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Art. 2697 Codice Civile — Anno 2023

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3810 provvedimenti

Altri anni per Art. 2697 Codice Civile

Responsabilità professionale notaio: errore e pignoramento
Un venditore trasferisce al fratello un appartamento al primo piano, ma il professionista indica per errore la particella del piano terra nel contratto. Un creditore dell'acquirente pignora erroneamente il piano terra del venditore, il quale, anziché opporsi, paga per liberare il bene e poi chiede i danni. La Corte d'Appello condanna il professionista per la tardiva correzione dell'errore. La Cassazione accoglie il ricorso del professionista, stabilendo che la responsabilità professionale del notaio va valutata verificando se il creditore potesse comprendere l'esatta identificazione del bene leggendo l'intera nota di trascrizione originaria (che indicava il primo piano), e non basandosi sul ritardo della successiva rettifica. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Valore probatorio della fattura: perché non basta in tribunale
Una concessionaria di auto otteneva un decreto ingiuntivo contro una casa automobilistica per bonus non pagati. La casa automobilistica si opponeva, ma la notifica iniziale falliva perché il domiciliatario si era trasferito. Riattivata tempestivamente la notifica, la Corte d'Appello riteneva l'opposizione ammissibile e, nel merito, la accoglieva, revocando il decreto. La Corte rilevava che la concessionaria non aveva provato il credito, poiché le fatture non costituiscono prova sufficiente nel giudizio ordinario. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso della concessionaria. La Corte ha ribadito il principio sul valore probatorio della fattura: essa è idonea per l'emissione del decreto ingiuntivo, ma perde tale valenza esclusiva nella fase di opposizione se contestata, gravando sul creditore l'onere di dimostrare l'effettiva esistenza del diritto con mezzi ordinari.
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Onere della prova: scontro tra vicini sull’adempimento
Una proprietaria ha intimato precetto ai vicini confinanti per l'esecuzione di opere edilizie stabilite da una sentenza. I vicini si sono opposti sostenendo di aver già eseguito i lavori prima della notifica. La Corte d'appello ha ritenuto che spettasse alla proprietaria dimostrare la tempistica dell'adempimento. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'onere della prova spetta interamente al debitore opponente. Chi sostiene di aver adempiuto a un obbligo per bloccare l'esecuzione forzata deve infatti dimostrare di averlo fatto tempestivamente. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Canone di locazione: pagare anche senza agibilità dell’immobile
Un conduttore si è opposto alle richieste di pagamento del Comune locatore per il canone di locazione non versato negli anni dal 2007 al 2013. Il conduttore sosteneva di non dover pagare a causa della mancata consegna dell'immobile e dell'assenza del certificato di agibilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del conduttore. I giudici hanno chiarito che la consegna era provata dai contratti firmati e che l'ottenimento dell'agibilità dipendeva da lavori a carico dello stesso conduttore, mai dimostrati. Di conseguenza, il conduttore non poteva sospendere il pagamento del canone di locazione ed è stato condannato a pagare le somme richieste, oltre al raddoppio del contributo unificato per il giudizio.
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Rimborso d’imposta: l’onere della prova spetta al cittadino
Una società assicurativa ha richiesto il rimborso d'imposta IRPEG presentando un'istanza su cui si è formato il silenzio-rifiuto dell'amministrazione finanziaria. La Corte di Cassazione ha stabilito che, nei giudizi per il rimborso d'imposta, il contribuente assume il ruolo di attore in senso sostanziale. Di conseguenza, spetta interamente a lui l'onere di provare i fatti costitutivi del diritto vantato, producendo la documentazione necessaria, come le certificazioni delle ritenute d'acconto. La Corte ha chiarito che il divieto per il fisco di richiedere documenti già in suo possesso non esonera il contribuente da tale onere probatorio, a meno che non dimostri che l'ufficio possieda già con certezza tali atti o che gli siano stati precedentemente trasmessi. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Opposizione allo stato passivo: la banca perde senza estratti
Un istituto di credito ha richiesto l'ammissione dei propri crediti nell'ambito di una procedura di confisca di prevenzione contro un soggetto terzo. Il Giudice delegato ha respinto la domanda poiché la banca ha presentato solo gli estratti conto dell'ultimo anno di rapporto. In sede di opposizione allo stato passivo, la banca ha cercato di depositare la documentazione contabile integrale, ma il Tribunale ha dichiarato inammissibile tale produzione tardiva. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che nel giudizio di opposizione allo stato passivo non è consentito produrre nuovi documenti preesistenti, a meno che non si provi l'impossibilità incolpevole di depositarli prima. Inoltre, per dimostrare un credito di conto corrente, la banca deve sempre esibire gli estratti conto integrali dell'intero rapporto.
