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Art. 2948 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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689 provvedimenti

Altri anni per Art. 2948 Codice Civile

Prescrizione lavoro carcerario: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19007/2024, ha stabilito che la prescrizione dei crediti retributivi per il lavoro svolto in carcere non decorre dalla fine di ogni singolo incarico, ma solo dalla cessazione definitiva dell'intero rapporto. La Corte ha ritenuto che i vari periodi di lavoro costituiscano un unico rapporto, caratterizzato da uno stato di soggezione ('metus') del detenuto, che impedisce il decorrere della prescrizione del lavoro carcerario fino alla fine della detenzione o alla definitiva impossibilità di lavorare.
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Prescrizione lavoro carcerario: la decorrenza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19005/2024, ha stabilito che la prescrizione dei crediti retributivi per il lavoro svolto in carcere non decorre dalla cessazione di ogni singolo incarico, ma dal momento in cui cessa l'intero rapporto di lavoro carcerario. La decisione si fonda sulla natura unitaria del rapporto e sulla condizione di soggezione ('metus') del detenuto, che non gli permette di esercitare liberamente i propri diritti durante la detenzione. Viene così rigettato il ricorso del Ministero della Giustizia, che sosteneva la decorrenza della prescrizione dalle singole interruzioni lavorative.
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Lavoro carcerario e prescrizione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19004/2024, ha stabilito che i molteplici periodi di attività lavorativa svolti da un detenuto durante la detenzione costituiscono un unico rapporto di lavoro. Di conseguenza, il termine di prescrizione per i crediti retributivi non decorre dalla fine di ogni singolo incarico, ma dal momento in cui cessa definitivamente il rapporto di lavoro carcerario, superando la tesi del Ministero della Giustizia che invocava la prescrizione per i periodi più risalenti.
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Indennità di perequazione: no a retribuzione di posizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di perequazione per i dipendenti universitari in servizio presso aziende ospedaliere non include automaticamente la retribuzione di posizione. Tale emolumento è legato all'effettivo svolgimento di un incarico dirigenziale, che i ricorrenti non ricoprivano. La Corte ha così confermato un orientamento consolidato, distinguendo tra trattamento economico fondamentale e componenti accessorie legate a specifiche funzioni.
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Interruzione prescrizione: la domanda giudiziale basta?
Una lavoratrice, dopo aver ottenuto il riconoscimento del diritto all'equiparazione economica con sentenza passata in giudicato, ha agito per ottenere le successive differenze retributive. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda per intervenuta prescrizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la domanda giudiziale iniziale aveva causato l'interruzione prescrizione per tutti i diritti conseguenti, con effetto protratto fino al passaggio in giudicato della prima sentenza. Di conseguenza, il diritto alle ulteriori differenze retributive non era prescritto.
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Prescrizione crediti medico: la raccomandata basta
Un medico ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria per ottenere il pagamento di crediti risalenti agli anni '80 e '90. Le sue richieste sono state respinte in primo e secondo grado per intervenuta prescrizione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribaltato parzialmente la decisione, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione crediti medico: per interrompere la prescrizione, è sufficiente la prova della spedizione di una lettera raccomandata, in base alla presunzione di conoscenza, senza che sia necessario produrre l'avviso di ricevimento. La Corte ha però confermato che il termine di prescrizione per tali crediti è quinquennale e non decennale. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce di questo principio.
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Prescrizione crediti retributivi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18738/2024, interviene sulla questione della prescrizione dei crediti retributivi per i dipendenti pubblici a tempo determinato. Riformando la decisione della Corte d'Appello, ha stabilito che si applica la prescrizione quinquennale, e non decennale. Crucialmente, la Corte ha affermato che il termine di prescrizione decorre anche in corso di rapporto, rigettando la tesi secondo cui il timore del mancato rinnovo del contratto potesse sospenderne la decorrenza. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione differenze retributive: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione per le differenze retributive dei dipendenti pubblici a tempo determinato è di cinque anni, non dieci. Il caso riguardava una dipendente del Ministero dell'Istruzione che chiedeva il riconoscimento degli scatti di anzianità. La Corte ha chiarito che, sebbene il diritto derivi da una normativa europea anti-discriminazione, la natura della pretesa rimane retributiva e soggetta alla prescrizione quinquennale prevista per i pagamenti periodici, al fine di evitare una "discriminazione alla rovescia" rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato.
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Prescrizione crediti retributivi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18695/2024, ha stabilito che la prescrizione dei crediti retributivi nel pubblico impiego contrattualizzato è quinquennale e decorre in costanza di rapporto. Questa decisione, in linea con le Sezioni Unite, riforma una sentenza di merito che aveva applicato il termine decennale, accogliendo il ricorso di un'amministrazione pubblica. La Corte ha anche ribadito i principi sul risarcimento del danno da abuso di contratti a termine.
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Revoca incarico dirigenziale: quando è atto pubblico
Un ex direttore di un'Azienda Territoriale per l'Edilizia Residenziale si oppone alla cessazione del suo rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione stabilisce che non si tratta di un licenziamento privato, ma di una revoca di incarico dirigenziale di natura pubblicistica. Poiché l'atto non è stato impugnato nei termini davanti al giudice amministrativo, è divenuto definitivo. Di conseguenza, la successiva dichiarazione di incostituzionalità della legge su cui si basava la revoca non ha effetto sul rapporto, ormai esaurito. La Corte ha inoltre confermato la condanna alla restituzione di emolumenti percepiti senza una formale delibera autorizzativa.
