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Art. 157 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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1560 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Prescrizione del reato: la Cassazione cancella la condanna
Il caso riguarda un automobilista condannato per guida senza patente con recidiva. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione eccependo la prescrizione del reato, maturata prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando un errore nel calcolo della sospensione dei termini legata all'emergenza Covid-19. Poiché il rinvio dell'udienza non rientrava nel periodo di sospensione previsto dalla legge, la prescrizione del reato era già maturata. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza impugnata.
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Reato di minaccia: ricorso inammissibile e addio prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per il reato di minaccia. La ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti e la responsabilità civile, chiedendo inoltre l'applicazione della prescrizione. I giudici hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare le prove già esaminate nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso principale impedisce di far valere la prescrizione del reato maturata dopo la sentenza di condanna. Di conseguenza, l'imputata perde definitivamente la causa ed è condannata a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Ricusazione del giudice: la condanna resta se l’eccezione è tardiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza d'appello. Il ricorrente lamentava l'incompatibilità del giudice e il mancato esame di un testimone, oltre a invocare la prescrizione del reato. I giudici hanno chiarito che l'incompatibilità non rende nullo il provvedimento ma richiede la formale ricusazione del giudice nei tempi previsti. Inoltre, la chiusura dell'istruttoria senza obiezioni comporta la rinuncia implicita ai testimoni non sentiti. Infine, la presenza della recidiva reiterata specifica ha impedito la prescrizione del reato. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese.
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Patteggiamento e reato prescritto: la pena diventa illegale
Due imputati concordavano una pena per vari reati tributari e associativi. Tuttavia, uno dei reati tributari si era già estinto per prescrizione prima della sentenza di patteggiamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il patteggiamento e reato prescritto non possono coesistere se la prescrizione matura prima della decisione. L'inclusione di un reato estinto nell'accordo determina l'applicazione di una pena illegale. Di conseguenza, la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza nei confronti dei due ricorrenti principali, ordinando la trasmissione degli atti al Giudice per le indagini preliminari per un nuovo corso. Il ricorso del terzo coimputato è stato invece dichiarato inammissibile.
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Particolare tenuità del fatto negata se c’è recidiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a un anno di reclusione per aver violato le prescrizioni della sorveglianza speciale. L'imputato lamentava la mancata applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto e l'avvenuta prescrizione del reato. I giudici hanno stabilito che l'esclusione della particolare tenuità del fatto era stata correttamente motivata nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, a causa della recidiva reiterata e infraquinquennale contestata all'uomo, i termini di prescrizione non erano ancora decorsi. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna arrivata in ritardo
L'Imputato era stato condannato per il delitto di maltrattamento di animali commesso nell'aprile 2013. Nonostante la difesa avesse eccepito l'avvenuta prescrizione del reato nel giudizio di secondo grado, la Corte d'Appello aveva pronunciato sentenza di condanna nel febbraio 2022. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, rilevando che, calcolando i periodi di sospensione dovuti all'astensione dei difensori e all'emergenza Covid-19, il termine massimo di sette anni e mezzo era spirato il 7 gennaio 2022, prima della decisione d'appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per intervenuta prescrizione del reato.
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Deposito incontrollato di rifiuti: condanna con pratica in corso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per il reato di deposito incontrollato di rifiuti speciali non pericolosi. L'imputato aveva stoccato i materiali in un'area adiacente a quella autorizzata, ritenendo irrilevante la mancanza di autorizzazione poiché le pratiche di regolarizzazione erano in corso. La Suprema Corte ha chiarito che le pendenze amministrative non escludono l'illiceità penale della condotta. Inoltre, i giudici hanno respinto l'eccezione di prescrizione, calcolando la sospensione del termine per ben 742 giorni a causa dell'adesione del difensore all'astensione dalle udienze. Di conseguenza, l'imprenditore perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Raccolta abusiva di scommesse: condanna annullata in Cassazione
Il gestore di una ricevitoria veniva condannato per il reato di raccolta abusiva di scommesse per conto di un operatore estero privo di concessione statale. L'imputato aveva richiesto la licenza di pubblica sicurezza, negatagli a causa della mancanza di concessione in capo alla società straniera, illegittimamente esclusa dai bandi di gara nazionali in violazione del diritto dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione rileva che la normativa interna sul gioco d'azzardo deve essere disapplicata se contrasta con i principi europei di libertà di stabilimento e prestazione di servizi. Tuttavia, poiché il reato si è estinto per il decorso del tempo durante il processo, la Suprema Corte annulla senza rinvio la sentenza di condanna per intervenuta prescrizione.
