Terzo Elemento Retributivo: Il Ruolo Decisivo della Sentenza Passata in Giudicato nella Cessione del Contratto
L’ordinanza della Corte di Cassazione n. 29561/2023 offre un importante chiarimento sul diritto dei lavoratori a mantenere specifiche voci retributive, come il cosiddetto terzo elemento, a seguito di una cessione del contratto di lavoro. La pronuncia sottolinea come una precedente sentenza passata in giudicato, ottenuta contro il datore di lavoro originario, estenda i suoi effetti anche al nuovo datore, nonostante le modifiche introdotte dalla contrattazione collettiva. Analizziamo in dettaglio la vicenda e i principi affermati dalla Suprema Corte.
Il Contesto: Trasferimento dei Lavoratori e Diritto al “Terzo Elemento”
La vicenda riguarda due lavoratori, assunti originariamente da una società di trasporti con un contratto di formazione e lavoro, successivamente trasformato a tempo indeterminato. Anni dopo, il loro rapporto di lavoro veniva trasferito a un’altra società del settore. Il cuore della disputa legale risiedeva nel diritto a percepire una voce retributiva accessoria denominata “terzo elemento”. Un contratto collettivo nazionale (CCNL) del 1997 aveva soppresso tale emolumento, conservandolo unicamente per i lavoratori che, alla data della sua stipula, erano già in forza con un contratto a tempo indeterminato.
La Controversia Legale
I due lavoratori, essendo all’epoca titolari di un contratto di formazione e lavoro, si erano visti negare il “terzo elemento”. Tuttavia, essi avevano intrapreso un’azione legale contro il loro datore di lavoro originario, ottenendo una sentenza definitiva e irrevocabile che riconosceva il loro diritto a percepire tale voce retributiva.
La società subentrante nel rapporto di lavoro si opponeva al pagamento, sostenendo che il trasferimento avesse dato vita a un nuovo rapporto e che, in ogni caso, la giurisprudenza maggioritaria riteneva legittima l’esclusione dal beneficio per i lavoratori non assunti a tempo indeterminato al momento della modifica contrattuale.
La Decisione della Cassazione: Il Giudicato Prevale
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, confermando le decisioni dei giudici di merito. I magistrati hanno basato la loro decisione su due pilastri fondamentali: la qualificazione del trasferimento come cessione di contratto e l’efficacia vincolante della precedente sentenza irrevocabile.
La Cessione del Contratto e i Suoi Effetti
In primo luogo, la Corte ha stabilito che il passaggio dei lavoratori tra le due aziende non ha costituito una nuova assunzione, ma una cessione del contratto ai sensi dell’art. 1406 c.c. Questa qualificazione si è basata su elementi fattuali incontestabili, come il pieno riconoscimento dell’anzianità di servizio maturata e l’assenza di un nuovo periodo di prova. Di conseguenza, la società cessionaria è subentrata nella medesima posizione giuridica del datore di lavoro originario, ereditandone tutti gli obblighi contrattuali.
La Rilevanza del “Terzo Elemento” e del Giudicato
Il punto cruciale della decisione riguarda proprio l’efficacia della sentenza irrevocabile. La Cassazione ha chiarito che l’orientamento giurisprudenziale citato dalla società ricorrente – che considera non discriminatoria la differenziazione tra lavoratori a tempo indeterminato e lavoratori in formazione – è irrilevante nel caso specifico. La differenza sostanziale è che i lavoratori in causa avevano già ottenuto un accertamento giudiziale definitivo del loro diritto. Questo “giudicato” ha consolidato il diritto al “terzo elemento” come parte integrante del loro contratto, rendendolo un obbligo che si trasferisce automaticamente al nuovo datore di lavoro a seguito della cessione.
La Prescrizione dei Crediti di Lavoro
Infine, la Corte ha rigettato anche il motivo relativo alla prescrizione dei crediti retributivi. Conformemente a un suo recente e consolidato orientamento (sentenza n. 26246/2022), ha ribadito che, anche dopo le riforme del 2012 e del Jobs Act, il rapporto di lavoro a tempo indeterminato non è assistito da un regime di stabilità tale da garantire il lavoratore da possibili ritorsioni in caso di azione legale. Pertanto, il termine di prescrizione per i crediti di lavoro non decorre in costanza di rapporto, ma solo dalla sua cessazione.
Le Motivazioni
Le motivazioni della Corte si fondano sul principio della continuità del rapporto di lavoro in caso di cessione del contratto e sul rispetto del giudicato. I giudici hanno spiegato che ignorare la sentenza irrevocabile ottenuta dai lavoratori equivarrebbe a violare un diritto già accertato in via definitiva. La cessione del contratto non “pulisce” il rapporto dagli obblighi pregressi, ma li trasferisce in toto al cessionario. La questione non era più stabilire se i lavoratori avessero ab origine diritto al “terzo elemento” secondo il CCNL, ma riconoscere che tale diritto era già stato sancito da un tribunale in modo incontestabile. Qualsiasi altra interpretazione avrebbe svuotato di significato sia l’istituto della cessione del contratto sia l’autorità della sentenza passata in giudicato.
Conclusioni
Questa ordinanza è di notevole importanza pratica. Essa stabilisce che, in presenza di una cessione di contratto, il datore di lavoro subentrante è tenuto a rispettare non solo le clausole contrattuali originarie, ma anche i diritti che sono stati accertati con una sentenza passata in giudicato nei confronti del precedente datore. Un lavoratore che ha ottenuto il riconoscimento di un diritto in tribunale può quindi stare tranquillo: tale diritto lo seguirà anche in caso di trasferimento ad un’altra azienda tramite cessione, consolidando la tutela e la stabilità dei diritti acquisiti nel tempo.
Un nuovo datore di lavoro è tenuto a pagare il “terzo elemento” se un CCNL lo ha soppresso?
Sì, è tenuto a pagarlo se il lavoratore, prima della cessione del contratto, ha ottenuto una sentenza irrevocabile contro il precedente datore di lavoro che accertava il suo diritto a percepire tale emolumento. In caso di cessione, il nuovo datore subentra in tutti gli obblighi del precedente, inclusi quelli derivanti da una sentenza definitiva.
Cosa succede ai diritti dei lavoratori quando il loro contratto viene ceduto a un’altra azienda?
Quando si verifica una cessione del contratto, il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con il nuovo datore. Il lavoratore mantiene tutti i diritti derivanti dal contratto originario, inclusa l’anzianità di servizio e i diritti retributivi già acquisiti, anche se accertati da una sentenza.
La prescrizione dei crediti da lavoro, come le differenze retributive per il “terzo elemento”, decorre durante il rapporto di lavoro?
No. Secondo la Corte di Cassazione, anche nei rapporti a tempo indeterminato disciplinati dopo le riforme del 2012 (Legge Fornero) e del 2015 (Jobs Act), non sussiste un regime di stabilità sufficiente a far decorrere la prescrizione durante lo svolgimento del rapporto. Pertanto, il termine di prescrizione quinquennale inizia a decorrere solo dal momento della cessazione del rapporto di lavoro.