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Art. 2697 Codice Civile — Anno 2019

34 provvedimenti

Altri anni per Art. 2697 Codice Civile

Accertamenti bancari: come difendersi in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una decisione favorevole a un contribuente in un caso di accertamenti bancari, sostenendo l'inadeguatezza delle prove fornite. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il giudice di merito ha correttamente valutato le prove documentali che giustificavano i movimenti sui conti. La Corte ha ribadito il proprio ruolo di giudice di legittimità, che non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge.
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Opera d’arte non autentica: il risarcimento del danno
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una vendita di un'opera d'arte non autentica. La sentenza conferma che l'acquirente ha diritto non solo alla restituzione del prezzo, ma anche al risarcimento del danno per il mancato apprezzamento di valore dell'opera (lucro cessante). Tale danno è stato ritenuto prevedibile per un venditore professionista del settore, che ha l'onere di garantire l'autenticità promessa.
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Responsabilità appaltatore: quando è un nudus minister?
Una società committente lamentava il malfunzionamento di un impianto realizzato da un'altra impresa, difetto riconducibile a un componente progettato dalla committente stessa. La Corte di Cassazione ha chiarito che la responsabilità dell'appaltatore non è automaticamente esclusa in questi casi. L'appaltatore, infatti, ha il dovere professionale di verificare il progetto e segnalare eventuali errori evidenti. Può essere considerato un mero esecutore ('nudus minister'), e quindi esente da colpa, solo se dimostra di aver avvisato il committente delle criticità e di aver proceduto solo a seguito della sua insistenza. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Quietanza di pagamento: non prova il saldo del prezzo
In una controversia su una compravendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha stabilito che la quietanza di pagamento contenuta nell'atto pubblico non costituisce prova assoluta dell'avvenuto saldo. L'onere di dimostrare il pagamento grava sempre sull'acquirente, e la dichiarazione resa davanti al notaio può essere contestata dal venditore con ogni mezzo di prova, senza necessità di una querela di falso. La Corte ha quindi rigettato il ricorso degli acquirenti, confermando la decisione di merito che aveva riconosciuto il diritto del venditore al risarcimento per il mancato pagamento.
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Rapporto di lavoro familiare: onere della prova
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di una figlia contro la madre, confermando che spetta al lavoratore dimostrare la natura subordinata del rapporto di lavoro familiare. La ricorrente non è riuscita a provare né la subordinazione né l'onerosità della prestazione, soprattutto a fronte della sua pacifica facoltà di prelevare liberamente denaro dalla cassa aziendale. La Corte ribadisce che il giudizio di legittimità non può riesaminare nel merito le prove.
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Lavoro a progetto: i requisiti e l’onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9481/2019, ha chiarito la distinzione fondamentale nell'ambito del lavoro a progetto: se il progetto manca o è generico, il rapporto si converte automaticamente in subordinato a tempo indeterminato. Se invece il progetto è specifico e formalmente valido, spetta al lavoratore dimostrare con prove concrete che, nei fatti, il rapporto si è svolto con le caratteristiche della subordinazione. La Corte ha rigettato il ricorso di una lavoratrice del settore scommesse, confermando la decisione di merito che aveva ritenuto i progetti specifici e non provata la subordinazione di fatto.
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Sgravi contributivi: quando l’INPS non può chiederli?
Una società si opponeva alla richiesta di restituzione di sgravi contributivi da parte dell'ente previdenziale, sostenendo di averne diritto per assunzioni con contratti di formazione e lavoro. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che gli sgravi contributivi goduti per l'assunzione di lavoratori con età inferiore ai 25 anni erano legittimi e non potevano essere recuperati, in quanto compatibili con la normativa comunitaria sugli aiuti di Stato. La Corte ha invece confermato che l'onere della prova sui requisiti per accedere ai benefici spetta sempre al datore di lavoro. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Contratto a progetto: quando è valido? La Cassazione
Un professionista, assunto con contratto a progetto da un'impresa di costruzioni, ha chiesto la conversione del suo rapporto in lavoro subordinato a tempo indeterminato. Sosteneva che il progetto non fosse specifico e che, non essendo iscritto all'albo professionale italiano, non gli si applicasse l'eccezione prevista per le professioni intellettuali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che l'esistenza di un progetto sufficientemente specifico (coordinamento di un cantiere) esclude la conversione automatica. Tale progetto può rientrare nell'attività ordinaria dell'azienda, purché sia finalizzato a un risultato definito. Di conseguenza, l'onere di provare la subordinazione gravava sul lavoratore, prova che non è stata fornita.
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Onere della prova nel mobbing: la guida completa
Un lavoratore ha citato in giudizio la sua ex azienda per mobbing, richiedendo un cospicuo risarcimento. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto le sue richieste. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che l'onere della prova nel mobbing spetta interamente al dipendente. Quest'ultimo deve dimostrare non solo i comportamenti vessatori, ma anche l'intento persecutorio del datore di lavoro. Il ricorso è stato giudicato un tentativo di riesaminare i fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Sgravi contributivi: no a gruppi di comodo
La Corte di Cassazione ha negato a un'impresa edile il diritto agli sgravi contributivi, confermando la tesi dell'INPS. È stato accertato che l'azienda faceva parte di un gruppo di società riconducibili a un unico centro decisionale familiare. L'aumento occupazionale dichiarato era fittizio, risultando da meri trasferimenti di personale tra le società collegate e non da un reale incremento netto della forza lavoro. La sentenza sottolinea che, per ottenere gli sgravi contributivi, l'incremento deve essere effettivo e calcolato sull'intero gruppo societario, ribadendo la prevalenza della sostanza sulla forma per prevenire abusi.
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Danno contratti a termine: sì al risarcimento PA