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Guida senza patente: la prescrizione cancella la condanna
Un automobilista è stato condannato per il reato di guida senza patente con l'aggravante della recidiva nel biennio. Il conducente ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la precedente violazione amministrativa non gli fosse mai stata notificata, escludendo così la definitività dell'accertamento necessaria per configurare il reato (altrimenti depenalizzato). La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso non manifestamente infondato. Tuttavia, rilevando il decorso del tempo dal momento del fatto (avvenuto nel 2016), la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando il reato estinto per intervenuta prescrizione.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna per errore d’appello
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio una sentenza della Corte d'Appello che aveva dichiarato inammissibile l'appello de L'Imputato. L'inammissibilità era stata dichiarata applicando retroattivamente una riforma legislativa più restrittiva sui requisiti dei motivi d'appello. La Cassazione ha rilevato che il ricorso non era manifestamente infondato, rendendo valida l'impugnazione. Di conseguenza, considerando il lungo tempo trascorso dai fatti commessi nel 2007, i giudici hanno dovuto dichiarare la prescrizione del reato per tutti gli illeciti contestati, tra cui la guida sotto l'effetto di stupefacenti e il danneggiamento. L'Imputato ottiene così l'annullamento definitivo della condanna.
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Specificità dei motivi di ricorso: il rischio della genericità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un'imputata condannata per furto aggravato. La difesa aveva contestato la decisione della Corte d'Appello senza però muovere critiche precise e argomentate alla sentenza impugnata. I giudici di legittimità hanno ribadito che la specificità dei motivi di ricorso è un requisito fondamentale: non basta contestare genericamente la decisione, ma occorre indicare chiaramente le ragioni di fatto e di diritto del disaccordo. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso ha precluso anche l'analisi della prescrizione del reato, che comunque non era maturata. L'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: la prescrizione cancella la condanna
L'Automobilista era stato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di guida in stato di ebbrezza. Contro la sentenza d'appello, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione denunciando diverse violazioni procedurali, tra cui il mancato rinvio dell'udienza per legittimo impedimento del difensore e vizi legati al funzionamento dell'etilometro. La Suprema Corte ha rilevato che, nel frattempo, è decorso il termine massimo di prescrizione previsto per le contravvenzioni. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione. L'Automobilista evita così la condanna penale grazie al decorso del tempo.
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Prescrizione del reato cancella la condanna per alcol alla guida
L'Automobilista era stata condannata per guida in stato di ebbrezza aggravata. Nel ricorso in Cassazione, la difesa ha eccepito gravi vizi nella notifica degli atti giudiziari, causati da un verbale incompleto e da una errata dichiarazione di irreperibilità. Tuttavia, prima che la Suprema Corte potesse esaminare nel merito i vizi procedurali, è decorso il tempo massimo previsto dalla legge per punire il fatto. La Cassazione ha quindi applicato la prescrizione del reato, annullando senza rinvio la condanna precedente. Poiché il ricorso non era manifestamente infondato, l'intervento della causa estintiva ha prevalso su ogni altra valutazione, determinando la cancellazione di ogni effetto penale a carico dell'imputata.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna per guida alterata
Il conducente di un veicolo, condannato nei precedenti gradi di giudizio per guida sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la regolarità delle notifiche e l'effettiva instaurazione del contraddittorio. La Suprema Corte, pur rilevando la non manifesta infondatezza dei motivi di ricorso relativi alla notifica, ha constatato il decorso del tempo massimo stabilito dalla legge per perseguire l'illecito. Trattandosi di una contravvenzione, è maturata la prescrizione del reato. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l'estinzione del reato.
