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Art. 2948 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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689 provvedimenti

Altri anni per Art. 2948 Codice Civile

Prescrizione contributi: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un ex lavoratore che chiedeva il ricalcolo dei contributi previdenziali. La Corte ha stabilito che il diritto a tali contributi è soggetto alla prescrizione contributi quinquennale, respingendo le tesi del lavoratore volte a estendere tale termine. La decisione chiarisce che la denuncia del lavoratore non raddoppia i termini per i crediti successivi al 1995 e che il principio di automaticità delle prestazioni trova un limite nella prescrizione stessa.
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Inquadramento superiore: la responsabilità è decisiva
Un autista soccorritore ha richiesto un inquadramento superiore, ma la Cassazione ha respinto il ricorso. La Corte ha stabilito che, per ottenere una qualifica più alta, non basta svolgere mansioni complesse, ma è necessario dimostrare di avere una 'responsabilità sui risultati', elemento che il lavoratore non ha provato.
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Prescrizione crediti lavoro pubblico: la Cassazione fa il punto
Una lavoratrice, il cui rapporto di collaborazione con un ente pubblico è stato riqualificato come lavoro subordinato, ha richiesto il pagamento di differenze retributive. La Corte di Cassazione ha confermato che la prescrizione dei crediti di lavoro pubblico decorre in costanza di rapporto e non dalla sua cessazione. La decisione si fonda sul principio che il 'timore' del licenziamento, che sospende la prescrizione nel settore privato precario, non è configurabile nei confronti della Pubblica Amministrazione. Di conseguenza, i crediti maturati oltre il quinquennio sono stati dichiarati prescritti.
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Prescrizione crediti lavoro pubblico: quando decorre?
Una lavoratrice del settore pubblico, dopo aver ottenuto la riqualificazione del suo contratto da autonomo a subordinato, ha visto le sue richieste di differenze retributive parzialmente negate. La Corte di Cassazione ha confermato che la prescrizione crediti lavoro nel pubblico impiego decorre durante il rapporto e non dalla sua cessazione, negando l'applicabilità del cosiddetto 'metus' (timore del licenziamento) tipico di alcuni rapporti privati.
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Contributo di solidarietà: illegittimo senza legge
Un professionista pensionato ha contestato il "contributo di solidarietà" detratto dalla sua pensione da un ente di previdenza privato. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi inferiori, dichiarando il contributo illegittimo perché imposto da regolamenti interni senza una specifica legge primaria, violando così il principio di riserva di legge previsto dall'art. 23 della Costituzione. La Corte ha inoltre confermato la prescrizione decennale per la richiesta di rimborso e che gli interessi maturano da ogni singola detrazione indebita.
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Atto interruttivo prescrizione: la nota informale
Un dipendente di un'azienda sanitaria ha rivendicato differenze retributive per mansioni superiori svolte dal 1998. La Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava valore di atto interruttivo prescrizione a una nota del 2005, ritenendo prescritti i crediti più datati. La valutazione dell'idoneità di tale atto è un'indagine di fatto riservata al giudice di merito e non sindacabile in sede di legittimità.
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Contributo di solidarietà: Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una cassa previdenziale, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto ai pensionati. La Corte ribadisce che solo la legge statale può introdurre prelievi forzosi, e non un regolamento interno dell'ente, confermando il diritto degli eredi di un pensionato alla restituzione delle somme trattenute con prescrizione decennale.
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Calcolo pensione: no a riforme in peius retroattive
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente pensionistico professionale che aveva applicato un nuovo e meno favorevole metodo di calcolo pensione a un trattamento già liquidato. La Corte ha ribadito che le casse non possono modificare retroattivamente in senso peggiorativo i criteri di calcolo, poiché ciò equivarrebbe a un'imposizione patrimoniale riservata alla legge. Ha inoltre confermato che l'azione per recuperare le somme indebitamente trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque.
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Patto non concorrenza prescrizione: la Cassazione decide
Un ex dirigente ha citato in giudizio la sua precedente azienda per il mancato pagamento del corrispettivo di un patto di non concorrenza. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10680/2024, ha stabilito che il diritto a tale compenso è soggetto alla prescrizione quinquennale, e non a quella decennale. La Corte ha chiarito che, ai fini del patto non concorrenza prescrizione, il corrispettivo rientra tra le "indennità spettanti per la cessazione del rapporto di lavoro", data la sua stretta connessione funzionale con la fine dell'impiego. Di conseguenza, la domanda del dirigente è stata respinta perché presentata oltre il termine di cinque anni.
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Patto di non concorrenza: valido se il compenso è certo
Una società ha citato in giudizio un ex dipendente per la violazione di un patto di non concorrenza, chiedendo la restituzione del corrispettivo versato. Il lavoratore sosteneva la nullità dell'accordo, in particolare per l'incertezza del compenso, erogato mensilmente durante il rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato la validità del patto di non concorrenza, stabilendo che un corrispettivo mensile è legittimo se il criterio di calcolo è determinato fin dall'inizio, consentendo al lavoratore di conoscerne l'entità progressiva. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, inclusi quelli relativi all'onere della prova e alla prescrizione.
