LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2697 Codice Civile — Anno 2026

Pagina 22 di 40

2903 provvedimenti

Altri anni per Art. 2697 Codice Civile

Contratto di appalto: niente saldo se mancano le prove scritte
Un'impresa edile ha citato in giudizio due committenti per ottenere il pagamento di oltre 40.000 euro come saldo per lavori di manutenzione su un immobile. Le proprietarie hanno contestato la richiesta, evidenziando che molte opere erano state eseguite senza autorizzazione scritta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa, confermando che, in caso di contestazioni sul contratto di appalto, spetta all'appaltatore dimostrare l'esatta esecuzione dei lavori e il diritto al compenso. I giudici hanno chiarito che i documenti di avanzamento dei lavori non bastano come prova definitiva se il cliente contesta la qualità o l'autorizzazione delle opere, specialmente se il contratto vieta varianti non concordate per iscritto. L'impresa perde la causa e deve pagare le spese legali.
Continua »
Deducibilità dei costi professionali: l’avvocato batte il fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un avvocato la deducibilità dei costi professionali relativi a un contratto di servizi logistici e di segreteria stipulato con una società gestita dal coniuge. Il fisco riteneva la spesa di 120.000 euro eccessiva e antieconomica rispetto all'assunzione diretta di dipendenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ufficio finanziario. I giudici hanno stabilito che le prestazioni sono state realmente eseguite, pagate e utilizzate per l'attività professionale. Inoltre, la spesa rappresentava solo il 28% del fatturato annuo del professionista, escludendo qualsiasi macroscopica antieconomicità. Vince il contribuente, con condanna del fisco al pagamento delle spese legali.
Continua »
Slovacchia o Italia? La verità sull’esterovestizione societaria
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di diritto slovacco l'esterovestizione societaria per l'anno d'imposta 2012, ritenendo che la sua sede amministrativa reale fosse in Italia. Nonostante l'annullamento dell'atto in primo grado, la Commissione Tributaria di secondo grado ha confermato la residenza fiscale italiana basandosi su precisi indizi, quali la residenza in Italia degli amministratori, l'emissione di fatture da computer italiani e l'assenza di attività reale in Slovacchia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che l'amministrazione finanziaria ha legittimamente provato l'esterovestizione societaria tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, senza alcuna inversione dell'onere della prova. La società è stata quindi considerata fiscalmente residente in Italia e condannata al pagamento delle imposte e delle spese processuali.
Continua »
Esenzione TARI: perché produrre rifiuti speciali non basta
Un Comune ha rettificato la dichiarazione TARI di un'azienda, tassando aree scoperte e magazzini. L'azienda ha richiesto l'esenzione TARI sostenendo di produrre in quelle zone solo rifiuti speciali smaltiti autonomamente. I giudici di merito hanno dato ragione all'azienda, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che per ottenere l'esenzione non basta produrre rifiuti speciali. Il contribuente deve dimostrare di aver rispettato l'obbligo di dichiarazione preventiva e provare che la produzione di tali rifiuti sia continuativa e prevalente. Inoltre, per i magazzini serve un collegamento funzionale ed esclusivo con l'attività produttiva. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso del Comune, annullato la sentenza e rinviato la causa per un nuovo esame.
Continua »
Abusiva concessione del credito: danno incerto contro debito certo
Una banca proponeva opposizione all'esclusione del proprio credito dal passivo di una società fallita. Il Tribunale respingeva l'opposizione, accogliendo l'eccezione di compensazione sollevata dalla curatela. Secondo il Tribunale, la banca aveva compiuto un'istruttoria superficiale, integrando un'abusiva concessione del credito che aveva aggravato il dissesto della società. Di conseguenza, il presunto danno risarcitorio veniva compensato con il credito della banca. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della banca. I giudici hanno chiarito che la compensazione, legale o giudiziale, non può operare se il controcredito opposto è contestato nell'esistenza e nell'ammontare. Poiché il credito risarcitorio da abusiva concessione del credito non era né certo né di pronta liquidazione, il Tribunale non poteva dichiarare la compensazione. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Onere della prova: la banca perde se mancano gli estratti conto
Una società e i suoi garanti si sono opposti a un decreto ingiuntivo richiesto da una banca per un debito di conto corrente, contestando l'applicazione di interessi illegittimi e disconoscendo le proprie firme sulle fideiussioni. La Corte d'Appello ha rigettato l'opposizione ritenendo le contestazioni generiche e addossando ai debitori l'obbligo di ricalcolare il saldo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei debitori, ribadendo che l'onere della prova spetta alla banca, la quale deve produrre tutti gli estratti conto dall'inizio del rapporto per dimostrare il proprio credito. Inoltre, in mancanza del procedimento di verificazione delle firme disconosciute, i contratti di garanzia non potevano essere utilizzati. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Residenza fiscale all’estero: il Fisco perde contro le prove reali
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un ingegnere e insegnante italiano il trasferimento fittizio della propria residenza a San Marino, irrogando sanzioni per omessa dichiarazione dei beni esteri. Il contribuente ha impugnato il provvedimento, dimostrando un effettivo e profondo radicamento nel Paese estero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che il contribuente ha superato la presunzione di residenza in Italia. La decisione ribadisce che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Di conseguenza, il Fisco perde la causa e deve rimborsare le spese legali, confermando la validità della residenza fiscale all'estero del professionista.
