Una docente ha lavorato presso un istituto scolastico a ordinamento speciale, ricevendo uno stipendio inferiore rispetto a quanto previsto dalle tabelle ministeriali per le Scuole Europee. La lavoratrice ha chiesto il pagamento delle differenze retributive, contestando i tagli decisi dal consiglio di amministrazione della scuola. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'istituto scolastico, confermando il diritto della docente. I giudici hanno stabilito che l'istituto non poteva ridurre lo stipendio in modo autonomo, poiché la legge impone una precisa equiparazione retributiva con il personale delle Scuole Europee. Inoltre, spettava all'amministrazione scolastica dimostrare che i tagli fossero coerenti con quelli applicati a livello europeo, prova che non è stata fornita. La scuola è stata quindi condannata a pagare le differenze e le spese legali.
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