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Prescrizione del reato e recidiva: la Cassazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello. Il ricorrente lamentava l'avvenuta prescrizione del reato prima della decisione di secondo grado. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno chiarito che la prescrizione del reato e recidiva operano in modo coordinato: la presenza di una recidiva reiterata e infraquinquennale, regolarmente contestata e riconosciuta, ha interrotto e impedito il decorso dei termini di prescrizione. La Suprema Corte ha inoltre respinto le doglianze sulla notifica dell'atto, sulla particolare tenuità del fatto (richiesta tardivamente) e sulla determinazione della pena. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Omesso versamento di ritenute previdenziali: reato prescritto
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna inflitta a un datore di lavoro per il reato di omesso versamento di ritenute previdenziali e assistenziali commesso tra il 2012 e il 2013. I giudici hanno chiarito come calcolare la prescrizione a seguito della riforma del 2016, che ha depenalizzato le omissioni sotto i 10.000 euro annui. Nel caso di superamento della soglia, per i fatti passati occorre confrontare la vecchia e la nuova disciplina per applicare quella più favorevole. Poiché la vecchia legge considerava il reato come istantaneo (consumato mese per mese), il calcolo della prescrizione su base mensile è risultato più vantaggioso per l'imputato. Di conseguenza, tutti i reati contestati si erano già estinti per decorso del tempo prima della sentenza d'appello o durante il giudizio di legittimità, portando all'assoluzione finale.
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Ricettazione di assegni: la Cassazione nega la prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la ricettazione di assegni bancari smarriti. L'imputata aveva ricevuto e versato sul proprio conto corrente i titoli di credito senza fornire alcuna giustificazione lecita, agendo per ottenere un ingiusto profitto. La difesa ha contestato la ricostruzione dei fatti e ha eccepito l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha confermato la condanna, rilevando che in presenza di una doppia conforme non è possibile riesaminare le prove in sede di legittimità. Inoltre, i giudici hanno stabilito che la prescrizione non era decorsa poiché la recidiva specifica comporta l'aumento della metà del termine ordinario. L'imputata perde il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: ricorso non valido conferma la condanna
L'Imputato è stato condannato per ricettazione di un motociclo. Il suo difensore ha proposto ricorso per Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, calcolando le sospensioni, la prescrizione del reato si è perfezionata solo successivamente alla sentenza d'appello. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso preclude la possibilità di far valere la prescrizione maturata dopo la decisione di secondo grado. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricettazione di lieve entità: condanna ferma e ricorso respinto
Un uomo, condannato per la ricettazione di un motociclo, ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il reato fosse ormai estinto per prescrizione. La difesa riteneva che, trattandosi di ricettazione di lieve entità, il tempo necessario a prescrivere il reato fosse inferiore rispetto all'ipotesi ordinaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la ricettazione di lieve entità non costituisce un reato autonomo, ma rappresenta una circostanza attenuante speciale. Di conseguenza, il calcolo della prescrizione segue il termine ordinario di dieci anni previsto per il reato base. Poiché alla data della sentenza d'appello il termine decennale non era ancora decorso, e l'inammissibilità del ricorso impedisce di far valere la prescrizione maturata successivamente, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Imprescrittibilità del reato punibile con ergastolo: stop ai calcoli
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che aveva recepito un accordo sulla pena. La difesa sosteneva che il reato fosse estinto per prescrizione, poiché la concessione delle attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti avrebbe dovuto ridurre il termine di prescrizione a venti anni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che nel concordato in appello non occorre motivare sul mancato proscioglimento dell'imputato. Inoltre, la Corte ha ribadito il principio dell'imprescrittibilità del reato punibile con ergastolo commesso prima della riforma del 2005, specificando che la concessione di attenuanti che riducono la pena concreta non influisce sul calcolo del tempo necessario a prescrivere il reato in astratto.
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