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Art. 2948 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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689 provvedimenti

Altri anni per Art. 2948 Codice Civile

Cessione ramo d’azienda: illegittima? I tuoi diritti
Un lavoratore, trasferito attraverso una illegittima cessione ramo d'azienda, ha citato in giudizio il suo datore di lavoro originario per ottenere il pagamento delle retribuzioni non corrisposte. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto a ricevere l'intero stipendio dal datore di lavoro originario, anche se nel frattempo aveva lavorato per la nuova azienda. La Corte ha chiarito che la pretesa del lavoratore ha natura retributiva e non risarcitoria, respingendo le difese dell'azienda basate sul giudicato e sulla prescrizione.
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Prescrizione crediti lavoro: quando decorre il termine?
Un'azienda del settore trasporti ha contestato una sentenza che riconosceva a un dipendente il diritto al calcolo dell'anzianità maturata durante l'apprendistato. Il ricorso in Cassazione si basava sulla decorrenza della prescrizione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che, in assenza di un regime di piena stabilità del posto di lavoro, la prescrizione crediti lavoro rimane sospesa per tutta la durata del rapporto e inizia a decorrere solo dalla sua cessazione.
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Prescrizione crediti di lavoro: quando decorre?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione dei crediti di lavoro, come le differenze retributive, inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto e non durante il suo svolgimento. Questa decisione si basa sulla constatazione che le riforme del lavoro, a partire dal 2012, non garantiscono una stabilità reale del posto, esponendo il lavoratore a un potenziale 'metus' (timore) nel far valere i propri diritti. Di conseguenza, il ricorso di una società di trasporti, che sosteneva l'avvenuta prescrizione del diritto di un dipendente al riconoscimento dell'anzianità maturata in apprendistato, è stato respinto.
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Carta Docente precari: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29961/2023, ha stabilito che la Carta Docente, il bonus di 500 euro per l'aggiornamento professionale, spetta anche ai docenti precari. Il caso riguardava un insegnante con contratti a tempo determinato che si era visto negare il beneficio. La Corte ha applicato il principio di non discriminazione previsto dalla normativa europea (Direttiva 1999/70/CE), disapplicando la legge nazionale che limitava il bonus ai soli docenti di ruolo. La sentenza chiarisce che hanno diritto alla Carta i docenti con supplenze annuali (fino al 31/08) o fino al termine delle attività didattiche (fino al 30/06). Viene inoltre definita la natura dell'obbligazione come 'pagamento a scopo vincolato' e si stabilisce un termine di prescrizione di cinque anni per l'azione di adempimento e di dieci anni per l'azione risarcitoria.
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Terzo elemento: quando spetta dopo la cessione
Una società di trasporti ha impugnato una decisione che la obbligava a corrispondere il "terzo elemento" retributivo a due dipendenti trasferiti da un'altra azienda. Sebbene un accordo collettivo avesse soppresso tale voce per i nuovi assunti, i lavoratori avevano ottenuto una precedente sentenza irrevocabile che ne riconosceva il diritto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, in virtù della cessione del contratto, il nuovo datore di lavoro è vincolato dalla sentenza precedente. Il diritto al terzo elemento viene quindi conservato. La Corte ha anche ribadito che la prescrizione dei crediti di lavoro decorre dalla fine del rapporto.
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Prescrizione crediti lavoro: quando inizia a decorrere
Una lavoratrice ha fatto causa a due società per differenze retributive. La Corte d'Appello aveva limitato il suo diritto applicando la prescrizione quinquennale durante il rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che, a causa della ridotta stabilità introdotta dalla Riforma Fornero, la prescrizione crediti lavoro inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Sospensione illegittima CIGS: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11547/2023, ha rigettato il ricorso di un'azienda, confermando la declaratoria di sospensione illegittima CIGS di un lavoratore. La Corte ha stabilito che la genericità dei criteri di scelta dei lavoratori da porre in cassa integrazione rende il provvedimento nullo e dà diritto al lavoratore al pieno risarcimento del danno. È stato inoltre ribadito che l'azione di risarcimento si prescrive in dieci anni e che la mera inerzia del lavoratore non costituisce rinuncia al proprio diritto.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della collocazione di un lavoratore in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a causa della genericità dei criteri di scelta adottati dall'azienda. Secondo l'ordinanza, il semplice richiamo a esigenze tecnico-organizzative, senza specificare parametri oggettivi e predeterminati, rende la selezione discrezionale e arbitraria. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, ribadendo che l'azione di risarcimento del danno si prescrive in dieci anni e che la mancata contestazione immediata da parte del lavoratore non equivale a una rinuncia al proprio diritto.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda, confermando l'illegittimità della sospensione di alcuni dipendenti. La decisione si fonda sulla genericità dei criteri di scelta CIGS adottati, ritenuti discrezionali e arbitrari. Di conseguenza, è stato riconosciuto il diritto dei lavoratori al risarcimento del danno, pari alla differenza tra la retribuzione piena e l'indennità percepita, con prescrizione decennale.
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Borsa studio medici specializzandi: no all’adeguamento
Un gruppo di medici specializzandi ha richiesto l'adeguamento triennale e annuale della propria borsa di studio. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 7237/2023, ha rigettato il ricorso. La Corte ha stabilito che, per i corsi iniziati tra il 1998 e il 2005, la normativa successiva al 1997 ha escluso l'applicazione dei meccanismi di adeguamento previsti in precedenza, consolidando la quota del Fondo sanitario nazionale destinata al finanziamento della borsa studio medici specializzandi e ritenendo legittimo il blocco degli incrementi.