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9114/2019, ha stabilito che un lavoratore del settore pubblico, vittima di un utilizzo abusivo di contratti a termine, ha diritto a un risarcimento del danno anche se non può ottenere la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. Riformando la decisione della Corte d'Appello, che aveva negato il risarcimento per mancata prova del danno, la Suprema Corte ha affermato che il cosiddetto 'danno comunitario' è presunto e deve essere liquidato secondo parametri specifici, invertendo di fatto l'onere probatorio a favore del lavoratore. Viene invece negato il diritto alla retribuzione per i periodi non lavorati tra un contratto e l'altro.
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Risarcimento danno pubblico impiego: la Cassazione
Una lavoratrice del settore pubblico, assunta con una serie di contratti a tempo determinato illegittimi, ha agito in giudizio per ottenere la conversione del rapporto in tempo indeterminato e il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9115/2019, ha ribadito il divieto di conversione del contratto nel pubblico impiego, in ossequio al principio costituzionale del concorso pubblico. Tuttavia, ha affermato il diritto della lavoratrice al risarcimento del danno per l'abuso subito. Tale danno, definito 'comunitario', non richiede una prova specifica ma viene presunto e liquidato dal giudice in una misura compresa tra 2,5 e 12 mensilità dell'ultima retribuzione. La Corte ha chiarito che neppure la successiva stabilizzazione della lavoratrice presso una società controllata dall'ente pubblico elimina il diritto al risarcimento per l'abuso pregresso. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva negato il risarcimento, è stata quindi cassata con rinvio.
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Risarcimento contratti a termine: le regole nel P.A.
Una lavoratrice del settore pubblico, dopo una serie di contratti a termine illegittimi, si è vista negare la conversione del rapporto in tempo indeterminato. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9116/2019, ha confermato il divieto di conversione, ma ha stabilito il suo diritto a un risarcimento del danno. Questo risarcimento per contratti a termine abusivi è presunto dalla legge, quantificato tra 2,5 e 12 mensilità, e non viene annullato da un'eventuale successiva stabilizzazione. La Corte ha così cassato la decisione d'appello che aveva negato ogni indennizzo.
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Somministrazione irregolare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 9265/2019, affronta un caso di somministrazione irregolare. Una lavoratrice aveva ottenuto in primo e secondo grado la conversione del suo contratto a tempo indeterminato presso l'azienda utilizzatrice, poiché la causale, legata a 'punte di intensa attività', era stata ritenuta troppo generica e non provata. La Cassazione conferma la conversione del rapporto ma cassa la sentenza sulla parte economica, stabilendo che al lavoratore spetta l'indennità risarcitoria onnicomprensiva prevista dall'art. 32 della L. 183/2010 e non l'integrale pagamento delle retribuzioni perse.
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Onere della prova agevolazioni fiscali: il Fisco vince
Una contribuente contesta la revoca delle agevolazioni 'prima casa', sostenendo che l'Agenzia delle Entrate non avesse provato la natura di lusso dell'immobile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'onere della prova per le agevolazioni fiscali grava sul contribuente. L'Amministrazione Finanziaria ha correttamente motivato l'atto basandosi sui dati catastali, che godono di presunzione di veridicità. Spettava alla contribuente fornire prove contrarie, come una perizia tecnica, cosa che non è avvenuta.
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Motivazione accertamento catastale: i requisiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, confermando che un avviso di riclassamento catastale deve essere fondato su una motivazione dettagliata e specifica. Non è sufficiente un generico riferimento allo scostamento tra i valori di mercato e quelli catastali in una microzona. La corretta motivazione dell'accertamento catastale richiede l'indicazione precisa delle trasformazioni urbanistiche e del loro impatto sulla singola unità immobiliare, al fine di garantire il diritto di difesa del contribuente.
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Accertamento Induttivo: Antieconomicità e onere probatorio
La Suprema Corte ha stabilito importanti principi sull'accertamento induttivo. Quando l'Amministrazione Finanziaria rileva un comportamento antieconomico, come una significativa discrepanza tra il consumo di carburante e i servizi dichiarati da un'azienda di trasporti, l'onere di dimostrare la regolarità delle proprie operazioni ricade sul contribuente. La decisione sottolinea che l'Amministrazione può legittimamente basarsi su forti presunzioni, anche derivanti da un singolo elemento, per procedere con l'accertamento.
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Collaborazione a progetto: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex collaboratore che chiedeva il riconoscimento di crediti di lavoro, sostenendo che il suo rapporto, inizialmente configurato come *collaborazione a progetto*, avrebbe dovuto essere convertito in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Corte ha motivato l'inammissibilità sul fatto che le questioni sollevate erano nuove e non erano state proposte ritualmente nei gradi precedenti del giudizio di opposizione allo stato passivo del fallimento.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: termini e prove
Un lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione contro una sentenza che aveva rigettato la sua domanda di promozione. La Corte Suprema ha dichiarato l'inammissibilità ricorso Cassazione, evidenziando la tardività dello stesso rispetto ai termini procedurali e il mancato deposito dei contratti collettivi invocati come prova. Questo caso sottolinea l'importanza del rispetto rigoroso delle tempistiche e delle formalità processuali, cruciali per evitare l'inammissibilità ricorso Cassazione.
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Conversione contratto a termine: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito sulla conversione contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato. Il caso riguardava un lavoratore di una fondazione lirico-sinfonica il cui contratto era stato stipulato dopo l'effettivo inizio della prestazione lavorativa. La Corte ha rigettato il ricorso della fondazione, stabilendo che la valutazione dei fatti (come la data di inizio del lavoro) non può essere riesaminata in sede di legittimità e che una legge successiva, che impone una selezione pubblica per le assunzioni, non può essere applicata retroattivamente a un contratto del 1998.
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