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Art. 2948 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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689 provvedimenti

Altri anni per Art. 2948 Codice Civile

Mancato riposo: indennità o danno? La Cassazione dà torto all’autista
Un autista ha citato in giudizio la sua azienda per non aver goduto dei riposi obbligatori, chiedendo un risarcimento del danno. I giudici, tuttavia, hanno qualificato la sua richiesta come una pretesa di differenze retributive. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo la natura retributiva del mancato riposo. Di conseguenza, ha applicato la prescrizione breve prevista per i crediti di lavoro, respingendo definitivamente la domanda del lavoratore. La sentenza sottolinea che l'interpretazione della domanda giudiziale spetta al giudice di merito e non può essere modificata in Cassazione se la motivazione è logica e corretta.
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Mancato riposo: la richiesta di soldi non diventa danno in appello
Un autista cita in giudizio l'azienda per ottenere il pagamento di indennità per mancati riposi. I giudici respingono la richiesta perché il diritto è caduto in prescrizione (scaduto). In appello, il lavoratore tenta di cambiare la natura della sua richiesta, trasformandola da economica a risarcitoria per danno da usura psicofisica. La Cassazione conferma la decisione dei giudici precedenti: la modifica della domanda in appello è inammissibile se altera la 'causa petendi' (la ragione giuridica della richiesta) e il 'petitum' (l'oggetto della richiesta). La richiesta iniziale, di natura retributiva, non può diventare una richiesta di risarcimento danni a processo in corso. Il lavoratore perde definitivamente la causa.
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Prescrizione crediti di lavoro: l’azienda rinuncia, vince il lavoratore
Un lavoratore chiede al suo ex datore di lavoro, poi fallito, il pagamento di differenze retributive per aver svolto mansioni superiori. L'Azienda si opponeva, invocando la prescrizione dei crediti di lavoro. Il Tribunale dava ragione al lavoratore, stabilendo che la prescrizione decorre solo dalla fine del rapporto. L'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione ma, a sorpresa, ha poi rinunciato. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, rendendo definitiva la vittoria del lavoratore, che ha visto così confermato il suo diritto a un credito di quasi 170.000 euro.
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Lavoro e amore: la prescrizione crediti di lavoro non si ferma
Una lavoratrice impiegata per cinque anni in un Bed & Breakfast ha chiesto il pagamento delle differenze retributive all'erede del titolare, deceduto nel frattempo. L'erede si è opposta, sostenendo che il lavoro fosse gratuito a causa di una relazione sentimentale tra le parti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al pagamento, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione crediti di lavoro: in un rapporto non regolarizzato, il termine per richiedere le somme dovute non decorre durante il rapporto, ma solo dalla sua cessazione. La Corte ha respinto il tentativo dell'erede di rimettere in discussione i fatti, dichiarando il suo ricorso inammissibile. La lavoratrice ha quindi vinto la causa.
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Effetto interruttivo prescrizione: la riserva generica non salva
La Corte di Cassazione ha negato l'effetto interruttivo della prescrizione a una generica riserva di azione contenuta in una domanda giudiziale. Un agente commerciale, in una causa per danno all'immagine, si era riservato di agire per l'indennità di mancato preavviso. Successivamente, ha avviato una causa separata per tale indennità, ma la sua richiesta è stata considerata prescritta. La Corte ha stabilito che per interrompere la prescrizione serve una richiesta di pagamento chiara e inequivocabile. Inoltre, l'effetto interruttivo di una causa si estende solo ai diritti strettamente e direttamente collegati a quello oggetto del giudizio, un nesso che in questo caso mancava. Di conseguenza, la domanda dell'agente è stata respinta.
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Atto interno non basta per il riconoscimento di debito della P.A.
Un dipendente pubblico chiede il pagamento di incentivi tecnici. L'Ente contesta la richiesta sostenendo che il diritto è caduto in prescrizione. Il lavoratore, però, afferma che una proposta di liquidazione interna dell'Ente costituisce un valido riconoscimento di debito della P.A., capace di interrompere la prescrizione. La Corte di Cassazione, riconoscendo l'importanza della questione, non emette una decisione finale. Ritiene necessario stabilire con chiarezza i requisiti affinché un atto interno di un ente pubblico possa essere considerato un'effettiva ammissione di debito. Per questo, rinvia il caso a una pubblica udienza per una discussione più approfondita.
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Precari Scuola: Ricorso del Ministero inammissibile per aspecificità
Un gruppo di lavoratori del settore scolastico aveva ottenuto il risarcimento per l'abuso di contratti a termine da parte dell'Amministrazione. Il Ministero ha presentato ricorso in Cassazione per annullare la sentenza. La Corte Suprema, tuttavia, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per aspecificità. Il Ministero, infatti, ha formulato un'impugnazione generica, senza fornire i dettagli necessari per valutare le singole posizioni dei numerosi lavoratori coinvolti. Questa mancanza ha reso impossibile per i giudici esaminare il caso nel merito. Di conseguenza, il ricorso del Ministero è stato respinto e l'Amministrazione è stata condannata a pagare le spese legali, confermando la vittoria del personale scolastico.