Continua »
Rivalutazione contributi amianto: doppia domanda e decadenza
Un lavoratore in pensione ha richiesto la rivalutazione contributi amianto per l'attività svolta in condizioni di rischio. Dopo una prima domanda all'INPS nel 2008 non coltivata in giudizio nei termini, il pensionato ha presentato una seconda domanda nel 2015, seguita da ricorso in tribunale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la decadenza triennale decorre inderogabilmente dalla prima richiesta amministrativa. La presentazione di una seconda istanza non riapre i termini scaduti, poiché la decadenza previdenziale è di ordine pubblico e tutela la stabilità dei bilanci dello Stato. Di conseguenza, la domanda del pensionato è stata definitivamente rigettata.
Continua »
Onere della prova nella locazione: l’inquilino senza prove perde
Un inquilino ha proposto opposizione a un decreto ingiuntivo ottenuto dal proprietario per il pagamento di oltre ventimila euro di canoni e oneri condominiali arretrati. L'inquilino lamentava errori di calcolo e inadempimenti del locatore, ma senza fornire prove concrete. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno confermato il debito, rilevando che il proprietario aveva dimostrato il proprio credito tramite i contratti di affitto. L'inquilino ha fatto ricorso in Cassazione contestando la regola sull'onere della prova nella locazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che spetta all'inquilino dimostrare i fatti estintivi del debito o i pretesi errori di calcolo. L'inquilino perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali.
Continua »
Responsabilità professionale dell’avvocato: risarcimento salvo
I soci di una cooperativa fallita incaricano un legale di chiedere i danni al Ministero del Lavoro. La domanda viene rigettata, ma l'avvocato comunica la sentenza con venti mesi di ritardo, facendo scadere i termini per il ricorso in Cassazione. I clienti avviano una causa per responsabilità professionale dell'avvocato. I giudici di merito negano il risarcimento ritenendo non provato che il ricorso sarebbe stato accolto, data l'assenza di precedenti di legittimità all'epoca. La Cassazione accoglie il ricorso dei clienti: l'assenza di precedenti è un fattore neutro e non giustifica una prognosi negativa. La sentenza viene cassata con rinvio.
Continua »
Iscrizione alla gestione artigiani: conta il lavoro, non il ruolo
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un socio e amministratore di una s.r.l.s. contro l'iscrizione alla gestione artigiani disposta d'ufficio dall'INPS. I giudici hanno chiarito che l'obbligo contributivo scatta quando l'attività lavorativa personale e manuale del socio è prevalente rispetto al capitale investito e all'attività di pura gestione societaria. Non rileva il fatto che la società fosse iscritta nel settore industria o che mancasse l'iscrizione formale all'albo delle imprese artigiane, poiché tale iscrizione non ha valore costitutivo del debito previdenziale. Di conseguenza, l'amministratore che svolge concretamente mansioni operative di tipo artigianale è tenuto a pagare i relativi contributi previdenziali all'ente impositore.
Continua »
Giudicato interno: la clinica vince contro i limiti dell’ASL
Una struttura sanitaria privata ha richiesto all'ASL il pagamento di prestazioni eseguite. Il Tribunale ha accolto la domanda, ritenendo validi i rapporti. L'ASL ha proposto appello contestando solo lo sconto tariffario e la prescrizione, senza mettere in dubbio l'esistenza dei contratti. La Corte d'Appello ha invece rigettato la domanda rilevando d'ufficio la mancanza di prova scritta dei contratti e dell'accreditamento. La Cassazione ha accolto il ricorso della struttura sanitaria, stabilendo che si era formato il giudicato interno sulla validità dei contratti. Il giudice d'appello non poteva quindi sollevare d'ufficio la questione della nullità o inesistenza dei rapporti contrattuali, poiché l'ASL non aveva impugnato quel punto specifico della prima sentenza.
Continua »
Inerenza dei costi: fatture regolari ma generiche non deducibili
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una società di postproduzione cinematografica, recuperando a tassazione maggiori imposte (IRES, IRAP e IVA) per l'anno 2017. Il recupero derivava dal disconoscimento di costi considerati non documentati e privi del requisito di inerenza, a causa di fatture con descrizioni estremamente generiche. La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado aveva annullato l'atto ipotizzando erroneamente un caso di false fatturazioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la semplice regolarità formale delle fatture non basta a dimostrare l'inerenza dei costi. Spetta infatti al contribuente l'onere di provare e documentare la concreta destinazione delle spese all'attività d'impresa. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo giudizio.