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Tempo di viaggio: quando è orario di lavoro retribuito?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18008/2024, ha stabilito che il tempo di viaggio impiegato da un lavoratore per recarsi dal deposito aziendale al primo cliente e dall'ultimo cliente al deposito, utilizzando un mezzo aziendale, costituisce a tutti gli effetti orario di lavoro e deve essere retribuito. La Corte ha chiarito che un accordo sindacale che preveda una franchigia non retribuita per tale spostamento è nullo. Inoltre, ha precisato che, una volta accertato il diritto alla retribuzione, il giudice deve procedere alla quantificazione delle somme dovute, anche utilizzando i dati di geolocalizzazione aziendali, senza poter rigettare la domanda solo perché il lavoratore non ha fornito una prova specifica e dettagliata dei minuti esatti.
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Prescrizione crediti di lavoro: stop durante il rapporto
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società, confermando che la prescrizione crediti di lavoro non decorre durante il rapporto di lavoro a tempo indeterminato. A seguito delle riforme del 2012 e 2015, la ridotta stabilità del posto di lavoro giustifica la sospensione del termine quinquennale fino alla cessazione del rapporto, per evitare il 'metus' del lavoratore nel rivendicare i propri diritti.
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Prescrizione Lavoro Carcerario: Quando Inizia a Correre?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione dei crediti retributivi per il lavoro svolto in carcere non decorre dalla fine di ogni singolo incarico, ma dalla cessazione definitiva dell'intero rapporto lavorativo del detenuto. La decisione si fonda sulla natura unitaria del rapporto e sullo stato di soggezione psicologica ('metus') del lavoratore detenuto, che impedisce il libero esercizio dei propri diritti. La Corte ha considerato le interruzioni tra gli incarichi come mere sospensioni di un unico rapporto di lavoro, posticipando così l'inizio del termine di prescrizione a tutela del lavoratore.
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Lavoro carcerario: da quando decorre la prescrizione?
Un ex detenuto ha lavorato in diverse mansioni durante la detenzione, chiedendo poi un adeguamento retributivo. Il Ministero della Giustizia ha eccepito la prescrizione per i crediti più datati. La Corte di Cassazione ha stabilito che il rapporto di lavoro carcerario è da considerarsi unico e continuativo, nonostante le interruzioni. Pertanto, la prescrizione dei crediti retributivi decorre solo dalla cessazione definitiva del rapporto di lavoro complessivo, non dalla fine di ogni singolo incarico, a causa dello stato di soggezione ('metus') in cui si trova il detenuto.
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Lavoro carcerario e prescrizione: quando inizia?
Un lavoratore detenuto ha citato in giudizio l'Amministrazione Penitenziaria per differenze retributive. L'Amministrazione ha eccepito la prescrizione dei crediti. La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel contesto del lavoro carcerario, il termine di prescrizione per i crediti di lavoro non decorre dalla cessazione di ogni singolo incarico, ma dal momento in cui cessa definitivamente l'intero rapporto lavorativo all'interno del sistema penitenziario. Questa decisione si fonda sulla condizione di soggezione ('metus') in cui si trova il detenuto, che non gli consente di far valere liberamente i propri diritti durante la detenzione.
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Prescrizione incentivo all’esodo: la decisione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'incentivo all'esodo ha natura retributiva e, di conseguenza, il diritto a richiederne il corretto calcolo si prescrive in cinque anni, non in dieci. Un ex dipendente pubblico aveva richiesto l'inclusione della tredicesima mensilità nella base di calcolo dell'incentivo, ma la sua domanda è stata respinta perché presentata oltre il termine di prescrizione quinquennale. La Corte ha confermato la decisione, sottolineando che tutte le somme corrisposte in occasione della cessazione del rapporto di lavoro sono soggette a tale termine breve.
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Termini a comparire: notifica nulla e rinvio al giudice
Un dipendente pubblico si era visto riconoscere dalla Corte d'Appello un'indennità di coordinamento. L'azienda sanitaria ha impugnato la decisione in Cassazione, la quale ha annullato la sentenza non nel merito, ma per un vizio procedurale: la notifica dell'atto di appello non aveva rispettato i termini a comparire, ovvero l'intervallo minimo di giorni tra la notifica e l'udienza. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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Prescrizione crediti lavoro: quando inizia a decorrere?
Un lavoratore ha ottenuto il riconoscimento di mansioni superiori. L'azienda ha contestato la richiesta di differenze retributive eccependo la prescrizione. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la prescrizione crediti lavoro inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto. Questa decisione si fonda sulla mancanza di un regime di stabilità reale del posto di lavoro dopo le riforme del 2012, che potrebbe indurre nel lavoratore un timore di ritorsione da parte del datore.
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Qualifica superiore: la Cassazione conferma il diritto
Un dipendente di una società di telecomunicazioni ha ottenuto il riconoscimento della qualifica superiore per le mansioni effettivamente svolte. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, respingendo il ricorso dell'azienda. L'ordinanza ribadisce anche un importante principio: la prescrizione dei crediti di lavoro, come le differenze retributive, decorre dalla fine del rapporto a causa della mancanza di stabilità introdotta dalle recenti riforme.
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Prescrizione crediti lavoro: la Cassazione e il pubblico
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione dei crediti di lavoro nel pubblico impiego decorre dal momento in cui il diritto sorge, e non dalla cessazione del rapporto. La sentenza chiarisce che la stabilità del rapporto di lavoro pubblico esclude il "metus" (timore reverenziale) del dipendente, giustificando la decorrenza immediata della prescrizione crediti lavoro. Un lavoratore ha così perso il diritto a differenze retributive perché richieste oltre il termine quinquennale, nonostante fosse stato accertato il suo diritto all'assunzione.
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