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Responsabilità professionale dell’avvocato: errore senza danno
Un avvocato ha chiesto ai propri clienti il pagamento delle parcelle per l'attività svolta in una causa civile e in una procedura esecutiva. I clienti si sono opposti, lamentando un grave errore del legale e chiedendo il risarcimento dei danni. Il Tribunale ha ridotto del 25% il compenso del professionista per via dell'errore, ma ha respinto la richiesta di risarcimento dei clienti per mancanza di prove sul danno concreto. Ha inoltre negato il compenso per il pignoramento ritenuto inutile. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che la responsabilità professionale dell'avvocato non scatta automaticamente con l'errore. È infatti indispensabile dimostrare il nesso causale e il danno effettivo, provando che senza quell'errore il cliente avrebbe probabilmente vinto la causa. Entrambe le parti hanno visto respinti i propri ricorsi.
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Responsabilità professionale del geometra: assolto il tecnico
La Società Acquirente ha citato in giudizio Il Geometra chiedendo il risarcimento dei danni per una presunta incompletezza della relazione tecnica sugli abusi edilizi di un immobile acquistato. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda, escludendo la responsabilità professionale del geometra. I giudici hanno accertato, tramite una consulenza tecnica d'ufficio, che le difformità urbanistiche contestate erano state realizzate dalla stessa acquirente dopo la compravendita. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha stabilito che il consulente tecnico del giudice può legittimamente acquisire documenti non prodotti dalle parti per rispondere ai quesiti tecnici, purché non si tratti di prove sui fatti principali della causa. La Società Acquirente è stata condannata a pagare le spese processuali.
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Responsabilità del fornitore: l’importatore è salvo se collabora
Un automobilista acquista un'auto il cui cambio automatico si rompe per difetti costruttivi. L'acquirente chiede il risarcimento dei danni all'importatore italiano del veicolo, ritenendolo responsabile del difetto. I giudici di merito rigettano la domanda, escludendo che l'importatore possa essere considerato il produttore. La Corte di Cassazione conferma la decisione, chiarendo le regole sulla responsabilità del fornitore. Secondo la Corte, il distributore risponde dei danni da prodotto difettoso solo se non collabora all'identificazione del reale fabbricante. Nel caso specifico, l'importatore ha fornito gli elementi per individuare il costruttore effettivo, liberandosi da ogni accusa. L'automobilista perde il ricorso, ma le spese del giudizio vengono compensate tra le parti.
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Risarcimento del danno da inadempimento: no al doppio cumulo
Un'impresa appaltatrice ha chiesto il risarcimento del danno da inadempimento all'amministrazione comunale per il ritardo nel rilascio di una fideiussione e per ritardati pagamenti. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno condannato il Comune, applicando rivalutazione e interessi sia sul danno emergente che sul lucro cessante. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, rilevando che i giudici d'appello hanno ignorato la contestazione sul cumulo illegittimo di rivalutazione e interessi e hanno erroneamente ritenuto non impugnata la questione sugli interessi moratori. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame di questi aspetti.
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Questionario Agenzia delle Entrate: quando il rimborso è salvo
Un fondo pensione estero ha chiesto il rimborso delle ritenute subite su interessi di titoli di Stato. L'amministrazione finanziaria ha inviato un Questionario Agenzia delle Entrate per richiedere documenti, rimasto senza risposta, e ha poi negato il rimborso. Nel successivo giudizio, il contribuente ha prodotto la documentazione necessaria, ma l'ufficio ne ha eccepito l'inutilizzabilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministrazione, stabilendo che la sanzione dell'inutilizzabilità dei documenti non esibiti opera solo se il contribuente è stato espressamente avvertito di tale specifica conseguenza nel questionario stesso. Di conseguenza, il fondo pensione ha ottenuto il diritto al rimborso.
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Fisco e opere d’arte: le regole sul regime del margine
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento per Ires, Irap e Iva nei confronti di una società e dei suoi soci a seguito di indagini finanziarie. La Corte di Cassazione ha chiarito che spetta al contribuente l'onere di provare i presupposti per applicare il regime del margine sulle cessioni di opere d'arte, non potendo il giudice d'appello presumere la mancanza del prezzo d'acquisto senza verifiche. Inoltre, la Corte ha stabilito che per le società a ristretta base opera la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci, i quali vanno tassati per intero senza le agevolazioni previste per i dividendi dichiarati. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Diniego di rimborso: il Fisco perde per un mancato avvertimento
Un Fondo Pensione Estero ha chiesto il rimborso delle ritenute subite sugli interessi di titoli di Stato e obbligazioni. L'Amministrazione Finanziaria ha inviato un questionario per richiedere documenti integrativi, ma senza avvertire il contribuente che la mancata risposta avrebbe impedito di produrre tali prove in un successivo giudizio. A causa della mancata risposta, l'ufficio ha emesso un provvedimento di diniego di rimborso. Nei gradi di merito, il Fondo Pensione Estero ha prodotto i documenti e i giudici hanno accolto la domanda. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, confermando che la sanzione dell'inutilizzabilità dei documenti non si applica se l'ufficio non ha espressamente avvertito il contribuente delle conseguenze della mancata risposta al questionario. Il Fondo Pensione Estero vince definitivamente la causa.
