Prescrizione Crediti di Lavoro: La Cassazione Cambia le Regole sulla Decorrenza
L’ordinanza n. 11766/2024 della Corte di Cassazione segna un punto fondamentale sulla decorrenza della prescrizione crediti di lavoro. A seguito delle riforme legislative che hanno modificato il regime di stabilità del posto di lavoro, la Suprema Corte ha stabilito che il termine quinquennale per far valere i propri diritti retributivi inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto, e non più durante il suo svolgimento. Analizziamo insieme questa importante decisione.
I Fatti di Causa: la Vicenda Giudiziaria
Una lavoratrice si opponeva alla sua esclusione dallo stato passivo di una società in amministrazione straordinaria per crediti relativi a differenze retributive. Il Tribunale di primo grado aveva accolto solo parzialmente la sua domanda, riconoscendole una somma limitata.
Il giudice di merito aveva infatti ritenuto che i crediti maturati oltre cinque anni prima della presentazione della domanda di ammissione al passivo fossero prescritti. Questa conclusione si basava sul presupposto che il rapporto di lavoro fosse assistito da un regime di stabilità, dato che l’azienda datrice, per essere soggetta ad amministrazione straordinaria, doveva avere un numero di dipendenti molto elevato. In tali contesti, secondo l’orientamento tradizionale, il lavoratore non subirebbe quel ‘timore reverenziale’ che gli impedirebbe di agire in giudizio contro il datore, e quindi la prescrizione decorrerebbe anche in costanza di rapporto.
L’Impatto delle Riforme sulla Prescrizione Crediti di Lavoro
Contro questa decisione, la lavoratrice ha proposto ricorso per cassazione. Il motivo principale del ricorso era la violazione delle norme sulla prescrizione (artt. 2935 e 2948 c.c.), sostenendo che il regime di stabilità, come inteso in passato, non esistesse più a seguito delle modifiche introdotte all’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori dalla Legge n. 92/2012 (cd. Riforma Fornero) e dal D.Lgs. n. 23/2015 (cd. Jobs Act).
Secondo la difesa della ricorrente, l’attuale quadro normativo non offre più una tutela reintegratoria certa e predeterminata contro i licenziamenti illegittimi, indebolendo così la posizione del lavoratore e giustificando la sospensione della decorrenza della prescrizione fino alla fine del rapporto di lavoro.
La Decisione della Cassazione e la Decorrenza della Prescrizione
La Corte di Cassazione ha accolto pienamente la tesi della lavoratrice. Gli Ermellini hanno ribadito un principio ormai consolidato nella loro giurisprudenza: il rapporto di lavoro a tempo indeterminato, così come modulato dalle riforme del 2012 e del 2015, non è più assistito da un regime di stabilità reale.
La mancanza di presupposti certi per la risoluzione del rapporto e di una tutela adeguata in caso di licenziamento illegittimo fa sì che il lavoratore si trovi in una condizione di debolezza che potrebbe dissuaderlo dal rivendicare i propri diritti per timore di ritorsioni.
Le Motivazioni
La Corte ha motivato la sua decisione richiamando specifici precedenti (Cass. n. 26246/2022 e n. 29981/2022). Si afferma che, per tutti i diritti non ancora prescritti al momento dell’entrata in vigore della Legge n. 92/2012 (18 luglio 2012), il termine di prescrizione quinquennale inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto di lavoro. Il Tribunale di merito ha quindi errato nel ritenere prescritti i crediti anteriori al quinquennio precedente alla domanda giudiziale. L’unica eccezione riguarda i diritti maturati più di cinque anni prima dell’entrata in vigore della riforma Fornero (quindi, nel caso di specie, quelli anteriori al 18 luglio 2007), i quali devono considerarsi effettivamente prescritti.
Le Conclusioni
In conclusione, la Suprema Corte ha cassato il decreto impugnato e ha rinviato la causa al Tribunale di Catania in diversa composizione. Il giudice del rinvio dovrà riesaminare la vicenda applicando il principio secondo cui la prescrizione dei crediti di lavoro, per i periodi successivi al 18 luglio 2007, non è decorsa in costanza di rapporto. Questa ordinanza rafforza la tutela dei lavoratori, riconoscendo che le recenti riforme hanno inciso profondamente sulla stabilità del posto di lavoro, con dirette conseguenze sul calcolo dei termini per far valere i propri diritti retributivi.
A partire da quando decorre la prescrizione dei crediti di lavoro dopo le riforme del 2012 e 2015?
Secondo la Corte di Cassazione, per i diritti non ancora prescritti alla data di entrata in vigore della Legge 92/2012 (18 luglio 2012), il termine di prescrizione quinquennale decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro e non durante il suo svolgimento.
Perché il rapporto di lavoro non è più considerato stabile ai fini della prescrizione?
Il rapporto non è più considerato stabile perché le riforme (Legge Fornero e Jobs Act) hanno modificato l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, eliminando una tutela reintegratoria certa e predeterminata contro i licenziamenti illegittimi. Questa incertezza pone il lavoratore in una posizione di debolezza che giustifica la sospensione della decorrenza della prescrizione.
Cosa succede per i crediti maturati prima dell’entrata in vigore della Legge 92/2012?
I diritti maturati in un periodo che si colloca oltre il quinquennio anteriore alla data di entrata in vigore della Legge 92/2012 (18 luglio 2012) devono considerarsi prescritti. Nel caso specifico, i crediti maturati prima del 18 luglio 2007 sono stati ritenuti prescritti.