamento delle spese.
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