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Differenze retributive: buste paga battono il ricorso aziendale
Un lavoratore ha chiesto la quantificazione delle differenze retributive maturate durante un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Il tribunale di primo grado ha respinto la domanda per carenza di prove sul contratto applicabile e sull'inquadramento. La Corte d'Appello ha invece accolto la richiesta, quantificando le somme tramite una consulenza tecnica d'ufficio basata sui conteggi sindacali e sulle buste paga presenti negli atti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Azienda subentrante. I giudici hanno confermato che i documenti depositati contenevano tutti gli elementi necessari per il calcolo delle differenze retributive, rendendo legittima la consulenza contabile. L'Azienda perde il ricorso e deve pagare anche il raddoppio del contributo unificato.
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Verbale di accertamento ispettivo: ko la ristoratrice
Una ristoratrice ha impugnato le cartelle esattoriali emesse dall'INPS per contributi previdenziali non versati relativi a una dipendente e ai propri figli. L'accertamento si fondava su un verbale di accertamento ispettivo redatto dagli agenti della SIAE, abilitati in forza di una convenzione con l'INPS. La ricorrente sosteneva l'inutilizzabilità del verbale, ipotizzando che gli agenti SIAE non fossero dipendenti a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena validità del verbale di accertamento ispettivo redatto dalla SIAE. La Corte ha chiarito che la convenzione tra gli enti è pienamente legittima e che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito, condannando la titolare al pagamento delle spese processuali.
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Evasione contributiva: commentatori sportivi o presentatori?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'importante azienda televisiva, confermando l'obbligo di versare i contributi previdenziali per due noti ex calciatori impiegati come commentatori sportivi. I giudici hanno qualificato la loro attività come quella di veri e propri conduttori o presentatori televisivi, rientranti tra i lavoratori dello spettacolo, e non come semplici collaboratori autonomi iscritti alla Gestione separata. Di conseguenza, la mancata e corretta denuncia mensile dei rapporti di lavoro ha configurato la più grave fattispecie di evasione contributiva, anziché di semplice omissione. La Suprema Corte ha stabilito che l'omessa comunicazione mensile all'INPS fa presumere l'intento di occultare i compensi, ponendo a carico del datore di lavoro l'onere di provare la propria buona fede. L'azienda è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Verbale di accertamento ispettivo: ritrattare non salva l’azienda
Due società alberghiere si sono opposte alle cartelle di pagamento dell'INPS e dell'INAIL, emesse a seguito di un controllo che aveva rilevato rapporti di lavoro irregolari. La Corte d'Appello ha confermato la sussistenza del lavoro subordinato per quasi tutti i dipendenti, basandosi sulle dichiarazioni iniziali rilasciate agli ispettori. Le società hanno fatto ricorso in Cassazione, contestando il valore probatorio di tali dichiarazioni rispetto alle successive ritrattazioni in tribunale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il verbale di accertamento ispettivo ha una forte valenza probatoria, specialmente per le dichiarazioni raccolte nell'immediatezza dei fatti. Le società sono state condannate a pagare le spese processuali.
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Rimborso imposte sisma 1990: l’autocertificazione non basta
Un lavoratore autonomo colpito dal terremoto del 1990 in Sicilia ha chiesto il rimborso del 90% delle imposte versate nel triennio 1990-1992. L'Agenzia delle Entrate ha negato il beneficio. I giudici di secondo grado hanno accolto la domanda del contribuente, ritenendo sufficiente una sua autocertificazione per dimostrare il rispetto dei limiti europei sugli aiuti di Stato (regime de minimis). La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che, in tema di rimborso imposte sisma 1990, l'autocertificazione non ha alcun valore di prova nel processo tributario. Spetta sempre al contribuente dimostrare rigorosamente i presupposti del diritto al rimborso, compreso il rispetto del limite massimo degli aiuti ricevuti nel triennio, senza potersi limitare a una semplice dichiarazione sostitutiva.
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Delega di firma dell’accertamento: valida anche senza nome
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso avvisi di accertamento per maggiori ricavi nei confronti di una società immobiliare e dei suoi soci. Il giudice d'appello ha annullato gli atti ritenendo illegittima la delega di firma dell'accertamento perché non nominativa ma impersonale, indicando solo la qualifica del funzionario. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del fisco contro i soci. La Corte ha chiarito che la delega di firma è un mero strumento organizzativo interno che non richiede l'indicazione del nome del delegato, essendo sufficiente l'individuazione della sua qualifica professionale. Per la società, il processo è stato dichiarato estinto per adesione alla definizione agevolata.
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Equiparazione retributiva: docenti battono i Ministeri
Alcuni docenti di un istituto scolastico internazionale hanno chiesto il riconoscimento di differenze salariali, rivendicando l'equiparazione retributiva con il personale delle Scuole Europee di tipo I, come previsto dalla legge istitutiva. L'istituto aveva infatti ridotto unilateralmente i loro stipendi del 25%. La Corte d'Appello ha accolto la domanda dei lavoratori, ritenendo illegittima la decurtazione poiché l'istituto non ha dimostrato che il taglio servisse a mantenere l'effettivo allineamento con i parametri europei. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'istituto e dei Ministeri competenti, confermando che l'onere della prova grava sul datore di lavoro. Di conseguenza, i lavoratori hanno vinto la causa e hanno diritto a ricevere le differenze retributive spettanti, oltre al rimborso delle spese legali.
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