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Abuso contratti a termine scuola: Ministero perde, docente vince
La Corte di Cassazione affronta il tema dell'abuso contratti a termine scuola. Un docente precario, impiegato per anni con contratti a tempo determinato per coprire posti vacanti, aveva chiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio per gli scatti di stipendio e un risarcimento del danno. Il Ministero dell'Istruzione si era opposto, ma la Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. La Corte ha così confermato il diritto del lavoratore a ricevere sia le differenze retributive, con prescrizione di dieci anni, sia un indennizzo per l'illegittima reiterazione dei contratti. Viene sancito che lo Stato non può discriminare i lavoratori precari e deve risarcirli in caso di abuso.
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Prescrizione crediti di lavoro: non decorre se il posto non è stabile
La Corte di Cassazione affronta il tema della prescrizione crediti di lavoro. Alcuni lavoratori avevano ottenuto il diritto a calcolare l'apprendistato nell'anzianità di servizio. L'Azienda ha sostenuto che tale diritto fosse prescritto, poiché la richiesta era avvenuta dopo molti anni. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: dopo le riforme del 2012 (Legge Fornero), il rapporto di lavoro non è più assistito da un regime di piena stabilità. Di conseguenza, il lavoratore si trova in una condizione di 'timore' verso il datore. Pertanto, il termine di prescrizione di cinque anni per i crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro, ma solo dalla sua cessazione. L'Azienda ha perso la causa e ha dovuto pagare le spese legali.
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Prescrizione crediti di lavoro: la Cassazione blocca il termine
Due lavoratori hanno chiesto il riconoscimento dell'anzianità maturata durante l'apprendistato ai fini degli scatti di stipendio. L'Azienda si è opposta, sollevando in Cassazione la questione della prescrizione dei crediti di lavoro. La Corte Suprema ha stabilito un principio fondamentale: dopo le riforme del lavoro del 2012 e 2015, il rapporto di lavoro a tempo indeterminato non è più assistito da un regime di stabilità forte. Di conseguenza, il lavoratore si trova in una condizione di 'timore' verso il datore. Per questo motivo, la prescrizione dei crediti di lavoro non decorre durante il rapporto, ma solo dalla sua cessazione. La Corte ha quindi dato ragione ai lavoratori, respingendo il ricorso dell'Azienda.
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Trattenute sulla pensione: la Cassazione sceglie la prescrizione decennale
Una Cassa di Previdenza effettua per anni delle trattenute su una pensione, qualificandole come 'contributo di solidarietà'. L'erede del pensionato agisce per ottenere la restituzione delle somme, ritenute illegittime. La Cassa si difende sostenendo che il diritto al rimborso sia prescritto in 5 anni. La Corte di Cassazione, invece, dà ragione all'erede, stabilendo che il diritto a recuperare trattenute illegittime non è soggetto alla prescrizione breve di 5 anni, ma alla prescrizione decennale pensione. La Cassa viene quindi condannata a restituire gli importi indebitamente prelevati.
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Bonus tagliato? Contratto individuale più forte dell’accordo
Un lavoratore aveva diritto a un 'premio di collaborazione' garantito dal suo contratto personale. Successivamente, un accordo sindacale aziendale ha peggiorato le condizioni, legando il premio al raggiungimento di obiettivi di bilancio, e l'azienda ha smesso di pagarlo. La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto collettivo non può introdurre una deroga in pejus del contratto individuale se questo contiene condizioni più favorevoli per il lavoratore. Il diritto del dipendente, cristallizzato nel suo contratto personale, prevale sull'accordo collettivo peggiorativo. Di conseguenza, l'azienda è stata condannata a pagare i premi non corrisposti.
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Frode alla legge contratto a termine: azienda condannata dopo 12 anni
Un lavoratore marittimo, assunto per dodici anni con una successione di contratti a termine, ha citato in giudizio l'azienda. Sosteneva che tale pratica costituisse una frode alla legge contratto a termine, mascherando un'esigenza lavorativa stabile. La Corte di Cassazione ha confermato la sua tesi. I giudici hanno stabilito che, al di là della forma, la reiterazione di contratti a termine per coprire un bisogno permanente è illegittima. Di conseguenza, il rapporto di lavoro è stato convertito in un unico contratto a tempo indeterminato sin dall'inizio, con condanna dell'azienda al risarcimento del danno. La Corte ha ribadito che l'azione per far valere la nullità del termine non è soggetta a prescrizione.
