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Art. 2948 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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689 provvedimenti

Altri anni per Art. 2948 Codice Civile

Contributo di solidarietà: illegittimo per le Casse
Un professionista ha contestato l'applicazione di un contributo di solidarietà sulla propria pensione da parte della sua Cassa di previdenza. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale prelievo, ribadendo che solo la legge dello Stato, e non gli enti previdenziali privatizzati, può imporre prestazioni patrimoniali. La Corte ha inoltre chiarito che il diritto al rimborso si prescrive in dieci anni, ma ha specificato che il termine di prescrizione si interrompe solo con la notifica dell'atto giudiziario all'ente e non con il suo semplice deposito in tribunale.
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Contributo solidarietà illegittimo: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata sulla pensione di un suo iscritto. La Corte ha ribadito che tali prelievi sono riservati alla legge statale. Ha inoltre chiarito che il diritto alla restituzione si prescrive in dieci anni e che la prescrizione si interrompe solo con la notifica dell'atto giudiziario alla controparte, non con il semplice deposito in tribunale.
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Lavoratori socialmente utili: diritti e differenze
La Cassazione analizza il caso di una lavoratrice impiegata come LSU da una P.A. La Corte conferma la natura subordinata del rapporto, dato che le mansioni superavano quelle previste per i lavoratori socialmente utili. Il ricorso della P.A. è dichiarato inammissibile per tardività, consolidando il diritto della lavoratrice alle differenze retributive.
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Ricorso tardivo nel lavoro: la Cassazione decide
Una lavoratrice, impiegata da un ente pubblico come LSU, ha ottenuto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. L'ente ha presentato ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile. Il motivo è un ricorso tardivo, presentato oltre il termine perentorio di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza d'appello, evidenziando il rigore dei termini processuali nel diritto del lavoro.
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Riliquidazione pensione: conta la qualifica finale
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini della riliquidazione pensione complementare, si deve considerare la qualifica lavorativa detenuta al momento della cessazione del servizio. Il diritto a ottenere il calcolo corretto della pensione è imprescrittibile e non è soggetto alla prescrizione decennale. La controversia nasceva dalla richiesta di alcuni ex dipendenti di applicare l'aliquota dell'85% (per i Quadri) anziché dell'82% (per i Funzionari), come correttamente riconosciuto dalla Corte, respingendo il ricorso del Fondo Pensione.
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Orario di lavoro effettivo: il tempo per il login vale
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito che il tempo impiegato da un lavoratore tra la timbratura del cartellino all'ingresso e il login alla postazione di lavoro deve essere considerato orario di lavoro effettivo e, di conseguenza, retribuito. La Corte ha respinto il ricorso di una grande società di telecomunicazioni, la quale sosteneva che tale periodo non fosse sotto il suo diretto potere di controllo. Secondo i giudici, tutte le attività preparatorie, necessarie e obbligatorie per l'inizio della prestazione, rientrano a pieno titolo nell'orario di lavoro, poiché il dipendente è già a disposizione dell'azienda.
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Orario di lavoro: il tempo per log-in è retribuito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14843/2024, ha stabilito che il tempo impiegato dal lavoratore per spostarsi dall'ingresso aziendale alla postazione e per avviare i sistemi informatici rientra a pieno titolo nell'orario di lavoro e deve essere retribuito. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso di una grande società di telecomunicazioni, confermando la nullità della clausola del contratto aziendale che escludeva tale periodo dal computo delle ore lavorate. Si tratta di attività preparatorie essenziali, svolte sotto la direzione del datore di lavoro, e quindi da considerarsi prestazione lavorativa effettiva.
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Retribuzione illegittima: la PA deve recuperare le somme
Un Comune ha agito per il recupero di una retribuzione illegittima, specificamente le componenti accessorie, versata a un ex dirigente. La Cassazione ha confermato il diritto/dovere dell'ente di recuperare le somme, applicando la prescrizione decennale e chiarendo che la mancanza dei presupposti legali, come la contrattazione decentrata, rende il pagamento indebito e soggetto a restituzione.
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Prescrizione lavoro pubblico: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14559/2024, ha stabilito che la prescrizione dei crediti retributivi nel lavoro pubblico decorre anche in costanza di rapporto. A differenza del settore privato, nel pubblico impiego non si applica la sospensione del termine, poiché la stabilità del rapporto è considerata intrinseca e non sussiste un 'metus' (timore) giuridicamente rilevante che possa impedire al lavoratore di far valere i propri diritti.
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Prescrizione Vittime del Dovere: la Cassazione decide
Un beneficiario, riconosciuto come 'vittima del dovere', ha richiesto l'adeguamento del suo assegno vitalizio. Il Ministero competente si è opposto, eccependo la prescrizione quinquennale del diritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero, stabilendo che la richiesta di adeguamento e rivalutazione delle somme dovute alle vittime del dovere è soggetta alla prescrizione ordinaria decennale, e non a quella breve di cinque anni. La Corte ha chiarito che il termine più lungo si applica in quanto si tratta di crediti di natura assistenziale non ancora 'liquidati', cioè non resi pienamente disponibili al creditore dall'amministrazione.