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Criteri CIGS: sospensione illegittima se generici
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4518/2023, ha confermato l'illegittimità della collocazione di un lavoratore in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a causa della genericità dei criteri di scelta adottati dall'azienda. Secondo la Corte, criteri non specifici, come le "esigenze tecnico-organizzative", conferiscono al datore di lavoro un potere discrezionale inaccettabile, rendendo la sospensione nulla. La richiesta di risarcimento del danno da parte del lavoratore si prescrive in dieci anni, non in cinque, trattandosi di inadempimento contrattuale. L'inerzia del lavoratore non costituisce una rinuncia tacita al suo diritto.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimità e risarcimento
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un'azienda al risarcimento dei danni a favore di un lavoratore collocato in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS). La decisione si fonda sulla illegittimità dei criteri di scelta CIGS adottati, ritenuti eccessivamente generici e discrezionali. La Corte ha rigettato i quattordici motivi di ricorso dell'azienda, ribadendo che la semplice indicazione di criteri non è sufficiente se la loro applicazione pratica risulta arbitraria, e ha confermato il diritto del lavoratore a percepire la differenza tra la retribuzione piena e l'indennità di integrazione salariale ricevuta.
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Criteri scelta CIGS: illegittimi se sono generici
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di un lavoratore, stabilendo che i criteri scelta CIGS non possono essere generici. Un semplice richiamo ai criteri legali (anzianità, carichi familiari, esigenze aziendali) non è sufficiente se l'azienda non predetermina e comunica le concrete modalità di applicazione, come punteggi e ponderazioni. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, condannandola al risarcimento del danno per aver applicato i criteri in modo discrezionale e non trasparente.
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Criteri CIGS generici: sospensione illegittima
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di alcuni lavoratori posti in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a zero ore. Il motivo risiede nell'utilizzo da parte dell'azienda di criteri di scelta generici e non predeterminati, che hanno reso la selezione dei dipendenti discrezionale e arbitraria. La Suprema Corte ha stabilito che la semplice inerzia del lavoratore non costituisce una rinuncia al diritto di contestare la sospensione e ha condannato l'azienda al risarcimento del danno, pari alla differenza tra la retribuzione spettante e l'indennità di integrazione salariale percepita.
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Criteri CIGS: illegittimi se generici, dice Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di un lavoratore in Cassa Integrazione (CIGS) perché i criteri di scelta adottati dall'azienda erano eccessivamente generici e discrezionali. Secondo la Corte, i criteri CIGS devono essere specifici e oggettivi per evitare decisioni arbitrarie. Di conseguenza, l'azienda è stata condannata al risarcimento del danno, pari alle retribuzioni perse dal dipendente.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
Una nota azienda manifatturiera ricorreva in Cassazione contro la sentenza che la condannava a risarcire alcuni dipendenti per illegittima collocazione in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS). La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, confermando che i criteri di scelta CIGS, se troppo generici e non specificati negli accordi sindacali, rendono la sospensione illegittima. La decisione ribadisce che la selezione dei lavoratori non può essere lasciata alla discrezionalità del datore di lavoro, il quale ha l'onere di provare la correttezza del proprio operato.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un'azienda manifatturiera, confermando l'illegittimità della sospensione di alcuni lavoratori. La Corte ha stabilito che i criteri di scelta CIGS devono essere specifici e verificabili, non generici o basati su decisioni discrezionali del datore di lavoro. La mancanza di trasparenza nei criteri rende la collocazione in Cassa Integrazione illegittima e obbliga l'azienda al risarcimento del danno.
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Prescrizione crediti lavoro pubblico: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1701/2026, affronta il tema della prescrizione dei crediti di lavoro nel pubblico impiego. Il caso riguarda una dottoressa che, pur operando con contratti di collaborazione autonoma per un'Azienda Sanitaria, ha ottenuto il riconoscimento della natura subordinata del rapporto. La Corte ha stabilito che, a differenza del settore privato, nel lavoro pubblico la prescrizione quinquennale dei crediti retributivi decorre anche in costanza di rapporto, poiché non sussiste il cosiddetto 'metus' (timore) del licenziamento che giustifica la sospensione del termine. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame sulla base di questo principio.
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Contributo di solidarietà: la Cassazione fissa 10 anni
Un pensionato ha citato in giudizio la propria Cassa di previdenza privata per l'applicazione di un contributo di solidarietà sulla sua pensione. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale prelievo, ribadendo che solo lo Stato può imporre prestazioni patrimoniali. Inoltre, la Corte ha stabilito, in riforma delle precedenti decisioni, che il diritto del pensionato al rimborso delle somme indebitamente trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque, poiché non si tratta di un credito periodico e liquido.
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Calcolo pensione pro rata: Cassazione conferma
Una cassa di previdenza per professionisti ha impugnato una sentenza che la condannava a ricalcolare una pensione, avendo applicato retroattivamente un metodo di calcolo meno favorevole. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'illegittimità del calcolo pensione pro rata retroattivo e ribadendo che il diritto al ricalcolo si prescrive in dieci anni, non in cinque.
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