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Eccezione di Prescrizione Tardiva: Regione Perde per un Errore
Una ex dipendente pubblica chiede il ricalcolo del suo incentivo all'esodo. L'Ente pubblico si difende sollevando un'eccezione di prescrizione tardiva durante il processo d'appello. La Corte di Cassazione dà ragione alla lavoratrice, stabilendo un principio fondamentale: nel rito del lavoro, le scadenze processuali sono rigide. L'eccezione, presentata il giorno prima dell'udienza e quindi fuori termine, doveva essere considerata come non proposta. La Corte ha annullato la sentenza precedente, che aveva erroneamente accolto l'eccezione, e ha rinviato il caso a un altro giudice per una decisione sul merito della richiesta della lavoratrice.
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Prescrizione crediti di lavoro: stop al conteggio durante il rapporto
Un lavoratore ha chiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata durante l'apprendistato. L'Azienda si è opposta, sostenendo che il diritto a ricevere le differenze retributive fosse scaduto. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Lavoratore, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione crediti di lavoro. Dopo le riforme del 2012 (Legge Fornero), il rapporto di lavoro non è più considerato sufficientemente stabile da proteggere il dipendente da possibili ritorsioni. Di conseguenza, il termine di prescrizione di cinque anni per i crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro, ma inizia a contarsi solo dalla sua cessazione. La richiesta del lavoratore è stata quindi accolta.
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Omessa pronuncia sulla prescrizione: datore di lavoro vince in Cassazione
Una lavoratrice ottiene il riconoscimento del suo rapporto come lavoro subordinato e il diritto a oltre 35.000 euro di differenze retributive. Il titolare dello studio professionale si oppone, sollevando, tra le altre difese, la prescrizione di parte di quei crediti. La Corte d'Appello lo condanna, ignorando completamente tale difesa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del datore di lavoro proprio per questo motivo, censurando la grave mancanza dei giudici di secondo grado. La sentenza è stata annullata a causa dell'omessa pronuncia sulla prescrizione e il caso dovrà essere riesaminato.
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Prescrizione Crediti di Lavoro: la Riforma Fornero blocca i termini
Un lavoratore ha richiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata durante l'apprendistato. L'azienda si è opposta, sostenendo che il diritto alle differenze retributive fosse scaduto per prescrizione. La Corte di Cassazione ha dato ragione al lavoratore, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione crediti di lavoro. Dopo le riforme del 2012 (Legge Fornero), il rapporto di lavoro non gode più di una stabilità tale da escludere il timore del licenziamento. Di conseguenza, il termine di prescrizione di cinque anni non decorre durante il rapporto, ma inizia solo dal momento della sua cessazione. L'azienda è stata quindi condannata a pagare le somme dovute.
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Prescrizione pensione integrativa: Ente condannato, vince l’ex dipendente
Una ex dipendente ha chiesto il ricalcolo della sua pensione integrativa. L'Ente previdenziale, suo ex datore di lavoro, si è opposto sostenendo che il diritto fosse scaduto, invocando la prescrizione di cinque anni tipica dei crediti di lavoro. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi. Ha stabilito che la prestazione ha natura previdenziale e non retributiva. Di conseguenza, la prescrizione della pensione integrativa è quella ordinaria di dieci anni. La Corte ha quindi dato ragione alla lavoratrice, confermando il suo diritto al ricalcolo e condannando l'Ente a pagare le spese legali.
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Prescrizione Pensione Integrativa: 10 anni, non 5. Vince il Lavoratore
Un ex dipendente di un ente previdenziale chiede il ricalcolo della sua pensione integrativa. L'ente si oppone, sostenendo che il diritto è parzialmente scaduto per via della prescrizione breve di 5 anni, tipica dei crediti di lavoro. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi. La sentenza stabilisce un principio fondamentale sulla prescrizione pensione integrativa: essa ha natura previdenziale, non retributiva. Di conseguenza, il termine per far valere il diritto non è di 5 anni, ma quello ordinario di 10 anni. La Corte ha dato quindi ragione al pensionato, che ha ottenuto il ricalcolo completo per il decennio precedente alla sua domanda.
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Prescrizione crediti di lavoro: il tempo non scade se il posto è a rischio
La Corte di Cassazione affronta il tema della prescrizione crediti di lavoro. Alcuni lavoratori chiedevano il riconoscimento dell'anzianità maturata durante l'apprendistato. L'azienda si opponeva, sostenendo che il diritto fosse prescritto. La Corte ha stabilito che, anche dopo la Riforma Fornero del 2012, il rapporto di lavoro non offre una stabilità tale da eliminare il 'metus' (timore) del lavoratore di essere licenziato. Di conseguenza, il termine di prescrizione di cinque anni per i crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro, ma inizia solo dalla sua cessazione. I lavoratori hanno quindi vinto, vedendosi riconosciuto il loro diritto.
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