Continua »
Onere della prova del contratto: usa il campo ma non paga
L'Associazione Concessionaria di un campo sportivo comunale ha chiesto il pagamento delle tariffe d'uso a un'Associazione Sportiva che si era allenata nell'impianto per oltre un anno. L'Associazione Sportiva ha ammesso l'uso ma ha negato l'esistenza di un accordo economico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della concessionaria, confermando le decisioni dei gradi precedenti. I giudici hanno stabilito che spetta a chi chiede il pagamento fornire l'onere della prova del contratto e del prezzo concordato. Nel caso di specie, la semplice esistenza di tariffe orarie e l'uso prolungato del campo non bastano a dimostrare un accordo economico vincolante tra le parti, né si può presumere un contratto con la Pubblica Amministrazione senza un atto scritto.
Continua »
Tassazione agevolata fondi previdenziali: no al rimborso facile
Un ex dirigente ha richiesto il rimborso delle ritenute fiscali applicate sulla liquidazione del proprio fondo di previdenza integrativa, pretendendo l'applicazione della tassazione agevolata fondi previdenziali con aliquota al 12,50% sui rendimenti. La Corte di Giustizia Tributaria aveva accolto la domanda basandosi solo su una perizia del contribuente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che spetta al contribuente dimostrare in modo rigoroso che le somme derivino da effettivi investimenti sul mercato finanziario. Una semplice certificazione del datore di lavoro o una perizia generica non bastano a soddisfare l'onere della prova. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Tassazione agevolata previdenza integrativa: negato il rimborso
Gli eredi di un dirigente hanno chiesto il rimborso delle ritenute fiscali applicate sulla liquidazione di un fondo di previdenza integrativa, pretendendo l'aliquota del 12,50% invece di quella ordinaria al 33,16%. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la tassazione agevolata previdenza integrativa si applica solo sui rendimenti derivanti dall'effettivo investimento del capitale sul mercato finanziario. Spetta al contribuente dimostrare tale circostanza. Nel caso specifico, il fondo interno dell'azienda non operava sui mercati finanziari ma era legato alla gestione industriale dell'impresa. Di conseguenza, i ricorrenti hanno perso la causa e sono stati condannati a pagare le spese di giudizio.
Continua »
Litisconsorzio necessario: la Cassazione frena l’accertamento
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che riconosceva a un contribuente agevolazioni fiscali post-sisma e la deducibilità di alcuni costi relativi a partecipazioni societarie, tra cui una società in accomandita semplice (s.a.s.). La Corte di Cassazione, rilevando che l'accertamento coinvolgeva i redditi di una s.a.s., ha evidenziato la necessità di verificare il rispetto del principio del litisconsorzio necessario tra la società e tutti i soci. Per garantire l'integrità del contraddittorio, la Suprema Corte ha emesso un'ordinanza interlocutoria, disponendo l'acquisizione dei fascicoli dei gradi di giudizio precedenti e rinviando la causa a nuovo ruolo, senza quindi decidere ancora nel merito.
Continua »
Nullità fideiussione antitrust: perché il garante deve pagare
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un garante contro il decreto ingiuntivo di una banca per oltre 500mila euro. Il garante invocava la nullità fideiussione antitrust, sostenendo che la garanzia ricalcasse lo schema ABI vietato. La Corte ha chiarito che, sebbene tale nullità sia rilevabile d'ufficio, è necessario che il provvedimento sanzionatorio della Banca d'Italia sia prodotto in giudizio, non potendo considerarsi fatto notorio. Inoltre, la mancata insinuazione della banca al passivo del debitore principale fallito non libera il fideiussore solidale, il quale acquisisce il diritto di regresso solo dopo aver pagato il debito.
Continua »
ICI su aree edificabili: il Comune vince contro la Società
Una società di persone ha impugnato un avviso di accertamento emesso da un Comune per il pagamento dell'ICI su aree edificabili relativo agli anni dal 2002 al 2004. La società sosteneva di aver già dichiarato i terreni nel 1993 e contestava il valore attribuito alle aree dal Comune. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società. I giudici hanno chiarito che l'edificabilità di un'area dipende dalla sua classificazione nel Piano Regolatore Generale, a prescindere dall'effettiva edificazione. Inoltre, le delibere comunali che stabiliscono i valori minimi delle aree edificabili creano una presunzione di correttezza del valore accertato. Spetta quindi al contribuente l'onere di dimostrare, eventualmente con una perizia, un valore inferiore. La società è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
Continua »
Usucapione delle distanze legali: quando il vicino vince la causa
Il proprietario di un terreno ha citato in giudizio il vicino lamentando la violazione delle distanze tra edifici per la costruzione di alcuni manufatti. Il vicino si è difeso eccependo l'avvenuta usucapione delle distanze legali, dimostrando che le opere esistevano da oltre vent'anni grazie alla documentazione di un condono edilizio e a prove testimoniali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del primo proprietario, confermando che il diritto a mantenere costruzioni a distanza inferiore a quella legale può essere acquisito per usucapione se il possesso è pubblico e visibile. Inoltre, ha confermato l'obbligo del ricorrente di arretrare il proprio capannone industriale e di rimborsare le spese legali stragiudiziali sostenute dal vicino.
Continua »