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Impugnazione inammissibile: le regole della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso degli eredi di un lavoratore bancario che chiedevano un inquadramento superiore e il risarcimento per demansionamento. La decisione si fonda su principi procedurali chiave: il divieto di riesaminare i fatti in sede di legittimità e la necessità di contestare tutte le autonome 'rationes decidendi' (ragioni della decisione) della sentenza impugnata. Il caso evidenzia come un'impugnazione inammissibile possa vanificare le pretese di merito.
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Prescrizione crediti di lavoro: quando decorre?
Una società di infrastrutture ha perso il suo ricorso in Cassazione riguardo la prescrizione dei crediti di lavoro di un dipendente. La Corte ha confermato che, a seguito delle riforme del 2012 e 2015, il termine di cinque anni per la prescrizione crediti di lavoro inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto, a causa della diminuita stabilità del posto di lavoro che può generare timore nel lavoratore.
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Retribuzione ferie: indennità incluse? Cassazione OK
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di due macchinisti a includere l'indennità di utilizzazione professionale e quella di assenza dalla residenza nel calcolo della loro retribuzione ferie. La Corte ha stabilito che qualsiasi voce retributiva legata alla mansione deve essere computata per non scoraggiare la fruizione del riposo, in linea con il diritto europeo. Rigettato il ricorso dell'azienda di trasporti.
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Prescrizione crediti lavoro: quando decorre il termine?
Un gruppo di lavoratori ha richiesto differenze retributive. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13927/2024, ha stabilito che la prescrizione crediti lavoro quinquennale non decorre durante il rapporto di lavoro, ma solo dalla sua cessazione. Questa decisione si basa sulle modifiche legislative (L. 92/2012 e D.Lgs. 23/2015) che hanno ridotto la stabilità del posto di lavoro, giustificando la sospensione del termine per timore di ritorsioni.
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Retribuzione feriale: sì alle indennità accessorie
La Corte di Cassazione ha stabilito che la retribuzione feriale deve includere tutte le indennità accessorie intrinsecamente collegate alle mansioni, come l'indennità di assenza dalla residenza e il premio irregolarità. Escluderle crea un deterrente illegittimo alla fruizione delle ferie, violando la normativa europea. La decisione conferma che lo stipendio durante le vacanze deve essere paragonabile a quello dei periodi lavorativi.
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Prescrizione presuntiva: il curatore non può ignorare
Una lavoratrice si oppone al rigetto della sua richiesta di ammissione al passivo fallimentare per retribuzioni non pagate. La Corte di Cassazione, riformando la decisione del Tribunale, chiarisce un punto cruciale sulla prescrizione presuntiva: se il curatore fallimentare, a cui è stato deferito giuramento decisorio, dichiara di non sapere se il pagamento sia avvenuto, tale dichiarazione equivale a un mancato giuramento e va a vantaggio del creditore, superando la presunzione di avvenuto pagamento.
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Trattamento retributivo C.E.L.: No a parità con ricercatore
Una collaboratrice esperta linguistica (C.E.L.) assunta dopo il 1995 ha richiesto il medesimo trattamento retributivo C.E.L. di un ricercatore universitario, lamentando una discriminazione. La Corte di Cassazione ha rigettato la domanda, chiarendo che la normativa più favorevole si applica esclusivamente agli "ex lettori" per tutelare diritti pregressi. Per i C.E.L. di nuova assunzione, la retribuzione è correttamente definita dalla contrattazione collettiva, senza che ciò costituisca discriminazione. La Corte ha inoltre accolto il ricorso dell'Università sul divieto di cumulo tra interessi e rivalutazione monetaria.
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Affidamento legittimo e TFR: Cassazione n. 13244/2024
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13244/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di TFR per i dipendenti pubblici con contratti a termine. Il caso riguarda una lavoratrice che non aveva richiesto il TFR alla scadenza di ogni contratto, fidandosi di una circolare dell'ente previdenziale che ne posticipava l'esigibilità. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva dichiarato prescritto il diritto, affermando che il giudice deve valutare l'affidamento legittimo generato dalla condotta dell'ente stesso, che non può poi contraddirsi eccependo la prescrizione.
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Prescrizione lavoro pubblico: decorre durante il rapporto
Una lavoratrice ha citato in giudizio un ente pubblico, sostenendo che una serie di contratti di collaborazione e a tempo determinato costituissero in realtà un unico rapporto di lavoro subordinato. La Corte d'Appello le aveva dato ragione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione nel lavoro pubblico: ogni contratto è autonomo e il termine di prescrizione quinquennale per i crediti retributivi decorre durante lo svolgimento di ciascun singolo rapporto, non dalla fine dell'intero periodo di collaborazione. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Reiterazione contratti a termine: Cassazione e scuola
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11341/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di reiterazione di contratti a termine nel settore scolastico. La Suprema Corte ha chiarito che l'abuso nel rinnovo dei contratti precari sussiste quando questi sono utilizzati per coprire esigenze stabili e durature, come le cattedre vacanti, per un periodo superiore a 36 mesi. Ciò vale anche se il docente ha prestato servizio in istituti scolastici diversi. La sentenza ha cassato la decisione della Corte d'Appello che aveva negato il risarcimento proprio su questo presupposto, rinviando per un nuovo esame. È stato invece confermato il termine di prescrizione quinquennale per le rivendicazioni economiche relative all'anzianità di servizio.
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