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Prescrizione crediti di lavoro: quando decorre?
Una lavoratrice ha contestato il rigetto parziale delle sue pretese retributive, ritenute prescritte. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che, a seguito delle riforme del lavoro dal 2012, la prescrizione crediti di lavoro decorre dalla cessazione del rapporto e non più in sua costanza, a causa della venuta meno della stabilità reale. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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Prescrizione crediti lavoro pubblico: quando decorre?
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il caso di un lavoratore, formalmente impiegato in lavori socialmente utili, che di fatto svolgeva mansioni da dipendente subordinato per un ente pubblico. La Corte ha stabilito che, anche in questi casi, la prescrizione crediti lavoro nel settore pubblico decorre durante il rapporto e non alla sua cessazione. La decisione si fonda sull'assenza di un'aspettativa di stabilizzazione del posto, a differenza di quanto accade nel settore privato.
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Prescrizione Lavoro Pubblico: quando decorre?
Una lavoratrice impiegata in "lavori socialmente utili" da un ente locale ha provato che le sue mansioni erano di natura subordinata. Mentre i tribunali hanno confermato il suo diritto a differenze retributive, la Cassazione ha stabilito un punto chiave sulla prescrizione nel lavoro pubblico. La Corte ha sentenziato che il termine di prescrizione per i crediti di lavoro decorre anche durante il rapporto, a differenza del settore privato, poiché l'assenza di stabilità reale del posto elimina il "timore" di ritorsioni da parte del lavoratore.
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Prescrizione risarcimento danni: decennale o no?
Un ex dipendente ha citato in giudizio un ente di ricerca pubblico per i danni derivanti dal tardivo investimento delle quote di buonuscita in buoni postali fruttiferi. L'ente sosteneva l'applicazione della prescrizione breve di cinque anni, tipica dei crediti di lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la richiesta non riguarda un credito di lavoro, ma un risarcimento del danno per inadempimento contrattuale. Di conseguenza, si applica la prescrizione risarcimento danni ordinaria di dieci anni, che decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro.
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Prescrizione crediti di lavoro: la Cassazione decide
Una lavoratrice si oppone all'esclusione di parte dei suoi crediti dallo stato passivo di un'azienda in amministrazione straordinaria. Il Tribunale aveva dichiarato la prescrizione dei crediti più vecchi, ritenendo il rapporto di lavoro stabile. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che a seguito delle riforme del 2012 e 2015, la stabilità del posto non è più tale da giustificare la decorrenza della prescrizione crediti di lavoro in costanza di rapporto. Pertanto, il termine di cinque anni inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto stesso.
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Collegamento societario: prova insufficiente, ricorso out
Un lavoratore edile ha perso in Cassazione il ricorso per il riconoscimento di un unico rapporto di lavoro con due imprese. La Corte ha stabilito che, in assenza di prove concrete sul collegamento societario e sulla continuità della prestazione, la domanda va respinta. L'appello è inammissibile se chiede solo una nuova valutazione dei fatti già esaminati nei gradi di merito.
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Interruzione prescrizione: vale una richiesta generica?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13672/2024, ha stabilito che per l'interruzione prescrizione di un credito è sufficiente una richiesta di pagamento, anche se generica nei dettagli, purché manifesti in modo inequivocabile la volontà del creditore di far valere il proprio diritto. Il caso riguardava provvigioni non pagate a un produttore assicurativo. La Corte ha rigettato il ricorso della debitrice, che contestava l'efficacia di una lettera di messa in mora ritenuta troppo vaga, confermando le decisioni dei giudici di merito.
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Prescrizione indennità incentivante: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione dell'indennità incentivante all'esodo segue il termine quinquennale previsto per le indennità di fine rapporto, come il TFR. Il caso riguardava gli eredi di un dirigente che chiedevano un ricalcolo dell'incentivo. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'incentivo è collegato alla cessazione del rapporto di lavoro e non a un nuovo accordo, facendo scattare la prescrizione breve.
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Massimale pensionistico: illegittimo per le vecchie pensioni
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza, confermando l'illegittimità dell'applicazione di un massimale pensionistico a un professionista la cui pensione è iniziata prima del 1° gennaio 2007. La Corte ha ribadito che, prima della L. 296/06, le Casse non avevano il potere di imporre tetti alle pensioni. È stata inoltre confermata la prescrizione decennale per i ratei arretrati.
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Prescrizione contributi previdenziali: guida completa
La Corte di Cassazione chiarisce i termini della prescrizione contributi previdenziali in un caso complesso. Un ex lavoratore in prepensionamento ha perso la causa per l'adeguamento dei contributi perché il diritto dell'ente previdenziale a riscuoterli si era estinto per prescrizione quinquennale. La Corte ha stabilito che le questioni assorbite in un grado di giudizio possono essere riesaminate in sede di rinvio e che le azioni del lavoratore non interrompono la prescrizione, essendo un onere del solo ente creditore.
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